Ex cuoco/schiavo si sfoga
Ho lavorato per anni in una famosa steakhouse, e ti prosciuga...
Entri che è giorno e spesso esci che hai perso completamente il senso dell’orario. Turni spezzati, chiusure infinite, weekend folli,e tempi morti nelle pause fra un servizio e l altro. E tutto questo per una paga che, soprattutto nella ristorazione, spesso sembra quasi una presa in giro rispetto alla fatica fisica e mentale che ti chiedono.
La cucina poi è un tritacarne: caldo assurdo, ritmi continui, gente che pretende tutto subito, colleghi stressati, responsabili che parlano solo di tempi e numeri. Se manca qualcuno, il lavoro si scarica sugli altri. Se c’è casino in sala, la colpa arriva comunque in cucina. E intanto tu sei lì a fare ore su ore con mani bruciate, schiena distrutta e sonno arretrato.
La cosa che pesa di più non è solo la fatica. È la sensazione che il sacrificio venga dato per scontato. Come se fosse normale vivere di turni del cazzo, non avere vita sociale, mangiare male e tornare a casa devastato per uno stipendio che spesso non riflette minimamente quello che reggi ogni giorno.
E quando senti frasi tipo “eh ma nella ristorazione è così”, viene solo da pensare che il problema sia proprio quello: ormai ci si è abituati a considerare normali condizioni che logorano le persone.
Avete mai lavorato in questi posti?