






Missione: Seconda Vita.
In teoria un fuoristrada nasce per dominare i boschi e macinare chilometri, in pratica a volte finisce parcheggiato in un uliveto, ferito da un incidente e costretto a una lunga pausa forzata tra la polvere e i ricordi.
Ma guardatelo bene sotto questa spessa patina di tempo. Questo Land Rover 90 — rigorosamente pre-300, della generazione in cui il nome "Defender" non era ancora comparso sui cataloghi — ha una storia di fatica e ingegno che traspare da ogni dettaglio. Sul frontale, tra i fari supplementari e la calandra, spicca quella barra verticale saldata al paraurti: un capolavoro di artigianalità contadina nato per montare un arrotolatore per tubi, trasformando il muso del fuoristrada in una comoda stazione di lavoro.
Se ci si sposta all'interno, l'abitacolo racconta senza filtri i segni del vissuto: i sedili sono completamente divorati dal tempo con la spugna a vista, il volante e la plancia sono avvolti dalle ragnatele, e il pavimento in metallo porta i segni dell'età. Eppure, scendendo sotto il pianale, si nota un telaio e una meccanica robusta che, nonostante la ruggine superficiale e il colpo che l'ha fermato, mantengono quella solidità tipica di un mulo che non ha alcuna intenzione di arrendersi alla ruggine.
Un mezzo così non si rottama, si rispetta e si recupera. E c'è una gran voglia di vederlo presto rimettersi in moto. Voi che dite, gli diamo la seconda chance che si merita? Scrivetelo qui sotto