
Sperimentazione animale: salviamo i macachi rinchiusi all'Università di Bologna!
Comunicato stampa del 15 maggio 2026
Nonostante infatti la legge veda come totalmente prioritari i modelli di ricerca animal-free e industria, cittadini e Istituzioni, a livello internazionale, promuovano una scienza human-based, l’ateneo bolognese ha deciso di rimanere ancorato al passato e di investire fondi e ricercatori per causare inutili e lunghe sofferenze su macachi di Giava, specie per altro inserita nella lista di animali a rischio di estinzione nel 2022 e la cui principale minaccia proprio la cattura e vendita a laboratori biomedici per la sperimentazione, nonostante il decreto vieti categoricamente l’utilizzo di primati non umani salvo casi eccezionali.
Grazie ai verbali di ispezione dell’ASL di Bologna, infatti, LAV aveva scoperto che quattro macachi sono arrivati nello stabulario del Dipartimento di Fisiologia (due nel 2022 e due nel 2023) e a distanza di anni la lotta di LAV continua per chiederne l’immediata liberazione e la conversione dello stabulario per ricerche innovative, etiche e sicure basate su modelli non animali.
La documentazione ottenuta ha permesso di scoprire che i macachi vengono utilizzati per lo studio dei segnali neuronali emessi da determinate regioni del cervello e sottoposti a sessioni sperimentali molto invasive tramite apparecchi ferma testa e impianti cranici.
Immaginate di avere la testa bloccata da un macchinario e ricevere impulsi senza potervi difendere o liberare. Si tratta di una vera e propria tortura legalizzata. Questo tipo di ricerche sono collegate a sofferenze elevatissime (soprattutto per animali che hanno capacità cognitive così sviluppate): oltre allo stress legato al confinamento in un luogo asettico fatto di sbarre metalliche e spazi limitati non adatti alla specie, si aggiungono le fasi di addestramento per compiere determinate azioni, limitazioni nei movimenti e molto altro ha dichiarato Michela Kuan, biologa e responsabile scientifica dell’area ricerca senza animali.