▲ 9 r/marche

Qualcuno vuole aggregarsi?

Domani non ho programmi, qualcuno vuole venire con me al fiume a grigliare un po' di carne? Sarò in zona Gola del Furlo, ma valutavo anche di spostarmi un pochino più sù, verso pianello/cagli

Quest'anno sono senza compagnia, pensavo di andare da solo ma se qualcuno vuole aggregarsi o invitarmi mi scriva pure!

Grazie a chi avrà letto!

reddit.com
u/Exage94 — 5 days ago

Unpopular opinion: i benpensanti in realtà malpensano

C'è una categoria di persone che ormai riconosco a distanza, un vero e proprio esercito del benpensarismo automatico. Quelli che riescono a vedere il buono a tutti i costi, anche quando la realtà circostante offre ben pochi appigli, pur di mantenere intatta la loro impeccabile facciata di superiorità morale.

Una cosa che trovo abbastanza curiosa, nelle discussioni su questi temi, è il comportamento dei cosiddetti “benpensanti”. Non tanto perché cerchino il buono nelle persone — quello, in sé, è anche apprezzabile — ma perché sembrano avere una particolare difficoltà ad ammettere che, qualche volta, il buono potrebbe semplicemente non essere sufficiente a spiegare tutto.

Davanti a qualsiasi questione, infatti, sembra esserci sempre una prima risposta, quella degli ingenui, e poi la seconda risposta, quella di chi ha capito davvero come funziona il mondque.

Facciamo un esempio sul caso di Ceuta e il blocco di Schengen da parte della Meloni:

Tu dici: “Forse sarebbe il caso di controllare chi entra”.

E arriva immediatamente: “Sì, ma non è così semplice”.

Va bene.

Allora spieghi perché pensi che ci sia un problema di sicurezza.

“Eh, ma dietro ci sono situazioni sociali, economiche, geopolitiche…”

Certamente.

E se provi a considerare anche quello, arriva il terzo livello: “Bisogna andare oltre queste categorie, Meloni lo ha fatto solamente per qualche voto".

"No, lo ha fatto per arginare la crescita di Vannacci"

....... e così via.

A quel punto hai capito che non stai più discutendo di ciò che è successo. Stai partecipando a una gara a chi riesce a trovare la risposta moralmente più elevata.

Il meccanismo è quasi affascinante: tu arrivi alla prima risposta, loro alla seconda. Tu provi a spiegare la seconda, loro hanno già trovato la terza. E quando finalmente sei arrivato anche tu alla terza, probabilmente hanno già aperto il quarto livello.

Non importa molto che cosa si stia discutendo. L'importante è essere quello che “ha visto oltre”.

E naturalmente, chi vede oltre è anche quello che ha ragione.

Venendo però al caso concreto l'ingresso illegale dei migranti a Ceuta, il problema, chiaramente, non riguarda il semplice ragazzo che, vuoi abbia seguito il tam tam sui social, vuoi sia stato spinto da qualcuno, è entrato a Ceuta senza un piano.

Il problema riguarda quelle persone che, in mezzo agli altri, avrebbero attraversato il confine con un piano ben preciso e con complici pronti, secondo quanto viene ricostruito, a fornire documenti falsi e opzioni di trasporto dall'altra parte dello stretto.

È ragionevole chiedersi se, tra queste persone, potessero esserci anche soggetti pericolosi?

Secondo me sì.

E la conclusione non è “rimandiamo tutti indietro”, non è “sono tutti terroristi” e non è nemmeno “chiudiamo le frontiere”.

È molto più banale:

Controlliamo chi entra.

Tutto qui.

Perché evidentemente, in certi ambienti, anche questa frase deve necessariamente essere sottoposta a un esame morale.

La dimostrazione di ciò, almeno per come la vedo io, sta anche nella serie degli eventi successivi: una parte consistente di queste persone non sembrava avere realmente intenzione di restare oppure, una volta scoperto che non sarebbe stato possibile ottenere ciò che forse si aspettavano — cittadinanza, trasferimenti o altre forme di accoglienza — è tornata indietro.

Questo, da solo, non dimostra certamente l'esistenza di un'operazione organizzata. Ma se ci sono persone con contatti, case sicure, documenti falsi e passaggi organizzati a bordo di navi, mi sembra quantomeno doveroso chiedersi che cosa ci sia dietro.

E qui arriva la parte che trovo più curiosa.

Invece di rispondere alla domanda, spesso si risponde alla persona che la pone.

Se chiedi maggiori controlli, sei insensibile.

Se ipotizzi un rischio, sei allarmista.

Se fai notare un'incongruenza, sei ingenuo perché “non hai considerato il quadro completo”.

E se, per caso, riesci a considerare anche il quadro completo, allora evidentemente non hai considerato il quadro abbastanza completo.

A un certo punto viene quasi da chiedersi se esista una risposta corretta oppure se la risposta corretta sia semplicemente quella che permette a chi la pronuncia di sentirsi un po' più lucido, più intelligente e soprattutto moralmente più in alto rispetto a chi gli sta davanti.

La cosa paradossale è che questo atteggiamento, probabilmente con le migliori intenzioni, finisce per produrre l'effetto contrario di quello che si vorrebbe.

Perché quando a qualcuno viene continuamente spiegato che la sua preoccupazione è ingenua, che il suo ragionamento è semplicistico e che esiste sempre qualcuno che ha capito più di lui, non lo si convince.

Lo si allontana.

E soprattutto lo si esclude dalla discussione.

Io non pretendo di avere la risposta definitiva. Pretendo soltanto di poter fare una domanda senza dover prima superare un esame di superiorità morale.

Davanti a una situazione potenzialmente rischiosa, possiamo essere contemporaneamente umani e prudenti. Possiamo preoccuparci delle persone e, nello stesso momento, preoccuparci di chi potrebbe sfruttare una situazione del genere per entrare illegalmente in territorio europeo.

Le due cose non si escludono.

Anzi, forse sarebbe proprio questo il famoso “andare oltre” che tanto ci piace rivendicare.

Voi cosa avreste fatto, una volta a conoscenza di una situazione del genere?

reddit.com
u/Exage94 — 9 days ago

Stufo dei benpensanti

C'è una categoria di persone che ormai riconosco a distanza, un vero e proprio esercito del benpensarismo automatico. Quelli che riescono a vedere il buono a tutti i costi, anche quando la realtà circostante offre ben pochi appigli, pur di mantenere intatta la loro impeccabile facciata di superiorità morale.

Una cosa che trovo abbastanza curiosa, nelle discussioni su questi temi, è il comportamento dei cosiddetti “benpensanti”. Non tanto perché cerchino il buono nelle persone — quello, in sé, è anche apprezzabile — ma perché sembrano avere una particolare difficoltà ad ammettere che, qualche volta, il buono potrebbe semplicemente non essere sufficiente a spiegare tutto.

Davanti a qualsiasi questione, infatti, sembra esserci sempre una prima risposta, quella degli ingenui, e poi la seconda risposta, quella di chi ha capito davvero come funziona il mondque.

Facciamo un esempio sul caso di Ceuta e il blocco di Schengen da parte della Meloni:

Tu dici: “Forse sarebbe il caso di controllare chi entra”.

E arriva immediatamente: “Sì, ma non è così semplice”.

Va bene.

Allora spieghi perché pensi che ci sia un problema di sicurezza.

“Eh, ma dietro ci sono situazioni sociali, economiche, geopolitiche…”

Certamente.

E se provi a considerare anche quello, arriva il terzo livello: “Bisogna andare oltre queste categorie, Meloni lo ha fatto solamente per qualche voto".

"No, lo ha fatto per arginare la crescita di Vannacci"

....... e così via.

A quel punto hai capito che non stai più discutendo di ciò che è successo. Stai partecipando a una gara a chi riesce a trovare la risposta moralmente più elevata.

Il meccanismo è quasi affascinante: tu arrivi alla prima risposta, loro alla seconda. Tu provi a spiegare la seconda, loro hanno già trovato la terza. E quando finalmente sei arrivato anche tu alla terza, probabilmente hanno già aperto il quarto livello.

Non importa molto che cosa si stia discutendo. L'importante è essere quello che “ha visto oltre”.

E naturalmente, chi vede oltre è anche quello che ha ragione.

Venendo però al caso concreto l'ingresso illegale dei migranti a Ceuta, il problema, chiaramente, non riguarda il semplice ragazzo che, vuoi abbia seguito il tam tam sui social, vuoi sia stato spinto da qualcuno, è entrato a Ceuta senza un piano.

Il problema riguarda quelle persone che, in mezzo agli altri, avrebbero attraversato il confine con un piano ben preciso e con complici pronti, secondo quanto viene ricostruito, a fornire documenti falsi e opzioni di trasporto dall'altra parte dello stretto.

È ragionevole chiedersi se, tra queste persone, potessero esserci anche soggetti pericolosi?

Secondo me sì.

E la conclusione non è “rimandiamo tutti indietro”, non è “sono tutti terroristi” e non è nemmeno “chiudiamo le frontiere”.

È molto più banale:

Controlliamo chi entra.

Tutto qui.

Perché evidentemente, in certi ambienti, anche questa frase deve necessariamente essere sottoposta a un esame morale.

La dimostrazione di ciò, almeno per come la vedo io, sta anche nella serie degli eventi successivi: una parte consistente di queste persone non sembrava avere realmente intenzione di restare oppure, una volta scoperto che non sarebbe stato possibile ottenere ciò che forse si aspettavano — cittadinanza, trasferimenti o altre forme di accoglienza — è tornata indietro.

Questo, da solo, non dimostra certamente l'esistenza di un'operazione organizzata. Ma se ci sono persone con contatti, case sicure, documenti falsi e passaggi organizzati a bordo di navi, mi sembra quantomeno doveroso chiedersi che cosa ci sia dietro.

E qui arriva la parte che trovo più curiosa.

Invece di rispondere alla domanda, spesso si risponde alla persona che la pone.

Se chiedi maggiori controlli, sei insensibile.

Se ipotizzi un rischio, sei allarmista.

Se fai notare un'incongruenza, sei ingenuo perché “non hai considerato il quadro completo”.

E se, per caso, riesci a considerare anche il quadro completo, allora evidentemente non hai considerato il quadro abbastanza completo.

A un certo punto viene quasi da chiedersi se esista una risposta corretta oppure se la risposta corretta sia semplicemente quella che permette a chi la pronuncia di sentirsi un po' più lucido, più intelligente e soprattutto moralmente più in alto rispetto a chi gli sta davanti.

La cosa paradossale è che questo atteggiamento, probabilmente con le migliori intenzioni, finisce per produrre l'effetto contrario di quello che si vorrebbe.

Perché quando a qualcuno viene continuamente spiegato che la sua preoccupazione è ingenua, che il suo ragionamento è semplicistico e che esiste sempre qualcuno che ha capito più di lui, non lo si convince.

Lo si allontana.

E soprattutto lo si esclude dalla discussione.

Io non pretendo di avere la risposta definitiva. Pretendo soltanto di poter fare una domanda senza dover prima superare un esame di superiorità morale.

Davanti a una situazione potenzialmente rischiosa, possiamo essere contemporaneamente umani e prudenti. Possiamo preoccuparci delle persone e, nello stesso momento, preoccuparci di chi potrebbe sfruttare una situazione del genere per entrare illegalmente in territorio europeo.

Le due cose non si escludono.

Anzi, forse sarebbe proprio questo il famoso “andare oltre” che tanto ci piace rivendicare.

Voi cosa avreste fatto, una volta a conoscenza di una situazione del genere?

reddit.com
u/Exage94 — 9 days ago