Messaggi anti-suicidio
Siamo a giugno, quel mese dell’anno in cui il mondo si ricorda che, fatta eccezione per il poter pisciare in piedi, tutto sommato nascere uomo non è poi questo grande affare.
Per l’occasione, quindi, sto vedendo in giro molti più messaggi anti-suicidio del solito. Apprezzo lo sforzo, ma c’è una cosa che mi sta davvero sulle balle.
Molti di questi messaggi (naturalmente vale anche per quelli rivolti alle donne) si riassumono in “le cose andranno meglio, se ti ammazzi non potrai mai godere della felicità che ti aspetta in futuro”.
Mi sta sulle balle perché è puro copium. Sì, c’è la possibilità che le cose vadano meglio. Ma potrebbero anche non cambiare. Potrebbero cambiare in peggio.
Insomma, nessuno può promettere a nessun altro che le cose andranno meglio.
Legare il restare in vita alla promessa che le cose andranno meglio non salverà nessuno, significa solo ritardare l’inevitabile.
Occorre fornire una motivazione totalmente slegata da qualsiasi prospettiva di maggiore felicità in futuro.
Io, personalmente, la identifico nel dovere. Trova qualcosa, che sia una causa, un obiettivo, una persona, verso cui senti un dovere.
In questo modo, non importa quanto ti senti di merda ora, o quanto ti sentirai di merda in futuro. Finché non avrai svolto il tuo dovere, devi restare qui e resistere.
Forse troverai la felicità, forse no. Ma finché avrai un dovere da compiere, la tua esistenza avrà uno senso, una giustificazione per continuare.
E tu vivrai.