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Quanto deve essere esplicito il legame col fascismo prima che venga riconosciuto?

Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un post in memoria di Giorgio Almirante. e sinceramente faccio fatica a capire come questa cosa passi come inosservata oppure trattata come normale.

Perché Almirante non era “un conservatore controverso” o semplicemente “un uomo di destra di altri tempi”.

Fu il fondatore del Movimento Sociale Italiano, partito fondato assieme ad altri esponenti del fascismo e che era apertamente erede delle idee mussoliniane.
Fu Segretario della redazione della rivista antisemita “La Difesa della Razza”, con la quale il regime fascista propagandò le sue idee razziste.
E fu anche un esponente della Repubblica Sociale Italiana, il regime fantoccio creato dai nazisti durante l’Occupazione, e non soltanto come burocrate di basso rilievo, ma addirittura come Capo di Gabinetto al Ministero della Cultura Popolare, organo che gestiva la propaganda di regime contro i partigiani e gli oppositori.

Questi non sono giudizi ideologici. Sono fatti storici.

Ed è proprio per questo che il problema non è soltanto il post in sé, ma ciò che rappresenta.

Per anni Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno cercato di presentarsi come una destra “normalizzata”, ormai distanziatasi dal fascismo e compatibile con una moderna democrazia europea.
Ma se continui a rendere omaggio pubblico a figure simbolo del fascismo italiano, a un certo punto è inevitabile che la gente inizi a chiedersi quanto quella distanza sia reale e quanto invece sia solo una strategia per accaparrarsi voti.

Perché nessuno sta parlando di una figura marginale o ambigua.
Si sta parlando di un uomo che non solo prese fu attivamente parte del regime fascista, ma che collaborò con i nazisti senza pensarci due volte.

E qui la domanda sorge spontanea:

se questo non basta ancora per riconoscere l’esistenza di un legame politico, culturale e identitario col fascismo, cosa dovrebbe bastare?

Perché a forza di minimizzare, contestualizzare o normalizzare tutto, il rischio è che il fascismo venga trattato non più come una pagina oscura della nostra storia, ma come una tradizione politica da riabilitare lentamente nello spazio pubblico.

reddit.com
u/Guilty_Location567 — 1 month ago
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Quanto deve essere esplicito il legame col fascismo prima che venga riconosciuto?

Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un post in memoria di Giorgio Almirante. e sinceramente faccio fatica a capire come questa cosa passi come inosservata oppure trattata come normale.

Perché Almirante non era “un conservatore controverso” o semplicemente “un uomo di destra di altri tempi”.

Fu il fondatore del Movimento Sociale Italiano, partito fondato assieme ad altri esponenti del fascismo e che era apertamente erede delle idee mussoliniane.
Fu Segretario della redazione della rivista antisemita “La Difesa della Razza”, con la quale il regime fascista propagandò le sue idee razziste.
E fu anche un esponente della Repubblica Sociale Italiana, il regime fantoccio creato dai nazisti durante l’Occupazione, e non soltanto come burocrate di basso rilievo, ma addirittura come Capo di Gabinetto al Ministero della Cultura Popolare, organo che gestiva la propaganda di regime contro i partigiani e gli oppositori.

Questi non sono giudizi ideologici. Sono fatti storici.

Ed è proprio per questo che il problema non è soltanto il post in sé, ma ciò che rappresenta.

Per anni Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno cercato di presentarsi come una destra “normalizzata”, ormai distanziatasi dal fascismo e compatibile con una moderna democrazia europea.
Ma se continui a rendere omaggio pubblico a figure simbolo del fascismo italiano, a un certo punto è inevitabile che la gente inizi a chiedersi quanto quella distanza sia reale e quanto invece sia solo una strategia per accaparrarsi voti.

Perché nessuno sta parlando di una figura marginale o ambigua.
Si sta parlando di un uomo che non solo prese fu attivamente parte del regime fascista, ma che collaborò con i nazisti senza pensarci due volte.

E qui la domanda sorge spontanea:

se questo non basta ancora per riconoscere l’esistenza di un legame politico, culturale e identitario col fascismo, cosa dovrebbe bastare?

Perché a forza di minimizzare, contestualizzare o normalizzare tutto, il rischio è che il fascismo venga trattato non più come una pagina oscura della nostra storia, ma come una tradizione politica da riabilitare lentamente nello spazio pubblico.

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