Lavoro da 15 anni per grandi aziende e ho collezionato una promessa infranta dopo l’altra. Ci sono altri millenial a cui suona familiare?
Ciao a tutti. Questo non è un post di consigli, ma esprime un dubbio che probabilmente accomuna molti di noi qua dentro.
Seguo questa community da relativamente poco ma ho già visto dei post di persone che hanno vissuto esperienze simili alla mia e hanno sacrificato la propria salute mentale per aziende che le considerano solo numeri. Penso di essere nel posto giusto per condividere una riflessione che mi tormenta da tempo.
Sono una millennial doc: programmata per studiare, fare sacrifici e aspettare i "premi" del sistema. Ho lavorato per 15 anni nel settore del lusso tra l'Italia e l'estero, rincorrendo quel brivido di "apparire vincente".
Il mio percorso è stato un paradosso continuo. Sono passata dagli stage a zero euro a un tempo indeterminato a 1.200 euro al mese in una multinazionale, dove alle mie richieste di aumento basate sui risultati mi veniva risposto dalle HR: "C'è la fila fuori, devi ringraziare di avere un contratto, visti i tempi".
Ho accettato il compromesso, mi sono ammazzata di fatica per dimostrare quanto valessi, finché non sono arrivati i blackout mentali: momenti di smarrimento totale in cui mi sentivo precipitare nel buio, convinta di essere io quella sbagliata.
Ero l'impiegata perfetta all'esterno, ma completamente svuotata dentro. Il culmine è arrivato quando l’azienda mi ha riconosciuto un premio durante la cena di gala annuale al British Museum. Avrei dovuto sentire che quello era il momento della ricompensa che aspettavo da tanto, ma la verità è che avevo già in tasca la mia lettera di dimissioni. Me ne sono andata perché ho capito che nessuna gratificazione formale avrebbe mai ripagato i pezzi di vita e di salute che stavo perdendo. Salvo poi passare a un’altra realtà (dove lavoro da 10 anni e da cui sto cercando di uscire) che ha sfruttato ancora di più il mio bisogno di riconoscimento usandolo contro di me in modo manipolatorio.
Ho deciso di mettere nero su bianco questa storia, un pezzo alla volta e in totale anonimato, non per sfogo, ma per analizzare dall'interno il feticismo del "posto fisso" e cosa succede alla nostra generazione millenial quando crolla l'illusione del successo corporate. Il progetto si chiama Il Cane Bianco, è su Substack. Se siete curiosi, cercatelo (è tutto gratuito).
Mi piacerebbe sapere se anche voi avete vissuto questo cortocircuito: dare tutto, essere riconosciute/i come brave/i e talentuose/i, ma non abbastanza da meritare un aumento, una promozione, un ruolo vero. La bravura data per scontata senza essere mai ricompensata.