
Dario Argento a Cannes, sulla crisi del cinema italiano
Dario Argento ringrazia Cannes per l'invito, per la presentazione della versione restaurata di 'Metti, una sera a cena ', di cui è stato co-sceneggiatore.
"Sono felice di essere qui , in un festival che ha sempre onorato il genere horror a differenza di altri che nutrono qualche pregiudizio - dice -. All'epoca fu Sergio Leone, con cui avevo scritto 'C'era una volta il West' a fare il mio nome a Patroni Griffi, che voleva al proprio fianco qualcuno in grado di adattare il suo spettacolo teatrale con uno sguardo più vicino ai giovani. Io non avevo mai scritto di amore, né mai me ne sarei occupato più, e provai un po' di imbarazzo, perché era un film molto audace per i tempi: la storia di una donna, Florinda Bolkan, molto libera sessualmente e che si concedeva a tutti.
All'epoca c'era un grande moralismo, e anche dopo con i miei film, che incontrarono pressioni della censura per tagliare scene considerate troppo violente".
Il regista romano non si tira indietro davanti a domande sulla attuale crisi del cinema italiano:
"Il cinema italiano è in una delle fasi peggiori della sua storia: mancano le idee e anche i finanziamenti. Siamo nel totale caos, e infatti al Ministero della Cultura si susseguono i licenziamenti di persone che non si sa a che titolo si occupassero di cinema. D'altronde il Ministro stesso è stato nominato senza avere neanche la laurea e l'ha presa solo successivamente grazie all'aiuto della politica."
Soluzioni in tasca, Argento non ne ha:
"Credo quindi che per tanti anni a venire non potremo più rivivere i fasti di opere come 'L'ultimo imperatore', il primo film a vincere tutti i nove Oscar per cui era nominato. Forse ci potrà salvare solo lo spirito di iniziativa dei giovani, anche se chissà quanto dovremo aspettare."