Stanotte che notte! Prime visioni e film rari in TV- Jeanne Dielman

Stanotte che notte! Prime visioni e film rari in TV- Jeanne Dielman

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Hitchcock diceva che “il cinema è la vita senza le parti noiose”. Per Chantal Akerman sono proprio le parti noiose della vita a rivelare il potere evocativo del cinema.

Il film, coproduzione belga-francese, consiste nel racconto estremamente dettagliato di tre giorni nella vita di una vedova di Bruxelles, con un figlio adolescente a carico, molto sola anche perché non parla fiammingo - e questo è un inconveniente non da poco per amicizie o relazioni di qualsiasi tipo. Fa la babysitter al bimbo di una vicina, che poi è la stessa regista, e per arrotondare, e garantire tranquillità economica al figlio e a sé stessa, ha fatto la 'scelta' di prostituirsi nei pomeriggi in cui il ragazzo è a scuola. Jeanne conduce la sua esistenza in modo molto abitudinario. E ordinato, preciso. Un monumento di fredda perfezione per chi la guarda dall'esterno.

Ma davvero tutto troppo abitudinario. Il che è alienante...tanto che nella perfezione può farsi spazio qualche crepa.

Alla sua prima proiezione, il film divise profondamente il pubblico europeo. Alcuni spettatori non ressero la radicalità della messa in scena giudicata troppo minimalista, e l'eccessiva lunghezza, abbandonando la sala. Celebre fu il commento di Marguerite Duras, che definì la protagonista una 'donna pazza'. La critica cinematografica francese, tuttavia, ne riconobbe subito il coraggio, elogiando la prospettiva politica e l'uso innovativo del linguaggio cinematografico, le inquadrature geometriche, a livello dell'altezza dell'autrice, il fatto che fosse stato girato interamente da una troupe di sole donne. Nelle recensioni specializzate francesi e belghe, il film viene descritto come un'opera che ha dato dignità estetica e culturale alle faccende domestiche, al ruolo 'sommerso' della donna di casa. La regista ha voluto elevare i gesti quotidiani femminili (come rifare il letto o cucinare) sullo stesso piano di eventi tradizionalmente più cinematografici (come un incidente stradale o un bacio), ribaltando le gerarchie maschili delle immagini.

La recitazione di Delphine Seyrig è stata definita ipnotica, capace di esprimere tormento interiore e alienazione attraverso i silenzi e l'ossessiva ripetitività della routine.

Nel 2022, la consacrazione definitiva per 'Jeanne Dielman' è arrivata dal celebre sondaggio della rivista britannica Sight and Sound, uno dei pochi presi davvero sul serio dagli operatori del settore, che ha eletto il film di Chantal Akerman il migliore di tutti i tempi, scavalcando 'La donna che visse due volte'; terzo è 'Quarto potere'.

Per curiosità, ricordiamo che il film premiato nella prima edizione del sondaggio era italiano: 'Ladri di biciclette' di Vittorio De Sica.

viene aggiornata ogni 10 anni. A votare sono esclusivamente autori, registi, attori, insomma gente di cinema di tutto il mondo. Nel 2022 il sondaggio ha coinvolto 1.639 persone.

Fra le ragioni che motivano la testa della classifica ci sono diverse caratteristiche che sono state apprezzate: le inquadrature fisse che fanno tanto avanguardia, e che oggi sono, per molti film, la norma; le 3 ore e 20 minuti di durata in cui apparentemente non accade nulla, come negli episodi di certe lunghissime serie, e che invece irradiano una gran tensione; il rigore, la cinefilia ovvero il riferimento ad altri autori sperimentali; i dialoghi, che poi sono monologhi seguiti da silenzio, avvitati su sé stessi. E soprattutto il punto di vista. Che per una volta è quello femminile, e femminista, post '68. Questo senza lanciare proclami o fare sensazione. Premiare la Akerman vuol dire cambiare criteri e categorie, proponendo un nuovo canone realizzativo ed estetico. Chiaramente, è un parere che può essere condivisibile, o meno.

In Francia e Belgio questa notizia ha generato un'ulteriore ondata di retrospettive e analisi dedicate a questo film.

Per la Akerman, morta suicida a seguito di una lunga depressione, la sua opera era soprattutto un film d'amore dedicato alla madre, la cui scomparsa la lasciò devastata.

Per qualche critico, paradossalmente si tratta di un falso action movie, in cui si susseguono centinaia di movimenti ripetuti, ma tutto rimane fermo, immutabile, inesorabile. Come l'ombra della morte che si avvicina, e che accompagna tutte queste azioni. E gli nega un senso. Come il destino di una madre sola in una società patriarcale. Finché arriva il colpo di scena...

Il colpevole ha un nome, un cognome, un indirizzo. Ma adesso, è davvero libero???

Nicole Brenez, giornalista e amica della Akerman, scrisse il giorno della sua morte, su 'il Manifesto', le seguenti parole:«...viveva e applicava nel quotidiano l’insegnamento di Emmanuel Lévinas: pensare a partire dall’altro." Il che è davvero significativo.

Ricordiamo che in Italia il film non ha mai ottenuto una vera distribuzione in sala, perché gli imprenditori erano convinti che non avrebbe mai incontrato il gusto del pubblico. Oltre alle sporadiche trasmissioni di 'Fuori orario' come oggi alle 2 circa Rai Tre, come alle 2 circa di questa notte, l' unica risorsa per vederlo gratis è YouTube. Poi sarà disponibile su RaiPlay.

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Stasera che sera!Prime visioni e film rari in tv-Il mio giardino persiano

Una volta tanto, il titolo italiano è più poetico e significativo di quello internazionale con cui il film è conosciuto, 'My Favourite Cake', girato da una coppia di sceneggiatori e registi, Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, al loro secondo lungometraggio.

Il film è quasi perfetto nei suoi primi tre quarti, e l'idea di trovare l'amore alla veneranda età di 70 anni, quando non ci si spera più perché si sente che è troppo tardi, è tenera, romantica e in qualche modo geniale.

Mahin (Lili Farhadpour) è una donna sola. Dorme fino a tardi con la mascherina sugli occhi per bloccare la luce, adora i vestiti con sottogonne trasparenti lunghe, e si commuove guardando le soap opera.

Come passatempi, ha la cura del suo splendido giardino, e le conversazioni con le amiche.

Mahin è una settantenne iraniana il cui marito è morto 30 anni fa. Da allora, non c'è mai stato un altro uomo nella sua vita.

Sta diventando invisibile, sia ai suoi figli che vivono all'estero e hanno ormai vite diverse, sia al mondo che la circonda, attraverso il quale cammina nascosta sotto l'abaya e il velo.

Un pomeriggio, tra una chiacchierata e l'altra con le sue amiche più grandi viene incoraggiata a cercarsi nuovi orizzonti, a osare di sentirsi libera. E naturalmente il discorso riguarda anche gli uomini.

Mahin decide di provarci, e così comincia a fare esperimenti frequentando i caffè, sedendosi nei parchi a osservare le persone e infine cenando in un ristorante per pensionati, dove può utilizzare i suoi buoni sconto per anziani.

Lì trova un tassista suo coetaneo, seduto da solo a consumare il suo pasto. Faramarz (Esmaeel Mehrabi) ha un aspetto gentile, per lei è affascinante con i suoi folti baffi. Il tassista però non nota la presenza di Mahin.

Lei lo segue dal ristorante fino alla stazione dei taxi dove lavora, lo avvicina e immediatamente scatta qualcosa.

Trascorrono una notte nell'accogliente casa di Mahin, chiacchierando, bevendo vino fatto in casa- in un Paese che lo vieta espressamente per motivi religiosi - ballando e flirtando, ritrovando entrambi dentro di sé la persona che erano in gioventù. Una giovinezza rimpianta trascorsa in un Paese molto diverso da quello in cui vivono oggi: l'Iran, come lo chiama Mahin, " delle bluse scollate e dei tacchi alti ", quello di prima del 1979, non delle scarpe da ginnastica sotto l'hijab e delle continue vessazioni della polizia religiosa.

Nel corso del film, che già di suo è sottilmente rivoluzionario perché la scelta dell'amore in tarda età è rivendicare la propria libertà, alla faccia delle vicine impiccione e delatrici, della polizia morale, e di un regime che vieta l'espressione del desiderio, essendone probabilmente ossessionato. Che discrimina gli anziani, perché li vorrebbe, in particolare le donne, chiusi casa, morigerati, repressi e rassegnati.

I registi hanno disseminato nel corso del film frecciate e critiche al governo iraniano. E insieme ad esse, parole di avvertimento, il che contribuisce a spiegare perché le autorità iraniane abbiano vietato loro di viaggiare, impedendogli di fatto la presentazione del film in concorso alla Berlinale. Inoltre, sono finiti sotto processo. Tutto ciò ha portato a una dichiarazione ufficiale dell'organizzazione del festival, in cui si chiedeva al governo iraniano di revocare il divieto di viaggio ai due registi, purtroppo senza alcun risultato.

Ed è stato un mezzo miracolo che la pellicola sia arrivata in tempo a Berlino per la proiezione, perché gli uffici della produzione in Iran erano stati sigillati, e tutto il materiale ritrovato era stato sequestrato.

Interpreti sublimi, brillanti, espressivi nella rappresentazione anche giocosa e fisica dei sentimenti.

Fotografia e luci che seguono l'andamento della storia, diventando più luminose nei momenti in cui Mahin e' più felice.

Solo il finale, peraltro nella sostanza intuibile, sembra non abbastanza elaborato, come girato troppo in fretta, e questo è davvero un peccato.

In prima visione e in prima serata, su Rai Tre.

NB: la Rai deteneva già i diritti e avrebbe dovuto trasmettere il film già durante l'inverno.Programmazione cancellata all'improvviso, si era nell'epoca delle proteste in strada, represse dal regime iraniano, per la situazione economica del Paese. Qualcuno ci vide un tentativo goffo di censura.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 3 days ago

Stanotte che notte!Prime visioni e film rari in TV- '71

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È un film teso, secco, senza fronzoli, che riesce a tenere la tensione alta nonostante colpi di scena forse alle volte un po' improbabili, ma che non scivolano mai nel ridicolo.

Chris O'Connell è il protagonista, buono ma forse non sufficientemente carismatico, nel ruolo della recluta inglese che sperava di essere destinata in Germania, e che invece si perde nei meandri di Belfast, durante la guerra civile, e deve cercare in qualsiasi modo di fare rientro alla sua base.

È un survival movie, e un film di guerra; non è un film storico-politico nel senso che non approfondisce le ragioni di quel conflitto in Irlanda del Nord che era a due passi da noi, non contribuisce a fare chiarezza su quel periodo.

Qualche approfondimento psicologico in più, non avrebbe guastato.

Cast funzionale e tutto buono di attori prevalentemente inglesi - la produzione è britannica.

Una bella sorpresa l'esordio del regista francese Yang Demange: approccio documentaristico, utilizzo della camera a mano, dinamismo.

Ottima messa in scena.

La ricostruzione ambientale a Liverpool, dato che Belfast è cambiata troppo dall'epoca dei fatti, è notevole.

Così come la fotografia, che passa dai toni scuri dei momenti di maggior suspence, al giallo-arancio della bomba che esplode.

Qualche buco di sceneggiatura con un po' di sequenze poco credibili che richiamano 'Rambo' - per esempio, la ricucitura della ferita.

Resta comunque un film efficace ricco di azione e di tensione.

Purtroppo '' '71" è disponibile solo a pagamento sulle piattaforme, e gratis quando viene replicato su Cielo.

In questo caso, già il 5 di luglio.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 4 days ago

Stanotte che notte!Prime visioni e film rari in TV-Il bel matrimonio

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"Quale mente non divaga? Chi non fa i castelli in aria?"

Incipit del film.

La giovane Sabine (Béatrice Romand), è una studentessa di Storia dell'Arte, fa la commessa in un negozio di antiquariato per mantenersi, e desidera tanto trovare un buon marito, dopo la fine infelice della sua ennesima relazione clandestina con un uomo sposato - che peraltro è stata lei a lasciare.

Tramite la sua amica Clarisse (Arielle Dombasle) conosce l' avvocato Edmond, più grande di lei e cugino di Clarisse (André Dussolier). La ragazza ne rimane affascinata, per cui lo punta e inizia così un pressante e però maldestro corteggiamento. Ma l'uomo è sfuggente, e non cede alle sue avances...

Il secondo film della serie 'Commedie e proverbi', di produzione francese, è un eccellente studio di caratteri, che contrappone l'universo femminile e quello maschile all'interno dei rapporti sentimentali, attraverso il punto di vista della protagonista. Perfetto il paragone tra la buffa intraprendenza di Sabine e il distacco emotivo di Edmond, servito da Rohmer con una scrittura elegante, asse portante di un cinema della parola di cui è un esponente assoluto da sempre.

Per Rohmer, il destino non apre le sue porte in base alla caparbietà, quanto piuttosto in certe situazioni di transizione, sui mezzi pubblici, in ascensore...o comunque dove la volontà si arrende al flusso delle cose.

Uso accorto del fuoricampo, illuminazione naturale propria dell'ora in cui si svolge la scena, e movimenti di macchina ridotti al minimo.

Come in tutta la produzione di Rohmer di quel periodo, è richiesto allo spettatore un certo sforzo per tirare fuori quanto si nasconde dietro l'apparente semplicità della storia.

I critici d'oltralpe apprezzano che il regista si sia concentrato sul puntiglio, sul capriccio quasi infantile di Sabine, senza indulgere a una psicologia d'accatto.

Il film viene descritto come una brillante caccia all'uomo, in cui la protagonista dovrebbe sembrare una fredda calcolatrice, mentre alla fine si dimostra un'anima candida.

Molti considerano 'Le beau marriage' un'opera minore del Maestro, comunque gradevole e coerente con la sua poetica.

Recitazione precisa, affilata come un buon coltello.

Béatrice Romand, attrice prediletta di Rohmer, per questo film è stata premiata come miglior interprete femminile a Venezia.

Su Rai 5, in seconda serata - dove è in programmazione un mini ciclo su Rohmer, partito con 'La moglie dell'aviatore'.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 7 days ago

Stanotte che notte!Prime visioni e film rari in TV-Hitckock

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Lo segnalo non tanto per il valore del film in sé, che ha ottenuto recensioni contrastanti. Ma per tre motivi: 1- è il racconto del back stage del suo capolavoro Psycho, e questo è sicuramente un argomento di interesse per i cinefili;

2- è anche una descrizione del regista inglese visto attraverso una prospettiva diversa, quella dei suoi rapporti con chi gli stava attorno, come le sue enigmatiche, gelide attrici bionde, e soprattutto la moglie Alma sceneggiatrice e consigliera. Relazione tormentata questa, anche perché lei cercava un proprio spazio di realizzazione.Poi c'era la gelosia...e una sorta di dipendenza da parte del marito.

3- L'interpretazione di Helen Mirren, appunto nel ruolo della moglie di Hitch.

Spiace per un grande attore come Anthony Hopkins, ma non è nel suo elemento. Costretto a indossare una specie di protesi e tanto trucco per poter somigliare almeno un po' a Sir Alfred, utilizza troppi tic, troppe smorfiette, che non lo rendono credibile.

Peccato anche per la scelta del doppiatore italiano, Gigi Proietti, che non ci azzecca niente col Maestro inglese.

Scarlett Johansson è forse troppo bella per impersonare Janet Leigh, e nonostante i consigli gentilmente forniti da Jamie Lee Curtis, figlia della Leigh, non fornisce una prova non esattamente all'altezza.

I personaggi di Tony Perkins e Vera Miles appaiono poco, ma almeno per l'attore che interpreta il protagonista di Psycho, James D'Arcy, si può parlare di una immedesimazione riuscita alla perfezione.

Viceversa il ritratto di Ed Gein, che simboleggia la cattiva coscienza di Hitchcock, il suo doppio oscuro e sconosciuto, non convince.

Nel comparto femminile assieme alla Mirren spicca Toni Collette, nei panni della efficiente segretaria di Hitchcock.

Le musiche sono evanescenti, pur seguendo la scia della OST originale, famosissima.

Alla regia un esordiente, Sacha Gervasi, che dal supercast avrebbe potuto trarre qualcosa di più, ma quantomeno non scade nell'agiografia.

La parte più godibile della pellicola è quella della scelta del copione, con Hitchcock che vuole realizzare qualcosa di totalmente differente da quello che aveva prodotto sino ad allora.E decide di tradurre per lo schermo un romanzo molto violento e basato sulla vita di un vero, plurimo assassino, Ed Gein.

È ben descritta la lotta contro i produttori per difendere la sua scelta, che come molti sanno lo porto' ad accontentarsi di un budget molto basso e di girare in bianco e nero per risparmiare, utilizzando la troupe dei suoi telefilm. Così come è interessante l'esposizione delle questioni con la commissione censura.

"Sarà nuda sotto la doccia?"

"No, avrà la cuffia."

In seconda serata, su La 7 Cinema.

Disponibile sulle principali piattaforme.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 8 days ago

The German Doctor

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La ricerca della perfezione della bellezza. E la normalità del male. Che si ammanta di modi cortesi, eleganza, disponibilità a dare una mano, sfoggio di cultura, conoscenze e competenza per perseguire i suoi scopi. Un po' come avviene nel meno recente film francese 'Le Sauveur - Il salvatore'. Riesce a insinuarsi nelle pieghe della vita di una famiglia argentina, che ha deciso di riaprire un resort ereditato nei pressi di Bariloche. Si occupa dell'assistenza medica alla giovane signora incinta di due gemelli e sempre stanca perché deve badare alla casa e ad altri tre figli - anche perché il medico venuto da lontano e protagonista del film è sempre stato affascinato dal fenomeno delle gravidanze multiple. Poi aiuta il piuttosto recalcitrante e geloso marito artigiano ad aprire un laboratorio per la produzione in serie di bambole in porcellana. Un ' attività in un certo senso affine alla sua, in fondo Enzo manipola forme antropomorfe sulla base dei propri disegni tecnici. Anche il dottore utilizza moltissimo il disegno, come ipotesi o sostegno alle sue sperimentazioni.

Soprattutto pero' la sua attenzione si concentra su Lilith, l'unica figlia femmina, dodicenne carina intelligente e spigliata, ma con problemi che ne rallentano la crescita. Lilith non è un nome scelto a caso, come non lo è quello della madre Eva; il suo appartiene alla prima moglie di Adamo, secondo la kabala, ripudiata perché ribelle. E infatti il suo corpo è ribelle, dato che si rifiuta di crescere.

Ottenuta la fiducia della mamma e senza che il padre ne sappia nulla, con il consenso della stessa Lilith - stufa di essere presa in giro dai compagni e compagne di scuola - inizia a sottoporla a un particolare trattamento studiato da lui stesso per stimolarne la crescita in altezza.

La ragazzina sembra essere attratta dal colto e raffinato sconosciuto in modo inquietante: egli non diventa una alternativa alla figura del padre, quanto piuttosto qualcuno che esercita su di lei un’influenza sottile e velenosa, che la turba e la seduce allo stesso tempo. Lo stesso dottor Helmut si sente attratto e turbato da lei, la sua attenzione diventa quasi morbosa, va oltre la questione della curiosità medico scientifica. Ne è prova la scena in cui la sorprende a baciarsi di nascosto con l' unico dei compagni di scuola che la accetta per come è. È evidente anche il compiacimento con cui la regista stessa, che ha esplorato in passato il tema della formazione dell' identità sessuale, lascia indulgere l'occhio della telecamera sulle forme e sulle fattezze della giovane protagonista. Siamo in zona 'Lolita', anche se Lilith non mostra atteggiamenti seduttivi, e il medico Helmut non è Humbert.

Tutti i suoi disegni sembrano destinati a realizzarsi, egli riesce a integrarsi a meraviglia nella piccola comunità locale di origine tedesca dalla quale viene molto rispettato, fino a quando un evento imprevisto lo costringerà a scoprire le sua carte...

Finché il gioco regge, il film riesce a mantenersi vivo, sul filo delle emozioni filtrate dagli sguardi e dai comportamenti dei protagonisti, nel segno dell' ambiguità delle relazioni personali, e dell'ipocrisia in quelle sociali. Quando la vicenda svolta, con l'identificazione del personaggio principale, la tensione cala, e lo sviluppo narrativo diventa prevedibile. Qualche critico lo ha definito un thriller storico, ma di ricostruzione storica qui ce n'è poca, anzi c'è qualche inesattezza; il film è l' adattamento di un romanzo scritto dalla regista, Lucia Puenzo, che ha il titolo originario di 'Wakolda', termine indio che significa bambola. Proprio le bambole erano, assieme alla musica, le passioni del vero dottore qui impersonato da un eccellente Àlex Brendemühl, attore ispanico-tedesco che sfida Lawrence Olivier e Gregory Peck, alla prese con lo stesso ruolo dell' 'angelo della morte' molti anni prima. Esce molto bene dal confronto, aiutato anche da una certa somiglianza fisica. La Puenzo concede fin troppo alla sua carismatica presenza, nel tentativo condiviso con l'attore di umanizzare la figura del protagonista, troppo fascinoso per risultare odioso come dovrebbe essere.

La seconda guerra mondiale e le sue tragedie, le sue dolorose conseguenze fanno da sfondo lontano, e anche qui c'è una somiglianza con 'Le Sauveur'.

Pero' diversamente dal film francese, che è un atto di accusa forte e senza sconti verso quel ventre molle della società connivente con i nazisti per interesse o per ideologia, il primo impressionante atto con cui la Francia iniziò a fare i conti col proprio passato, qui non troviamo una denuncia altrettanto esplicita di una delle pagine più oscure dell'Argentina recente. Ovvero, l' ospitalità e la protezione offerte ai peggiori criminali latitanti in circolazione al mondo.

Per queste ragioni, nonostante il talento della Puenzo, la visione di 'The German Doctor' lascia alla fine un retrogusto di disagio.

Disponibile ancora per qualche giorno su RaiPlay.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 9 days ago

Stasera che sera!Prime visioni e film rari in TV- Yuku e il fiore dell'Himalaya

Film per tutta la famiglia, stasera.

È stato definito dai critici un gioiellino della animazione europea, perché tratta in modo leggero e discreto temi importanti come il valore della memoria, la malattia e la paura della morte. In modo accessibile anche ai bambini.

Qualcuno si è spinto a paragoni addirittura con l'atmosfera de 'Il piccolo principe'.

La storia sa di già visto o già sentito, in quanto narra del lungo e periglioso viaggio che la topolina Yuku affronta per recuperare il fiore dell'Himalaya, che si nutre di pura luce e rilascia le sostanze necessarie alla guarigione della nonna della protagonista, gravemente malata.

Dalla critica viene lodato anche il disegno semplice grazioso, che sembra naturale e imbastito al momento grazie alle volute imperfezioni - nei lineamenti distorti di alcuni personaggi per esempio - e soprattutto il colore, vivacissimo, variegato.

Un po' meno convincenti gli sfondi, considerati poco incisivi.

L'altra vera protagonista del film è la musica, tanto che si potrebbe parlare di commedia musicale: i testi delle canzoni sono stati scritti da uno dei registi, Arnaud Demuynck, e fra gli strumenti musicali utilizzati spicca l'accompagnamento di un ukulele magico, regalato a Yuku dalla nonna, e che la piccola porta sempre con sé. Da notare i generi musicali diversi per spiegare le differenti emozioni: esprimere i sentimenti di Yuku - come il blues per la malinconia; calmare gli animali rabbiosi e pericolosi che la topina incontra nel suo cammino; portare allegria e fare ballare tutti intorno a sé - con lo ska. Soprattutto rap e swing invece per le scene d'azione.

La morale essenziale: l'energia e la magia guaritrici non stanno soltanto dentro al fiore, quanto nella fiducia e nella positività della protagonista.

Coproduzione franco-belga, in prima serata su Rai Yoyo.

Trailer

https://m.youtube.com/watch?v=eY4b5tGH2Yo

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u/Lopsided_Nothing6943 — 10 days ago

Nastri d'Argento, la rivincita di Sorrentino

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'La Grazia' si è portato via tutti i premi a cui era candidato, tranne uno.Frs questi si segnalano quelli oggettivamente più importanti: miglior film, miglior regia, migliori attori protagonisti -Servillo in realtà in condominio con Mastandrea.

Il giovane Francesco Gheghi è stato premiato per la sua intensa interpretazione nel ruolo di Willy Monteiro.

Il film di Servillo non ha comunque completamente oscurato le altre produzioni, basti dire che 'Primavera' ha raccolto ben 3 premi, e 'Le cose non dette' per la miglior canzone, grazie alla voce di Mahmood.

Interessanti alcuni premi speciali assegnati da sindacato nazionale dei critici cinematografici, che ha operato le sue scelte con una logica diversa da quella dei David.

Anzitutto, Mariano Rigillo per la carriera, Giancarlo Giannini per sua voce straordinaria nel film di Giulio Base 'Il Vangelo di Giuda', e Barbara Bouchet, per la sorprendente intensità di prova d‘attrice in 'Finale: Allegro' di Emanuela Piovano. Il suo riscatto, così lo ha definito colei che è stata una delle regine della commedia sexy all'italiana.

Infine, premiato l'omaggio a una colossale interprete del cinema italiano, con il premio a Monica Guerritore per il suo 'Anna', dedicato alla Magnani.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 11 days ago

Addio a Giorgia Moll

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La notizia in verità è datata 2 giugno, ma i familiari l'hanno resa nota soltanto ieri.

Giorgia Moll, attrice romana nata da padre industriale tedesco, ottimi studi, ottima conoscenza delle lingue - cosa che la avvantaggiò parecchio in carriera - e naturalmente una grande avvenenza, tanti che già a 13 anni lavorava come modella.

E naturalmente la noto' il cinema.Grazie a un concorso di bellezza, che le frutto' proprio la fascia di Miss Cinema. Fece un po' di tutto, ebbe anche le sue buone occasioni, con Luigi Comencini, con alcuni registi di Hollywood.

Ma il film che l'ha consacrata, per quanto girato in Italia, è di Jean Luc Godard, il celebre 'Il disprezzo', dove nei panni dell'assistente di Fritz Lang incrocia per la seconda volta Brigitte Bardot.E non sfigura assolutamente, anzi.

Poi la scopre la TV, dove è diretta in una serie di caroselli per dentifricio nientedimeno che dai fratelli Taviani. Contemporaneamente incide qualche disco - per i pezzi più importanti la firma è di Piero Ciampi.

Dopo diverse esperienze cinematografiche e televisive, si ritiro' e si ricoclo' come fotografa.

Di sé stessa diceva:"Avrei bisogno degli occhi di Liz Taylor, il naso di Ava Gardner, le labbra di Marilyn." Per farsi ricordare.

Essere bella, elegante, fine, colta non è bastato a renderla una superstar.

Ma chissà, forse infondo, timida come era, non lo desiderava nemmeno più di tanto.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 12 days ago

Guadagnino flash

Qualcuno deciderà di comprare i diritti dell'ultimo film diretto da Luca Guadagnino, 'Artificial', dedicato a Sam Altman, e molto critico nei suoi confronti? Ricordiamo che è il 'patron' di Openai, e che ha appena concluso un accordo da 50 miliardi di dollari con Amazon - che avrebbe dovuto distribuire il film e ovviamente ha scaricato Guadagnino.

Niet anche da Netflix, Warner, Focus, A24, che in questo modo dimostrano quanto siano poco indipendenti piattaforme e studios degli States. Infatti le 4 società citate hanno tutte stretti rapporti con Openai.

Ultime speranze per il nostro impavido regista, Mubi, Neon...chi altro?

Purtroppo non posso correggere il titolo, mi è stato tradotto in automatico dall'inglese flash

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u/Lopsided_Nothing6943 — 12 days ago

Il miglio film italiano sul calcio

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Qui il panorama è abbastanza scarso numericamente.

Se restiamo all'analisi critica a livello nazionale, ci sono due film a parità di punteggio: uno è 'L'uomo in più', di Paolo Sorrentino, che comunque non è un film completamente sul calcio. E che merita un discorso a parte, anche perché ha avuto circolazione internazionale e buone, anche ottime, valutazioni critiche pure all'estero.

L'altro, è quello di cui andiamo a parlare. È il sottovalutato - gran cruccio soprattutto per il protagonista Ugo Tognazzi, alla sua penultima prova sul grande schermo - crepuscolare, malinconico 'Ultimo minuto' di Pupi Avati.

Il regista bolognese qui ha due principali meriti: riuscire a ricavare dalla sceneggiatura, scritta dal duo di giornalisti sportivi Michele Plastino e Italo Cucci assieme a lui, un film che esplora i meccanismi che stanno dietro al mondo del calcio, senza praticamente mostrare una partita. Per cui la pellicola risulta godibile anche ai non appassionati di calcio.tto: dalle scommesse, ai rapporti con i giornalisti, ai problemi finanziari, intrecci di interessi particolari fra società, procuratori, giocatori, dirigenti e capi degli ultra'. È così anche oggi.

E poi c'è quello di dirigere il cast cercando di tirar fuori il meglio da tutti i componenti, senza far debordare Tognazzi, che altrimenti si sarebbe tirato dietro tutti gli altri. Il grande Ugo, ovvero l' avvocato Ferroni, manager della squadra che viene cacciato via dal nuovo presidente - Lino Capolicchio - deciso a imporre la propria impronta, ci restituisce il ritratto di un uomo deluso dalla vita, anche quella familiare. Fortemente amareggiato sì, ma non domo, anzi pronto a servirsi cinicamente la sua propria 'vendetta' al momento più opportuno. Si tratta di un personaggio complesso, ricco di sfumature non tutte positive, che Tognazzi rende perfettamente come molto spesso gli capita quando gli vengono assegnati ruoli di questo genere.

La squadra nel film non ha un nome, si capisce che si tratta di una compagine provinciale di serie A, quasi sempre invischiata nella lotta per non retrocedere. Ma è possibile identificarla con il Lanerossi Vicenza, grazie ad alcuni particolari oltre che ai ringraziamenti inseriti nel film. Su questa base, si potrebbe pensare che il giovane e talentuoso esordiente nel film sia l'incarnazione di Roberto Baggio.

Fonte di ispirazione per Tognazzi, e anche per gli sceneggiatori, è stato dichiaratamente Italo Allodi, con l'inserimento di qualche tratto di Luciano Moggi.

Fotografia minimal, confezione sobria, musiche quasi inesistenti.

Piccole curiosità: un cameo di Aldo Biscardi, il giornalista ideatore del 'Processo del lunedì ' calcistico in tv, che se la cavicchia come attore; un altro cameo di Enrico Mentana; Massimo Bonetti che sfoggia le sue doti di ex calciatore. Nessun personaggio femminile di rilievo, tolta la figlia del manager, la piuttosto acerba Elena Sofia Ricci.

Avati ha raccontato a Radiodue che approfittò di questo film per ricambiare la cortesia che Tognazzi gli fece interpretando 'La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone'. Chiamò infatti l'attore cremonese, che attraversava un momento di declino e di depressione, offrendogli la parte del manager ed ex presidente della squadra, che questi onorò alla grande.

In una intervista a 'L'Espresso' il regista bolognese invece ha dichiarato che alcune delle meccaniche relazionali proposte nel film, ricordano in parte le vicende di una famosa squadra milanese...

Attualmente, il film è disponibile solo per il noleggio o l'acquisto sulle piattaforme.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 13 days ago

Offside

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A proposito della partita dei mondiali di calcio che viene trasmessa oggi dalla Rai, non può non tornare alla mente questo film iraniano, tratto da alcune storie vere, girato con interpreti non professionisti e stile documentaristico, opera di Jafar Panahi.

Il regista sceglie una vicenda 'minima' per raccontare il clima di oppressione e di discriminazione dei confronti delle donne nel suo Paese.

Con un tocco a tratti anche lieve e divertente.

Dove il football diventa la metafora di un Iran schizofrenico, colto fra tradizionalismi legati al passato e una modernizzazione lanciata, ineludibile.

C'è un match importante, contro il Bahrein, da cui dipende la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2006.

Ma l'evento è riservato a un pubblico esclusivamente maschile.

Ecco che ad alcune ragazze viene l'idea: travestirsi da uomini, per poter assistere indisturbate alla partita.

Peccato che vengano scoperte...

Il pessimismo di altri film di Panahi precedenti come 'Il Cerchio' lascia qui uno spiraglio alla speranza, grazie al carattere volitivo e alla freschezza delle protagoniste.

Che non si giocano solo la possibilità di fare il tifo durante un match di calcio - che peraltro non si vede mai, ci viene solo raccontato - ma anche una partita più grande, per la dignità del genere femminile.

Il finale quasi da favola popolare è un segno di volontà di cambiamento, uno schiaffo al regime attraverso la telecamera.

Ed è stato preso talmente sul serio che in Iran il film non ha ottenuto il visto per circolare.

"L'uomo è una cosa, la donna un'altra."

Orso d'Argento al festival di Berlino.

Al momento questo titolo purtroppo non è disponibile gratuitamente.

Trailer

https://www.imdb.com/video/imdb/vi2191393049/?ref_=ext_shr

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u/Lopsided_Nothing6943 — 15 days ago

Il cinema made in AI

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La nuova frontiera del cinema nasce e si sviluppa in Corea del Sud, dove l’industria dell’intrattenimento e in particolare del cinema sta conquistando le platee di tutto il mondo […]

L'utilizzo del nuovo strumento dell’intelligenza artificiale permette un risparmio di risorse tali da consentire la produzione di un film interamente nello spazio di uno solo studio attrezzato. Questo il traguardo è che una casa di produzione sudcoreana, la Cj Enm, che annovera tra i suoi successi 'The Parasite', è intenzionata a raggiungere a breve grazie all’utilizzo dell’AI nella realizzazione di storie per il grande schermo. "Noi — spiega Jeong Chang-ik, regista del primo film interamente girato con l’AI, 'The Apartment '(The House) — lavoriamo già da due anni con l’intelligenza artificiale. […] il nostro sistema non si limita a creare gli effetti speciali, ma è programmato per costruire una realtà virtuale che avvolge completamente gli interpreti e sostituisce interamente le scene, siano esse in esterni o in interni. Per il resto non cambia nulla: gli attori, in carne e ossa, recitano la loro parte, soltanto che lo fanno in una unica stanza, di fronte alle classiche pareti verdi sulle quali l’Ai proietta la sua realtà inventata».

[…] Siamo negli studi segreti della Cj Enm, dove non è possibile fotografare nulla. Ma la visione del breve filmato di demo basta a dare l’idea delle potenzialità di questo nuovo strumento a disposizione della fantasia di registi e sceneggiatori per creare allo spettacolo.

«Sia chiaro — insiste il regista — non abbiamo alcuna intenzione di fare a meno degli attori in carne e ossa. Per noi l’AI è solo un plus, un modo per aumentare la creatività umana». Con un vantaggio: «Abbiamo la possibilità teorica di inventare qualunque mondo, l’Ai è un pozzo senza fondo dell’immaginazione. Siamo soltanto all’inizio di un lungo percorso dalle possibilità infinite» .

Estratto dal 'Corriere della Sera'

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u/Lopsided_Nothing6943 — 17 days ago

Il più bel film sul calcio

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I mondiali impazzano, e mi è sorta una domanda: qual è il miglior film sul calcio di tutti i tempi?

Premessa: fra i film dedicati al gioco del pallone, sono pochi quelli davvero buoni.

Quello che è considerato il migliore da parte della critica internazionale è un film inglese, con le carte in regola per piacere anche a chi non segue il calcio, grazie a un profondo studio dei personaggi, e di un'epoca, gli anni '70 in Gran Bretagna.

Dunque, la critica internazionale ha incoronato 'Il maledetto United' (The Damned United, 2009), diretto da Tom Hooper. La pellicola fra l'altro vanta un punteggio del 92% di recensioni positive su Rotten Tomatoes ed è ampiamente giudicata come la rappresentazione cinematografica più solida e psicologicamente accurata del mondo del calcio.

È basato sul romanzo di David Peace, e invece di raccontarci i grandi successi di un allenatore considerato da molti il più grande fra quelli inglesi - scudetti vinti, e 2 Coppe dei Campioni consecutive, mancò di un soffio la panchina della nazionale - racconta i drammatici 44 giorni dell'unico vero fallimento nella carriera di Brian Clough, al Leeds United nel 1974.

La sceneggiatura è di Peter Morgan ('Frost/Nixon - Il duello').

L'attore che interpreta Clough, Michael Sheen - conosciuto in Italia soprattutto per il suo Tony Blair in 'The Queen's - è perfettamente in parte, anche se non è dato sapere se le sfumature del carattere dell'allenatore (un egocentrico di rara antipatia, grande affabulatore, dotato di qualche intuizione, ma carico di rabbia, urticante come pochi, affamato d' affetto oltre che di calcio) .

Un José Mourinho ante litteram, insomma, per certi aspetti.

Adesione totale al ruolo, e anche somiglianza fisica con la persona, il che non guasta.

Per quanto riguarda la pellicola, scorre via bene, con giusti salti nel passato, per poi tornare alla difficile, breve parentesi nel Leeds.

Gli esperti hanno osannato la capacità del film di descrivere il calcio non solo come sport, ma come un mix shakespeariano di ossessione, rivalità e psicologia.

Eccellente anche la descrizione del rapporto che Clough ha con il suo vice, il bravo Timothy Spall.

Assistiamo a una felice commistione fra passato e presente, grazie all'utilizzo di filmati dell'epoca.

Giusto una inesattezza storica riguardante il periodo del coach nel Brighton, che nella pellicola è stato omesso.

Anni dopo, il film ha avuto un remake negli States, dove la storia è stata trasferita nel baseball. Inutile dire che fu un tonfo completo.

'Il maledetto United' è disponibile su alcune delle più note piattaforme.

Celebre frase di Brian Clough, tanto per dare l'idea del personaggio:

"Non credo di essere stato l’allenatore più bravo; ma di certo ero nella top one."

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u/Lopsided_Nothing6943 — 19 days ago

Disclosure Day è un film satanista? Polemiche in USA

Nel corso di un video pubblicato sul suo canale YouTube, Padre Dan Reehil, sacerdote esorcista che esercita a Nashville nel Tenessee, ha commentato le opinioni secondo cui il film 'Disclosure Day' di Steven Spielberg potrebbe spingere il pubblico ad avere seri dubbi sulla propria fede. «Perché realizzare un film con l’esito dichiarato di scuotere la fede, o farla perdere, alle persone?», si è chiesto il sacerdote, aggiungendo che un simile obiettivo «somiglia molto qualcosa che potrebbe fare l’Anticristo o Satana». Come scrive Jon Brown in un articolo pubblicato dal 'Christian Post', Reehil ha osservato che Spielberg affronta il tema degli alieni da decenni e che l’uscita del film coincide con un momento di forte dibattito sulla possibile natura spirituale degli UFO e delle presunte entità extraterrestri. Pur precisando di non conoscere la reale intenzione del regista, l’esorcista ha avanzato l’ipotesi che un film possa essere «consacrato a Satana» e che «i demoni possano essere associati al film». Richiamando racconti che avrebbe appreso dall’ex sacerdote John Corapi, Reehil ha affermato che in passato alcune band heavy metal avrebbero consacrato i propri album al demonio. Secondo il sacerdote, qualcosa di analogo potrebbe teoricamente avvenire anche con una pellicola cinematografica, provocando l’azione di «demoni dell’incredulità, della paura» o di altre influenze capaci di «scuotere la fede» degli spettatori. Ha però sottolineato di non sostenere che ciò sia avvenuto nel caso del film di Spielberg, limitandosi a dire che «potrebbe accadere». «Potrebbero mettere una maledizione sul film affinché tutti coloro che lo guardano vengano provocati dai demoni. Potrebbe succedere. Non sappiamo se sia successo, ma potrebbe», ha dichiarato.

Le sue affermazioni hanno suscitato reazioni critiche sui social media dopo la diffusione di un video che ha superato le 750 mila visualizzazioni su X. Eric Sammons, direttore di *Crisis Magazine*, ha giudicato eccessiva l’idea che un film sugli alieni possa essere maledetto, mentre il podcaster ex cattolico Steve Skojec ha definito tali affermazioni «pura superstizione».

Tornando a Reehil, egli ha inoltre contestato la recente rimozione di monsignor Stephen J. Rossetti dall’arcidiocesi di Washington. Rossetti aveva sostenuto che i demoni possano mascherarsi da alieni e che «probabilmente molti, se non la maggior parte, degli avvistamenti UFO sono in realtà demoni». Secondo Reehil, si tratta di una posizione che «non contraddice affatto la nostra fede», ricordando che «i demoni sono apparsi in molti modi, forme e sembianze nel corso dei millenni». Il sacerdote ha quindi elogiato Rossetti definendolo «un teologo straordinario», «un sacerdote eccezionale» e «un eccellente esorcista». Estratto tradotto da christianpost.com

Ci sono state anche reazioni di altro tipo, alle parole di Reehil. Quelle dei fedeli, e quelle dei critici cinematografici. Una parte della comunità cattolica più tradizionalista ha accolto l'allarme con serietà, invitando al boicottaggio della pellicola per paura di influenze negative. Moltissimi spettatori e appassionati di cinema invece hanno risposto con ironia e meme. In tanti hanno fatto notare che l'accostamento tra la fantascienza di Spielberg (incentrata sugli alieni) e il satanismo sia del tutto esagerato. Molti utenti social hanno commentato che queste accuse non faranno altro che incuriosire la gente, spingendo ancora più persone ad andare al cinema a vedere 'Disclosure Day'.

La critica cinematografica ha reagito alle accuse di satanismo liquidandole come infondate, assurde e frutto di un 'panico satanico' ingiustificato.I giornalisti e gli esperti di cinema hanno difeso a spada tratta il lavoro di Steven Spielberg, facendo notare il paradosso tra il reale contenuto di 'Disclosure Day' e le dichiarazioni dell'esorcista Dan Reehil. La critica ha evidenziato come Spielberg non abbia mai voluto attaccare la fede cristiana. Al contrario, le testate cinematografiche spiegano che il regista ha inserito nel film forti elementi filosofici e interrogativi teologici profondi sulla posizione della Chiesa di fronte alla vita extraterrestre. Molti critici hanno bollato le accuse del prete come un tentativo di ottenere visibilità per sé stesso, o come titoli 'esca' (clickbait) da parte dei tabloid. Anche i critici appartenenti all'area dei media cattolici più moderati hanno preso le distanze dall'esorcista. Hanno definito le sue affermazioni sulla 'maledizione della pellicola' come superstizioni che non appartengono al vero messaggio cristiano. Per i recensori di piattaforme come MoviePlayer, il nucleo del film è la reazione degli esseri umani davanti all'ignoto e alla perdita di empatia nella società moderna. Non c'è traccia di occultismo o messaggi di stampo anticristiano nella sceneggiatura.

In conclusione, vista da fuori sembra essere una tempesta in un bicchiere d'acqua...

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u/Lopsided_Nothing6943 — 20 days ago

Stasera che sera!-Prime visioni e film rari in TV-Rapita

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In Italia è conosciuto anche come 'The Rapture'.

In una serata asfittica, diamo fiducia a questo film francese che ha vinto un fracasso di premi, anche a Torino dove è stato presentato in anteprima. È l'opera prima di una regista franco-austriaca, Iris Kalterback, ex avvocatessa passata al cinema. Ed è decisamente molto femminile.

Le protagoniste infatti sono due donne, che sono amiche.

Una, Salome' , aspetta un bambino; l'altra, Lydia, che di mestiere fa l'ostetrica, ed è molto presa dalla sua carriera, è tanto sfortunata in amore. Il fidanzato storico l'ha tradita, lei percepisce forte il vuoto, il bisogno di ricevere affetto. Dopo quella che normalmente sarebbe stata una storia di una notte, o poco più, con un uomo di nome Milos, Lydia ha un'idea per mantenerla in piedi, e sfuggire finalmente alla solitudine di una Parigi affollata ma fredda è caotica...

La voce narrante di Milos tiene il filo della narrazione. Che parte come dramma e si trasforma in thriller psicologico. Nella storia di una ossessione. Tensione che cresce, finale 'irrisolto' che qualche critico ha messo in discussione. Regia che mantiene attenzione e suspence, badando al sodo, con qualche richiamo a Hitch; e tutto sommato buono anche il film. Eccellente il cast, fra cui spicca la bella e malinconica protagonista Hafsia Herzi, nota anche da noi per 'Couscous'. Tutte donne sotto i 35 anni all'epoca delle riprese, per cui c'è da ben sperare per il loro futuro e per quello del cinema francese.

Su Rai 5 in prima serata e in prima visione.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 21 days ago

Stasera che sera!-Prime visioni e film rari in TV -Prigione 77

Siamo ancora in Spagna, e torniamo indietro alla fine degli anni '70, dove incrociamo un giovane contabile, costretto a scontare una lunga pena per appropriazione indebita, nelle carceri Modelo di Barcellona.

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Aggiungiamo che si tratta di una storia vera.

Appena entrato, il protagonista riesce a fare amicizia col suo compagno di cella.

E questa è solo la prima di una serie di amicizie che riuscirà a stringere.

Ma saranno tutte disinteressate? Quale è il reale motivo che muove molti dei prigionieri?

Il nostro eroe non può immaginare che sarà protagonista, con parecchi dei suoi compagni, di un gesto che scuoterà le coscienze nel suo Paese, sollevando interrogativi Ancor oggi attuali sulla condizione delle carceri e sulla dignità dei detenuti.

Il regista Alberto Rodriguez lavora molto per la TV e per le piattaforme. E il registro drammatico/claustrofobico è quello che gli è più consueto.

La sceneggiatura è un tantino sfilacciata, il film affastella personaggi e storie, ma il livello è comunque alto.

Sicuramente 'Prigione 77' deve molto a film del passato di ambito carcerario, ma riesce a variare gli argomenti aggiungendo quello della militanza politica.

Ricordiamo che siamo nel periodo di pesantissima transizione democratica che è succeduto alla morte del Caudillo Francisco Franco.

Notevole la fotografia che sa di terra e di sangue.

Ottima interpretazione di Miguel Herran e di Javier Gutierrez.

Purtroppo, la pellicola è passata quasi inosservata perché non sostenuta da certa critica europea e dall'ambito dei festival. Quasi sicuramente a causa dell' impatto delle scene forti che rappresentano soprusi e violenze nella prigione, e che la rendono difficile da digerire.

In prima serata e prima visione su Rai 5.

"Tutto quello che Franco non vuole per strada è qui."

"...il tempo che non impariamo a trattenere come ciò che pure è: una parte di noi stessi.”

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u/Lopsided_Nothing6943 — 22 days ago

Stanotte che notte!-Prime visioni e film rari in TV-Cerrar los ojos

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Chissà perché, questa notevole coproduzione ispanico-argentina, che potrebbe reggere tranquillamente una prima serata per l'alta qualità della confezione, viene confinata in piena notte su Rai Tre.

È la storia della scomparsa di un attore famoso, Julio Arenas, avvenuta anni prima, quindi un cold case, che d' improvviso torna di attualità grazie a una trasmissione tipo 'Chi l'ha visto?'. Con cui ha collaborato il regista del suo ultimo film - mai portato a termine - nonché caro amico, che in qualche modo si è nascosto anche lui, a scrivere romanzi di successo in una roulotte in riva al mare. Miguel, nonostante tutte le evidenze - per la polizia il suo amico è morto, anche se il cadavere non è stato ritrovato - spera davvero di riabbracciare Julio, e si mette anche lui alla sua ricerca...dopo un periodo di scoramento, in cui probabilmente pensa di aver sbagliato e che mettere in moto qualcosa, dopo 32 anni, fosse inutile...

Lo spagnolo Victor Erice, il regista, che è tornato a dirigere un film a 84 anni, dopo 30 anni di assenza dal set, ci offre una pellicola di solido stampo classico, leggermente dilatata nella durata. Ma non è un difetto.

Attenzione, il giallo non è l' unica chiave di lettura qui, anzi il tema reale è un altro; la vista, la visione, e il suo corrispettivo al contrario, la cecità, quella con cui si affronta il mondo oggi, la soggettività dello sguardo, che si stacca dalla realtà.

C' è la tecnica, oltre alla poesia: il film nel film; la gestione dei tempi; l' uso della dissolvenza; il ripresentare l'attrice del suo film d'esordio, Ana Torrent, che si chiama Ana in entrambe le pellicole, per recuperare il filo del suo discorso d'autore; un montaggio quasi invisibile; i giochi di luce, a volte fortemente ridotta, e ombre.

È palpabile l' amore di Erice per il suo mestiere; egli crede nell' utilizzo del cinema come strumento per riannodare i fili della memoria e conservarla. E anche come strumento di terapia. Inoltre crede nella realizzazione artigianale dei film, e nel cinema come esperienza collettiva, in sala.Anche piccola e vecchia, anche in pochi. E lo dichiara.

Finale emozionante e commovente, che spiega il significato del titolo - chiudere gli occhi. E la forza di questo semplice gesto .Ottimi gli attori del cast.

Resta il rammarico che questo film, per la critica quasi unanimemente uno dei più importanti e affascinanti usciti negli ultimi anni, in Italia sia stato colpevolmente trascurato - presentato a Torino fuori concorso, ha circolato pochissimo.Praticamente non ha avuto una distribuzione che ci scommettesse sopra.

Disponibile su Amazon Prime ma solo per l'acquisto. Speriamo che la Rai lo collochi su RaiPlay.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 23 days ago

Classifiche al botteghino

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In uno scorcio di stagione dominato dai film horror made in USA, che fine hanno fatto i film italiani? Già prima dell'uscita dell' ultimo di Spielberg -che comunque secondo i primi dati nel primo giorno di programmazione ha incassato meno del previsto -non c' era alcun prodotto nazionale collocato fra i primi 20 in classifica in Italia per incassi. Però c’è qualche buona notizia. La sorpresa è 'Un anno di scuola' di Laura Samani con Sandra Wendick e Giacomo Covi, che purtroppo non ho potuto ancora vedere, è uscito in Francia col titolo 'Un année italienne'. Potrebbe fare bene.

Sempre in Francia, dove il generale De Gaulle gode indubitabilmente ancora di grande prestigio - qua purtroppo c'è Vannacci… - il biopic 'La Bataille De Gaulle - L'âge de fer' è primo assoluto al botteghino, sovrastando tutti gli horror americani.

Al quinto posto si trova un altro film francese, un vero e proprio caso, 'L’abandon' di Vincent Garano, arrivato a 500 mila spettatori, che tratta di una storia vera che è rimasta scolpita nella memoria della gente.

Quella di un insegnante di storia e geografia di 47 anni, Samuel Paty, ucciso e decapitato da un rifugiato ceceno di 18 anni, lupo solitario radicalizzato online come propagandista dell'Isis e terrorista islamico, Abdoullakh Anzorov.

Durante una lezione di educazione morale e civica sulla libertà di espressione, Paty mostrò alla sua classe alcune caricature di Maometto, pubblicate dal giornale satirico Charlie Hebdo. Prima di farlo però, per rispetto delle diverse sensibilità e per evitare possibili disagi, l'insegnante offrì agli studenti musulmani la possibilità di chiudere gli occhi o di uscire temporaneamente dall'aula.

Nei giorni successivi, una studentessa che non era nemmeno presente alla lezione raccontò ai genitori una versione distorta dell'accaduto, sostenendo falsamente che Paty avesse cacciato gli alunni musulmani e li avesse insultati. Il padre della ragazza, Brahim Chnina, lanciò contro il professore una violenta campagna d'odio sui social media. Nei video, diffuse il nome di Paty e l'indirizzo della scuola, scatenando le ire di ambienti radicali.

16 ottobre 2020, Abdoullakh Anzorov, venuto a conoscenza degli appelli online, si appostò nei pressi della scuola. Dopo aver convinto alcuni studenti a indicargli l'insegnante, pagandoli con 300 euro a testa, lo seguì lungo la strada verso casa e lo uccise, decapitandolo per strada. Pochi minuti dopo l'attentato, il terrorista fu ucciso dalla polizia in uno scontro a fuoco.

L'assassinio ha sconvolto la Francia e il mondo intero, riaccendendo un aspro dibattito sulla libertà di espressione, sui limiti della satira e sulla difesa dei valori repubblicani della laicità. La vicenda ha portato all'arresto e al processo di diverse persone accusate di aver favorito, direttamente o indirettamente, l'azione del terrorista diffondendo i video diffamatori e fornendo supporto logistico. I processi per gli imputati si sono tenuti a partire dalla fine del 2024, con successivi procedimenti d'appello. Al momento le condanne più pesanti sono per i 2 complici dell'attentatore, 16 anni di carcere.Gli hanno fornito l'arma e lo hanno aiutato logisticamente, nascondendolo fino al momento dell'omicidio. L'istigatore della campagna d'odio contro l'insegnante invece ha ricevuto una condanna a 14 anni di prigione. Sua figlia, l'accusatrice dell'insegnante, ha confessato di aver raccontato solo falsità, e data la minore età al tempo dei fatti e della prima sentenza, ha ottenuto la sospensione della pena. La ragazza ha raccontato che aveva mentito solo perché spinta dai suoi compagni di classe a raccontare questa storia. Come studentessa aveva avuto già diversi problemi disciplinari, rischiando di essere espulsa da scuola, e il 6 ottobre non era in aula proprio perché allontanata dalla classe a causa dei suoi comportamenti non adeguati.

Il film 'L'abandon' è stato proiettato in pubblico durante l'ultimo festival di Cannes. Speriamo venga distribuito presto anche qui in Italia.

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u/Lopsided_Nothing6943 — 24 days ago

This is not America - Il gioco del falco

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La prendiamo un po' alla larga. Oggi cominciano i mondiali di calcio, i primi a 48 squadre, i terzi senza la nazionale italiana. 'El loco' ovvero il matto Bielsa, allenatore dell'Uruguay senza peli sulla lingua, ha affermato in una intervista che saranno i peggiori della storia. E ha elencato i motivi, a parte l'eccessivo numero di partecipanti che abbasserebbe il livello: strutture sportive e alberghiere non adeguate, prezzi dei biglietti esorbitanti, problemi nei trasporti, atmosfera di tensione, visti negati a staff delle squadre, a giocatori e arbitri, e soprattutto le perquisizioni umilianti effettuate ad alcuni team appena scesi dall'aereo. Insomma, le accuse di Bielsa riguardano soprattutto gli Stati Uniti.

No, decisamente questa non è, non dovrebbe essere l'America.

Per come è oggi l'America sotto Trump, con tutto il male che sta procurando al mondo e agli stessi Stati Uniti, vale la pena di rivedere questo film. È una storia di spionaggio cominciata per gioco e finita in tragedia. John Schlesinger, regista britannico che girava spesso negli Stati Uniti, ricostruisce in questo film la storia vera di Christopher Boyce, un 20enne californiano che, dopo una crisi personale dovuta alla scoperta casuale sul lavoro del coinvolgimento degli States in un golpe da tentare in Australia, nel 1976 passò per motivi etici ai sovietici scottanti segreti militari. Soprattutto a proposito dei satelliti spia. Utilizzando come corriere il suo amico d'infanzia, e spacciatore di droga, Daulton Lee.

Oltre ai due giovani e validissimi interpreti -Timothy Hutton, inquieto, dubbioso nel ruolo di Boyce e il bravissimo anche se meno esperto Sean Penn, novello Dustin Hoffman nei panni di Daulton - c'è la presenza nel cast di uno splendido falcone. Boyce, infatti, è un appassionato di falconeria, vista dal regista in una chiave simbolica. Il falco va, e poi ritorna dopo il suo ampio volo. Come i nostri due agenti segreti improvvisati, che vorrebbero con la loro azione riequilibrare il mondo, segnalando nel contempo che parecchie cose non vanno, a casa loro.

Notevoli e molto note le musiche originali di Pat Metheny e Lyle Mays, con la fondamentale partecipazione di David Bowie, nella canzone immagine della colonna sonora; e l'ambientazione messicana - perché la consegna degli scottanti documenti trafugati da Boyce avviene all' ambasciata russa di Città del Messico.

Morandini definisce 'Il gioco del falco' "...un film sfocato a ogni livello e decisamente sopravvalutato. Oltre che pesante, velleitario, pretenzioso." Qualcosa di personale col regista? Un sincero odio professionale? Se anche fosse, questa pellicola pure con le sue imperfezioni apre uno squarcio sulle domande che una certa parte della società americana si è sempre posta, sull'operato della politica estera degli USA e dei loro servizi segreti. Senza per questo optare per scelte estreme, come accade ai protagonisti del film.

Sure, this is not a miracle...no. This is not America.

https://youtu.be/VkkmkkxyuOg?is=yxfqEDV1F3BOXso2

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u/Lopsided_Nothing6943 — 25 days ago