Asset allocation - mille dubbi

Salve a tutti; sono vicino alla cinquantina, sono lavoratore dipendente quasi sempre trasfertista all'estero, ottimo stipendio e buona capacità di risparmio; ho cominciato ad investire solo marzo del '24.

Per i precedenti sei mesi mi sono informato al meglio che ho potuto, tanti podcast e divulgatori vari poi mi sono sentito ragionevolmente sicuro da entrare senza battere ciglio con tutti i miei risparmi.

Dopo un annetto, avendo stabilizzato le spese familiari e il tasso di risparmio ho deciso di rivolgermi ad un consulente finanziario indipendente che ha dato una limata al portafoglio e mi ha aiutato in altre cose come assicurazione sulla vita e fondo pensione. Tutto bene per un anno, poi ho deciso di non rinnovare il contratto perché pagare 1.22% l'anno era un po' troppo ed ero sereno col mio portafoglio.

Fin qui tutto bene, ogni mese arriva lo stipendio e compro le quote più sbilanciate senza curarmi dei rendimenti, ho vissuto il liberation day (unico "crollo" per me finora ma di che stiamo parlando, dai) rosicando perché non era ancora arrivato lo stipendio e non potevo comprare "a sconto". Quindi tutto ok; niente fobie o allarmismi; una buona consapevolezza di capirne appena più di niente; ma sereno e soddisfatto (almeno dal punto di vista finanziario).

La materia mi affascinava e continuavo a seguire i divulgatori noti, Spada, Rip, Coletti... si anche Coletti, non sono d'accordo su molte cose ma devo dire che mi ha aiutato nella mia formazione finanziaria e nel migliorare il mio spirito critico.

Poi è arrivato TBTF e niente.

Podcast interessantissimo, ma ogni tanto mi arrivava una scheggia qui e là che incrinava quelle colonne che sostenevano le mie fragili certezze e più andavo avanti più realizzavo che ne capivo persino meno di quanto credessi... e la mia asticella era veramente ma veramente bassa.

Finito il preambulo la domanda:

Al momento l'asset allocation è 67.5% azionario, 26% obbligazionario, 5% oro e 1.5% bitcoin (io ero contrario ma il consulente mi ha convinto che se è fuffa perdo poco, ma se fa il botto dà il contributo al portafoglio). Tutti ETF/C/N. L'idea è anno dopo anno aumentare progressivamente il peso obbligazionario e ridurre l'azionario.

Nel 26% obbligazionario ho un 6% di etf di obbligazioni corporate high yield (ad alto rischio), il consulente mi disse che erano obbligazioni subordinate ad alto rischio con alti rendimenti che di solito non sarebbero da toccare neanche con la canna da pesca, ma ben diversificate in un etf si diluiva tanto il rischio emittente e il rendimento era una via di mezzo fra azionario e obbligazionario. Poi i nostri cari Biggies mi hanno fatto notare che questo genere di prodotto è fortemente correlato col mercato azionario, quindi non si tratta di avere un obbligazionario "più volatile", ma di fatto di essere ancora più esposti all'azionario.

Poi è arrivato Nicola con i managed futures. Mi sono fatto l'idea di sbarazzarmi dei corporate bonds e buttarmi su questo asset che sembra davvero decorrelato dall'azionario e l'obbligazionario, ma qui ho due problemi.

Il primo è che non ho ancora capito i managed futures e finché non li capisco per bene non ne compro; pensavo di aver capito l'obbligazionario corporate, figurarsi qualcosa che già in partenza so di non afferrare come si deve. Ma ci sto lavorando, piano piano ci arrivo e comunque non ho fretta.

L'altro punto per cui chiedo consiglio è l'asset allocation, non ho davvero idea di come pesarla. Mi ero fatto un'idea che il mio quasi 70% azioni, circa 25% obbligazioni e 5% oro andasse bene con l'idea anno per anno di ridurre l'azionario e aumentare l'obbligazionario e forse l'oro. Ma ora con i managed futures mi si aggiunge un ingrediente del quale non ho idea di quanto dovrebbe pesare, è crema pasticcera che vai di cucchiaiate tanto è buono uguale, o carolina ripper che basta un semino per far buttare tutto? No vabbeh, il peperoncino magari è più paragonabile a btc, facciamo il sale che lo metti a pizzichi qb e non a etti.

Non so neanche se questi dubbi sono effettivamente fondati o se sto spaccando il capello in quattro. Ad ogni modo non ho fretta, piano piano anche con un po' di aiuto il portafoglio si sistema; la precedenza al momento va ad altri aspetti della mia vita da sistemare, ma questa è un'altra storia.

Come avrete dedotto se siete arrivati fino a qui, la sintesi non è un dono che mi appartiene.

Scusate la logorrea e grazie per qualunque contributo, commento, suggerimento e anche insulto se a fin di bene.

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u/Lupinario — 13 days ago

Come valutare se vale la pena rinunciare al fondo di emergenza

Buongiorno a tutti.

Sono abbastanza nuovo su Reddit e qui ammetto subito, il mio primo contatto con la community finanziaria da queste parti è stato con ipf di cui resto comunque allegro frequentatore. Per una volta ringrazio l'algoritmo del tubo che mi ha rifilato una puntata di TBTF ed ora sto facendo la maratona dall'episodio 1 a finire. Risparmio i complimenti, lo so che fanno piacere ma diamoli per scontati, continuate così.

Ho 48 anni e ho cominciato ad investire piuttosto tardi, poco più di due anni fa, ma mi reputo abbastanza disciplinato e conto di fare il possibile per garantire una certa serenità alla mia famiglia soprattutto in vecchiaia.

Vengo al punto, ho un reddito discretamente alto ma sono l'unico portatore sano di stipendio in famiglia, aiuto i miei genitori e i miei suoceri per cui c'è una considerevole concentrazione di rischio, o per farla semplice, devo prendere in considerazione i casi più sfigati per evitare spiacevoli sorprese.

Al di là di fondo pensione, assicurazione sulla vita e tutte le precauzioni del caso, da bravo investitore retail che si è avvicinato alla finanza personale con Spada, Coletti & Mr. Rip, ho impostato un fondo di emergenza di 35k su xeon per coprire circa un anno di spese in caso di sfiga grossa. A dire il vero spendiamo un po' di più annualmente, ma immagino anche che se dovessi perdere il lavoro o succedesse altro che mi costringerebbe a scrivere con una mano, mentre con l'altra faccio gli scongiuri, si tirerebbe un pochetto la cinghia.

Ascoltando un suggerimento diretto del Prof. Coletti ho affidato il nostro fondo di emergenza a mia moglie; cosa che mi è costata un calvario di conti bloccati perché a quanto pare le banche non contemplano il fatto che una donna possa essere casalinga senza alcun reddito e che il marito le possa affidare dei soldi. Aggiungo che probabilmente il cognome arabo di mia moglie non abbia aiutato; ma ci ho scritto un paio di post su ipf e comunque non è questo il punto.

So bene che dal fondo di emergenza non si deve cercare di massimizzare il rendimento e mi sono rifiutato di andare a caccia dell'ultimo conto deposito che offriva lo zero virgola zero di rendimento in più per i prossimi tre mesi. Il primo anno sono andato di BOT, poi alla scadenza ho comprato xeon col pensiero di lasciare tutto lì e sperare di non toccarlo mai più.

Ora non fraintendetemi, capito ogni tanto su scimmieinborsa e solo per puro divertimento, ma mi sto chiedendo se non sia possibile fissare una soglia in termini di rapporto patrimonio investito/fondo di emergenza oltre il quale possa convenire investire quest'ultimo su strumenti molto più rischiosi come un vanguard 60 o prendendo due etf azionario e obbligazionario globale, insomma investire il fondo di emergenza.

Fra avere o meno il fondo di emergenza "investito" ballano due scenari; non toccare il capitale in caso di sfighe, qualunque sia la situazione del portafoglio, ma al tempo stesso sopportare il costo del rendimento perso dal fondo investito in strumenti significativamente meno profittevoli, oppure ritrovarsi ad intaccare il capitale in caso di necessita in concomitanza di un crollo dei mercati.

La prima valutazione da fare sarebbe sulla soggettività della propensione al rischio, ma io vorrei pensare più alla parte oggettiva e "misurabile"; definito il massimo drawdown sia del portafoglio investimenti sia del fondo di emergenza "investito" e il rendimento medio atteso di quest'ultimo; c'è un modo analitico per definire quanto più grande il portafoglio dev'essere rispetto al fondo di emergenza per investire quest'ultimo?

Per intenderci, con un portafoglio da dieci milioni ben diversificato e un regime di spese "ordinario", non ha senso avere un fondo di emergenza; se invece sul conto corrente non ho due soldi per fare una lira, sarebbe una follia allocare il fondo di emergenza in strumenti volatili. E' possibile tracciare una linea dove fissati certi parametri conviene fare più una cosa che un'altra?

Ho già posto questa domanda tempo fa su ipf e le risposte sono state interessanti, variegate, ma che generalmente vertevano sulla propensione al rischio; la rigiro qui perché questa community sia una seconda scelta, ma vi ho scoperto dopo, non posso farci niente.

Ho riletto questo papiro infinito che ho scritto e posso solo ringraziare chi avrà avuto la pazienza di leggerlo o addirittura di commentarlo.

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u/Lupinario — 2 months ago

Come capire se vale la pena di rinunciare al fondo di emergenza

Salve a tutti, come da titolo vorrei la vostra opinione su, secondo voi, quando vale la pena di rinunciare al fondo di emergenza.

Partendo dai due casi limite in cui si fa fatica ad arrivare alla fine del mese e qualunque sfiga potrebbe metterti in seria difficoltà allora è cruciale avere un materasso liquido, poco volatile e immediatamente disponibile; al contrario di un milionario al quale se gli si rompe la macchina non ha problemi a disinvestire una minima parte del suo capitale per affrontare l'imprevisto indipendentemente dalla situazione dei mercati.

La realtà però è fatta di tanti grigi di chi si trova nelle più comuni situazioni intermedie.

Porto il mio caso personale; 160k investiti in un portafoglio diversificato e 35k su XEON che corrispondono ad un anno di spese circa (diciamo quelle che sarebbero le spese di un anno se dovessi perdere il lavoro). Stavo pensando che il fondo di emergenza costituisce meno del 18% del patrimonio, per cui se lo investissi regolarmente nel portafoglio per essere nei guai dovrei avere la sfiga in concomitanza di un crollo di oltre l'80% cosa che francamente trovo molto improbabile.

Quindi il capitale per far fronte a 35k di spese c'è sempre; il problema è la situazione intermedia in cui c'è un bel bear market magari del 40% e in caso di emergenza devo intaccare il capitale investito visto che quello che era il fondo di emergenza varrebbe poco più di 20k.

Banalmente ci vedo due aspetti, uno psicologico, ossia il fatto di avere quei 35k lì fermi e disponibili mi permette di investire a cuor leggero senza neanche guardare i listini; l'altro pratico nel senso di valutazione del rischio che ci si sta assumendo a fronte di rendimenti maggiori. Non parliamo dello zero virgola di questo o quel conto deposito, ma fra un etf monetario e un investimento cambia veramente tanto. Non sono sicuro però che si possano fare valutazioni matematiche su questo aspetto (o almeno io non sono in grado).

Grazie per la vostra opinione.

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u/Lupinario — 3 months ago

ETN su S&P500 per recupero minusvalenze

Ciao a tutti. Come molti sono un investitore retail che accumula senza fare cose strane o esperimenti di sorta, tenendo la barra dritta sulla propria asset allocation e moderatamente incurante delle vicissitudini dei mercati.

Nonostante queste premessa da risparmiatore modello, mi ritrovo 2600 euro di minusvalenze da compensare in tre anni. Non che le giustificazioni arricchiscano la conversazione, ma non c'è stato nessun panic sell; semplicemente il consulente finanziario appena assunto mi ha fatto vendere SWDA perché ridondante con S&P500 che avevo nel mio portafoglio fai-da-te... giusto dopo il liberation day.

Grazie alla ben nota semplicità del regime fiscale italiano, sappiamo che per compensare le minusvalenze servono plusvalenze da redditi diversi, quindi capital gain dalla vendita di azioni e obbligazioni (no dividendi o cedole), certificati, ETC/ETN. A suo tempo affrontai la questione col consulente, ma per compensare le minus avrei dovuto espormi con un capitale non proprio indifferente su strumenti estranei al mio portafoglio e coi quali non mi sento a mio agio. Alla fine ho deciso di lasciar perdere e al limite di sperare che quel 5% di oro e 1% di btc che ho in portafoglio facessero il botto (a dire il vero con l'oro sono a +900 euro, ma non bastano).

Passato l'anno di consulenza sono tornato ad una gestione autonoma del portafoglio che però ormai è ben impostato e mi limito ad accumulare. Sono tornato ad interessarmi alla compensazione delle minus e mi sono imbattuto in un ETN sull'S&P500 (WSPX di wisdomtree). Replica sintetica e fondo contenuto, solo 153 milioni, ma un TER dello 0.05% decisamente ridotto. Visto che sono comunque esposto all'S&P500 per il 40% del mio portafoglio pensavo di sospendere gli acquisti del più noto CSSPX e comprare questo ETN per i prossimi due/tre anni; se le cose dovessero andare male, comunque il mio capitale si comporterebbe come dovrebbe perché non cambio l'esposizione, se dovessi guadagnare abbastanza compenso le minus vendendo questo ETN e ricomprando CSSPX aumentando il prezzo di carico e guadagnando in efficienza fiscale. Mi lascia perplesso il poco tempo a disposizione; riesco a risparmiare circa 2.5k al mese, ma non posso buttarli tutti di continuo su S&P500 senza sbilanciare troppo il portafoglio.

Che dite, troppe pippe mentali? Visto il papiro qui sopra decisamente si, ma ogni contributo è ben accetto.

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u/Lupinario — 5 months ago

Come cambiare la distribuzione geografica rispetto ad un VWCE

Parlando solo della componente azionaria del portafoglio mi sono posto il problema di come personalizzare l'esposizione geografica rispetto ad un VWCE.

In precedenza avevo in portafoglio quattro ETF azionari, SWDA, S&P500, Eurostoxx600 ed EIMI. C'era ovviamente sovrapposizione fra i sottostanti, ma con le percentuali opportune avevo dato una certa allocazione geografica.

Mi sono rivolto successivamente ad un consulente finanziario indipendente che mi ha fatto vendere SWDA e ribilanciando gli altri tre ETF.

Il portafoglio si comporta bene, ma mi rode che siano riamasti fuori i paesi sviluppati ex-US/UE (di fatto Giappone, Australia, Canada, Australia). C'è da dire che anche Hong Kong e Singapore sono fuori, ma non mi strappo le vesti.

Sembra non esistere un ETF con questa allocazione e vorrei evitare di frammentare troppo il portafoglio; l'unica cosa che mi viene in mente è aggiungere un MSCI Pacific (che sono tutti ex-Japan) e un ETF dedicato al Giappone. Resta fuori il Canada ma pazienza, Giappone e Australia valgono un 7% abbondante in un VWCE e non mi va di lasciarli fuori.

Cosa ne pensate?

(PS il contratto di consulenza è scaduto)

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u/Lupinario — 5 months ago

Qualche mese fa avevo raccontato le peripezie attraverso cui sono dovuto passare per aver avuto la malsana idea di far aprire un conto su N26 e Directa a mia moglie e affidarle il nostro fondo di emergenza (35K messi puoi su XEON).

L'antefatto lo potete trovare qui: Odissea tra le banche... ma volevo solo dare soldi a mia moglie : r/ItaliaPersonalFinance

Sono sposato con una cittadina extracomunitaria e abbiamo la residenza in Italia anche se momentaneamente siamo all'estero per il mio lavoro e visto che nostra figlia ha ancora meno di due anni, ho avuto la fortuna di portarmi la famiglia appresso. Sono l'unico portatore di stipendio in famiglia e a quanto pare le banche sembrano proprio non contemplare il fatto che una donna possa essere una casalinga e ricevere comunque dei soldi dal marito per le spese quotidiane (oltre al sopracitato fondo di emergenza).

Dopo l'odissea descritta nel post indicato sembrava tutto a posto, siamo tornati all'estero dove lavoro e abbiamo continuato la nostra vita. A parte le spese correnti di casa nostra in Italia che vengono pagate dal mio CC, le spese qui all'estero (tipicamente alimentari e altre cose minori) vengono pagate dalle due carte N26 mia e di mia moglie; parliamo di circa 1500 euro al mese.

Sembrava fosse tutto risolto, ma è arrivata una comunicazione di N26 a mia moglie dove si chiedevano (ancora una volta) la provenienza dei soldi. Si rispiega per l'n-ma volta che vengono dal mio stipendio e che avevamo già mandato tutti i movimenti del mio CC, del mio conto titoli dove si vedeva la vendita di Xeon e del mio conto N26 dove si vedeva il bonifico a mia moglie. A quanto pare non bastava allora abbiamo mandato il mio 730.

Sono passati un paio di mesi ed è arrivata un'altra comunicazione, a quanto pare la documentazione non basta, si chiede ancora la provenienza dei soldi (a questo punto parliamo di 500/1000 euro al mese che verso a mia moglie) e la prova della nostra relazione.

Trattengo le bestemmie perché nel 730 c'è chiaramente indicato "Coniuge".

A questo punto pensavo di inviare le mie ultime 12 buste paghe, certificato di matrimonio e i movimenti del CC dell'ultimo anno, ma lì c'è tutta la nostra vita, ogni singola cosa che abbiamo acquistato in un anno, non sono informazioni che si possono dare così allegramente.

Ovviamente adesso siamo all'estero e vorrei evitare di chiamare l'assistenza, prima di tutto perché non possono farci niente, in secondo luogo una chiamata intercontinentale costa un botto, e poi aumenterebbe ancora di più i sospetti. Anche se vedono benissimo che prelievi e pagamenti pos sono realizzati all'estero.

E niente, volevo condividere la cosa. Vi farò sapere come va a finire... se mai finirà.

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u/Lupinario — 5 months ago