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La grande prova storica del pensiero critico deciderà del nostro futuro.

Parte di questa prova si fonda su un aspetto che tormenta l'uomo da sempre, cioè la difficoltà antropologica di relazionarci con una realtà molto più complessa di quella che ci ha formati biologicamente.

Sentimenti, istinti, emozioni ed eristiche psicologiche, spesso drogano la nostra capacità critica: un problema che ci portiamo dietro da sempre.

Oggi però a tutto questo si aggiunge anche la possibilità di manipolare l'informazione in modo estremamente sofisticato, di diffonderla in modo molto capillare e tutto in totale anarchia, senza filtri che non possano esse anche giustamente accusati di essere anti-democratici.

La prova politica generale subisce le conseguenze di questo problema e in Italia anche l'età media della nostra popolazione potrebbe non aiutare: 47 anni.

Perché concorre le "saggezza dell'esperienza" con la rigidità delle convinzioni e il calo delle capacità cognitive, concorre una gioventù potenzialmente capace di uscire da schemi disfunzionali con una gioventù educata dal gruppo maggioritario cioè quello anziano: cosa vincerà?

La prova politica oggi è una grande prova di coscienza critica: riusciremo a superarla?

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u/TaiParvus — 3 days ago

Lo scontro militare diretto tra NATO e Russia è in qualche modo evitabile? No.

Non vedo come sia possibile evitarlo: da una parte c'è in gioco la governance quasi trentennale di Putin, di un Putin che non verrà mai deposto, e dall'altra il futuro politico e geopolitico dell'EU nell'era del multipolarismo e della potenziale fine della NATO. Sarà guerra vera, probabilmente non atomica, basata su droni ed estremamente ibrida, ma sarà un vera e propria guerra tra Russia e NATO.

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u/TaiParvus — 7 days ago

Il ricatto all'umanità da parte della nuova iper-tecnologica classe capitalista dei super ricchi dell'AI.

Con l'ascesa dell'AI in ogni settore lavorativo, andiamo verso la crisi del paradigma economico che ha sostenuto l'era industriale da secoli: la disoccupazione tecnologica, una disoccupazione strutturale.

Ci sono molti scenari futuri possibili per affrontare questa trasformazione e, tempo fa, avevo proposto la possibilità di un utopistico socialismo tecnologico.

Oggi, invece, voglio esplorare una prospettiva più distopica, partendo da due fenomeni che caratterizzano la storia attuale.

La maggior parte della ricchezza economica del pianeta è concentrata nelle mani di un'élite ristrettissima e quegli stessi individui potrebbero diventare la nuova superclasse capitalista proprietaria della produzione dei servizi basati sull'AI e della robotica in generale, proprio perché saranno tra i pochissimi in grado di sostenere i costi enormi necessari a controllare l'intera filiera infrastrutturale.

Ma partiamo da un problema già attuale: il debito sovrano.

Per affrontare un debito che pesa ormai praticamente su tutta l'umanità attraverso la struttura finanziaria che ci siamo dati, la tassazione dei super-ricchi viene sempre più indicata come una delle possibili vie per evitare crisi fiscali e finanziarie.

Gli stessi super-ricchi che, nel frattempo, potrebbero avere la possibilità di costruire una vera e propria struttura dell'abbondanza economica: un sistema produttivo talmente automatizzato ed efficiente da rendere potenzialmente il denaro sempre meno necessario per soddisfare i bisogni fondamentali.

Ed è qui che emerge il paradosso.

Più passa il tempo, più il peso del debito sovrano e le trasformazioni strutturali prodotte dall'AI potrebbero rendere questi individui contemporaneamente indispensabili per finanziare la transizione e indispensabili per costruire la nuova struttura produttiva ed economica del futuro.

In una posizione del genere, non potrebbero arrivare a mettere l'umanità sotto ricatto politico?

Potrebbero chiedere di trasformare il loro potere economico e tecnologico in potere politico, diventando una classe oligarchica legittimata proprio dal loro "potere strutturale".

Non sarebbe più necessario conquistare gli Stati.

Potrebbe essere sufficiente renderli progressivamente dipendenti.

E a quel punto potremmo assistere alla fine degli Stati come li abbiamo conosciuti, alla progressiva svuotamento della democrazia e alla nascita di una società nella quale la popolazione, pur avendo sempre meno possibilità di scegliere politicamente, accetta la propria condizione perché tutti i suoi bisogni materiali sono comunque soddisfatti.

Non una dittatura della scarsità.

Una dittatura dell'abbondanza.

La coercizione dell'abbondanza.

La tecnocrazia oligarchica.

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u/TaiParvus — 10 days ago

Ma Grillo di cosa si arrabbia? Quando nacque il M5S all'epoca mi chiedevo come quel movimento avrebbe affrontato le cause psicologiche e culturali del male della politica italiana...

...scoprendo quasi subito che nell'analisi e nella prassi politica del M5S non compariva nessuna considerazione culturale profonda, nessuna psicologia politica e sociale, nulla di ciò che avrebbe dovuto fondare il M5S.

Perché se volevano cambiare qualcosa avrebbero dovuto affrontare il problema culturale di fondo, mettendolo almeno a bilancio dei motivi principali delle criticità della politica italiana.

Quando capii che questa "saggezza" era gravemente venuta a mancare, intuii le gravi conseguenze di quella deficienza, cioè quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: il M5S vive della stessa psicologia di tutti quei partiti che in teoria dovevano combattere.

Anzi in un certo senso sono anche peggio perché hanno reso il populismo una perversa arma di manipolazione sociale carica di estrema ipocrisia e demagogia.

La perversa creatura di Grillo è conseguenza della sua ingenuità "umanistica" più che politica.

Credere che la classe politica italiana venisse da una sorta di dimensione parallela votata al male, invece che dalla società stessa e dalla sua cultura, è stato un errore madornale e oggi ne paghiamo le conseguenze.

Grillo non conosceva se stesso, il suo narcisismo, come non conosceva o non voleva conoscere la natura culturale che c'era e c'è dietro la malapolitica italiana.

Arrabbiarsi contro il M5S invece che con sé stesso è l'ennesimo sintomo del suo narcisismo e del suo cronico rigetto di una verità che non vuole ancora accettare: ha sbagliato tutto, il male era dentro di lui e nella cultura italiana.

A questo punto io mi chiedo: ma se si riprovasse a creare un nuovo movimento di trasformazione politica, basato però questa volta su un'analisi ben più accurata e saggia dei motivi dietro al male dell'establishment, guardando dunque all'origine del problema nei fenomeni di psicologia sociale e di scienza politica, se si partisse subito con un manifesto di questo tipo, questo nuovo movimento potrebbe ritagliarsi il suo ruolo nella politica italiana?

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u/TaiParvus — 21 days ago
▲ 4 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Ma Grillo di cosa si arrabbia? Quando nacque il M5S all'epoca mi chiedevo come quel movimento avrebbe affrontato le cause psicologiche e culturali del male della politica italiana...

...scoprendo quasi subito che nell'analisi e nella prassi politica del M5S non compariva nessuna considerazione culturale profonda, nessuna psicologia politica e sociale, nulla di ciò che avrebbe dovuto fondare il M5S.

Perché se volevano cambiare qualcosa avrebbero dovuto affrontare il problema culturale di fondo, mettendolo almeno a bilancio dei motivi principali delle criticità della politica italiana.

Quando capii che questa "saggezza" era gravemente venuta a mancare intuii le gravi conseguenze di quella deficienza cioè quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: il M5S vive della stessa psicologia di tutti quei partiti che in teoria dovevano combattere.

Anzi in un certo senso sono anche peggio perché hanno reso il populismo una perversa arma di manipolazione sociale carica di estrema ipocrisia e demagogia.

La perversa creatura di Grillo è conseguenza della sua ingenuità "umanistica" più che politica.

Credere che la classe politica italiana venisse da una sorta di dimensione parallela votata al male, invece che dalla società stessa e dalla sua cultura, è stato un errore madornale e oggi ne paghiamo le conseguenze.

Grillo non conosceva se stesso, il suo narcisismo, come non conosceva o non voleva conoscere la natura culturale che c'era dietro la malapolitica italiana.

Arrabbiarsi contro il M5S invece che con sé stesso è l'ennesimo sintomo del suo narcisismo e del suo cronico rigetto di una verità che non vuole ancora accettare: ha sbagliato tutto, il male era dentro di lui e nella cultura italiana.

A questo punto io mi chiedo: ma se si riprovasse a creare un nuovo movimento di trasformazione politica, basato però questa volta su un'analisi ben più accurata e saggia dei motivi dietro al male dell'establishment, guardando dunque all'origine del problema nei fenomeni di psicologia sociale e di scienza politica, se si partisse subito con un manifesto di questo tipo questo nuovo movimento potrebbe ritagliarsi il suo ruolo nella politica italiana?

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u/TaiParvus — 22 days ago

Delegare alle AI anche compiti di progettazione non rischia di toglierci le capacità creative e il dominio dei progetti tecnologici?

Proietto il mio pensiero al futuro ovviamente ma comunque un futuro sicuramente prossimo.

Più il progetto diventa complesso più diventa in generale difficile gestirlo anche da parte di chi lo ha concepito ma se ad assistere la progettazione intervengono le AI in modo sempre più capillare e soprattutto non si ha nemmeno il tempo di comprendere la complessità generata, non rischiamo di diventare dipendenti dalle AI per la gestione progettuale della tecnologia?

Mi fa venire in mente l'archeotech di Warhammer 40k.

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u/TaiParvus — 23 days ago

Il bias di conferma è probabilmente uno dei principali limiti cognitivi della nostra specie. Nell'era dei social media e degli algoritmi viene sfruttato per orientare opinioni e comportamenti, rendendo la manipolazione dell'informazione più efficace che in passato.

La qualità di una democrazia dipende anche dalla capacità critica media dei suoi cittadini. Eppure la scuola dedica ancora poco spazio all'insegnamento del pensiero critico, della logica, dei bias cognitivi e della valutazione delle fonti. In altre parole, spesso insegniamo nozioni, ma non insegniamo abbastanza come difendere la democrazia attraverso il ragionamento.

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u/TaiParvus — 25 days ago
▲ 4 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Senza una governance internazionale che definisca principi economici e sociali condivisi per l'era dell'intelligenza artificiale, il rischio è una crescente frammentazione dell'economia mondiale.

In questo scenario, gli Stati dotati di una maggiore autonomia strategica (energetica, alimentare, industriale e tecnologica) potrebbero affrontare la transizione con maggiore resilienza, mentre quelli più dipendenti dall'esterno rischierebbero di diventare progressivamente più vulnerabili, aumentando la loro esposizione a pressioni economiche e politiche da parte degli Stati più autonomi.

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u/TaiParvus — 26 days ago
▲ 2 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Misurare la propria felicità è possibile

O almeno per me lo è secondo pochi ma fondamentali parametri: la salute, l'affettività e la possibilità di esprimere la propria vocazione.

Se la salute viene meno, viene meno anche la dignità della vita, perché le gravi patologie possono privare della libertà, consumare il tempo e restringere lo spazio delle possibilità.

L'affettività, invece, dona senso alla nostra esistenza attraverso il legame con le persone che amiamo e che ci amano.

Infine, c'è la possibilità di esprimere realmente la nostra essenza: mettere a frutto le nostre qualità quando comprendiamo chi siamo e quale significato vogliamo dare alla nostra vita.

La felicità si può allora misurare con un valore da 0 a un massimo di 3 e per chi vorrebbe il 4 forse è meglio che trovi il coraggio di dirsi finalmente la verità.

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u/TaiParvus — 1 month ago

Un effetto positivo della disoccupazione tecnologica sarà il crollo dei prezzi di merci e servizi: molta disoccupazione ma tutto costerebbe estremamente meno.

Con un costo della vita estremamente basso la possibilità di un vero reddito base universale diventerebbe più fattibile ma dove trovare la liquidità per realizzarlo?

Forse tassando le aziende anche in base a un indice di automazione.

A livello teorico la questione sembrerebbe funzionare ma per arrivare all'equilibrio necessario perché quel meccanismo si realizzi è facile intuire che prima dovremo soffrire una fase di squilibrio iniziale con conseguenze politiche estremamente impattanti a tutti i livelli.

Ma in realtà la questione poi non è solo veramente economica e politica, c'è molto altro in gioco...

P.S.

Mi si fa notare nei commenti che i prezzi non dipendono solo dai costi ma anche da meccanismi speculativi e dalla domanda: tutto assolutamente vero, però dobbiamo anche dire che la domanda andrà a calare proprio perché la capacità dei salari andrà a scemare e anche questo comporterà la diminuzione dei prezzi e per quanto riguarda le speculazioni ricordiamoci che sono comunque illegali e riescono solo con intervalli di tempo limitati: di fatto tutto sembra spingere soprattutto al fatto che si abbasseranno i prezzi più che per altri scenari.

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u/TaiParvus — 1 month ago

Se la vittoria tattica della Russia non potrà mai coincidere con una sua vittoria startegica... perché la Russia continua a combattere e non scende a reali compromessi?

Perché a questo punto c'è di mezzo il futuro dell'attuale governance russa e questa situazione non ha possibilità di uscita se non in un solo difficile modo: la fine dell'attuale governo russo nella speranza che il successivo non provi a continuare il conflitto spinto da paure ancestrali o dal proseguimento del paternalismo politico verso l'Ucraina.

Non vedo possibile il congelamento perpetuo del conflitto, ne un accordo che entrambe le parti accetterebbero anche con nuovi governi a Kiev o in EU.

Comunque se non ci sarà pace di sicuro abbiamo capito cosa significa "guerra" oggi e anche la crisi di Hormuz ha confermato la situazione: la prima grande deterrenza sarà essere quelli che si difendono.

Se militarmente chi si difende è sempre stato in vantaggio a parità di forze impiegate tra le parti in conflitto, oggi la guerra moderna dimostra che con le tecnologie attuali questa situazione è ancora più marcata, il vantaggio di chi difende è ancora maggiore e il problema dei costi economici diventa un fattore determinate.

C'è poi l'interdipendenza economica che domina il globo, altro fattore che dovrebbe essere un deterrente da non scordare.

La morale è che oggi non si possono più fare le guerre del 900, ci si rimette troppo per quello che si potrebbe guadagnare.

Se nonostante queste considerazioni si continuerà a fare guerre "anacronistiche" il motivo sarà principalmente dovuto alla malata psicologia che fa purtroppo parte dei processi decisionali della nostra specie.

Si faranno guerre per bias cognitivi, ideologia, disturbi di personalità, etc.

Non che in passato non sia già accaduto ma i problemi psicologici concorrevano a interessi reali e calcoli razionali: in futuro probabilmente non sarà più così.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 4 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Gestire le conseguenze dell'AI sulla struttura economica e sociale ci farà rivalutare il socialismo rivoluzionario?

Un socialismo che storicamente è sempre degenerato in macchine statali repressive che all'atto pratico erano di fatto dei totalitarismi.

Ma era tutto da buttare? Si.

Si perché quegli "esperimenti" non erano la reale conseguenza della ricerca politica della giustizia sociale ma erano scaturiti da "semi piantati in terreni sbagliati" e credo che Marx su questo sarebbe assolutamente d'accordo nonostante credo sia innegabile che parte del problema nasca dalle sue semplificazioni.

Ma evitando di parlare troppo di un argomento storico altamente complesso e divisorio, e tornando veramente sul pezzo del titolo, mi viene da pensare:

se non potremo più basare le società sul lavoro perché le basaremo sull'AI, se il lavoro non sarà più il mezzo per la distribuzione del reddito, non saremo per forza di cose costretti a stravolgere in senso "tecnosocialista" le nostre società per riuscire a sostenerle?

Io non vedo altre alternative funzionanti... e se tolgo il "funzionanti" quello che rimane è veramente distopico.

P.S.

Chi crede che l'AI non abbia il potenziale presente o futuro di rimpiazzare l'uomo in qualsiasi professione, chi crede che l'uomo in futuro sarà ancora utile a se stesso, vive secondo me una pericolosa illusione: non è "sé" ma "quando" e a quel quando la risposta è "molto presto".

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 0 r/PensieriItaliani+1 crossposts

E se la Cina diventasse la prima grande vittima del nuovo fuoco? Parlo ovviamente dell'AI...

Credo che la similitudine col fuoco, il grande game changer biologico dei nostri antenati primati, sia la più azzeccata in assoluto: il fuoco ci ha dato moltissime possibilità in più di sopravvivere permettendo poi agli esseri umani di investire nella tecnologia di cui è la base.

Il fuoco però ha anche amplificato la nostra capacità distruttiva, e dunque anche auto-distruttiva, ed è proprio su questo aspetto che la similitudine con l'AI dovrebbe più preoccuparci.

Ma andiamo al dunque: la Cina è lanciata all'uso sempre più massiccio dell'automazione all'interno di qualsiasi contesto umano, futuro che ci riguarderà tutti ma che vede il dragone in testa nella gara con il tempo.

Ed è proprio questo il punto: probabilmente saranno i primi a beneficiare dei vantaggi di questo stravolgimento antropologico (come poi si vantano di una vanitá che ha un fine politico) ma allo stesso tempo saranno anche coloro che potrebbero rimanerne schiacciati.

Potremmo assistere al collasso del loro splendore colpiti da un male alieno, quanto estremamente pericoloso, che l'umanità non ha mai affrontato.

Ciò rovescerebbe totalmente la situazione che vede oggi la Cina emergere e noi a guardarla stupiti se non addirittura invidiosi!

Se questa ipotesi del collasso cinese a causa dell'AI fosso vera, forse oggi a essere veramente in vantaggio storico saremmo noi in realtá, perché potremmo imparare dai gravi errori che probabilmente faranno i cinesi.

Potremmo usare l'AI in modo più consapevole invece di rischiare di cadere nella probabile semplificazione cinese che vede il potere direttamente proporzionale a un cieco sviluppo dell'AI, cieco sulle conseguenze di una struttura economica e sociale costruita su altre basi.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 23 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Il dramma dell'antioccidentalismo sta nel suo essere a tutti gli effetti un'ideologia...

...e oggi con la parola "ideologia" non intendiamo più solo un sistema coerente di idee, un analisi e dei valori politici, ma intendiamo la sua degenerazione in un insieme di dinamiche psicologiche affini all'ortodossia religiosa: dogmi, appartenenza identitaria, immunità alla critica e distinzione manichea tra bene e male.

Oggi più che mai l'antioccidentalismo è strumento strategico della propaganda russa, perché sfrutta criticità reali della storia dell'occidente (perché i peccati è indubbio che ci siano) per creare però una morale strumentalmente semplificata.

Grazie a questa semplificazione, che vede nell'occidente quasi l'espressione del male maggiore che l'umanità abbia mai generato, la Russia di Putin è addirittura riuscita a far credere a molti di essere una sorta di luminosa alternativa o la sua conseguenza politica, soprattutto in politica estera.

Ma come è potuta succedere una cosa così paradossale? La risposta è nell'ideologia appunto, la risposta è psicologica, non veramente politica.

L'ideologia degenera perché l'uomo tende a semplificare la realtà per combattere, cioè per agire politicamente.

Probabilmente c'è di mezzo qualcosa di profondamente biologico, come accade per le euristiche psicologiche, ma aldilà dell'origine di questo fenomeno non si può non ammettere che esso sia un problema estremamente grave ed endemico nella storia dell'umanità.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 5 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Il principale limite dell'attivismo politico dal basso non è necessariamente la mancanza di convinzioni, ma la tendenza a confondere l'espressione delle convinzioni con l'efficacia politica.

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u/TaiParvus — 2 months ago

Post-umanesimo e AI

Pensavo che potremmo far cominciare il post-umanesimo nel momento in cui chiederemo a un'AI come poter vivere più a lungo e avendo come risposta una soluzione con risvolti commerciali reali. Sarà quello l'inizio.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 1 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Il vero motivo delle grandi guerre attuali

Le guerre a cui assistiamo sono in parte conseguenza della volontà psicologica di fuggire da una stagnazione economica e sociale corrosiva che alcuni leader sentono estremamente pericolosa.

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Prima la guerra era il proseguimento della politica con altri mezzi, ora invece è anche una cieca ricerca di combattere l'ansia causata da un presente auto-distruttivo e un futuro incerto.

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Sono guerre forse più pericolose perché l'obiettivo politico non è chiaro, soprattutto se si analizzano le conseguenze sul lungo termine, ma vengono comunque portate avanti per una sorta di disperazione.

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Gli USA e la Russia sono chiari esempi di questa situazione e in una certa misura anche Israele anche se nel loro caso, senza ovviamente che ciò giustifichi nulla, è una questione che va avanti da quasi un secolo.

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Sono forse guerre "di trasformazione", "di transizione storica", cioè nascono dall'incapacità psicologica di gestire i grandi cambiamenti antropologici a cui andiamo incontro:

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il nuovo spaventa e allora la rigidità psicologica vince su qualsiasi logica razionale e il fatto che a portare avanti questi deliri siano anche persone anziane, che vivono una crisi d'età per ovvie ragioni biologiche, sicuramente non aiuta.

​

Chi in futuro continuerà a guardare alla politica in soli termini di interessi economici e poco altro, senza analizzare la complessitá psicologica in gioco, continuerà a portare avanti un errore che sarà una zavorra e una distorsione per qualsiasi nobile lotta politica si possa voler portare avanti in futuro.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 16 r/PensieriItaliani+1 crossposts

La storia sarà decisa da super-potenze illiberali? Come si contrasta questa evenienza senza una super-potenza democratica?

È la domanda che mi pongo e il pericolo più grande che vedo per il nostro futuro.

Mi rendo anche conto che se questo dovrebbe essere il pericolo che più dovrebbe farci riflettere, troppi sono invece ossessionati dalle criticità politiche del nostro continente, criticità che poi sono usate come arma nella guerra ibrida con gli attori esterni:

qualsiasi difficoltà politica interna verrà usata, dagli attori esterni, come pretesto per delegittimare e demonizzare i leader politici e i loro governi, la strategia è questa.

Il metro ideologico e il qualunquismo stanno distorcendo pericolosamente la percezione che sia ha dell'EU, che viene in sostanza demonizzata, senza che essa sia invece vista in un'ottica più relativa, relativa soprattutto alle alternative politiche mondiali attive nello scacchiere.

Se il metro NON fosse sempre questo, forse ci renderemmo conto di quanto siamo fortunati, di quanto, nonostante tutto, le nostre destre siano contenute all'interno di valori democratici che nel resto del mondo si sognano, addirittura l'ambientalismo ha un peso politico per quanto relativo e la costituzione e la magistratura possono intervenire per arginare eventuali derive.

Allora va tutto bene? No! Perché si sente gravemente la mancanza di una sinistra che possa definirsi veramente tale e soprattutto che possa rappresentare qualcosa di politicamente più evoluto rispetto a ciò che storicamente ha rappresentato, evoluzione obbligatoria visto la fine che ha fatto.

Ma tornando al principio di questo discorso, ora quale è il problema più grave che una persona di sinistra dovrebbe porsi in questo momento storico?

Le attuali destre moderate europee? O la possibilità che le destre estreme le sostituiscano supportate da super-potenze illiberali o che lo stanno diventando sempre più (devo specificare a chi mi riferisco?).

È innegabile che il motivo dell'ascesa dell'estrema destra sia conseguenza proprio delle criticità interne all'UE ma lasciare che ciò diventi l'arma principale del pericolo maggiore è strategicamente sbagliato.

Quando sento che il problema principale è l'EU, che l'EU è solo un progetto ipocrita dominato in sostanza da valori e poteri che di sinistra non hanno nulla, etc. sento un forte pericolo.

Non solo però perché è un giudizio che fa cherry picking delle sole sue ombre, ma anche e soprattutto perché non tiene conto dell'altro problema(...), problema che potrà essere affrontato probabilmente solo con una federazione europea degna di questo nome.

Non giudico negativamente chi sottolinea problemi europei evidenti, questo no, ma sono preoccupato per chi non si ammette che purtroppo quelli che osserva non sono i problemi più gravi e invece di cadere nel qualunquismo dovrebbe riuscire ad ammettersi che c'è bisogno, nonostante tutto, di portare l'EU verso un nuovo orizzonte politico.

È una questione vitale per preservare i valori della democrazia in un futuro multipolare dominato in sostanza da regimi illiberali.

L'Europa ha difetti enormi e va trasformata profondamente. Ma in un mondo sempre più segnato dalla competizione tra grandi potenze illiberali, distruggere l'unico spazio politico sovranazionale fondato sulla democrazia sarebbe un errore storico.

La sfida non è abbandonare il progetto europeo, ma renderlo finalmente all'altezza delle promesse che non ha ancora mantenuto.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 6 r/PensieriItaliani+1 crossposts

La concorrenza di due gravi problemi politici che riguardano l'Europa e il dramma dell'ideologia e forse dell'ansia...

Oggi viviamo due grandi problematiche politiche, una problematica più interna e una problematica più esterna.

La problematica interna è quella che riguarda la crisi generale delle istituzioni, problema che ci portiamo dietro da moltissimi anni, quella esterna è quella di una politica estera gravemente in crisi con la fine del neo-liberismo a guida USA, la nascita più o meno ufficiale del multipolarismo, e Russia, USA e Israele che cavalcano, ognuno a modo proprio, le grandi strasformazioni in atto come conseguenza anche del proprio processo trasformativo.

Ribadiamolo: due grandi problemi che concorrono, non uno solo, e il secondo, quello esterno, estremamente più pericoloso perché può stravolgere completamente i parametri politici del futuro.

Dobbiamo anche ammettere una cosa: quando c'è crisi sociale aumenta la probabilità che emergano le estreme destre: è quasi una costante antropologica storica a parte alcune eccezioni dove invece è emersa la sinistra (che però oggi non c'è!).

Le estreme destre si somigliano molto tra loro, per ovvi motivi, e possono entrare facilmente in complicità politica come di scontro.

Se mettiamo a fuoco la situazione europea ci troviamo tra l'incudine e il martello di USA autocratici wannabe di cui siamo sempre stati spesso colonia (con la ribellione dell'euro e di parte della nostra industria militare) e una Russia che da sempre è atroce esempio di governo sanguinario e illiberale, oggi anche invasore militare e pericoloso manipolatore politico e sociale.

Poi c'è purtroppo anche Israele, che continua a alimentare un incendio sociale e politico come fa da sempre, situazione che, o prima o poi, gli si ritorcerà contro, come è sempre stato.

Ma torniamo alla concorrenza dei problemi: in Europa c'è una crisi istituzionale che rende fragile l'interno... ma c'è anche un violentissimo attacco dall'esterno, dicasi soprattutto Russia, che su questa crisi punta per poter approfittarne per affossare completamente il paradossale, fragile e contadditorio progetto europeo.

Sia chiaro che anche gli USA vogliono la stessa cosa in molti ambienti (vedi Epstein Files), avendo paura della nascita di una nuova super-potenza, con una capacità industriale e un mercato tali da poter entrare di diritto nello scacchiere del multipolarismo, e con un esercito che sarebbe per numero di unità secondo solo a quello della Cina:

entrasse anche quel Canada che ha bussato alla nostra porta, sarebbe per USA e Russia un vero incubo.

Problemi che concorrono dicevamo: una crisi interna e una esterna... ma cosa è più pericoloso e distruttivo tra i due?

Buon senso vorrebbe che si dicesse il secondo... perché il secondo problema porta verso l'emergere di governi di estrema destra, pilotati da Russia e USA, situazione ben peggiore della crisi istituzionale che ci portiamo avanti da sempre, con governi sostanzialmente di destra a rappresentare la loro criticabile connotazione politica, passività e inettitudine.

Nonostante ciò sono loro che stanno gestendo l'immensa infuocata patata bollente del problema esterno di cui sopra e se cadono loro, e con loro il progetto europeo, la cosa più probabile è che qualcosa di estremamente peggiore sopraggiungerà, anche perché non si sa bene più cosa sia rimasto a sinistra e a quale elettorato si rivolga.

La situazione è questa: se cadono queste destre aumenta la probabilità che arrivino le estreme destre: non è certo ma è molto probabile.

Con questo meccanismo politico a muovere i suoi ingranaggi, con questo immenso e probabile rischio, la scelta di sinistra migliore quale dovrebbe essere da parte di chi si sente di appartenere a quella visione del mondo e della società che da sempre è avversa alle destre?

In una situazione come questa si può veramente scegliere in base a un pensiero ideologico, nel senso più dogmatico e religioso del termine?

E continuare a vedere come nemico principale da colpire i governi di destra attuali, che di fatto, nelle loro contraddizioni e ipocrisie, stanno combattendo l'avanzata delle estreme destre "esterne"?

La risposta politica, tossica, a questa domanda, la risposta che vedo emergere il più delle volte, è quella di togliere dall'equazione il problema esterno di cui sopra, magari trasformandone la natura per renderlo "conseguenza del primo problema", e di fatto togliere un metro sulla scala di rischio politico.

Un bias utile a risolvere la questione, ma pure sempre un bias, perché la verità è che il problema esterno è sempre andato per la sua strada, spinto dalla storia più che dal primo problema, ed è un problema oggettivamente estremamente grave: l'EU è sotto attacco politico e non servono i missili per essere attaccati a questo punto.

Ma chi si ostina a usare questa riscrittura dei fatti non credo lo faccia solo perché spinto dall'ideologia, non basterebbe, ma forse lo fa anche probabilmente spinto dall'ansia per la guerra (congettura personale sia chiaro):

meglio credere che la questione sia risolvibile tramite il "problema interno" che ammettersi che il problema sia decisamente esterno e in pratica non facilmente risolvibile, se non con un costo inaccettabile, soprattutto per una persona che si sente all'interno di valori di sinistra: arriva la pace perché vince la coercizione militare della Russia.

La politica è psicologia, tutto il resto è sovrastruttura che la alimenta, questo oramai è chiaro, ma se è questa la verità molte insidie che riguardano la politica sono di fatto insidie psicologiche.

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u/TaiParvus — 2 months ago
▲ 7 r/PensieriItaliani+1 crossposts

Quanto impatta la sistematica e aggressiva propaganda russa sull'opinione pubblica europea? Le nostre democrazie sono sotto hacking russo?

Gli studi fatti sembrano mostrare che sicuramente funziona nell'amplificare le divisioni, generare qualunquismo e sfiducia nelle istituzioni, mentre è meno chiaro quanto riesca proprio a manipolare il pensiero critico, a che livelli arrivi.

Ma aldilà della misura del problema rimane il fatto che siamo sotto un tipo di attacco che mostra chiaramente come le democrazie, per loro stessa natura, siano facilmente colpibili dall'interno dei propri valori di libertà di espressione, di pluralismo mediatico, accesso aperto all'informazione, tolleranza del dissenso, etc. tutte cose che un sistema illiberale come quello russo non ha! Mettendolo per questo in una condizione di vantaggio tattico in quella che qualcuno ha chiamato "guerra ibrida".

La mia domanda allora è: se la guerra oramai sfrutta i canali dell'informazione, come possiamo difenderci? Quale è la prassi politica da attuare contro questo tipo di attacchi?

La pedagogia della coscienza critica richiede tempi incompatibili e una cultura appropriata... ma intanto che si fa?

Come si difende una società aperta senza trasformarla in una società chiusa? Come si supera il paradosso della tolleranza?

Ho trovato addirittura una donna intellettuale filo-putiniana che costruiva la sua propaganda basandosi proprio su questa "falla".

Una donna assolutamente intelligente quanto diabolica, che puntava il dito su tutti coloro che sottolineavano il pericolo di persone manipolate psicologicamente per fini politici, sostenendo che chi pone la questione in questi termini voglia soffocare il dissenso: "chi decide chi è manipolato e chi no?", questa la sua provocazione.

Provocazione che però nasconde strumentalmente un problema reale e lo fa ridendo sotto i baffi in modo sarcastico, come per dire tra le righe: "siete democratici? Beccatevi le conseguenze della democrazia! Tutti hanno diritto di dire la loro!".

Il bello è che Platone millenni fa aveva messo in guardia su questo problema e di sicuro all'epoca non c'erano i social.

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u/TaiParvus — 2 months ago