L'ideologia come filtro dogmatico della realtà, come religione: uno dei più gravi storici problemi del rapporto tra uomo e politica

Che l'uomo tenda con facilità a coltivare una forma mentis religiosa lo si può osservare anche nel modo in cui, in politica, tende a trasformare l'ideologia in un filtro dogmatico della realtà.

Come nella religione si ricercano facilmente verità, certezze e un sistema coerente di significati, così in politica si tende spesso a costruire una visione del mondo capace di fornire risposte prima ancora che siano state adeguatamente indagate le domande.

Il problema nasce quando l'ideologia non è più una semplice interpretazione della realtà, ma diventa il criterio attraverso cui stabilire quale realtà sia accettabile. A quel punto non sono più i fatti a mettere alla prova le convinzioni: sono le convinzioni a selezionare, interpretare e talvolta deformare i fatti.

Ed è precisamente qui che l'analisi politica dovrebbe distinguersi dal pensiero dogmatico. Una teoria politica non dovrebbe essere il punto di partenza dal quale ricavare la realtà, ma una costruzione provvisoria continuamente sottoposta alla realtà stessa. Dovrebbe essere conseguenza di una rigorosa ricerca epistemologica: osservare i fatti, formulare ipotesi, confrontarle con le evidenze, cercare deliberatamente ciò che potrebbe smentirle e modificare le proprie conclusioni quando le evidenze lo richiedono.

In questo senso, il vero antidoto all'ideologizzazione della politica non è necessariamente l'assenza di valori, ma la disponibilità a mettere i propri valori interpretativi in una posizione epistemicamente subordinata ai fatti.

Il problema più profondo, quindi, non è che l'uomo abbia bisogno di credere in qualcosa. È che troppo facilmente trasforma ciò in cui crede nel criterio con cui decide ciò che è vero.

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u/TaiParvus — 11 days ago

E se il fatto di essere una società molto anziana si rivelasse una situazione sociale conveniente per il futuro?

Ovviamente non nego tutti i gravi problemi dovuti a questa situazione, in primis la scarsità di risorse umane utili alla società stessa per qualsiasi scopo e il problema del circuito finanziario: tasse, spesa pubblica, pensioni e debito sovrano, meccanismo che richiede banalmente una società giovane e numerosa a contribuire al mantenimento di sé stessa e dei suoi debiti, almeno finché la struttura demografica e i suoi rapporti rimangono per come sono. Tutto vero.

C'è da fare però delle considerazioni sui grandi cambiamenti tecnologici in atto e sul futuro della crisi ambientale ed eco-climatica che ci attende:

l'automazione comporterà sempre meno forza lavoro umana necessaria a svolgere qualsiasi mansione, cosa che di fatto limiterà il problema della scarsità di personale di una società che decresce.

E altra questione non da poco è il fatto di guardare alla società non solo come risorsa ma anche come sostenibilità, come costi economici. La società non è solo un asset economico ma anche e soprattutto un grande fattore del bilancio ecologico.

Le grandi superpotenze emergenti hanno popolazioni enormi che necessitano di grandissimo sostentamento ed esigenze di qualsiasi tipo.

In caso di carestia, epidemia e disastri ambientali, gestire società così enormi richiede costi immensi, senza contare gli scontri sociali che ne conseguirebbero.

Se alla base della vita c'è l'ambiente e la società è vita, nel momento in cui ci fosse un grave problema ambientale a compromettere risorse idriche e coltivazioni, va da sé come più è grande una società più in un momento di grave crisi essa collassa: c'è un rischio sistemico demografico a pesare gravemente sulle società di grandi dimensioni.

Se ci aggiungiamo che la disoccupazione tecnologica comporterà l'esigenza di cambiamenti strutturali radicali e che più una società è vasta più il cambiamento richiede tendenzialmente tempo, di un tempo che però potrebbe essere estremamente limitato per evitare gravissimi problemi, perché la transazione istituzionale non va alla stessa velocità della transizione tecnologica, alla luce di tutti questi cambiamenti siamo veramente sicuri che una società in decrescita sia solo un problema in relazione ai cambiamenti storici che dovremo affrontare?

Ma per fare una tesi veramente equilibrata l'altra domanda da farsi è sicuramente questa: come possiamo sviluppare una società prospera anche se in decrescita sfruttando l'evoluzione tecnologica, trasformando le istituzioni e con risorse naturali sempre più vincolate?

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u/TaiParvus — 16 days ago

Perché il pericolo delle AI è peggiore della corsa agli armamenti atomici...

...perché la capacità distrutriva potrebbe essere paragonabile, ma a differenza di ciò che accadeva con quella tecnologia militare, noi dell'AI non comprendiamo veramente la complessità.

È un po' come avere delle testate nucleari i cui meccanismi di lancio e innesco non sono decifrabili da mente umana.

E c'è da aggiungere che mentre le atomiche non hanno capacità cognitive proprie, non possono prendere iniziative, ma erano(...) conseguenza delle scelte dell'uomo, con l'AI questo rapporto cambia perché la scelta può anche non essere totalmente gestita dall'uomo.

Un tempo la politica internazionale era conseguenza della consapevolezza e della scelta umana, oggi andiamo verso qualcosa di estremamente diverso e molto più pericoloso.

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u/TaiParvus — 1 month ago

Il supporto dell'AI per migliorare la forma della letteratura che produciamo, rende la stessa NON originale?

Se diamo all'AI un contenuto e le chiediamo di migliorarne la forma, come forse farebbe un correttore di bozze o quasi, dobbiamo considerare il contenuto rivisitato come qualcosa che non ci appartiene in realtà?

Oppure il valore del contenuto che diamo in pasto all'AI di fatto fa del risultato dell'elaborazione, qualcosa di comunque nostro e dunque originale?

Io ho già la mia risposta ma questa domanda nasce dall'aver notato come a volte su reddit si gestisca il rapporto con letteratura supportata da AI con una rigidità forse eccessiva.

È comprensibile il problema che si vorrebbe arginare ma credo sia una lotta contro i mulini a vento.

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u/TaiParvus — 1 month ago

Could climate change, permanent conflictual multipolarity, technological unemployment with extremely dangerous AI–society misalignment, and the social normalization of dysfunctional behaviors be the real horsemen of the apocalypse?

Climate change increases scarcity, migration, food and energy insecurity, and competition for resources.

Conflictual multipolarity makes a cooperative response more difficult: each power may perceive another's crisis as a strategic opportunity.

Automation and AI could transform work much faster than institutions can redistribute income, status, and a sense of social usefulness.

AI–society misalignment may be the most unpredictable multiplier: extremely powerful systems embedded within institutions, norms, and cultures designed for a world that was technologically far less complex.

And then there is the social normalization of dysfunctional behaviors such as narcissism, tribalism, paranoia, impulsivity, an inability to tolerate frustration, compulsive validation-seeking, and so on.

These four phenomena could form a feedback loop:

climate crisis → geopolitical conflict → economic insecurity → social instability → psychological polarization → deteriorating cooperation → a less effective response to the climate crisis.

Meanwhile, in parallel:

AI/automation → transformation of work → loss of status and security → resentment/polarization → weaker institutions → reduced capacity to govern AI.

These are four horsemen of systemic destabilization:

ecological, geopolitical, technological, and psychocultural.

And these four horsemen will inevitably begin to resonate with one another.

How are we preparing for that?

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u/TaiParvus — 2 months ago

La grande prova storica del pensiero critico deciderà del nostro futuro.

Parte di questa prova si fonda su un aspetto che tormenta l'uomo da sempre, cioè la difficoltà antropologica di relazionarci con una realtà molto più complessa di quella che ci ha formati biologicamente.

Sentimenti, istinti, emozioni ed eristiche psicologiche, spesso drogano la nostra capacità critica: un problema che ci portiamo dietro da sempre.

Oggi però a tutto questo si aggiunge anche la possibilità di manipolare l'informazione in modo estremamente sofisticato, di diffonderla in modo molto capillare e tutto in totale anarchia, senza filtri che non possano esse anche giustamente accusati di essere anti-democratici.

La prova politica generale subisce le conseguenze di questo problema e in Italia anche l'età media della nostra popolazione potrebbe non aiutare: 47 anni.

Perché concorre le "saggezza dell'esperienza" con la rigidità delle convinzioni e il calo delle capacità cognitive, concorre una gioventù potenzialmente capace di uscire da schemi disfunzionali con una gioventù educata dal gruppo maggioritario cioè quello anziano: cosa vincerà?

La prova politica oggi è una grande prova di coscienza critica: riusciremo a superarla?

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u/TaiParvus — 2 months ago

Il ricatto all'umanità da parte della nuova iper-tecnologica classe capitalista dei super ricchi dell'AI.

Con l'ascesa dell'AI in ogni settore lavorativo, andiamo verso la crisi del paradigma economico che ha sostenuto l'era industriale da secoli: la disoccupazione tecnologica, una disoccupazione strutturale.

Ci sono molti scenari futuri possibili per affrontare questa trasformazione e, tempo fa, avevo proposto la possibilità di un utopistico socialismo tecnologico.

Oggi, invece, voglio esplorare una prospettiva più distopica, partendo da due fenomeni che caratterizzano la storia attuale.

La maggior parte della ricchezza economica del pianeta è concentrata nelle mani di un'élite ristrettissima e quegli stessi individui potrebbero diventare la nuova superclasse capitalista proprietaria della produzione dei servizi basati sull'AI e della robotica in generale, proprio perché saranno tra i pochissimi in grado di sostenere i costi enormi necessari a controllare l'intera filiera infrastrutturale.

Ma partiamo da un problema già attuale: il debito sovrano.

Per affrontare un debito che pesa ormai praticamente su tutta l'umanità attraverso la struttura finanziaria che ci siamo dati, la tassazione dei super-ricchi viene sempre più indicata come una delle possibili vie per evitare crisi fiscali e finanziarie.

Gli stessi super-ricchi che, nel frattempo, potrebbero avere la possibilità di costruire una vera e propria struttura dell'abbondanza economica: un sistema produttivo talmente automatizzato ed efficiente da rendere potenzialmente il denaro sempre meno necessario per soddisfare i bisogni fondamentali.

Ed è qui che emerge il paradosso.

Più passa il tempo, più il peso del debito sovrano e le trasformazioni strutturali prodotte dall'AI potrebbero rendere questi individui contemporaneamente indispensabili per finanziare la transizione e indispensabili per costruire la nuova struttura produttiva ed economica del futuro.

In una posizione del genere, non potrebbero arrivare a mettere l'umanità sotto ricatto politico?

Potrebbero chiedere di trasformare il loro potere economico e tecnologico in potere politico, diventando una classe oligarchica legittimata proprio dal loro "potere strutturale".

Non sarebbe più necessario conquistare gli Stati.

Potrebbe essere sufficiente renderli progressivamente dipendenti.

E a quel punto potremmo assistere alla fine degli Stati come li abbiamo conosciuti, alla progressiva svuotamento della democrazia e alla nascita di una società nella quale la popolazione, pur avendo sempre meno possibilità di scegliere politicamente, accetta la propria condizione perché tutti i suoi bisogni materiali sono comunque soddisfatti.

Non una dittatura della scarsità.

Una dittatura dell'abbondanza.

La coercizione dell'abbondanza.

La tecnocrazia oligarchica.

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u/TaiParvus — 2 months ago

Ma Grillo di cosa si arrabbia? Quando nacque il M5S all'epoca mi chiedevo come quel movimento avrebbe affrontato le cause psicologiche e culturali del male della politica italiana...

...scoprendo quasi subito che nell'analisi e nella prassi politica del M5S non compariva nessuna considerazione culturale profonda, nessuna psicologia politica e sociale, nulla di ciò che avrebbe dovuto fondare il M5S.

Perché se volevano cambiare qualcosa avrebbero dovuto affrontare il problema culturale di fondo, mettendolo almeno a bilancio dei motivi principali delle criticità della politica italiana.

Quando capii che questa "saggezza" era gravemente venuta a mancare intuii le gravi conseguenze di quella deficienza cioè quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: il M5S vive della stessa psicologia di tutti quei partiti che in teoria dovevano combattere.

Anzi in un certo senso sono anche peggio perché hanno reso il populismo una perversa arma di manipolazione sociale carica di estrema ipocrisia e demagogia.

La perversa creatura di Grillo è conseguenza della sua ingenuità "umanistica" più che politica.

Credere che la classe politica italiana venisse da una sorta di dimensione parallela votata al male, invece che dalla società stessa e dalla sua cultura, è stato un errore madornale e oggi ne paghiamo le conseguenze.

Grillo non conosceva se stesso, il suo narcisismo, come non conosceva o non voleva conoscere la natura culturale che c'era dietro la malapolitica italiana.

Arrabbiarsi contro il M5S invece che con sé stesso è l'ennesimo sintomo del suo narcisismo e del suo cronico rigetto di una verità che non vuole ancora accettare: ha sbagliato tutto, il male era dentro di lui e nella cultura italiana.

A questo punto io mi chiedo: ma se si riprovasse a creare un nuovo movimento di trasformazione politica, basato però questa volta su un'analisi ben più accurata e saggia dei motivi dietro al male dell'establishment, guardando dunque all'origine del problema nei fenomeni di psicologia sociale e di scienza politica, se si partisse subito con un manifesto di questo tipo questo nuovo movimento potrebbe ritagliarsi il suo ruolo nella politica italiana?

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u/TaiParvus — 3 months ago

Delegare alle AI anche compiti di progettazione non rischia di toglierci le capacità creative e il dominio dei progetti tecnologici?

Proietto il mio pensiero al futuro ovviamente ma comunque un futuro sicuramente prossimo.

Più il progetto diventa complesso più diventa in generale difficile gestirlo anche da parte di chi lo ha concepito ma se ad assistere la progettazione intervengono le AI in modo sempre più capillare e soprattutto non si ha nemmeno il tempo di comprendere la complessità generata, non rischiamo di diventare dipendenti dalle AI per la gestione progettuale della tecnologia?

Mi fa venire in mente l'archeotech di Warhammer 40k.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Il bias di conferma è probabilmente uno dei principali limiti cognitivi della nostra specie. Nell'era dei social media e degli algoritmi viene sfruttato per orientare opinioni e comportamenti, rendendo la manipolazione dell'informazione più efficace che in passato.

La qualità di una democrazia dipende anche dalla capacità critica media dei suoi cittadini. Eppure la scuola dedica ancora poco spazio all'insegnamento del pensiero critico, della logica, dei bias cognitivi e della valutazione delle fonti. In altre parole, spesso insegniamo nozioni, ma non insegniamo abbastanza come difendere la democrazia attraverso il ragionamento.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Senza una governance internazionale che definisca principi economici e sociali condivisi per l'era dell'intelligenza artificiale, il rischio è una crescente frammentazione dell'economia mondiale.

In questo scenario, gli Stati dotati di una maggiore autonomia strategica (energetica, alimentare, industriale e tecnologica) potrebbero affrontare la transizione con maggiore resilienza, mentre quelli più dipendenti dall'esterno rischierebbero di diventare progressivamente più vulnerabili, aumentando la loro esposizione a pressioni economiche e politiche da parte degli Stati più autonomi.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Misurare la propria felicità è possibile

O almeno per me lo è secondo pochi ma fondamentali parametri: la salute, l'affettività e la possibilità di esprimere la propria vocazione.

Se la salute viene meno, viene meno anche la dignità della vita, perché le gravi patologie possono privare della libertà, consumare il tempo e restringere lo spazio delle possibilità.

L'affettività, invece, dona senso alla nostra esistenza attraverso il legame con le persone che amiamo e che ci amano.

Infine, c'è la possibilità di esprimere realmente la nostra essenza: mettere a frutto le nostre qualità quando comprendiamo chi siamo e quale significato vogliamo dare alla nostra vita.

La felicità si può allora misurare con un valore da 0 a un massimo di 3 e per chi vorrebbe il 4 forse è meglio che trovi il coraggio di dirsi finalmente la verità.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Un effetto positivo della disoccupazione tecnologica sarà il crollo dei prezzi di merci e servizi: molta disoccupazione ma tutto costerebbe estremamente meno.

Con un costo della vita estremamente basso la possibilità di un vero reddito base universale diventerebbe più fattibile ma dove trovare la liquidità per realizzarlo?

Forse tassando le aziende anche in base a un indice di automazione.

A livello teorico la questione sembrerebbe funzionare ma per arrivare all'equilibrio necessario perché quel meccanismo si realizzi è facile intuire che prima dovremo soffrire una fase di squilibrio iniziale con conseguenze politiche estremamente impattanti a tutti i livelli.

Ma in realtà la questione poi non è solo veramente economica e politica, c'è molto altro in gioco...

P.S.

Mi si fa notare nei commenti che i prezzi non dipendono solo dai costi ma anche da meccanismi speculativi e dalla domanda: tutto assolutamente vero, però dobbiamo anche dire che la domanda andrà a calare proprio perché la capacità dei salari andrà a scemare e anche questo comporterà la diminuzione dei prezzi e per quanto riguarda le speculazioni ricordiamoci che sono comunque illegali e riescono solo con intervalli di tempo limitati: di fatto tutto sembra spingere soprattutto al fatto che si abbasseranno i prezzi più che per altri scenari.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Se la vittoria tattica della Russia non potrà mai coincidere con una sua vittoria startegica... perché la Russia continua a combattere e non scende a reali compromessi?

Perché a questo punto c'è di mezzo il futuro dell'attuale governance russa e questa situazione non ha possibilità di uscita se non in un solo difficile modo: la fine dell'attuale governo russo nella speranza che il successivo non provi a continuare il conflitto spinto da paure ancestrali o dal proseguimento del paternalismo politico verso l'Ucraina.

Non vedo possibile il congelamento perpetuo del conflitto, ne un accordo che entrambe le parti accetterebbero anche con nuovi governi a Kiev o in EU.

Comunque se non ci sarà pace di sicuro abbiamo capito cosa significa "guerra" oggi e anche la crisi di Hormuz ha confermato la situazione: la prima grande deterrenza sarà essere quelli che si difendono.

Se militarmente chi si difende è sempre stato in vantaggio a parità di forze impiegate tra le parti in conflitto, oggi la guerra moderna dimostra che con le tecnologie attuali questa situazione è ancora più marcata, il vantaggio di chi difende è ancora maggiore e il problema dei costi economici diventa un fattore determinate.

C'è poi l'interdipendenza economica che domina il globo, altro fattore che dovrebbe essere un deterrente da non scordare.

La morale è che oggi non si possono più fare le guerre del 900, ci si rimette troppo per quello che si potrebbe guadagnare.

Se nonostante queste considerazioni si continuerà a fare guerre "anacronistiche" il motivo sarà principalmente dovuto alla malata psicologia che fa purtroppo parte dei processi decisionali della nostra specie.

Si faranno guerre per bias cognitivi, ideologia, disturbi di personalità, etc.

Non che in passato non sia già accaduto ma i problemi psicologici concorrevano a interessi reali e calcoli razionali: in futuro probabilmente non sarà più così.

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u/TaiParvus — 3 months ago

Gestire le conseguenze dell'AI sulla struttura economica e sociale ci farà rivalutare il socialismo rivoluzionario?

Un socialismo che storicamente è sempre degenerato in macchine statali repressive che all'atto pratico erano di fatto dei totalitarismi.

Ma era tutto da buttare? Si.

Si perché quegli "esperimenti" non erano la reale conseguenza della ricerca politica della giustizia sociale ma erano scaturiti da "semi piantati in terreni sbagliati" e credo che Marx su questo sarebbe assolutamente d'accordo nonostante credo sia innegabile che parte del problema nasca dalle sue semplificazioni.

Ma evitando di parlare troppo di un argomento storico altamente complesso e divisorio, e tornando veramente sul pezzo del titolo, mi viene da pensare:

se non potremo più basare le società sul lavoro perché le basaremo sull'AI, se il lavoro non sarà più il mezzo per la distribuzione del reddito, non saremo per forza di cose costretti a stravolgere in senso "tecnosocialista" le nostre società per riuscire a sostenerle?

Io non vedo altre alternative funzionanti... e se tolgo il "funzionanti" quello che rimane è veramente distopico.

P.S.

Chi crede che l'AI non abbia il potenziale presente o futuro di rimpiazzare l'uomo in qualsiasi professione, chi crede che l'uomo in futuro sarà ancora utile a se stesso, vive secondo me una pericolosa illusione: non è "sé" ma "quando" e a quel quando la risposta è "molto presto".

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u/TaiParvus — 3 months ago

E se la Cina diventasse la prima grande vittima del nuovo fuoco? Parlo ovviamente dell'AI...

Credo che la similitudine col fuoco, il grande game changer biologico dei nostri antenati primati, sia la più azzeccata in assoluto: il fuoco ci ha dato moltissime possibilità in più di sopravvivere permettendo poi agli esseri umani di investire nella tecnologia di cui è la base.

Il fuoco però ha anche amplificato la nostra capacità distruttiva, e dunque anche auto-distruttiva, ed è proprio su questo aspetto che la similitudine con l'AI dovrebbe più preoccuparci.

Ma andiamo al dunque: la Cina è lanciata all'uso sempre più massiccio dell'automazione all'interno di qualsiasi contesto umano, futuro che ci riguarderà tutti ma che vede il dragone in testa nella gara con il tempo.

Ed è proprio questo il punto: probabilmente saranno i primi a beneficiare dei vantaggi di questo stravolgimento antropologico (come poi si vantano di una vanitá che ha un fine politico) ma allo stesso tempo saranno anche coloro che potrebbero rimanerne schiacciati.

Potremmo assistere al collasso del loro splendore colpiti da un male alieno, quanto estremamente pericoloso, che l'umanità non ha mai affrontato.

Ciò rovescerebbe totalmente la situazione che vede oggi la Cina emergere e noi a guardarla stupiti se non addirittura invidiosi!

Se questa ipotesi del collasso cinese a causa dell'AI fosso vera, forse oggi a essere veramente in vantaggio storico saremmo noi in realtá, perché potremmo imparare dai gravi errori che probabilmente faranno i cinesi.

Potremmo usare l'AI in modo più consapevole invece di rischiare di cadere nella probabile semplificazione cinese che vede il potere direttamente proporzionale a un cieco sviluppo dell'AI, cieco sulle conseguenze di una struttura economica e sociale costruita su altre basi.

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u/TaiParvus — 4 months ago

Il dramma dell'antioccidentalismo sta nel suo essere a tutti gli effetti un'ideologia...

...e oggi con la parola "ideologia" non intendiamo più solo un sistema coerente di idee, un analisi e dei valori politici, ma intendiamo la sua degenerazione in un insieme di dinamiche psicologiche affini all'ortodossia religiosa: dogmi, appartenenza identitaria, immunità alla critica e distinzione manichea tra bene e male.

Oggi più che mai l'antioccidentalismo è strumento strategico della propaganda russa, perché sfrutta criticità reali della storia dell'occidente (perché i peccati è indubbio che ci siano) per creare però una morale strumentalmente semplificata.

Grazie a questa semplificazione, che vede nell'occidente quasi l'espressione del male maggiore che l'umanità abbia mai generato, la Russia di Putin è addirittura riuscita a far credere a molti di essere una sorta di luminosa alternativa o la sua conseguenza politica, soprattutto in politica estera.

Ma come è potuta succedere una cosa così paradossale? La risposta è nell'ideologia appunto, la risposta è psicologica, non veramente politica.

L'ideologia degenera perché l'uomo tende a semplificare la realtà per combattere, cioè per agire politicamente.

Probabilmente c'è di mezzo qualcosa di profondamente biologico, come accade per le euristiche psicologiche, ma aldilà dell'origine di questo fenomeno non si può non ammettere che esso sia un problema estremamente grave ed endemico nella storia dell'umanità.

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u/TaiParvus — 4 months ago

Il principale limite dell'attivismo politico dal basso non è necessariamente la mancanza di convinzioni, ma la tendenza a confondere l'espressione delle convinzioni con l'efficacia politica.

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u/TaiParvus — 4 months ago

Post-umanesimo e AI

Pensavo che potremmo far cominciare il post-umanesimo nel momento in cui chiederemo a un'AI come poter vivere più a lungo e avendo come risposta una soluzione con risvolti commerciali reali. Sarà quello l'inizio.

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u/TaiParvus — 4 months ago