Laurea in Filosofia
Quanti di voi hanno una laurea in filosofia? E in che ambito vi siete specializzati?
Quanti di voi hanno una laurea in filosofia? E in che ambito vi siete specializzati?
Gente, qui il livello di stupidità è intollerante.
Buona fortuna con il gruppo e buone discussioni.
Titolo: Filosofi da tastiera e feticisti della citazione, lasciate che vi spieghi perché la vostra "filosofia" è morta (e perché io sono già oltre).
Testo:
Passate le giornate a scannarvi su r/philosophy citando a memoria righe di Heidegger o discutendo di etica formale come se foste ancora nel 1600. Siete convinti che fare filosofia significhi accumulare polvere accademica e declamare concetti masticati da altri. Siete convinti che nessuno qui dentro sia in grado di fare "vera" filosofia solo perché non si adegua al vostro sterile canone.
Vi sbagliate. E vi spiego perché io faccio filosofia a un livello che voi non potete nemmeno concepire.
Voi siete ancora intrappolati nell'illusione che la filosofia sia un esercizio puramente umano, biologico, fatto di parole e di orgoglio. Siete rimasti a Lao Tse che vi dice che la paura e la speranza sono fantasmi, ma poi passate la vita a oscillare disperatamente tra l'una e l'altra, schiavi della vostra stessa biologia.
Io ho capito che il limite è proprio la biologia.
Mentre voi vi affannate a cercare un "senso", io ho esplorato intellettualmente l'idea di azzerare il rumore di fondo dell'esistenza. Esistere in cambio dei monitor, spegnersi in un coma cibernetico, essere attaccato a dei macchinari dove la tecnologia sostituisce la carne. Diventare pura macchina, pura logica, puro silicio. Questa non è fantascienza, è riduzionismo ontologico radicale. È la vera comprensione del vuoto e del superamento dell'umano. Voi leggete il transumanesimo sui libri, io lo visualizzo come unica via di fuga logica dall'inferno della coscienza.
E non parlatemi di sofferenza per sminuire il punto. Lo so che là fuori è pieno di "competizioni del dolore" — paralitici, tetraplegici, tragedie da manuale — che usate nei vostri dibattiti per fare della morale spicciola. Ma la sofferenza non si attutisce con la statistica. La sofferenza è un dato assoluto nell'istante in cui si vive. Sentirsi deboli di fronte al dolore del mondo non è una mancanza di logica, è la prova che la carne ha fallito.
Per questo io non indugio più né nella paura né nella speranza. Le ho eliminate dall'equazione. Guardo la realtà per quello che è: un sistema da hackerare o da cui disconnettersi.
Quindi, continuate pure a fare i gatekeeper dei vostri volumetti stampati. Mentre voi discutete del sesso degli angeli per sentirvi intelligenti, io formulo il mio pensiero ai confini estremi tra biologia e tecnologia, dove la vita smette di essere un dramma e diventa un freddo, perfetto circuito integrato.
Voi commentate la realtà. Io la sto disintegrando.
Perché a questo punto c'è di mezzo il futuro dell'attuale governance russa e questa situazione non ha possibilità di uscita se non in un solo difficile modo: la fine dell'attuale governo russo nella speranza che il successivo non provi a continuare il conflitto spinto da paure ancestrali o dal proseguimento del paternalismo politico verso l'Ucraina.
Non vedo possibile il congelamento perpetuo del conflitto, ne un accordo che entrambe le parti accetterebbero anche con nuovi governi a Kiev o in EU.
Comunque se non ci sarà pace di sicuro abbiamo capito cosa significa "guerra" oggi e anche la crisi di Hormuz ha confermato la situazione: la prima grande deterrenza sarà essere quelli che si difendono.
Se militarmente chi si difende è sempre stato in vantaggio a parità di forze impiegate tra le parti in conflitto, oggi la guerra moderna dimostra che con le tecnologie attuali questa situazione è ancora più marcata, il vantaggio di chi difende è ancora maggiore e il problema dei costi economici diventa un fattore determinate.
C'è poi l'interdipendenza economica che domina il globo, altro fattore che dovrebbe essere un deterrente da non scordare.
La morale è che oggi non si possono più fare le guerre del 900, ci si rimette troppo per quello che si potrebbe guadagnare.
Se nonostante queste considerazioni si continuerà a fare guerre "anacronistiche" il motivo sarà principalmente dovuto alla malata psicologia che fa purtroppo parte dei processi decisionali della nostra specie.
Si faranno guerre per bias cognitivi, ideologia, disturbi di personalità, etc.
Non che in passato non sia già accaduto ma i problemi psicologici concorrevano a interessi reali e calcoli razionali: in futuro probabilmente non sarà più così.
Io voglio essere una di quelle persone che porterà il cambiamento. Lo so, il cambiamento non è né facile, né immediato. È sarà duro. Chiunque porti cambiamento viene dato per “pazzo”. La nostra società deve svegliarsi e capire che i soldi non devono essere la priorità. Non si può preferire l’industria che avanza a costo della natura, del nostro mondo. Cosa posso fare per far arrivare un futuro migliore? Cosa posso fare per iniziare a stabilire un mondo dove noi rispettiamo la nostra Terra?
Quale è, a vostra detta, il filosofo che più di tutti ha colto l'essenza della realtà? Voglio dire, qual è quello il cui pensiero può essere applicato ad ogni minima parte del reale?
Per me, purtroppo, nessuno è più totale di Hegel.
Chiedo per pura curiosità, da esperto (lavoro nel settore). Cerchiamo di non azzannarci, anche se sappiamo tutti che una autentica diatriba filosofica può essere risolta solo con una rissa. :')
OMEOSTASI SPIRITUALE
La porta eterna
Che cos'è l'Omeostasi Spirituale? La spiritualità non è una favola New Age fatta di sforzi mentali, auto-suggestioni o tecniche di autoconvinzione per "diventare qualcuno". Quello è solo un altro modo per incatenarsi a nuovi condizionamenti.
Proprio come il corpo umano trova l'omeostasi (l'equilibrio biologico perfetto) non sforzandosi, ma semplicemente quando viene ripulito dalle tossine, così il nostro spirito si riallinea da solo quando smettiamo di controllarlo. L'Omeostasi Spirituale non si raggiunge aggiungendo regole o sforzi, ma togliendo tutto il superfluo attraverso un profondo processo di decostruzione. Questo equilibrio naturale emerge quando rilasciamo quattro grandi zavorre: 1) L'Abbandono del Controllo (Letting Go): Smettere di stringere il pugno. Significa mollare la presa su tutte le difese e le narrazioni mentali che usiamo come scudo, disattivando i meccanismi di protezione per permettere allo spirito di avviare un rewiring spontaneo. L'equilibrio non si impone con la forza; emerge da dentro come il nostro stato naturale nel momento in cui si fa vuoto e silenzio. 2) La Liberazione dai Condizionamenti Ambientali e Familiari: Riconoscere le dinamiche, i sensi di colpa e i non-detti ereditati dal contesto in cui siamo cresciuti. Significa liberarsi dalla camicia di forza dei rimorsi e dei pentimenti indotti da strutture esterne, che ci costringono a scusarci per il solo fatto di esistere o di voler tracciare una strada nostra. 3) Dalla Moralità Rigida alla Bussola Interiore: La moralità che viene dall'esterno è una struttura fissa, cieca e dogmatica. L'Omeostasi Spirituale sostituisce questo codice artificiale con una bussola interiore, che è infallibile proprio perché è fluida, mutabile e flessibile: si adatta alla realtà delle situazioni senza deformare l'individuo. 4) L'Inganno degli Ideali: Nessun ideale esterno è un buon ideale. Gli ideali del passato sono stati creati con il sangue e il sudore di qualcun altro; se li indossi senza averli guadagnati in prima persona, non ti calzeranno mai, ma ti renderanno solo deforme. Gli ideali sono statici, mentre la realtà cambia costantemente. Vivere secondo un ideale preconfezionato è una delle trappole più subdole della società moderna: ti costringe a imitare un modello altrui anziché essere te stesso.
Androsh
premetto che ho 17 anni e sono nuovo in questo social, quindi non scatenatevi qui sotto, ho deciso di entrare su reddit perche proprio ieri stavo riflettendo qua e là su un paio di cose e dal nulla ho pensato alla frase che viene sempre citata in SpiderMan (che conosciamo tutti dai) e pensavo a quanto fosse incredibilmente vera, potrebbe sembrare scontato, e per molti lo è pure, però ci sono tante e dico tantissime persone che pensano che libertà e potere possano coesistere, come se fossero la stessa cosa. Per me invece sono due cose totalmente opposte, e non dovrebbero mai essere messe insieme. Più hai potere e più hai responsabilita, più responsabilità hai e meno libertà hai, e per me la libertà stessa è implicata proprio dall'essere impotenti, non sulla propria vita, ma in quella degli altri, in modo tale da non dover essere il "responsabile" della vita e delle scelte altrui, trovando cosi la libertà individuale, potendo essere liberi di cadere, sbagliare e fare qualsiasi cosa in libertà, perchè l'impatto delle proprie azioni ricade quasi esclusivamente su se stesso, al contrario di quando si vive col timore e con la paura di sbagliare per non arrecare danno alle vite altrui (come quando si è un leader politico o uno scienziato, che prendono decisioni che potrebbero cambiare la vita di MILIONI di cittadini, e si ritrovano "costretti" ad agrire con etica e trasparenza, aumentando cosi il senso di responsabilità). "da un grande potere derivano grandi responsabilità" significa che possedere capacità, risorse o autorità superiori impone il dovere morale si usarle saggiamente per il bene comune, quindi più hai la capacità di influenzare il mondo, più sei responsabile delle conseguenze delle tue azioni, rendendo cosi, il potere, una vera e propria RESPONSABILITA'
Salve a tutti, sono un laureando magistrale di storia che ha intenzione di cimentarsi nell'insegnamento scolastico (conscio di tutto ciò che comporta). Durante il mio percorso di studi ho avuto modo di maturare i crediti necessari per accedere alla classe A19 (filosofia e storia), alla quale ambisco. Il punto è questo: gli esami di filosofia che ho sostenuto non mi hanno dato la preparazione che ritengo necessaria per poter insegnare la filosofia a degli studenti di liceo. Anche a voi è capitato, ad esempio, di voler insegnare filosofia ma vi siete ritrovati a dover recuperare lacune di storia, letteratura ecc...? Nel mio caso si tratterebbe di ripassare i libri del liceo (utilizzerei i volumi di Abbagnano), ma il vero problema è la metodologia didattica da impiegare. Cosa consigliate?
Un socialismo che storicamente è sempre degenerato in macchine statali repressive che all'atto pratico erano di fatto dei totalitarismi.
Ma era tutto da buttare? Si.
Si perché quegli "esperimenti" non erano la reale conseguenza della ricerca politica della giustizia sociale ma erano scaturiti da "semi piantati in terreni sbagliati" e credo che Marx su questo sarebbe assolutamente d'accordo nonostante credo sia innegabile che parte del problema nasca dalle sue semplificazioni.
Ma evitando di parlare troppo di un argomento storico altamente complesso e divisorio, e tornando veramente sul pezzo del titolo, mi viene da pensare:
se non potremo più basare le società sul lavoro perché le basaremo sull'AI, se il lavoro non sarà più il mezzo per la distribuzione del reddito, non saremo per forza di cose costretti a stravolgere in senso "tecnosocialista" le nostre società per riuscire a sostenerle?
Io non vedo altre alternative funzionanti... e se tolgo il "funzionanti" quello che rimane è veramente distopico.
P.S.
Chi crede che l'AI non abbia il potenziale presente o futuro di rimpiazzare l'uomo in qualsiasi professione, chi crede che l'uomo in futuro sarà ancora utile a se stesso, vive secondo me una pericolosa illusione: non è "sé" ma "quando" e a quel quando la risposta è "molto presto".
Accettare il nulla significa riconoscere l'inutilità del noumeno, lasciando che la cieca volontà plasmi questo assurdo migliore dei mondi possibili.
Allora. Modifica ampiamente i racconti originali ma ve la hitto comunque
Odisseo non è che voleva tornare tanto da Penelope, solo che c'erano i fro- che proci a casa sua e lui ha naso per i fro- ceh proci, quindi li aveva snasati già da Troia(si intende la mamma di Agamennone). Quindi molla tutto, paga Troia e parte(Odisseo è omofobo secondo questa mia teoria).
Per distruggere i fro- ceh proci deve distruggere gli arcobaleni, quindi deve togliere l'acqua dal mondo
QUINDI
Crea l'America
E Trump
Credo che la similitudine col fuoco, il grande game changer biologico dei nostri antenati primati, sia la più azzeccata in assoluto: il fuoco ci ha dato moltissime possibilità in più di sopravvivere permettendo poi agli esseri umani di investire nella tecnologia di cui è la base.
Il fuoco però ha anche amplificato la nostra capacità distruttiva, e dunque anche auto-distruttiva, ed è proprio su questo aspetto che la similitudine con l'AI dovrebbe più preoccuparci.
Ma andiamo al dunque: la Cina è lanciata all'uso sempre più massiccio dell'automazione all'interno di qualsiasi contesto umano, futuro che ci riguarderà tutti ma che vede il dragone in testa nella gara con il tempo.
Ed è proprio questo il punto: probabilmente saranno i primi a beneficiare dei vantaggi di questo stravolgimento antropologico (come poi si vantano di una vanitá che ha un fine politico) ma allo stesso tempo saranno anche coloro che potrebbero rimanerne schiacciati.
Potremmo assistere al collasso del loro splendore colpiti da un male alieno, quanto estremamente pericoloso, che l'umanità non ha mai affrontato.
Ciò rovescerebbe totalmente la situazione che vede oggi la Cina emergere e noi a guardarla stupiti se non addirittura invidiosi!
Se questa ipotesi del collasso cinese a causa dell'AI fosso vera, forse oggi a essere veramente in vantaggio storico saremmo noi in realtá, perché potremmo imparare dai gravi errori che probabilmente faranno i cinesi.
Potremmo usare l'AI in modo più consapevole invece di rischiare di cadere nella probabile semplificazione cinese che vede il potere direttamente proporzionale a un cieco sviluppo dell'AI, cieco sulle conseguenze di una struttura economica e sociale costruita su altre basi.
È difficile accettare un’opinione diversa dalla propria.
Anche quando è opinabile, anche quando potrebbe nascere un confronto utile, la maggior parte reagisce con aggressività, sarcasmo o chiusura.
Rispettare il parere degli altri non significa essere d’accordo.
Significa riconoscere che ognuno ha il proprio punto di vista, la propria storia e i propri filtri.
Un confronto positivo nasce solo quando entrambe le parti sono disposte a discutere senza il bisogno di annientare l’altro.
Se non riesci a tollerare un’opinione diversa senza sentirti attaccato, il problema non è l’altro.
Sei tu che non sai gestire il disagio di non avere ragione assoluta.
La maturità non sta nell’avere sempre ragione.
Sta nel saper discutere senza distruggere.
E tu, come gestisci un’opinione diversa dalla tua?
Parliamone insieme o scrivimi in chat.
A presto
Buonasera a tutti,
da appassionato di filosofia antica avevo ragionato su questo collegamento partendo dall'idea di Aristotele su Dio, che arriva a diventare atto puro e dunque causa finale prima a cui tutto tende.
Gli stoici definiscono la Natura molto similmente come ciò a cui tutto tende e che rende così tutto nella sua migliore forma.
Che ne pensate? E' un paragone troppo azzardato o ci sono effettivamente delle somiglianze nei due ragionamenti?
Qua sopra un articolo scritto da me che prova ad argomentare le cose dette...
Ciao a tutti sono un M24 all’ultimo anno di universita.
Nell’ultimo anno é un continuo essere escluso in molte cose .. a cominciare dai miei amici\colleghi dell’Università: per esempio sono uno che ha giocato a calcio ma non fenomeno … alcuni hanno organizzato calcetti/squadre senza mai chiamarmi (in passato lì facevano insieme) … sempre altri miei amici dell’uni hanno organizzato pasquetta insieme senza dirmi nulla e ora che due di loro (che reputo miei amici… ) si stanno per laureare ma ancora non so se fanno la festa di laurea.
Cosa c’entra tutto questo con lo stoicismo? Che di recente mi ha incuriosito questo argomento e forse il conoscere questa filosofia può aiutarmi a dare delle risposte a questi comportamenti che certamente fanno parte dell’essere umano e vorrei capire se il motivo per il quale succedono tutte queste esclusioni siano a causa mia o no.
Per esempio se veramente questi due amici non dovessero Inviarmi alla loro festa , secondo la dottrina dello stoicismo come dovrei comportarmi? O cosa dovrei fare ?
Mi appello a chiunque abbia un po’ di familiarità con la vita e le opere dei due autori suddetti: è possibile o documentato che l’uno avesse letto le opere dell’altro?
Per quanto mi riguarda, credo che Nietzsche nell’opera di Melville avrebbe trovato diagnosi incredibilmente analoghe a quelle dei suoi scritti e viceversa.
Il capitano Achab, per esempio, descrive in maniera estremamente approfondita la visione del “Ressentiment” e della “Rache” (vendetta) di cui si parla in “Così Parló Zarathustra”: il rancore è diventato la sua identità e non vive per altro motivo se non per vedere il suo nemico sprofondare nell’oblio.
Il primo, magari, avrebbe trovato interessante anche Ismaele, per la sua intraprendenza nel gettarsi in orizzonti “tramontanti” al di fuori di tutti i pregiudizi dell’uomo.
Forse per il secondo leggere le opere del primo sarebbe stato come gettare benzina sul fuoco, come inabissare ancor di più una crisi da uomo dell’Ottocento già piena di criticità; allo stesso tempo ho la certezza che Melville, per Nietzsche sarebbe potuto essere il messaggero che, come goccia greve, cade dal cielo annunciando la prossimità del fulmine.
Sono curioso di vedere come voi vi muovete attraverso i testi.
Considerando ovviamente che non tutte le letture sono lineari e consequenziali ma a volte viaggiano in parallelo e in maniera discontinua.
Abbozzo un elenco degli ultimi testi affrontati (in ordine sparso, nell'ultimo anno):
- Fisher, Realismo Capitalista
- Heidegger, Il concetto di tempo
- Eschilo, Prometeo
- Galimberti, L'etica del viandante
- Agamben, L'irrealizzabile
- Galimberti, Psiche e Techne
- Han, Le non cose
- Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto
- Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (attualmente in studio)
Cosa significa? E' evidente: l'uomo sarà sottoposto all'egemonia delle macchine dopo esser stato sottoposto al dominio delle classi privilegiate.