L'ideologia come filtro dogmatico della realtà, come religione: uno dei più gravi storici problemi del rapporto tra uomo e politica
Che l'uomo tenda con facilità a coltivare una forma mentis religiosa lo si può osservare anche nel modo in cui, in politica, tende a trasformare l'ideologia in un filtro dogmatico della realtà.
Come nella religione si ricercano facilmente verità, certezze e un sistema coerente di significati, così in politica si tende spesso a costruire una visione del mondo capace di fornire risposte prima ancora che siano state adeguatamente indagate le domande.
Il problema nasce quando l'ideologia non è più una semplice interpretazione della realtà, ma diventa il criterio attraverso cui stabilire quale realtà sia accettabile. A quel punto non sono più i fatti a mettere alla prova le convinzioni: sono le convinzioni a selezionare, interpretare e talvolta deformare i fatti.
Ed è precisamente qui che l'analisi politica dovrebbe distinguersi dal pensiero dogmatico. Una teoria politica non dovrebbe essere il punto di partenza dal quale ricavare la realtà, ma una costruzione provvisoria continuamente sottoposta alla realtà stessa. Dovrebbe essere conseguenza di una rigorosa ricerca epistemologica: osservare i fatti, formulare ipotesi, confrontarle con le evidenze, cercare deliberatamente ciò che potrebbe smentirle e modificare le proprie conclusioni quando le evidenze lo richiedono.
In questo senso, il vero antidoto all'ideologizzazione della politica non è necessariamente l'assenza di valori, ma la disponibilità a mettere i propri valori interpretativi in una posizione epistemicamente subordinata ai fatti.
Il problema più profondo, quindi, non è che l'uomo abbia bisogno di credere in qualcosa. È che troppo facilmente trasforma ciò in cui crede nel criterio con cui decide ciò che è vero.