Mary Carleton, la falsa principessa che beffò Londra
È il 1663, siamo nelle strade melmose di Londra, tra taverne fumose e carrozze nobiliari. Il vento porta odore di fango e ambizione, mentre mercanti e cortigiani si accalcano nei teatri di Drury Lane. Lei irrompe come un fulmine avvolto da seta: la principessa Maria Carolina von Wolten-Guenther, erede di vasti domini oltre il Reno, che incanta mercanti e nobili con il suo accento esotico e lo sguardo magnetico.
In una cerimonia sfarzosa, tra abiti parigini all'ultima moda e anelli che brillano di promesse imperiali, sposa John Carleton, rampollo di Canterbury.
Lui sogna alleanze continentali, lei riceve 400 sterline di dote come pegno d'amore eterno.
Poi una lettera anonima squarcia il velo. La donna non è una principessa, ma una cameriera ventiduenne del Dorset, nata in miseria ed esperta nel frodare uomini dell'alta borghesia. Vero nome: Mary Moders.
John la denuncia per bigamia. Il processo all'Old Bailey si tiene tra occhiate allusive e risate trattenute. La platea non è più il teatro di Drury Lane, ma l’aula del tribunale, con tanto di pamphlet in vendita fuori dalla porta e più di 500 persone che nei giorni della sua incarcerazione sfilano per andare a visitarla. Mary non solo si difende. Recita, nega, si contraddice. Racconta infanzie nobili e fughe romanzate, gettando nella confusione giudici e giurati, che alla fine la assolvono per insufficienza di prove. Così la donna torna in libertà, più famosa di prima.
La carriera della finta principessa, però, è appena iniziata. Negli anni successivi Mary cambia città e costume con la stessa facilità con cui cambia nome: si presenta come vedova benestante, seduce uomini facoltosi, accumula promesse di matrimonio e debiti non pagati. Quando la situazione si fa troppo stretta, scompare e ricompare altrove, sempre accompagnata da una nuova storia struggente e da vecchi gioielli impegnati.
Nel 1670 ritorna a Londra. È vestita di abiti logori e perseguitata per piccoli furti. Fermata a Deptford per aver rubato dei merletti, rischia l'esecuzione e si finge incinta per evitare la forca. L’escamotage funziona solo per rinviare il verdetto. Nel gennaio del 1673, a poco più di trent’anni, viene condannata a morte e condotta a Tyburn.
Mary non se ne andò in silenzio. Prima di morire lasciò versi e memorie che trasformarono la sua vita in racconto esemplare. Truffatrice, sì, ma anche audace protagonista di un’Inghilterra ossessionata da titoli, apparenze e matrimoni di convenienza. Interpretò la propria vita come una performance pubblica, capendo che notorietà e scandalo possono essere una forma di potere. Nei decenni successivi alla sua morte il suo nome rimbalzò tra ballate da osteria e commedie teatrali, alimentando il mito della "Principessa Tedesca" che conquistò Londra con un diadema di cartone e una storia ben raccontata, insegnando che spesso una bugia ben vestita vale più di mille corone reali.
Se questa storia ti ha incuriosito sul mio canale You Tube c'è anche il documentario e tutte le fonti utilizzate.