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Why are young people’s sleep and mental health so poor? Researchers point to ‘vicious cycles’ as possible explanation
▲ 93 r/Health

Why are young people’s sleep and mental health so poor? Researchers point to ‘vicious cycles’ as possible explanation

news.ku.dk
u/sr_local — 12 hours ago
▲ 108 r/worldnews

Russia will provide Cuba with “active support” as the U.S. increases pressure on Havana, Kremlin foreign ministry spokeswoman Maria Zakharova said

politico.eu
u/sr_local — 12 hours ago

Researchers created pouch battery cells using interfacial anion-reduction catalysis to record a charge of more than 85% after 6 minutes, with about 240.4 Watt-hours per kilogram

adelaide.edu.au
u/sr_local — 12 hours ago
▲ 55 r/italy

Il vino italiano rallenta ancora: nel 2025 le vendite arretrano del 2,8% rispetto al 2024, con una flessione più marcata all’estero (-3,4%) rispetto al mercato domestico (-2,2%). Calano anche i consumi nazionali (-9,4%)

Report annuale di Mediobanca, qua c’è l’articolo: https://www.qualivita.it/news/il-settore-vinicolo-in-italia-vendite-in-calo-mercato-piu-selettivo/

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Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni.

Nel 2025 pesano export e consumi: -2,8% le vendite complessive sul 2024, -3,4% l’export. Meglio gli spumanti (-1,5% il totale) e i vini premium (-2,2%); in sofferenza le imprese di minore dimensione (-3,5% in totale). Sui fatturati del 2025 pesa la riduzione dell’export: -6,3% quello statunitense, -2,8% verso i Paesi UE, tiene il Regno Unito (-0,7%). Nel futuro dei produttori vinicoli: diversificazione di prodotto e mercato, presidio della filiera

L’Italia nello scenario mondiale

Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).

Le regioni del vino

Nel 2024 il Veneto si conferma la prima regione vinicola d’Italia, concentrando un quarto dei quantitativi di vino italiano prodotto. Un primato che si riflette anche sul valore che supera il 35% del totale nazionale. Seguono a distanza nei valori l’Emilia-Romagna (8,8%, il 12,4% dei volumi nazionali) e il Piemonte (7,6%) il cui peso è quasi dimezzato a volume (4,4%). La Puglia è la regione con il maggior distacco della quantità rispetto al valore (15,2% del totale vs 7,4%). Il Veneto guida anche le esportazioni (più del 35% dell’export italiano) doppiando il Piemonte e la Toscana ferme al 15% ciascuna. I primati regionali emergono anche dai bilanci 2024 delle aziende: alle toscane tocca il più alto Ebit margin (15,5%), il miglior Roi alle abruzzesi (8,1%), con il Piemonte in seconda posizione (6,9%) e il Veneto subito dopo (6,8%). Grandi esportatori i produttori piemontesi (62,4% del fatturato), toscani (60%) e abruzzesi (57,8%). Una modesta copertura oltreconfine per la Lombardia (export pari al 27%) che eccelle nell’Ebit margin (9,3%). Per Roe brilla la Puglia (7,1%) con una bassa patrimonializzazione (debiti finanziari pari al 58,6% del capitale investito; seconda solo al 62,4% delle aziende friulane). Nel 2025 vendite in calo soprattutto per le imprese friulane (-5,7% sul 2024). Le vendite nazionali hanno penalizzato le siciliane (-7,8% i ricavi totali) e lombarde (-1,4%), l’export le piemontesi (-2,3% in totale), trentine (-2,2%), toscane (-3,9%) ed emiliano-romagnole (-4,4%).

u/sr_local — 12 hours ago
▲ 792 r/science

Modeling study finds that when Vitamin C is also present in food, such as leafy greens like spinach, which contain both Vitamin C and nitrate, it could decrease cancer risk by limiting the formation of potentially carcinogenic compounds in the body

uwaterloo.ca
u/sr_local — 13 hours ago
▲ 113 r/Italia

Bologna, i tortellini artigianali a 59 euro al chilo: «Venderli a meno è impossibile, ci rimetteremmo. Con l'intelligenza artificiale scopriamo quelli fatti a macchina»

corrieredibologna.corriere.it
u/sr_local — 14 hours ago
▲ 3 r/charts

European "Self-reported trust in others between 0-10, Ages 16-19"

u/sr_local — 18 hours ago
▲ 80 r/italy

L’Italia nel 2025 è il Paese europeo con il costo dell’elettricità all’ingrosso (116 euro/MWh) più elevato dell’UE (media 85 euro/MWh), ma non è colpa delle tasse quando del costo materia prima e poche rinnovabili. Il report della Commissione

D’altronde con l’80% di dipendenza da fonti esterne (importate da altre paesi)… infatti il costo alto non è causato tanto dalle tasse aggiuntive come si evince (non che sia bassa la tassazione eh… è giusto un filino meno della media EU, in particolare per i privati), ma è proprio il costo della energia base.

Articolo (paywall ma lo quoto tutto): https://www.ilsole24ore.com/art/prezzi-elettricita-italia-cenerentola-d-europa-116-euro-megawattora-contro-media-ue-85-euro-AIAePm8C

PDF (se non serve generare il token nuovo): https://circabc.europa.eu/rest/download/fe1cacad-1943-46a2-96e1-897f0bd10eff?ticket=

>L’elettricità in Italia costa troppo. Il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica nel 2025 per gli italiani è stato di 116 euro/MWh. La media nell’Ue, invece, è di 85 euro/MWh. A metterlo nero su bianco è l’ultimo report pubblicato dalla Commissione europea basato sui quattro anni di attuazione del REPowerEu.

>Le motivazioni 

>Le cause sono da individuare proprio nella dipendenza dell’Italia dal costoso gas naturale per la produzione di energia elettrica e della sua limitata flessibilità in termini di fonti non fossili e capacità di interconnessione. Un dato che dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente è destinato ad aumentare

>Come evidenziato nel report, i combustibili fossili hanno rappresentato il 52,3% della produzione di energia elettrica in Italia durante tutto l’arco del 2025. Parliamo della quinta quota più alta di combustibili fossili nel mix energetico di un paese dell’Ue, mantenendo il loro ruolo strutturale come tecnologia dominante nella determinazione dei prezzi marginali e mantenendo i costi elevati.

>Secondo l’analisi della Commissione europea, lo scorso anno i prezzi medi dell’elettricità sul mercato del giorno prima in Italia sono aumentati del 12%. La stangata - spiegano dall’Ue - è dovuta proprio all’aumento dei costi di approvvigionamento del gas naturale e della limitata produzione da fonti rinnovabili.

>Un paese «vulnerabile»

>Il report evidenzia che nonostante i costi diurni siano diminuiti negli ultimi anni a causa della crescente integrazione dell’energia solare, l’Italia rimane comunque vulnerabile a forti impennate dei prezzi durante le ore di punta della domanda.

>Il motivo lo spiega la stessa indagine della Commissione europea, ovvero la diminuzione della produzione solare nelle ore serali e mattutine, combinata con la limitata flessibilità delle fonti non fossili, spesso costringe le centrali termoelettriche ad aumentare la produzione per colmare il divario tra domanda e offerta.

>Nel 2025, infatti, i differenziali di prezzo in Italia si sono attestati in media a 46 euro/MWh, in calo del 36% rispetto al 2024, un valore significativamente superiore alla media Ue di 121 euro/MWh.

u/sr_local — 20 hours ago
▲ 158 r/Italia

Tassista nega la corsa a disabile perché accompagnata dal proprio cane da assistenza, arrivando poi ad aggredirla verbalmente e a spintonarla: la denuncia a Roma

lapresse.it
u/sr_local — 1 day ago
▲ 64 r/italy

Bollette e assicurazioni: l’indecisione costa agli italiani 1,3 miliardi l’anno. Le cause sono paura di sbagliare, poco tempo e difficoltà di scelta, così si aspettano fino a oltre due mesi prima di cambiare fornitore

>La stima è contenuta in un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research e presentata a Roma insieme a Consumerismo No Profit. Denaro che gli italiani hanno perso nell’ultimo anno rimandando il cambio di fornitore tra Rc auto, Rc moto, luce e gas. Secondo la ricerca, tra il momento in cui matura l’idea di cambiare e quello in cui si firma davvero un nuovo contratto trascorrono in media dai 52 ai 74 giorni.

>Il 42% degli intervistati dice di avere difficoltà a trovare l’offerta giusta, il 21% di non avere tempo da dedicare alla ricerca, il 15% teme di fare la scelta sbagliata. Solo una minoranza attribuisce il rinvio alla semplice pigrizia.

>«La bolletta viene vissuta come qualcosa che si è costretti a pagare – spiega Andrea Polo, chief communication officer di Facile.it –. Ed è anche per questo che tanti continuano a rinviare la scelta di cambiare fornitore». In molti casi, il problema non è tanto la mancanza di strumenti, quanto il sovraccarico di informazioni: offerte che cambiano continuamente, centinaia di operatori, telefonate commerciali, timore di truffe o clausole poco chiare. Una pressione che finisce per bloccare soprattutto chi già vive una condizione di fragilità economica o di stanchezza quotidiana.

io sto con la psicologa (purtroppo):

>Secondo la psicologa Angelica Arbia, la procrastinazione non nasce tanto dall’inerzia quanto da un bisogno di protezione: «La mente privilegia la sicurezza e tende a evitare decisioni percepite come complesse o rischiose». Cambiare fornitore, anche quando conviene, viene vissuto da molti come un salto nell’incertezza: il timore di restare senza servizio, di firmare un contratto poco chiaro, di non capire davvero cosa si sta scegliendo. Così il rinvio produce un sollievo immediato, anche se nel lungo periodo pesa sul portafoglio.

avvenire.it
u/sr_local — 1 day ago
🔥 Hot ▲ 23.8k r/science

Adults should aim to do between 560-610 minutes/week of moderate to vigorous physical activity to achieve a substantial reduction in the risk of heart attacks and stroke (3-4 times higher than the current public health recommendation of 150 minutes ), suggest the findings of an observational study

bmjgroup.com
u/sr_local — 1 day ago
▲ 194 r/eutech

French defence group Thales and ‌Alphabet's Google Cloud have signed a deal to launch a new European cloud service in ​Germany that will be operationally and ​legally independent from Google

reuters.com
u/sr_local — 1 day ago
▲ 93 r/italy

Rapporto Antigone sulle carceri nel 2025: piene in media al 139,1% (otto carceri oltre il 200%), quasi il 60% è recidivo, calano gli stranieri, aumenta l’età media e aumenta la lunghezza delle pene

Carceri piene al 139%, stranieri diminuiscono (dal picco del 37% nel 2007 al 31,7% attuale), oltre la metà (60%) è una persona recidiva che è già stata in carcere e sono in leggero calo (dal 15,3 al 14,7%) chi è in attesa di giudizio sul totale carcerati.

Articolo semplice: Detenuti “murati vivi” in celle senza acqua calda e tasso di sovraffollamento al 139%: il rapporto Antigone sulle carceri italiane

Il rapporto: Tutto chiuso - XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione

>Al 30 aprile di quest’anno nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%, con 73 istituti in cui supera il 150% e otto carceri in cui raggiunge, addirittura, il 200%. Solo 22 istituti in Italia non sono sovraffollati

>A contribuire al sovraffollamento, spiega ancora il rapporto, non è tanto “l’aumento della criminalità” anche perché “i reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8%”, così come calano “anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute”. A crescere, spiega il rapporto, sono “le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena”.

>Ma soprattutto, denunciano dall’associazione, “il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere”. Secondo il rapporto oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione: “il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte”. Un sistema “che non reinserisce”, denunciano ancora, “produce solo più insicurezza”. D’altronde per evitare recidive servono percorsi di reinserimento, ma “gli investimenti” sono “largamente insufficienti”: solo il 29,3% delle persone detenute lavora – spiegano da Antigone – l’85,6% di queste lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori; solo il 4,9% lavora per soggetti esterni; appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale; solo il 31% frequenta percorsi scolastici; appena il 3% è iscritto all’università.

u/sr_local — 2 days ago
▲ 75 r/Italia

Odio razziale e apologia di fascismo, 13 minori denunciati a Siena | Video Sky TG24

>I minorenni sono accusati dei reati di detenzione illegale di armi, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, propaganda di idee fondate sull'odio razziale, etnico e apologia del movimento fascista e nazista

tg24.sky.it
u/sr_local — 2 days ago

Risk for democracy: Social media feeds harm people's ability to form their own opinions, the Dutch Media Authority (CvdM) concluded in a report

nltimes.nl
u/sr_local — 2 days ago