r/infermieri

Infermieristica a 27 anni

Ciao a tutti, mi presento sono un M27 e lavoro come OSS, con diverse esperienze alle spalle in RSA e cooperative. Ho deciso di fare il passo successivo e mi sono appena iscritto a Infermieristica, primo anno a Palermo.

Per me è una scelta ragionata: voglio stabilità e crescere in un lavoro che già conosco, e mi affascinano le materie su corpo e mente. Ho però qualche dubbio, come è normale all'inizio.

Mi piacerebbe sentire soprattutto da chi si è iscritto più grande di me, o ha cambiato strada dopo un'altra esperienza: avete avuto difficoltà a trovare lavoro per via dell'età una volta laureati? E se c'è qualcosa che vi sarebbe piaciuto sapere prima di iniziare, o un consiglio per i primi mesi, lo accetto volentieri.

Grazie in anticipo a chi vorrà rispondermi.

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u/Zurg6690 — 4 days ago

Master si o no?

buongiorno, sono un' infermiera e sono un po' combattuta su quali decisioni prendere per il futuro lavorativo. mi piacerebbe seguire un master in vulnologia, ma lavoro in un reparto in cui francamente serve giusto per conoscenza personale. ho pensato che in futuro potrei fare libera professione ma questa mia idea può avere un riscontro?

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u/Academic-Bee2462 — 4 days ago

Neolaureata in Infermieristica: RSA con P.IVA o ospedale da dipendente?

Ciao a tutti! Mi laureerò in Infermieristica a novembre e sono molto indecisa su come iniziare a lavorare.
Il mio sogno sarebbe la terapia intensiva, ma sento di dover ancora consolidare molte competenze di base e temo di non essere abbastanza preparata.
Sto valutando se iniziare in RSA con partita IVA, magari guadagnando qualcosa in più, oppure cercare un contratto da dipendente in ospedale, anche a tempo indeterminato.

Il problema è che voglio andare a vivere da sola e devo trovare una casa in affitto. Da dipendente avrei più stabilità economica e garanzie per il proprietario, mentre con la P.IVA potrei guadagnare di più ma avrei meno tutele. D’altra parte, con un indeterminato pubblico potrei ritrovarmi assegnata a una sede o a un reparto che non desidero.
Mi preoccupa anche iniziare in RSA senza affiancamento e magari perdere familiarità con le conoscenze ospedaliere, rendendo più difficile un futuro passaggio in area critica.

Voi cosa fareste? Qualcuno ha iniziato in RSA per poi passare in ospedale? E consigliereste la P.IVA a una neolaureata?

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u/tragiclylivinglife — 4 days ago

Infermieri pentiti

Ciao a tutti, sono l'unico o ci sono altri infermieri come me, che si sono pentiti di aver intrapreso questa carriera?

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u/MigMigMigMi — 5 days ago

infermieri soddisfatti?

ciao!!
sono bombardata costantemente (da matricola), da infermieri che cercano di dissuadermi dal continuare, costantemente a dirmi di cambiare e fare altro.
ovviamente so che ci sono tantissimi motivi validi per cui ci si lamenta: tagli della sanità, mancanza di personale, aggressioni..
ma quello che vorrei sapere è: c’è qualcuno che sta bene nella sua professione? se si, dove lavora? come si gestisce? esiste una realtà che non sia drenante per la persona?
o sostanzialmente noi che studiamo stiamo solo andando a cacciarci in un futuro peggiore del nostro presente?

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u/lost-signal11 — 7 days ago

come vi trovate in LP?

ciao! studentessa del primo anno qui.
onestamente sto già pensando che, dopo la laurea, voglio mettermi subito in partita iva.
volevo chiedervi però diverse cose:

  1. è semplice tutto sommato gestire la libera professione (quindi tasse, commercialista ecc..)?
  2. (vivo al nord, emilia romagna), è fattibile trovare collaborazioni o effettivamente chi riesce a guadagnare bene è una minoranza delle persone il LP?
  3. lo consigliereste anche a chi è neolaureato?
  4. vorrei tanto conoscere la vostra situazione da liberi professionisti, come ve la vivete, come state anche psico-fisicamente.

sento solo parlare male di questa professione e sinceramente mi sta demotivando molto. (doppi turni, RIPOSI SALTATI, aggressioni..)

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u/Unlikely-Cookie9305 — 8 days ago
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F25 - ho bisogno di un parere sul mio percorso

Mi trovo in una situazione un po’ particolare e vorrei sentire il parere di altre persone.
Attualmente sono al secondo anno di magistrale in Health Economics (economia sanitaria). Da un po’ sto pensando seriamente di provare Infermieristica, però quest’anno non ho fatto il test e quindi sto valutando di farlo il prossimo anno.

Perché? Stabilità lavorativa immediata, professione spendibile ovunque, domanda alta e stabile, lavoro fisico, attivo e dinamico.

L’idea sarebbe: laurea, lavorare come infermiera, costruirmi una buona esperienza clinica e, più avanti (30/31 anni), puntare a un trasferimento all’estero.
La magistrale pensavo di finirla in modo tale che, magari più avanti, potrei sfruttare la combinazione tra esperienza clinica + magistrale in economia sanitaria per puntare eventualmente a ruoli più manageriali (es. NHS manager in UK), senza necessariamente abbandonare del tutto l’ambito sanitario.

Il dubbio nasce anche dal fatto che ho parlato con alcuni ex colleghi di health econ che inizialmente mi avevano dato opinioni positive sul loro percorso, mentre adesso mi dicono di non essere particolarmente soddisfatti di quello che sono riusciti a trovare a livello lavorativo e che stanno facendo altri master e tentando concorsi.

Avendo già fatto scelte accademiche che non rifarei col senno di poi (primo su tutti triennale in scienze pol), questo mi ha fatto riflettere molto su cosa voglio. E prima di tutto c’è la stabilità: la certezza che il sacrificio fatto sui libri valga qualcosa, venga ripagato e mi permetta di mettere le basi per un futuro decente.
Mi ha fatto anche aprire gli occhi sul fatto che, quando si chiede alle persone come sia andato realmente il loro percorso dopo l’università, non sempre si riesca ad avere un quadro completamente sincero o realistico dei risultati ottenuti.
Per questo vorrei sentire opinioni concrete e sincere

Secondo voi è un piano sensato o sto complicando inutilmente le cose? Ha senso iniziare Infermieristica a 25/26 anni, considerando che arriverei alla laurea a 28/29?

Mi farebbe piacere sentire soprattutto pareri da infermieri, persone che lavorano all’estero o che hanno fatto percorsi universitari non lineari

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u/PuzzleheadedPark8662 — 8 days ago
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Infermieri nell'assistenza domiciliare: tra contratti da fame, zero tutele e colleghi rassegnati. Ma quando abbiamo deciso che andava bene farci calpestare così?

Ci ripetono continuamente che il territorio è il futuro della sanità, che l'assistenza domiciliare è il fulcro delle nuove riforme e la risposta ai bisogni dei pazienti fragili. Quello che non vi dicono è che dietro questa narrazione c'è un Far West fatto di cooperative e aziende d’appalto che lucrano sistematicamente sulla pelle di chi lavora e di chi soffre.
Lavoro nell'assistenza domiciliare (alta intensità/cure complesse). Per chi non conosce questo mondo: significa entrare da soli nelle case della gente e gestire pazienti con tracheostomie, ventilazione meccanica invasiva, accessi vascolari complessi, nutrizioni artificiali ed emergenze cliniche improvvise. Sei solo tu, le tue competenze e la tua totale responsabilità civile e penale. Non c’è il medico di guardia nella stanza accanto, non c’è il carrello delle emergenze con dieci persone intorno.
A fronte di tutto questo, qual è il trattamento economico e contrattuale? Un insulto continuo:
La spinta ossessiva alla Partita IVA**:** ti spingono in tutti i modi ad aprire la P.IVA offrendoti al massimo 20 euro lordi l'ora. Da questi devi togliere tasse, cassa previdenziale, assicurazione professionale, commercialista e benzina. Tutele per ferie, malattia o infortuni? Zero.
Il ricatto del Co.Co.Co**.:** l'azienda il Co.Co.Co. non te lo vuole fare, perché per legge dovrebbero versare i due terzi dei contributi. E come risolvono il problema quando sono costretti a concederlo? Semplice: si rifanno sulla tariffa oraria. Nessuno ti fa un Co.Co.Co. a 20 euro lordi; abbattono drasticamente la paga oraria a cifre ridicole, col risultato che il netto orario che ti resta in tasca è inferiore a quello che prende la signora delle pulizie. Con tutto il rispetto per qualsiasi lavoro dignitoso, qui parliamo di professionisti laureati, iscritti a un ordine, con la vita delle persone tra le mani e anni di studio alle spalle.
La ciliegina sulla torta: ieri mi hanno recapitato l’ennesima proposta contrattuale fasulla. Un documento assurdo, pieno di clausole inique e formulato con quella tipica arroganza di chi pensa: “Tanto firmano senza leggere”. Hanno fatto male i conti: io so leggere, comprendo perfettamente cosa c'è scritto e non ho intenzione di svendere la mia dignità professionale.
La rabbia più grande, però, non è solo verso queste aziende predatrici che prendono i soldi degli appalti pubblici dalle ASL e a noi girano le briciole. La rabbia vera è verso la nostra stessa categoria.
Come facciamo ad accettare tutto ciò?
Com'è possibile che ci sia sempre qualche collega disposto a chinare la testa, ad accettare tariffe da fame, ad aprire partite IVA pagate due spicci e a firmare accordi indecenti pur di lavorare? Finché ci sarà chi accetta per disperazione, rassegnazione o per l'eterno ricatto morale del "lo facciamo per vocazione / pensiamo al paziente", queste aziende continueranno a banchettare sulle nostre spalle.
La vocazione non paga le bollette, non paga la cassa previdenziale e non ci tutela se qualcosa va storto in un domicilio isolato alle due di notte.
Io mi rifiuto di alimentare questa spirale al ribasso. Se vogliamo che la nostra professione venga rispettata dalle istituzioni e dalla società, dobbiamo essere noi i primi a non accettare condizioni vergognose.
Ai colleghi dico: leggete attentamente quello che vi mettono davanti. Rifiutate i contratti-farsa e le tariffe indegne. Se iniziamo a dire compatti di no, sono loro a non poter andare avanti, non noi.

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u/Seesaw-Majestic — 14 days ago