Smart Working e settimana corta in Italia: I dati reali tra consolidamento dell'ibrido e l'esperimento Luxottica. A che punto siamo?
Ciao a tutti,
Vorrei lanciare una discussione sull'evoluzione del lavoro in Italia, guardando ai dati reali per superare la solita narrazione aneddotica del "tutti stanno tornando in ufficio" o, al contrario, del "lavoro solo da una spiaggia".
I report dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano e del Rapporto Eurispes mostrano una situazione complessa e strutturata:
- I numeri in Italia: Gli smart worker stimati in Italia si sono ormai stabilizzati sopra i 3,6 milioni (in lieve e costante crescita rispetto ai 3,57 milioni degli anni precedenti). Non siamo tornati al pre-pandemia, ma il modello si è assestato.
- La polarizzazione: Il vero divario è dimensionale e geografico. Nelle grandi imprese lo smart working è ormai un'infrastruttura consolidata (circa il 53% dei dipendenti ne usufruisce), mentre nelle PMI la quota crolla drasticamente sotto il 10%. A livello geografico, il Centro-Nord guida la classifica, mentre il Sud si ferma a circa un quarto dei lavoratori da remoto.
- La settimana corta è realtà: L'accordo aziendale di EssilorLuxottica ha sdoganato ufficialmente la settimana corta di 4 giorni a parità di stipendio (per circa 20 settimane all'anno) anche per il settore manifatturiero e operaio, uscendo dalla nicchia del settore Tech/Digital in cui era nata.
C'è però un risvolto della medaglia: i dati segnalano che circa il 35% dei white collar (impiegati) soffre di overworking e tecnostress, riscontrando serie difficoltà nel far valere il diritto alla disconnessione quando lavora da casa.
Pensate che la settimana corta a parità di salario sia davvero esportabile stabilmente nella produzione e nella manifattura italiana o rimarrà un privilegio di pochi grandi gruppi?