Ciao,
Provo a scrivere anche qui perché credo sia più un problema psicologico che professionale.
Spero che possiate aiutarmi se qualcuno ha vissuto qualcosa di simile, ma forse è solo uno sfogo.
Sono già da anni in terapia.
M28, lavoro e vivo al sud da circa 5 anni. Il mio lavoro non mi appassiona, odio quello che faccio, non vedo nessuna opportunità di crescita e non è quello per cui ho studiato.
Mi dà però un buono stipendio rispetto alla media del sud, massima flessibilità oraria e geografica, sede vicino alla mia città natale, zero stress.
Per me in questo momento rappresenta la mia assicurazione di poter vivere nella mia città natale, con la mia compagna, casa di proprietà, senza troppi problemi economici e poter mettere su famiglia.
Il problema è che sento che questo vada contro la mia identità. Sin da piccolo sono sempre stato ambizioso, curioso, brillante.
Sono stato il più giovane laureato del mio ateneo ed il più giovane dipendente della mia prima azienda.
Mi sono sempre impegnato al massimo nel fare le cose che mi piacevano, e ho sempre detto di puntare in alto.
Volevo essere qualcuno, essere riconosciuto come un grande professionista nel mio campo, avere potere decisionale e guadagnare tanto.
Ho sempre visto il lavoro come un mezzo per realizzarmi come persona.
Farò un breve escursus della mia storia per contesto:
Subito dopo il COVID ho iniziato a lavorare da casa nel primo lavoro che ho trovato dove si è creata la mia zona di comfort, poi dopo un po' ho iniziato a cercare lavori più in linea con le mie aspirazioni.
A 24 anni, riesco a superare dure selezioni per lavori normalmente destinati agli studenti di università prestigiose e private, perfettamente allineati alla mia passione, con grandi prospettive di carriera ed economiche. Penso che ce l'ho fatta ad avere la mia occasione.
Poi qualcosa si è bloccato.
Inizio ad immaginare la mia vita così diversa rispetto al comfort della cameretta: Milano in una stanza, 12h al giorno di lavoro, relativamente pochi soldi da poter spendere e risparmiare, distanza da fidanzata e famiglia, stress.
Vado a Milano per bloccare la stanza, appena torno soffro di attacchi di panico, scoppio a piangere senza motivo, sento una pressione enorme sul petto.
Non reggo. In quel momento decido che la mia vita sarebbe stata tranquilla e a casa mia. Trovo quindi il mio attuale lavoro, scelto solo per la sede lavorativa nella mia regione, molto povera di opportunità lavorative.
Me ne pento quasi subito, appena persa l'opportunità torno ad idealizzarla consapevole che era una grande chance, provo a tornare indietro ma mi chiudono le porte.
Cado in depressione.
Sento un enorme staccamento tra la mia identità ideale (di successo ed in carriera) ed il lavoro che faccio.
Durante il tragitto per il lavoro piango continuamente, svaluto le attività che faccio, non mi impegno e mi vergogno tutt'ora a parlare del mio lavoro (assolutamente lavoro normale in una multinazionale).
Per mesi faccio fatica ad alzarmi dal letto, vedo psichiatri e psicologi che mi prescrivono una cura farmacologica con cui pian piano riesco a riprendere in mano la mia vita, poco prima di perdere famiglia e compagna.
Sento che non mi sono mai più ripreso, non ho mai più avuto quell'ottimismo, curiosità, intraprendenza, determinazione che mi contraddistingueva fino a quell'episodio.
Non è mai più tornato il sorriso che ho sempre avuto.
Sono passati 4 anni in cui mi sembra di aver vissuto sempre con la mente al passato che immagina diversi scenari.
Quando sono stato meglio ho cercato altri lavori, ottenuto altre offerte, ma nessuna superava lo scoglio mentale di essere come la prima: meno soldi, lavoro meno interessante, più stress, e soprattutto tutti richiedevano il trasferimento a Roma o Milano, quindi avrebbe significato perdere la stabilità economica ed affettiva che avevo.
Sempre stesso pattern: insoddisfazione, nuova offerta, accetto, ripensamenti, rifiuto, provo a tornare indietro senza successo.
Dato che le offerte non mi convincevano ma che odio sempre di più quello che faccio, mi iscrivo ad un master affine alla mia passione.
Durante il master mi sento di nuovo finalmente vivo, studio con passione anche di notte, prendo mille treni, concilio lavoro allo studio, parlo con persone super interessanti, mi sento di nuovo allineato a chi voglio essere.
Al termine del master ricevo un'offerta per una piccolissima azienda che però faceva il lavoro che mi piaceva, in un contesto molto competitivo.
Si trattava di uno stage, mi dico che sono ancora giovane per un reset, accetto, poi come solito pattern torno indietro.
Non riesco ancora una volta, 4 anni dopo, a sostenere sacrifici economici, di relazione, di stress per il mio lavoro, stavolta senza sapere dove mi avrebbe portato.
Alla fine il destino vuole che mi sia comunque trasferito a Milano, ma stavolta per amore e non per lavoro, la mia compagna ha vinto un concorso e dovrà stare qui 2 anni prima di poter tornare al sud, a casa.
Accetto di trasferirmi con lei per aiutarla con le spese e fare l'esperienza della convivenza (stiamo insieme da 8 anni), e credo che sia finalmente il momento giusto per cambiare lavoro.
Stessa storia: accetto nuove offerte, poi torno indietro e rifiuto. Ho troppa paura di non poter tornare al sud.
Collego il cambiare lavoro al mettere in pericolo il piano di vivere insieme a casa nostra e mettere su famiglia, accanto ai nostri affetti. Mi dico che è meglio un periodo di sacrificio a Milano ma non cambiare lavoro per non rischiare in futuro.
Ora non so più se questo progetto è davvero mio, o mi sono convinto di volerlo nel tempo.
Fino a qualche anno fa, mi sarei visto in giro per il mondo, lavorando per le migliori aziende, mettendo al primo posto il lavoro, facendo sacrifici prima da giovane per poi avere la strada spianata in futuro. Il manager che tornava a casa a natale e portava i regali presi in giro per il mondo ai nipotini.
Prendevo in giro chi voleva restare nella sua città, lo ritenevo poco ambizioso.
Poi quando ho avuto la possibilità di entrare nel mondo di quelli che contano, mi sono tirato indietro, ed ora quel mondo non mi vuole più, e non so più se io voglio ancora lui.
Adesso mi sento in un limbo: non vivo nella città che voglio, non faccio il lavoro che voglio, ma cerco solo di usare il tanto tempo libero per stare con la mia compagna (anche se la mia testa è sempre altrove su questi pensieri).
Mi sento giovane per sentirmi già rassegnato a questo lavoro e questa vita, ma dall'altro lato sento che potrei peggiorare la mia vita per provare ad ottenere un domani con più sacrificio un lavoro forse migliore di questo ma rischiando di rinunciare a quello che ho già al sud appena voglio: lavoro, abbastanza soldi, tempo, casa, famiglia.
Non so che consiglio cerco davvero, ma grazie se sei arrivato a leggere fin qui.