r/psicologia

Ex tornato presente dopo aver chiuso: come lo interpreto?

Mi trovo in una situazione un po’ confusa e volevo capire se qualcuno ci è passato o riesce a leggerla meglio dall’esterno 😅

Ho avuto una frequentazione seria con un ragazzo (io f27, lui m29) per alcuni mesi (siamo anche colleghi). A un certo punto lui ha chiuso dicendo che non voleva una relazione e che voleva sentirsi libero. Non abbiamo chiuso male, ci siamo anche rivisti per chiarire e ci ha tenuto a farlo "bene". Quindi ok, la motivazione è stata un po' una scusa, ma no regrets.

Da lì, dopo le prime 2/3 sett in cui ho preso le distanze e sono stata molto male, siamo in una fase adesso in cui però il rapporto non si è davvero "interrotto".

Non è sparito, non ha preso distanza netta, semplicemente è rimasto presente nella mia vita. Ogni tanto ci sentiamo e poi ci vediamo a lavoro (non tutti i gg). Ci scriviamo, mandiamo reel, lui tira fuori cose "nostre" e anche di persona c’è ancora molta complicità.

Non è insistente o pressante, però neanche freddo o distante. È come se avesse voluto chiudere la relazione ma non il legame. Tanto che mi ha chiesto di rimanere amici.

E questa cosa mi confonde perché da una parte sono felice di averlo nella mia vita, sto bene con lui e il legame è reale. Dall’altra però non capisco bene cosa significhi questo equilibrio strano.. perché palesemente non sono una sua amica (non per ora)

Mi chiedo se sia solo affetto o abitudine, se tenga a me ma senza volere qualcosa di serio.. Se davvero mi vede solo come "amica"? se in realtà ci sta ripensando?

A che gioco sta giocando?

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u/Fluid-Suit9195 — 7 hours ago

Dove la trovate la voglia di fare le cose?

M19

allora, tra meno di un mese prendo il diploma e sulla carta dovrei avere un piano. non ce l'ho.

vivo in un paesino, le giornate sono praticamente vuote. a scuola non si fa nulla, i prof provano a spiegare ma i compagni fanno casino e non si capisce niente, una volta a casa studio giusto il necessario (prima andavo meglio a scuola). ho anche smesso di giocare alla play. l'unica cosa che mi piaceva davvero era la palestra, ero motivato, mangiavo bene, stavo vedendo i risultati. solo che per una serie di motivi che non dipendevano da me non sono mai riuscito ad andarci con continuità e alla fine ho perso completamente la voglia. dormo pochissimo da anni, tipo 4 ore a notte durante il periodo scolastico. non provo entusiasmo per quasi niente, nemmeno per le cose che una volta mi piacevano. esco ogni tanto con gli amici più per non stare a casa che per voglia vera. non so cosa fare dopo il diploma, non ho passioni, non ho un'idea di cosa voglio. l'unica materia in cui ero eccellente era diritto (9 e 10) ma la facevo solo i primi due anni.

Qualche consiglio? Qualcuno si è mai trovato in una situazione simile? Se volete sapere qualcosa in più nessun problema.

P.S. se vi sembra scritta dall'ia è perché lo è. Ho avuto una conversazione molto lunga con Claude a riguardo, cosa sbagliata visto mi ero dimenticato del piccolissimo dettaglio che è programmata per essere accondiscendente, non la cosa ideale in questi casi.

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u/Kam3_ra — 10 hours ago

Paragono tutte le ragazze al mio primo amore

M21. Ho bisogno di uno sfogo su una cosa che mi porto dietro da anni e che sta iniziando a pesarmi davvero.

Quando ero adolescente mi sono innamorato tantissimo di una ragazza. Non è stata una semplice cotta: per me era praticamente tutto quello che avevo sempre immaginato quando pensavo a come sarebbe stata la mia futura fidanzata fin da quando ero ragazzino. Era esattamente il mio tipo, anche fisicamente (a me piacciono le ragazze formose, massacratemi pure nei commenti ma è semplicemente una mia preferenza), ma soprattutto era una persona con cui stavo davvero bene. Era dolce, intelligente, una di quelle persone con cui riesci a parlare di tutto per ore.

Il problema è che lei non mi ha mai ricambiato. Nonostante questo siamo stati molto amici per un periodo e abbiamo avuto un rapporto davvero bello, ma a un certo punto ci siamo allontanati perché i miei sentimenti rendevano tutto complicato.

Quando ho realizzato che non saremmo mai stati insieme, credo di aver fatto inconsciamente una specie di promessa a me stesso: che la mia futura ragazza sarebbe stata come lei. Non nel senso di cercare una copia identica, ma nel senso che lei mi aveva fatto capire cosa mi piace davvero in una persona.

Il punto è che sono passati anni e non ho ancora incontrato nessuna che mi abbia preso allo stesso modo. Non dico che debba essere identica, ma nessuna mi ha fatto provare qualcosa di paragonabile.

Ed è questo che mi fa paura.

Lei ormai è diventata una sorta di metro di paragone nella mia testa: ogni volta che conosco una ragazza finisco inevitabilmente per confrontarla con il ricordo di com’era lei, e nessuna vince mai.

Io non voglio accontentarmi neanche un po’. Mettermi con qualcuno solo per non stare da solo mi sembrerebbe ingiusto, perché non vorrei mai stare con una ragazza mentre dentro di me penso che potrei voler stare con qualcun’altra o che sarei stato più felice con lei. Non mi sembra corretto verso l’altra persona.

Nel frattempo però non sono rimasto fermo. Negli anni ho cercato di migliorarmi: ho iniziato a curarmi di più, ad allenarmi, a stare più attento al mio stile di vita e in generale a crescere come persona, sia per me stesso sia anche per avere più possibilità nelle relazioni. Questo percorso di crescita personale però per un periodo mi ha portato a concentrarmi quasi solo su me stesso (università, palestra, lavoro estivo, obiettivi personali) e a trascurare abbastanza la vita sociale, finendo per conoscere poche ragazze.

Solo più recentemente, anche grazie a un percorso di psicoterapia che ho iniziato, ho provato a rimettermi di più in gioco socialmente. Ho iniziato a uscire di più, a mettermi in più situazioni e a conoscere nuove persone. Alcune ragazze le ho anche conosciute, alcune carine, ma nessuna mi ha mai preso davvero come aveva fatto lei.

Ed è qui che nasce il dubbio che mi tormenta: da una parte non voglio rinunciare ai miei standard e ai miei sentimenti veri, dall’altra ho paura che idealizzare una persona del passato mi stia impedendo di vedere davvero le altre.

Ho come la sensazione di essermi incastrato da solo in questa cosa.

Qualcuno ha vissuto qualcosa di simile? Come se ne esce?

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u/Reasonable_Bag9518 — 12 hours ago

Dice che sono cambiata dopo la rottura

Io (F21) e il mio ex (M23) siamo stati insieme due anni e lui mi ha lasciata a febbraio perché eravamo entrati in un loop in cui non riuscivamo a smettere di litigare.
Abbiamo ricominciato a frequentarci un mese fa quando lui mi ha ricercata dicendo di amarmi, che gli mancavo e che non voleva più che ci separassimo. In questo mese a me è sembrato che andasse tutto bene, pianificava appuntamenti, diceva "ti amo", faceva progetti insieme, pensavo ci fosse complicità ed ero anche abbastanza tranquilla.
Poi improvvisamente negli ultimi giorni sono iniziati i silenzi un po' più lunghi, le lamentele sul poco tempo assieme dovuto al suo lavoro, il mancato auguri del mio compleanno (me li ha fatti perché ho scoperto dopo che glielo ha ricordato una mia amica), finché il giorno dopo il mio compleanno, quando ho dormito da lui, gli ho chiesto di parlarne e ha detto che non sa se è pronto per una relazione e che in questo momento vuole stare da solo.
Io non ho reagito benissimo, ero allibita, delusa ma anche triste. Gli ho detto che mi sembrava che lui non mi amasse e lui è rimasto ferito da questa mia affermazione. Infine ha preso e se ne è andato lasciandomi da sola, probabilmente per paura di continuare il confronto.
Gli ho chiesto qualche giorno dopo di vederci per chiarire alcune cose perché non mi piaceva il modo in cui ci eravamo lasciati, ma ha detto che crede sia meglio di no e che gli dispiace.

Una mia amica, fidanzata con il suo migliore amico, mi ha riferito che lui gliene ha parlato: ha detto che aveva percepito che io fossi cambiata dopo la rottura, e anche lui, che la vedevamo in maniera diversa e affrontavamo le cose in maniera diversa, e che lui anche se inizialmente ci credeva e voleva stare con me, quando si è avvicinato il momento in cui avremmo dovuto ufficializzare la cosa è andato in paranoia e ha iniziato a dubitare di volerlo.
Che mi ama ma che siamo diversi adesso.
Io sono effettivamente cambiata dopo la rottura: sono maturata, sto imparando ad avere pazienza e risolvere i conflitti in maniera sana, a non reagire impulsivamente. Inizio a pensare che lui questo lato di me l'abbia percepito come accomodanza.
Ero più dolce ed esprimevo di più il mio affetto, anche perché lui mentre stavamo insieme si lamentava spesso che gli sembrasse che non lo amassi o che fossi fredda o distaccata.
Pensavo di farlo per il bene del nostro rapporto, che fosse un cambiamento positivo per far funzionare la relazione.
A quanto pare non è servito a molto. Forse ho anche sbagliato ad aprirmi di nuovo così facilmente.

Sono molto confusa riguardo questa situazione, e ferita.
Ho paura di aver sbagliato qualcosa: da una parte ho paura di averlo allontanato per sempre reagendo in maniera emotiva. Se magari fossi stata tranquilla e avessi dimostrato più rispetto per me stessa forse ci saremmo rincontrati in futuro.
In questo modo però non so se succederà mai, se nemmeno vuole vederci per parlarne e chiarire le cose.
Ho paura di aver sbagliato nel come ho affrontato la frequentazione: avrei dovuto stare di più sulla difensiva? Avrei dovuto prendere le cose con più calma? Avrei dovuto fargli pesare di più la riconquista della mia fiducia? Avrei dovuto mettere confini chiari o parlarne in modo più approfondito?
Non lo so... non so cosa pensare.

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u/justsomebody17 — 12 hours ago

Avere rapporti con fimosi

(M20) Come da titolo, causa mia scarsa informazione, educazione sessuale a zero e paura principalmente mi ritrovo a 20anni con un problema di fimosi.
Premetto ho avuto rapporti e mai avuto problemi se non il durare tanto per poca sensibilità chiaramente.

Il mio problema al momento è che lavoro e vivo praticamente da solo (con due coinquilini), e non ho rapporti sessuali da molto tempo (due anni) principalmente perché tendo tutte le volte a distruggere occasioni. Sia perché fra colleghi non voglio che giri la voce che io ho la fimosi, quindi una grandissima fetta delle persone che conosco qui sono escluse ed il restante sono ragazze che conosco magari ad una serata ma si ripete lo stesso problema della paura di essere giudicato e visto in modo strano. Oltre al fatto che non mi piace frequentare quei posti per quel tipo di rapporti.

Sono chiaramente ora in lista d’attesa per un’operazione ma il non avere rapporti e non riuscire ad averne per il disagio mi blocca. È come se la mia vita sessuale e sentimentale sia completamente bloccata

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u/TowelEastern769 — 22 hours ago

Decisione Sbagliata, come andare oltre?

(M36 non sono in terapia)

ho compiuto un grosso errore e non riesco ad andare avanti, continuo ad autoflagellarmi e chiedermi come io abbia mai potuto farlo

in pratica: da qualche anno il mio desiderio era lavorare in una nota catena di bar, dall'anno scorso ho inviato curriculum con poche speranza che mi assumessero visto che non ho mai lavorato, e non ho nessuna esperienza nei bar.

Succede l'inaspettato mi chiamano per fare un colloquio online per una sostituzione di qualche mese per un bar di quella catena in una grande città, miracolosamente passo il colloquio e ottengo il lavoro, io che non ho mai avuto un colloquio con esito positivo nella mia vita.

Felicissimo inizio a lavorarci e già il primo giorno noto che il livello si di frenesia di velocità era MOLTO alte, sempre gente, sempre fila, sempre coda, ma quello non era un problema per il momento, visto che mi occupavo solo di lavare tazze, riempiere lavastoviglie, svuotare carrelli. il problema possiamo dire inizia a pranzo, mi mettono in cucina a lavare qualcosa come più di 400 piatti incluse teglie, padelle, ecc. passo più di 5 ore a lavare in cucina, con la paura di essere lento visto che di solito si finisce di lavarli alle 15 e io alle 17 ero ancora li a lavarli.

Il primo giorno li lavo, il secondo giorno pure, ma a fine del secondo turno la vice vuole fare due chiacchere e mi dice "tu vorresti fare questo lavoro? però devi essere completamente onesto come me, e che non vedeva in me l'autostima necessaria a parlare con i clienti" da quel momento sprofondo in un abisso nero, iniziano a frullarmi nella testa mille pensieri "perché ha detto così? allora non vado bene, se fossi andato bene sicuramente non mi avrebbe detto niente" non riesco a pensare niente per tutto il giorno, sera, e mattina successiva.

Mentre lavo i piatti per il terzo giorno vengo sopraffatto da tutti quei piatti che si ammassano sempre di più, dalle mie scarse abilità manuali che mi fanno andare lento, troppo lento per i standard, dalle paure per le cose che dovrei fare dopo tipo la caffetteria con mille persone da servire e con tutte quelle emozioni dico alla vice che le devo parlare e le dico che per me è tutto troppo e che non ho la manualità necessaria per continuare, e così senza neanche accorgermene, consegno le dimissioni del mio primo lavoro, è successo tutto così talmente velocemente da non rendermene conto.

Solo adesso che è passato qualche giorno mi sto realmente rendendo conto dell'immane cazzata che ho fatto, a non essere durato neanche due settimane, in un posto che sognavo di lavorare, certo non in quello specifico bar perché il ritmo li è davvero assurdo, però era una bella azienda, un azienda sicura, stabile, che pagava il giusto. ed il pensiero di aver buttato tutto alle ortiche mi è davvero insopportabile, e non posso dare la colpa a nessuno se non a me stesso, certo ho chiesto consiglio a mia madre ma non è stata d'aiuto dicendomi di fare come avessi voluto, per poi a cose ormai fatte dirmi che avrebbe voluto dirmi di restare ma non l'ha fatto per paura che io mi sentissi costretto a continuare per lo stipendio, purtroppo ho un carattere molto solitario, non mi piace disturbare le altre persone con i miei problemi, cerco sempre di arrangiarmi da solo, quindi non ho chiesto pareri ad altri amici. ed è successo il patatrac!.

E adesso che sono tornato al punto di partenza non so che fare, senza stabilità, senza futuro, con la paura che non mi prenda nessuno. sto mettendo in dubbio tutto, non so neanche se lavorare in un bar mi piaccia veramente o era solo una maschera che indossare per credere in qualcosa, ho fatto la stronzata più grande della mia vita e non so come andare avanti, continuo a pensarci, non riesco a capire come sia stata possibile

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u/Striking-Row4801 — 23 hours ago

Sono in un buco nero

Qualche tempo fa ho (19F) iniziato a lavorare per mia zia, le creo contenuti per i social media, solo che praticamente lavoro dalla mattina alle nove alle undici di sera e non riposo mai, non esco mai, non ho amicizie… l anno prossimo devo anche andare all’università e nn so come fare, se provo a parlare con mia zia si incazza e dice che il mondo del lavoro è così eccetera…

Oggi è tutto il giorno che si incazza per ogni minima cosa che faccio, non si spiega e poi si arrabbia se non capisco, si incazza se faccio la pausa pranzo… ahh altra cosa non mi paga quasi niente…

E una persona molto narcisista, e mi sta distruggendo psicologicamente, vorrei fare la mia vita ma non ho nessuno su cui appoggiarmi e lei mi tiene praticamente incollata… non saprei neanche da dove cominciare, sento di star precipitando in un buco nero e di star cadendo in depressione…

Se provo a mettere dei paletti rischio di far capitare la terza guerra mondiale, e non sono proprio abbastanza forte mentalmente per reggerla, mi viene da piangere quando penso alla mia vita, non riesco ad avere una vista positiva sul futuro

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u/GayMess1106 — 1 day ago

Consigli per una studentessa di informatica bloccata dall'ansia

Probabilmente è più uno sfogo che non porterà a nulla, però mi sento proprio male a pensare che io ci stia mettendo così tanto per una triennale in informatica, per la precisione 7 anni e mezzo.

Mi mancano ancora 3 esami e la tesi, non è una cosa insormontabile, ma l'ansia e la sensazione di essere una frode mi ostacolano.

La verità è che mi sento totalmente incapace, non so come sia arrivata fin qui e come potrò mai lavorare decentemente in un qualche posto di lavoro.

Di recente mi sono capitati contesti in cui ho incontrato vecchi colleghi dei primi anni di corso, che hanno finito pure la magistrale e lavorano, e una parte di me sta sempre peggio a pensare a quanto tempo abbia sprecato, a quanto avrei potuto chiedere aiuto ai tempi.

Mentre ormai mi vergogno e ogni volta che entravo in un'aula per riseguire un corso, mi venivano attacchi di ansia tanto da dover stare minuti chiusa in un qualche bagno a riprendermi.

So che confrontare il proprio percorso con quello degli altri è sbagliato, o che non bisognerebbe rimuginare sul passato, però è più forte di me, soprattutto in giornate come oggi.

Eppure eccomi qui, con la prospsettiva di una triennale a 27 anni, senza esperienza lavorativa, a continuare ad arrancare per una triennale con un voto finale che sarà sicuramente al di sotto del 90.

Il punto vero è che non ho passione per nulla, mi sento di continuare per inerzia su ogni aspetto della mia vita. Mi vedo allo specchio e non capisco nemmeno chi ho di fronte.

Mi sento proprio inadatta al lavoro, alla vita. Sento che tutto ciò che può andare male andrà male e posso solo incolpare me.

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Mi ha lasciata

Buonasera, vorrei raccontare questa cosa che sto passando. Io F34 lui M41 abbiamo una relazione a distanza abbastanza seria ma mi ha lasciata dopo un periodo di depressione e forte stress dovuto a dinamiche tossiche nella sua famiglia.

Lui sta facendo un periodo di sedute psicologiche. Grazie a questo ha in parte ritrovato tranquillità e ha scoperto di innescare una sorta di auto sabotaggio nelle relazioni.

Non abbiamo mai avuto grossi problemi e più volte si è scusato per tutta la situazione.

Il fatto è che io ovviamente sto malissimo per tutta questa situazione, non capisco se potevo aiutarlo di più io ma soprattutto se mai ci sarà una seconda occasione.

Siamo ancora in contatto ci sentiamo praticamente tutti i giorni e pressappoco il rapporto in se non è cambiato, ridiamo, scherziamo e parliamo come abbiamo sempre fatto.

Sono abbastanza distrutta dalla situazione perché mi ha sempre detto che avrebbe voluto invecchiare insieme, si parlava anche di convivenza.

So perfettamente che dovrei pensare a me in primis e cercare di superarla ma veramente ad oggi mi rimane difficile, so che col tempo passerà anche se sarà difficile tornare a fidarsi di qualcuno.

Mi piacerebbe avere anche delle testimonianze e pareri da chi magari ci è passato.

Chiedo scusa per eventuali errori nel post ma ho mille cose che frullano nella testa.

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u/eri_kasamoto_2006 — 1 day ago

Depressione - non trovo più nulla che mi dia una ragione di vivere

Ciao a tutti, M32, cercherò di preservare la mia privacy omettendo o cambiando qualche dettaglio nella narrazione della mia storia. Premetto che non ho alcuna intenzione di fare vittimismo o cercare una pacca virtuale sulle spalle, cerco solo uno scambio di opinioni/punti di vista da parte di persone esterne alla mia vita. Provengo da un contesto familiare pesante, una madre (deceduta parecchi anni fa) estremamente violenta sotto ogni aspetto ed un padre incapace di ricoprire il suo ruolo. Ho sempre fatto parecchia fatica a trovare un "posto" nella società, a stringere amicizie e costruire relazioni. Anni fa dopo un brutto burnout a causa della mole e l'insoddisfazione che avevo con il mio vecchio lavoro (sottopagato, sfruttato e trattato male nonostante anni di esperienza ed abilità maturate in un ramo lavorativo dove è difficile trovare personale) decisi di dare una svolta alla mia vita, cambiando lavoro, andando a vivere da solo e trovando una compagna che nonostante mi avesse conosciuto in un momento orribile, mi è stata vicina supportandomi e credendo in me. Nel mentre avevo già fatto qualche cura psicologica, psichiatrica e farmacologica, facevo periodi dove abusavo di alcool per anestetizzarmi ma tutto sommato cominciavo a vedere un futuro roseo. Un giorno, stordito da farmaci e alcool ho tradito la mia ragazza (non ricordo nulla di quello che è successo, ho impegato parecchio tempo il giorno dopo per realizzare cosa fosse successo), nonostante il perdono della fidanzata, tempo dopo tentai il suicidio, fallendo nonostante ci mancasse molto poco. Da quel giorno smisi di bere, presi più sul serio il percorso psichiatrico e psicologico ma nonostante tutto non mi sono mai ripreso. Smettendo di bere persi praticamente il desiderio di socializzare e uscire, i primi mesi soffrivo di attacchi di panico a stare in mezzo alle persone. Le cure farmacologiche mi resero praticamente asessuato, complicando il rapporto già difficile con la fidanzata, portandomi a perdere completamente fiducia in me stesso e nel supporto dato dai medici del reparto psichiatria, interrompendo sia le cure che le visite (ho evidenziato i problemi all'equipe molteplici volte e sempre affrontato la cura successiva con positività ma ad una certa non ragionai più). Da li a poco ci lasciammo, su mia iniziativa perché mi pesava molto vederla sprofondare insieme a me nei miei problemi. Da allora ho smesso di credere in un futuro. Ho tentato nuovamente il suicidio, questa volta fermandomi sul nascere, da oltre 7 mesi non vivo più in casa mia ma ospitato da parenti, non vado più a lavoro rinnovando la malattia di mese in mese, non rispondo a messaggi e chiamate di amici preoccuparti. Ho trovato un bravo psicologo, ma nonostante il supporto non riesco a trovare la forza di riprendere la mia vita in mano. Il pensiero di ricominciare ad affrontare qualsiasi cosa mi terrorizza, cerco di non pensare a nulla o l'unica soluzione che trovo è quella di togliermi di mezzo. Cosa alquanto difficile perché fallirei anche in quello. Spero tanto di andare a dormire e non svegliarmi più, mi sono informato per il suicidio assistito ma sembra piuttosto difficile ottenerlo. Non credo di essere adatto a vivere in questa società. Qualcuno si è mai ritrovato in una situazione similare?

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u/Sufficient_One_1519 — 1 day ago

Mi stanno soffocando senza motivo. Che qualcuno mi aiuti.

M19

Salve scusatemi per l'urgenza. Sto affrontando una specie di attacco d'ansia per via dei miei genitori. Ho 19 anni, studio, lavoro (ahimè con mio padre, visto che solo da casa con il computer e i lavori che fa lui di pubblicità sul computer potevo organizzarmi al meglio con lo studio) e ho passioni online che mi possono fruttare soldi (anche se i miei genitori non lo sanno).

Da un anno ho smesso di andare da una psicologa che mi aveva detto e ridetto che i miei genitori avevano un modo di comportarsi disfunzionale alla famiglia (mio padre un narcisista e mia madre una donna dipendente da lui, tutte credenze che avevo anche prima di andare dalla psicologa). La psicoterapia è durata 2 anni e mi è servita, però credo che per svoltare la mia vita ci voglia ben altro: io voglio ripartire dalla mia voglia di fare e imparare, che viene contestata in maniera implicita (ma che per la mia sensibilità è super esplicita) da mio padre. Paradossalmente, nella mia famiglia quando io non propongo di imparare le cose, mio padre organizza anche vacanze (in cui vuole organizzare tutto lui, anche se io mi cerco di interessare) in estate, molto belle per carità, ma che a me non bastano per stare bene, in quanto io voglio solo CRESCERE, conoscere e non rimanere nell'ignoranza di un bambino. Voglio vedere come funziona il mondo con calma e senza ricatti. Senza avere la paura di essere rinfacciato (senza nessuna logica) di prendere il posto di qualcun altro (in questo caso di mio padre "l"organizzatore" o meglio il "dittatore", cosa che quest'ultima non mi rappresenta per niente).

Ora ho tanti pensieri che mi ruotano in testa e li sto cercando di buttare tutti qui, perché voglio sopravvivere ad essi. Ma la mia grande voglia è quella di chiedere: esiste un modo per registrare in privato i comportamenti dei miei genitori? Perché la gente non mi crederebbe mai sul male psicologico che riescono a conferirmi (anche perché i miei genitori sono super falsi davanti agli altri, e in privato criticano chiunque non fa come loro e per me è una cosa INACCETTABILE). Creano seri problemi anche alla mia tranquillità con gli altri miei pari (io ho due amici stretti, con i quali mi sono creato con fatica negli anni dei rapporti di fiducia e di tranquillità).

Io sono della consapevolezza che anche andandomene nel posto più lontano del mondo non potrò guarire da questi mali psicologici che mi hanno fatto sin da bambino, perché devo elaborarli per bene (come ha detto sempre la mia psicologa), senza gente che pretende che dia soldi a non finire a loro per sentire i miei problemi, perché per me è inaccettabile pagare per questi motivi, perché in questo modo i più traumatizzati e sfortunati nella vita diventano automaticamente i più poveri.

Vorrei sapere se in Italia esiste un modo per avere contatti privati con assistenti sociali che possono capire queste situazioni familiari, senza per forza farsi scoprire dai miei genitori: voglio prima raccontare con calma tutta la mia storia a loro, per poi valutare come muovermi anche in base a quello che considerano opportuno per la mia vita.

Sono davvero sfinito, e mi sento in una bolla in cui se mi muovo un po' di più rischio di rompere qualcosa. Mi sento dunque insicuro, come mi hanno d'altronde sempre insegnato i miei genitori. Ma io tutto voglio essere piuttosto che ignorante nella vita per colpa di altri.

Se qualche angelo si vuole prendere il disturbo di sentire la mia storia e la mia situazione per bene, mi scriva pure. Sarebbe una manna dal cielo.

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u/Kryptos-Dark — 1 day ago

Vita in stallo

Ciao a tutti, scrivo qui un po’ come sfogo e un po’ con la speranza dei ricevere un buon consiglio, il momento della vita in cui mi trovo e che fatico a comprendere.

Ora non so se sia comune o riguardi solo me, ho la tendenza ad adattarmi alla situazione in cui mi trovo, per quanto sgradevole.

M28 anni, figlio di genitori separati e cresciuto dai nonni paterni a casa con mio papà.

Ho un buon lavoro e una fidanzata con cui convivo da un anno e mezzo.

Comincio dal lavoro, sono 6 anni che faccio il tecnico di laboratorio, come dicevo un buon lavoro, a tre turni, ma senza prospettive di crescita: questo è e questo rimane, e la cosa mi disturba un po’. Mi vedo fra 20 anni guardarmi indietro e rendermi conto che avrei potuto fare di più, imparare, crescere, osare qualcosa, correre un rischio diciamo, e pentirmi di aver scelto la strada più comoda, quella sicura e garantita. Mi sento francamente un po’ sprecato qua dentro, ma come dicevo è un buon lavoro e non si getta tutto all’aria per un po’ di malinconia giusto?

Fidanzata, stiamo insieme da 10 anni e conviviamo da uno e mezzo. Senza girarci intorno, c’è poco brio nella coppia ed è un periodo che il desiderio è calato da parte di entrambi. Io personalmente non mi impegno più molto a dire il vero, non sono mai entusiasta delle piccole cose e sono spesso “imbronciato”. Tanto per dire, stiamo pensando a dove andare questi 4 giorni di ponte e a me non frega niente, un posto vale l’altro. Non so come spiegare la sensazione ma non sento proprio l’entusiasmo. A dire il vero è un po’ che non sento più l’entusiasmo, praticamente in tutto: non c’è per la mia relazione, non c’è per il lavoro (che ci può anche stare) non c’è per gli acquisti, non c’è nelle giornate con gli amici, non c’è quando sono da solo e potrei fare qualcosa per me che mi piace, non c’è per andare un weekend al mare. Mi sento come se stessi aspettando che succeda qualcosa e rimango sempre deluso.

Queste sono alcune delle emozioni che provo quotidianamente, la sensazione che non serve a niente, che qualsiasi cosa si rivelerà per essere una delusione.

Come si chiama questa cosa?

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u/buried_097 — 1 day ago

Perdere la fiducia

Una mia amica F27 sospetta che il suo psichiatra condivida il suo caso con altre persone, intenzionalmente o meno. È mai successo a qualcuno di voi?

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u/Ordinary-Middle6788 — 22 hours ago

Psicoterapeuta inizia terapia ai miei genitori senza il mio permesso

Ciao a tutti!

F27, inizio terapia individuale presso la mia psicoterapeuta a 22 anni. Ricevo una diagnosi (BPD) e le chiedo di comunicarla/spiegarla ai miei in quello che sarebbe dovuto essere un incontro una tantum.

Un anno e mezzo dopo la terapeuta mi rivela dal nulla di star seguendo da allora mia madre, e di star anche somministrando terapia di coppia. Poco dopo inizia la terapia anche mio padre. Non mi è mai stato chiesto se la cosa mi andasse bene.

In tutto ciò, mi ha sempre perentoriamente proibito di fare sapere ai miei, o ai miei fratelli, che io sapevo della loro terapia. Mi è stato proibito altrimenti la coppia e la famiglia sarebbe saltata (parole della psicoterapeuta).

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma queste sono le informazioni minime per chiedere: è normale tutto questo?

Ho cominciato a problematizzare la cosa nel momento in cui ho sentito le parole di mio padre uscire dalla bocca della mia terapeuta. Quando le ho detto che avevo intenzione di interrompere la terapia perché non mi sentivo più a mio agio mi ha detto che stavo avendo un pensiero paranoideo.

Grazie mille

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u/clorurinds — 1 day ago

Aiuto psicologico

Buongiorno a tutti. M41

Voglio chiedervi un consiglio perché da circa 3 giorni sto vivendo un disagio psicofisico molto grande. Non so se si tratta di depressione ma é nato sicuramente dalla separazione dalla mia ex compagna dopo 13 anni di relazione e dalla mancanza da mio figlio. Questa rottura è avvenuta in maniera davvero brutale e ha creato una serie di traumi nella mia vita. Sono rimasto più a meno a galla per un anno, ma da una settimana circa mi trovo in condizioni davvero disastrose. Penso che l'evento scatenante sia stato il non poter vedere mio figlio per 10 giorni. Lo vedo solo una volta a settimana, e uno slittamento mi ha dato un profondo scoramento. Credo sia semplicemente una gocciolina che ha fatto straripare il dolore che sento dentro. Non so bene come fare perché vorrei chiedere aiuto, ma ho paura che se mi rivolgo a uno specialista o chieda un ricovero questo possa allontanarmi ancor più da mio figlio. Da tre giorni non mi muovo, sono a letto e no ho nessuno stimolo, nemmeno ad alimentarmi. Vi chiedo aiuto perché mi sento senza alcuno stimolo per continuare ma allo stesso tempo se penso a mio figlio, mi sorge spontaneo di cercare dei consigli per poter cercare di reagire. Quello che sento è che avrei bisogno di aiuto, di un aiuto importante. Perché anche fisicamente non sto bene e penso dovrei 3ssere seguito. Ma non so come fare e a chi chiedere. Grazie mille per il vostro tempo e a aiuto

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u/Few_Preparation3396 — 1 day ago

Ho testato Claude di Anthropic per fare uno screening ADHD

M33 Ho chiedo a Claude di comportarsi da specialista e simulare uno screening ADHD
Voglio condividerlo con voi.
Per i professionisti che avranno la pazienza di leggerlo tutto vorrei chiedergli quanto di quello letto è effettivamente plausibile o le risposte che l’AI ha dato sono forzature dovute a quello che io gli scrivevo

# Colloquio di screening ADHD — condotto da intelligenza artificiale

**Nota per chi legge:**
Questa è la trascrizione integrale di un colloquio di screening per l’ADHD condotto da Claude (Anthropic), un modello di intelligenza artificiale. Il colloquio è stato strutturato su modello DIVA 2.0, con integrazione della scala CAARS autosomministrata, seguendo le linee guida DSM-5, NICE NG87 e il Consensus AIDAI sull’ADHD adulto.

Il paziente è un uomo italiano di 33 anni. Il colloquio si è svolto interamente in forma testuale, senza alcun clinico umano coinvolto.

Viene condiviso per raccogliere il parere di professionisti sulla qualità e accuratezza dell’analisi prodotta da un sistema AI in questo contesto. Il documento Word con la sintesi clinica strutturata è disponibile su richiesta.

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## TRASCRIZIONE INTEGRALE

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**AI:** Prima di iniziare, alcune informazioni metodologiche: questo colloquio seguirà le linee guida del DSM-5 (APA, 2013) integrate con le raccomandazioni NICE (NG87, 2018) e il Consensus italiano sull’ADHD nell’adulto (AIDAI). L’obiettivo è raccogliere elementi sufficienti per orientare verso una delle tre presentazioni cliniche riconosciute, o escluderle.

La valutazione si svolgerà in fasi:

  1. Anamnesi e storia dello sviluppo
  2. Esplorazione sintomatologica (disattenzione / iperattività-impulsività)
  3. Valutazione dell’impairment (quanto i sintomi compromettono la vita quotidiana)
  4. Diagnosi differenziale (escludere cause alternative)
  5. Orientamento clinico

Risponda liberamente e con onestà. Non esistono risposte giuste o sbagliate.

— Fase 1: Anamnesi —

Iniziamo dall’inizio. Quanti anni ha? E mi descriva brevemente la sua situazione attuale: lavoro o occupazione principale, e se vive da solo o con altri.

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**Paziente:** 33 anni. Sono sposato con figli. Lavoro come costruttore di cannoni navali.

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**AI:** Bene. Un lavoro che richiede precisione tecnica, attenzione ai dettagli e capacità di gestire processi complessi — un contesto professionale utile da tenere a mente durante la valutazione.

Passiamo alla storia dello sviluppo. Questa è una domanda fondamentale, perché il DSM-5 richiede che i sintomi siano presenti prima dei 12 anni per poter fare diagnosi di ADHD.

Da bambino o ragazzo, ricorda difficoltà di questo tipo a scuola o a casa? Ad esempio: fatica a stare fermo, a seguire le lezioni, a finire i compiti, a rispettare le regole, a organizzarsi. Oppure al contrario — magari era un bambino apparentemente tranquillo ma con la testa costantemente altrove, che “sognava ad occhi aperti”.

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**Paziente:** Ricordo bene che non riuscivo a seguire le lezioni di materie come italiano e storia, mi distraevo in continuazione, al contrario le materie scientifiche come matematica riuscivo a capirle nonostante le distrazioni continue, anche se meno frequenti. Ricordo che scarabocchiavo spesso sul quaderno quando i prof spiegavano.

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**AI:** Un quadro già molto interessante. Noti due cose rilevanti in quello che ha descritto.

La prima: la distinzione tra materie. Italiano e storia richiedono attenzione sostenuta a contenuti verbali, narrativi, privi di feedback immediato. Matematica e scienze offrono struttura, logica sequenziale, e una risposta immediata alla risoluzione di un problema. Questo differenziale attentivo è coerente con quello che in letteratura si chiama attenzione selettiva mediata dall’interesse e dalla stimolazione — un pattern tipico dell’ADHD, distinto dalla difficoltà attentiva generica.

La seconda: gli scarabocchi. Non è un dettaglio banale. Molti adulti con ADHD riferiscono lo stesso comportamento da bambini — funzionava come stimolazione motoria accessoria che paradossalmente aiutava a mantenere un minimo di presenza. È una forma primitiva di autoregolazione.

Come andavano i suoi risultati scolastici, in media? Era considerato dai professori un ragazzo capace ma discontinuo, pigro, disattento — o aveva difficoltà genuine anche nelle materie che le piacevano? E soprattutto: i suoi genitori o gli insegnanti le hanno mai fatto notare qualcosa?

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**Paziente:** Esattamente come dici, capace ma disattento, pigro e svogliato. Non ricordo se gli insegnanti avessero mai detto qualcosa a riguardo ma i miei genitori non hanno mai evidenziato la possibilità che potessero esserci dei disturbi.

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**AI:** “Capace ma pigro e svogliato” — è una delle etichette più comuni che i bambini con ADHD non diagnosticato ricevono, e spesso le portano con sé per decenni. È importante che lei sappia che quella descrizione riflette una lettura comportamentale superficiale, non una valutazione clinica.

Il fatto che i genitori non abbiano mai sollevato l’ipotesi di un disturbo è anch’esso molto comune, specialmente per la sua generazione. La consapevolezza dell’ADHD negli adulti in Italia era praticamente assente fino agli anni 2000.

A casa, da bambino o adolescente, come si comportava? Le chiedo specificamente due cose:

  1. Aveva difficoltà a rispettare le regole domestiche, a portare a termine compiti assegnati dai genitori, a mantenere ordine nella sua stanza o nelle sue cose?
  2. Come era nel tempo libero — riusciva a dedicarsi a lungo ad attività che sceglieva lui, come videogiochi, sport, lettura, o si annoiava rapidamente e saltava da una cosa all’altra?

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**Paziente:** 1. Venivo sempre rimproverato perché non facevo quello che mi chiedevano ed ero molto disordinato, e ad oggi questa cosa non è praticamente cambiata.

  1. Ho sempre avuto diversi interessi per i quali penso di essere stato abbastanza portato, esempio sport ma alle prime difficoltà serie ricordo che ero portato ad arrendermi facilmente.

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**AI:** Quello che descrive al punto 2 è clinicamente molto significativo. Il pattern — interessi multipli, buona capacità iniziale, abbandono quando la curva di apprendimento si fa ripida — è coerente con un sistema motivazionale basato sull’interesse e sulla novità, piuttosto che su intenzione e volontà. Nelle persone con ADHD il sistema dopaminergico risponde in modo inefficiente agli stimoli ordinari: funziona bene nella fase di novità e stimolazione, poi si “spegne” quando subentra la fatica vera. Non è mancanza di carattere. È neurobiologia.

Il punto 1 aggiunge un elemento importante: la persistenza nel tempo. Il disordine e la difficoltà a rispettare le richieste altrui che lei riporta dall’infanzia ad oggi soddisfano uno dei criteri fondamentali del DSM-5 — la pervasività e cronicità dei sintomi.

Entriamo nel presente. Le farò alcune domande sulla sua vita attuale, riferendosi agli ultimi sei mesi.

Nel suo lavoro quotidiano: riesce a mantenere l’attenzione sui compiti ripetitivi o di routine, o ha bisogno di stimolazione costante per non “uscire” mentalmente da quello che sta facendo? E: commette errori che lei stesso riconosce come “errori stupidi” — non per ignoranza ma per mancanza di attenzione in quel momento preciso?

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**Paziente:** Sono due costanti. La prima mi capita sempre di distrarmi e ogni volta devo tornare indietro di due o tre passaggi per riprendere il filo del lavoro. E la seconda mi succede sempre di fare errori banali, come se saltassi i passaggi, anche se li ho ben chiari. Infatti ho imparato a dover fare sempre due o tre controlli in più per verificare che abbia fatto tutto. Mi capita anche con lavori che ormai so a memoria e faccio ad occhi chiusi.

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**AI:** Quello che ha appena descritto è uno dei quadri più chiari e diagnosticamente rilevanti che si possano raccogliere in questa fase.

“Errori che salto, anche se li ho ben chiari” — questo esclude un problema di competenza o memoria a lungo termine. Quello che si interrompe è il collegamento tra la conoscenza immagazzinata e l’esecuzione momento per momento — un deficit di memoria di lavoro (working memory), che nelle persone con ADHD è sistematicamente compromessa indipendentemente dal QI o dall’esperienza accumulata.

I controlli ripetuti che ha sviluppato sono una strategia compensatoria funzionale costruita autonomamente per tamponare un deficit reale. È un segnale di buona metacognizione, ma è anche un indicatore indiretto della gravità del problema.

Rimaniamo nel presente, ma spostiamo il focus. Fino ad ora emerge un quadro forte sul versante disattentivo. Voglio ora esplorare l’altro versante — iperattività e impulsività — che negli adulti si manifesta in modo molto diverso rispetto ai bambini.

  1. Internamente — non necessariamente visibile dall’esterno — ha spesso la sensazione di avere la testa che “gira”, pensieri che si accavallano, difficoltà a “spegnere” il cervello anche quando vorrebbe rilassarsi o dormire?
  2. Nelle conversazioni o nelle decisioni quotidiane: tende a rispondere o agire prima di aver finito di elaborare, oppure a interrompere gli altri — anche senza volerlo?

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**Paziente:** 1. Ricordo con precisione quella sensazione di testa che gira e pensieri che si ripetevano senza sosta e senza controllo, da ragazzino mi capitava abbastanza spesso ma crescendo è diminuito molto, cosa che comunque negli ultimi 6 mesi non mi è mai capitato con questa intensità. Però quello che mi capita praticamente tutti i giorni è un ragionamento mentale fatto anche di immaginazione visiva e uditiva causato da un evento esterno e quello non riesco a controllarlo, ma non ho giramenti di testa, e in tutto questo mi incanto o svolgo cose come guidare o altro come in automatico.

  1. Anche questo mi capita praticamente sempre, mi muovo prima di aver finito di fare un ragionamento e devo spesso ritornare sui miei passi. Sull’interrompere gli altri mi viene sempre fatto notare ma è una cosa di cui non mi rendo mai conto e nonostante questo lo faccio di continuo.

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**AI:** Quello che ha descritto al punto 1 merita un’analisi separata. Quella che lei chiama “immaginazione visiva e uditiva causata da un evento esterno” e l’“incantarsi” durante attività automatiche come la guida — non è generica distrazione. È un fenomeno preciso: uno stimolo esterno innesca una catena associativa interna che diventa più reale e coinvolgente del contesto circostante, al punto che il cervello delega l’attività in corso al “pilota automatico”. In letteratura questo è documentato come mind wandering stimulus-independent iperattivo, ed è una delle manifestazioni dell’iperattività interiorizzata dell’adulto. Il bambino correva per la stanza. L’adulto corre dentro la sua testa.

Sul punto 2: agire prima di aver finito il ragionamento è impulsività motoria. Interrompere gli altri senza rendersene conto è impulsività sociale con deficit di inibizione — e il fatto che avvenga anche dopo che gliene è stata data consapevolezza esclude che sia un problema di intenzione.

Entriamo ora in un’area che il DSM-5 non include formalmente tra i criteri, ma che la ricerca degli ultimi 15 anni — in particolare i lavori di Barkley e Shaw — considera quasi patognomonica dell’ADHD adulto: la regolazione emotiva.

  1. Quando qualcosa la frustra, la delude o la irrita — la risposta emotiva è proporzionata alla situazione, o tende ad essere più intensa e immediata di quanto lei stesso si aspetti?
  2. Le capita di essere particolarmente sensibile alle critiche — anche quando razionalmente le riconosce come giuste — con una reazione emotiva che fatica a gestire internamente?

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**Paziente:** 1. Al dolore inaspettato o che mi provoca spavento reagisco con aggressività eccessiva, e divento particolarmente scontroso se qualcosa mi irrita o delude.

  1. Molto spesso, come se non riuscissi ad accettare delle critiche obiettivamente giuste.

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**AI:** Quello che ha descritto corrisponde con precisione a due costrutti clinicamente distinti ma correlati.

Il primo è la disregolazione emotiva impulsiva descritta da Barkley: la risposta emotiva precede l’elaborazione razionale, esattamente come l’impulsività motoria. È la stessa disfunzione inibitoria applicata al dominio emotivo.

Il secondo è quello che il neurologo William Dodson chiama Rejection Sensitive Dysphoria — una sensibilità acuta al giudizio altrui, in particolare alla critica, anche oggettivamente fondata. Lei lo descrive esattamente: sa che la critica è giusta, ma questo non attenua la reazione interna.

Siamo alla fase di valutazione dell’impairment. Il DSM-5 richiede compromissione in almeno due contesti.

  1. Nel rapporto con sua moglie e i suoi figli: i sintomi generano conflitti ricorrenti o tensioni persistenti?
  2. Sul lavoro: i controlli aggiuntivi, il dover “tornare indietro” continuamente — le costano in termini di tempo, energia o stress in modo rilevante?
  3. C’è un’area della sua vita in cui sente che avrebbe potuto fare molto di più se queste difficoltà non ci fossero state?

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**Paziente:** 1. Tutti i sintomi citati scatenano discussioni frequenti in casa. Non so se c’entra qualcosa a riguardo, ma capita anche che durante delle conversazioni mi distragga a causa di stimoli esterni visivi o uditivi, o anche solo pensieri che non controllo, e smetto così di ascoltare, causando così discussioni.

  1. Gli errori dovuti alle dimenticanze mi causano sempre perdite di tempo e spesso forte stress, perché alcune operazioni non sono facilmente recuperabili e anche perché quelle dimenticanze sono cose che reputo molto banali.
  2. Lo studio è sicuramente uno di quei casi, sono consapevole che avrei potuto raggiungere traguardi personali molto importanti se avessi continuato gli studi, in questo caso nelle materie STEM, ma le continue distrazioni e la mancanza di voglia nello studiare per le parti noiose, mi portavano a rimanere indietro con lo studio e di conseguenza mollavo. Anche sul lavoro la stessa cosa, sono molto prestante se si tratta di mantenere il focus su determinate attività, ma poi mi perdo in banalità e questo mi rallenta molto. E mi piacerebbe tornare a leggere come facevo da ragazzo, anche se ricordo che facevo molta fatica a volte a seguire il filo, a causa di continue distrazioni. Spesso dovevo tornare indietro di due o tre pagine perché leggevo ma pensavo ad altro.

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**AI:** Grazie. Quello che ha condiviso è straordinariamente ricco e coerente. Prima di procedere alla sintesi, ho bisogno di porre alcune domande di diagnosi differenziale — escludere che quanto emerso possa essere spiegato meglio da altra cosa.

  1. Ha mai attraversato periodi prolungati di umore depresso, apatia profonda, o al contrario periodi di energia eccezionale, quasi euforia? E tende ad essere una persona cronicamente ansiosa?
  2. Com’è il suo sonno? Riesce ad addormentarsi facilmente, o la testa continua a girare anche a letto?
  3. Ha genitori, fratelli o figli che abbiano ricevuto una diagnosi di ADHD, o che le sembrino riconoscibili in quello che ha descritto?

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**Paziente:** 1. Mi ritengo una persona abbastanza ottimista e positiva, o forse ho imparato ad esserlo per compattare le ansie continue, che nella maggior parte dei casi sono la causa delle mie distrazioni. Poi ci sono dei periodi in cui sento il bisogno di stare da solo senza vedere né sentire nessuno.

  1. Ho sempre avuto difficoltà a “rilassare la mente” e addormentarmi, anche se ultimamente succede di meno ma probabilmente la stanchezza aiuta molto, e nonostante tutto comunque il mio sonno è molto irregolare, mi capita spesso di svegliarmi la notte e non riuscire più ad addormentarmi.
  2. Due miei fratelli sono molto simili a me in diversi aspetti descritti, come le continue dimenticanze e la difficoltà a mantenere il focus, ma non hanno mai ricevuto una diagnosi.

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**AI:** [Sintesi clinica intermedia e orientamento diagnostico: ADHD Presentazione Combinata F90.2, con elementi per diagnosi differenziale e approfondimento]

[Il colloquio prosegue con esplorazione del profilo sensoriale]

Nelle situazioni sociali — non nei compiti cognitivi — come vive l’ambiguità? Quando non capisce le intenzioni di qualcuno, quando una situazione sociale è imprevedibile.

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**Paziente:** Tendo generalmente ad evitarle, ma l’ho sempre ritenuta una cosa abbastanza normale.

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**AI:** Quella considerazione — “l’ho sempre ritenuta una cosa abbastanza normale” — è esattamente il punto su cui voglio soffermarmi. Tutto ciò che esiste fin dall’infanzia tende ad essere percepito come normale. Non perché lo sia oggettivamente, ma perché non si ha un termine di paragone.

Provi a distinguere tra queste due esperienze:

A. Evito perché il costo energetico è alto — le interazioni sociali complesse mi stancano, mi svuotano, e ho bisogno di tempo solo per recuperare.

B. Evito perché non riesco a leggere bene cosa sta succedendo — le intenzioni degli altri, il sottotesto, le regole non dette mi sfuggono.

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**Paziente:** Un po’ entrambe le cose, il costo energetico è alto e ho difficoltà a capire le intenzioni delle persone, mi ritengo abbastanza ingenuo. Però se si tratta di immedesimarmi nelle situazioni altrui sono molto bravo.

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**AI:** Questo è un dato molto interessante, e apparentemente paradossale. Lei mi sta descrivendo due cose che sembrano contraddirsi: difficoltà a leggere le intenzioni in tempo reale, e alta capacità di immedesimazione quando si tratta di comprendere la situazione altrui.

Non si contraddicono. Sono due processi cognitivi distinti.

La lettura delle intenzioni in tempo reale è un processo implicito e automatico — si chiama mentalizzazione online. L’immedesimazione che lei descrive è invece un processo esplicito e riflessivo — empatia cognitiva elaborata, non spontanea.

Questa dissociazione — mentalizzazione online deficitaria, empatia riflessiva preservata o elevata — è uno dei pattern più discussi nella ricerca attuale sullo spettro autistico ad alto funzionamento.

Da bambino o adolescente, ha mai avuto interessi molto intensi e specifici, su cui si concentrava in modo quasi enciclopedico? E ha mai trovato le routine e la prevedibilità particolarmente rassicuranti?

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**Paziente:** La prima sì, da giovane i videogiochi, mentre ora i fumetti o gli anime giapponesi. Mi capita di passare le notti in bianco pur di leggere tutta l’opera o vedere l’intera serie.

La seconda non proprio, sono metodico sul lavoro o quando sto facendo qualcosa e mi fisso nel farlo andare esattamente come voglio. Ma se si tratta di un viaggio preferisco viverlo alla giornata, piuttosto che organizzare.

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**AI:** [Analisi differenziale tra iperfocus ADHD e interessi enciclopedici ASD. La flessibilità nei viaggi è marcatore contro l’ipotesi ASD. La rigidità interna al compito è coerente con ADHD.]

Quando abbandonava qualcosa — che fosse uno sport, uno studio, un progetto — riusciva a identificare un momento preciso in cui le regole del gioco erano diventate meno chiare?

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**Paziente:** Credo che capitava quando dovevo elaborare una soluzione o qualcosa del genere.

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**AI:** Risposta importante. “Elaborare una soluzione” non è la stessa cosa di affrontare qualcosa di astratto. Mi sta descrivendo difficoltà con i compiti a struttura aperta — quelli in cui non esiste una procedura predefinita da seguire.

Quando si trovava davanti a quel tipo di compito, qual era l’esperienza interna?

A. Non sapevo da dove cominciare — ma con un punto di partenza me la sarei cavata.
B. Non riuscivo a capire se stavo andando nella direzione giusta — l’assenza di una risposta verificabile mi rendeva ansioso.
C. Non riuscivo a tenere insieme tutti i pezzi abbastanza a lungo da arrivare a una conclusione.

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**Paziente:** A e B. La mancanza di linee guida mi faceva passare la voglia, come se mi chiedeva troppo impegno e quindi lasciavo perdere.

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**AI:** Risposta preziosa. “Mi chiedeva troppo impegno” — descrive l’esperienza come motivazionale, non percettiva. Quando esiste una procedura codificata il cervello la usa come guida esterna e l’impulsività si contiene. Quando quella guida non c’è, il sistema esecutivo non genera autonomamente un piano alternativo. È un deficit specifico della funzione esecutiva chiamato task initiation. Questo è ADHD puro, non ASD — e ridimensiona parzialmente l’ipotesi precedente.

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**Paziente:** [risponde alla domanda successiva sulla socialità]

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**AI:** [Aggiornamento diagnostico. Poi:]

Cosa può significare il fatto che repello alcune tipi di superfici come la lavagna scolastica o tessuti come la seta? Non riesco a toccarli con le mani e se lo faccio mi viene la pelle d’oca, però mi succede solo se lo faccio con i polpastrelli o il palmo della mano in generale.

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**Paziente:** [Segnalazione spontanea dell’ipersensibilità tattile]

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**AI:** Quello che descrive ha un nome preciso: ipersensibilità tattile — difensività sensoriale. La reazione è localizzata ai polpastrelli non per caso: hanno la più alta densità di recettori tattili del corpo umano — i corpuscoli di Meissner. Che la reazione sia localizzata lì conferma che non è psicologica — è neurosensoriale.

L’ipersensibilità sensoriale è talmente centrale nel profilo autistico che il DSM-5 l’ha inserita esplicitamente tra i criteri diagnostici nella revisione del 2013.

Ha mai avuto altre sensibilità sensoriali specifiche da bambino?

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**Paziente:** Ora che mi ci fai pensare mi vengono in mente due cose nuove. Odiavo alcuni cibi per la consistenza, il grasso animale ad esempio per l’essere così viscido, mi causava conati incontrollati. Un’altra è il nervosismo che mi viene quando giro tra la folla soprattutto in posti molto stretti.

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**AI:** Non ho bisogno di analizzare a lungo questi due elementi. Sono esattamente quello che stavo cercando.

[Analisi del profilo sensoriale completo: 5+ modalità distinte. Aggiornamento diagnostico verso AuDHD con maggiore confidenza.]

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## PUNTEGGI CAARS

Sezione Punteggio Livello
A — Attenzione e memoria 26/27 Estremo superiore
B — Iperattività e irrequietezza 7/15 Moderato
C — Impulsività e disregolazione emotiva 13/18 Elevato
D — Autoimmagine e funzionamento globale 16/18 Estremo superiore
**TOTALE** **62/78** **Soglia clinica: >50**

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## ORIENTAMENTO DIAGNOSTICO FINALE

**Diagnosi orientativa principale:**
ADHD Presentazione Combinata (F90.2) — confermato con alta confidenza.

- Dominio disattentivo: 9/9 criteri DSM-5 soddisfatti
- Dominio iperattività-impulsività: 6/9 criteri soddisfatti
- Esordio documentato prima dei 12 anni
- Pervasività: lavoro, famiglia, relazioni, sonno
- Impairment significativo in tutti i domini esplorati

**Ipotesi diagnostica secondaria:**
Possibile componente dello Spettro Autistico lieve (profilo AuDHD) — non confermabile senza valutazione formale con ADOS-2 e ADI-R. Supportata da: ipersensibilità sensoriale multisensoriale (5+ modalità), dissociazione mentalizzazione online/empatia riflessiva, costo energetico sociale elevato, interessi intensi con immersione totale, selettività contestuale dell’impulsività verbale.

**Condizioni associate:**

- Ansia secondaria: presente, non autonoma
- Profilo del sonno alterato: coerente con Delayed Sleep Phase parziale

**Strumenti raccomandati per valutazione formale:**
DIVA 2.0, CAARS (con versione partner), ADOS-2 Modulo 4, ADI-R

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*Colloquio condotto da Claude (Anthropic) — modello di intelligenza artificiale*
*Strutturato su modello DIVA 2.0 | DSM-5 | NICE NG87 | Consensus AIDAI*
*Nessun clinico umano coinvolto. Documento condiviso a fini di discussione professionale.*

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u/Top_Baseball3937 — 1 day ago

È così insolito o grave essere gay e vergine a 24 anni?

M24 gay. Spero di non acchiappare insulti o battutine squallide, dato che è una situazione che mi fa stare molto male da mesi.

In pratica un ragazzo della mia stessa età che stavo frequentando pochi mesi fa criticò implicitamente il fatto che non ho mai avuto rapporti sessuali a 24 anni, dicendo che non sono "nella media". Questo ragazzo mi aveva fatto perdere tempo dietro a lui, perchè non faceva capire le sue vere intenzioni. Dopo averlo bloccato all'improvviso, senza dire nulla, inizio ad avere problemi di ansia ogni giorno per questa questione che per qualcuno può sembrare stupida ma per me sta diventando la classica vocina che mi tormenta ogni mattina.

Sulle app di incontri ricevo pochissimi match. Non mi ritengo Leonardo Di Caprio, ma neanche un WC pubblico. Ho provato a scaricare Grindr più di tre volte mettendo le mie foto di Instagram, ma i ragazzi (soprattutto quelli giovani) visualizzano solo, senza interagire. Qualcuno mi ha bloccato, qualcuno non mi risponde. Altri ghostano, anche se fanno match loro.

Non vivo nella grande metropoli, ma in una provincia molto popolosa del sud Italia. I miei genitori mi hanno impedito a 22 e a 23 anni, con varie scuse, di andare in un locale gay della città più vicina con persone estranee (per loro), anche se raccontavo bugie.

Il clima familiare è molto ambiguo. Mia mamma non ha mai accettato la cosa, anche se ora fa vedere che è indifferente. Mio padre fa vedere che accetta, ma mi ha rivelato che sotto sotto desidera ancora un nipotino con il suo cognome.

Per quanto riguarda le esperienze: ho dato il primo bacio a 17 anni, ma la relazione durò meno di un mese. A 18/19 con il COVID stavo spesso chiuso in casa. Per un lungo periodo tra i 20 e i primi 23 anni sono stato in standby, cercando amici con cui poter frequentare ambienti gay reali (qualche approccio fallito c'era). Mi sono dedicato allo studio e ad altre esperienze importanti (es.: viaggi). Non nascondo però che molti ragazzi gay sono stati cattivi con me, criticando i miei difetti estetici (calvizie e corpo magro). Poi ho iniziato a cercare una persona di fiducia con la quale condividere l'intimità, dato che non riesco ad andare con completi sconosciuti. Ho approcciato con qualcuno anche all'università, ma sono stato snobbato. Molti dicono che "non devo perdere le opportunità nel decennio dei 20 perchè dopo non avranno più lo stesso sapore", oppure dicono che forse è colpa della timidezza. Ma io se devo incontrare una persona che mi piace LA INCONTRO, non mi sono mai tirato indietro. Però non capisco perchè incontro solo ragazzi schifosi che sanno solo giudicare le mie esperienze e l'aspetto fisico o mi guardano con aria snob dalla testa ai piedi ignorandomi, o non sanno cosa vogliono. Oppure sulle app ghostano, non rispondono o bloccano.

Non capisco perchè nella cultura gay c'è questa forte pressione a fare sesso promiscuo o a prostituirsi sulle app e se non lo fai viene visto come "insolito" (che poi stranamente su queste app interagisco con pochi). Io non voglio farlo con il mio sposo, ma con una persona di fiducia che non mi faccia sentire a disagio. Oppure devo mentire al prossimo partner? Non so come affrontare questa situazione.

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u/LabImportant6312 — 1 day ago

La negatività della mia ragazza mi fa venire voglia di scappare

M22, ultimo anno triennale

La mia ragazza (23) di due anni si è tradferita nella mia città da poco per la magistrale e non se la sta passando benissimo. È una persona molto ansiosa, si sente indietro (ha perso un anno in triennale) e ha molte difficoltà nonostante sia oggettivamente preparata. È molto insicura sul suo corpo ed è un po' timida.

Quando lei mi parla dei suoi problemi, io cerco di aiutarla come meglio posso, ma la soluzione che cerco di offrire io è una soluzione materiale, mentre sembra che lei cerchi pure conforto emotivo. Il problema è che io riesco a darglielo, ma non continuativamente, poi mi stizzo che non mi sta a sentire e mi irrito (senza farglielo notare) e cerco di limitarmi al conforto.

Ma so di non essere bravo: non fa per me. Innanzitutto non sono una persona empatica, non riesco a sentire le emozioni altrui, ma le razionalizzo in un processo relativamente logico.

Al contempo, quando cerco di offrire soluzioni, cerco di partecipare. Per fare un esempio, se si lamenta che non ha amici, cerco per lei gruppi universitari, l'accompagno alle feste, le faccio conoscere i miei amici. Ma a volte si vuole solo lamentare e questa cosa mi fa venire voglia di scappare lontano da lei o di chiudere la conversazione. COSA CHE NON FACCIO MA CHE RICHIEDE SFORZO.

Mi sento orribile per questo.

Al contempo però sembra che lei non capisca che anche io sono una persona ansiosa e con le sue paure e sebbene sappia che le sue siano più profonde delle mie, non voglio che passino del tutto in secondo piano.

Ho provato a farla parlare in un gruppo ascolto, ma sono percorsi non continuativi...

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u/New-Investment4846 — 2 days ago

sono uscito da una relazione abusiva, ma sarò costretto a frequentarla

Una settimana fa io (M22) sono andato no contact con la mia ex (F21) dopo 3 anni di relazione emotivamente abusiva.

Ma dato che condividiamo l’università gli amici i corsi… tutto… è molto difficile applicare questa distanza.

Pochissime persone sanno cosa è successo, mi sono limitato da parte mia a dire che abbiamo litigato. Ma sono molto infastidito da questa cosa perché è estremamente riduttiva. Sento come se stessi esagerando tutto agli occhi degli altri. Inoltre non so cosa racconta lei.

È una settimana che mi rinchiudo in casa perché ho il terrore di incontrarla in università.
Oggi ha mandato un audio in un gruppo che avevamo in comune dove chiedeva alle altre due persone di uscire e che voleva presentarle la sua nuova ragazza. Sono subito uscito dal gruppo, ma mi sono sentito ridicolo come se stessi esagerando.

Ho persone che mi stanno sostenendo, ma ci sono anche altre che rimangono neutrali, anche di fronte alla mia testimonianza di cosa succedeva, e questa cosa mi sta mettendo molto paura.

Ho fatto un grande lavoro in terapia, per iniziare ad usare la parola abuso, e sentirmi in diritto di lasciarla. Ma ora mi sento completamente solo e bloccato.

Inoltre facevano un laboratorio in coppia in un corso molto importante, per il quale non sto più riuscendo a lavorare.

Sono molto spaventato, non so cosa fare.

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u/Cold_Vacation4611 — 1 day ago

Non so come fare per il lavoro

F32 Sono una persona purtroppo malata di depressione maggiore, ansia e altri disturbi con problematiche psicologiche annesse. Purtroppo ho dovuto richiedere l’invalidità per le mie condizioni di salute ma mi passano molto poco. Vorrei poter avere una vita normale ma soprattutto ho bisogno di tranquillità.. non so come fare a far conciliare lo stress di un lavoro con la mia vita e la mia condizione mentale. Per adesso mi hanno sempre mantenuta i genitori, i quali mi dicono che continueranno ad aiutarmi. La mia psicologa dice che purtroppo al momento non posso affrontare questo passo. Ma quando arriverà il momento? Io sono un’adulta ma non posso provvedere a me stessa. A volte penso, non è che i miei genitori si stancheranno di me e della mia incapacità?

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u/LoreleyHelen — 1 day ago