Ho perso tutto: l’amore, una villa da sogno e la mia indipendenza. Come si riparte quando senti di aver fallito come adulto?
Ciao a tutti. Scrivo qui perché ho bisogno di una prospettiva esterna. A febbraio la mia vita è andata in pezzi. Convivevo da un anno e mezzo con il mio partner in quella che consideravo una casa da favola: una villa del Settecento, con tanto verde, piscina e vista sulla città. Non era solo un tetto sopra la testa, era il mio primo vero progetto di vita: un mutuo, le famiglie che si conoscevano, l’intenzione di invecchiare insieme. Avevamo anche adottato due animali. Era il "nostro" posto nel mondo.
Poi, la mia vita è crollata a causa di un mio problema di tossicodipendenza, che sto risolvendo con SerT e psicoterapia. Per la quarta volta ho avuto una ricaduta: mi sono perso per 72 ore in un buio che non avrei mai voluto conoscere.
Le conseguenze sono state devastanti. Il mio partner, che si chiama T., spaventato e ferito, mi ha cacciato di casa e mi sono ritrovato a dover tornare a vivere dai miei genitori. Non ho perso solo la persona che amavo, ho perso la mia indipendenza abitativa. A volte mi sento un adolescente che deve ricominciare tutto da zero, e questo senso di fallimento – unito al dolore della separazione – mi sta divorando.
Oltre a questo, c’è stata la violazione della mia privacy: ho scoperto che lui ha condiviso il mio segreto medico con amici e familiari comuni. Il risultato è stato l'isolamento totale, quella che si spacciava per una mia seconda famiglia è sparita, rinchiudendosi in un silenzio omertoso, senza nemmeno chiedermi come sto o mostrarsi minimamente solidale.
Parlando con lui qualche settimana dopo, mi ha spiegato che ha raccontato tutto perché aveva bisogno di supporto, di qualcuno che capisse quanto stesse soffrendo anche lui. Lo capisco razionalmente, ma non posso fare a meno di sentirmi tradito dal silenzio della sua famiglia e dei suoi (nostri?) amici.
Ora c’è una nuova variabile. In questo vuoto, ho conosciuto C. su Tinder. Ammetto che, all'inizio, era solo un appiglio per staccare e ripartire. Ma la frequentazione sta diventando seria. Mi piace, mi fa stare bene.
Eppure, questo mi terrorizza: più la mia vita con C. prende forma, più i ricordi di T. e di quella "villa da favola" sbiadiscono. Ci sono momenti in cui dico a me stesso che devo guardare avanti, ma altri in cui provo un terrore paralizzante: ho paura che, voltando pagina, io stia cancellando per sempre ciò che è stato, quasi come se dimenticare fosse un tradimento verso il grande progetto che avevamo.
Mi sento svuotato e diviso a metà. Come si concilia la necessità di ricostruirsi (e di accettare di essere ripartiti "da zero") con la paura che guarire significhi perdere definitivamente l'identità che avevo costruito in quella casa? Qualcuno ha mai provato questa forma di "terrore nel voltare pagina"?