Death Stranding non doveva diventare una saga
Dopo un periodo di curiosità misto ad incertezza, ho finalmente deciso di acquistare (si, avete capito bene) il secondo capitolo dell'ultima fatica di Kojima.
Periodo durato molto a causa dei dubbi che mi hanno sempre accompagnato sin dal primo annuncio.
Death Stranding, l'ho già scritto più e più volte in questi lidi, è uno dei miei titoli preferiti di sempre.
Bizzarro, sregolato, folle, esattamente come il suo autore. Un capolavoro post-moderno di rara bellezza che riscrive in parte le regole del medium. Un unicum.
Che tale doveva rimanere.
Decidere di estendere quella che doveva rimanere una semplice frase ad un discorso lungo e prolisso, è sempre stata per me una pessima scelta, che rischiava di togliere fascino all'originale.
E così infatti è stato.
Intendiamoci, per queste prime 20 ore, ho goduto.
Stato dell'arte per la realizzazione grafica a parte (il Decima è fantascienza pura, non c'è un cazzo da fare), il gameplay è di una morbidezza gustosissima: i movimenti sono più fluidi, i comandi più reattivi e tutte le spigolosità sono state sapientemente levigate. Il tutto è estremamente giocoso e cazzo, divertentissimi.
Giocarci è una vera e propria goduria dei sensi.
Ma è tutto qui.
Perchè tolta questa malleabilità, non c'è altro e anzi, si seguono le orme (a volte pedissequamente) del capitolo precedente.
Si, il combattimento ora è più vivace, le traversate sono più leggere e il mondo è visivamente più bello, ma le poche aggiunte sono uno specchietto per le allodole atto a nascondere la carenza di tutto quell'apparato di intuizioni che hanno reso grande il primo episodio.
Fosse uscito come appendice in formato di DLC, avrei gioito di più, ma data la sua natura di sequel, il peso da reggere è davvero troppo e l'unica cosa che fa è diluire l'epica con i suoi protagonisti.
Il gioco comunque resta bello, bellissimo e mi ci chiuderò sicuramente per un altro centinaio di ore, ma rimane comunque l'amaro in bocca.
Death Stranding è un'esperienza che consiglio a chiunque, anche a chi non è avvezzo al mondo videoludico. Questo secondo capitolo invece, resta più contenuto nelle ambizioni e non riesce ad eludere i confini del medium.