mio cugino è un fallimento
Mio cugino ha 34 anni. Sulla carta è un ragazzo brillante, laureato in giurisprudenza, uno che all'università andava forte e prometteva benissimo. Ma il giorno dopo la laurea la sua vita si è letteralmente congelata. Si è messo in testa che doveva diventare notaio. Il sogno della vita, il prestigio, i soldi. Nient'altro era degno della sua attenzione. O notaio o il nulla.
Il problema è che, di fatto, ha scelto il nulla.
Oggi, a 34 anni suonati, la sua situazione clinica è questa: è disoccupato e non ha mai, e sottolineo mai, lavorato un singolo giorno in tutta la sua vita. Non ha fatto il cameriere, non ha fatto uno stage, non sa cosa significhi timbrare un cartellino, rispondere a un capo o gestirsi uno stipendio di ottocento euro. Addirittura, non ha nemmeno mai preso la patente. Vive isolato nella sua cameretta d'infanzia, a casa dei suoi genitori, circondato da codici civili enormi.
Ha tentato il concorso due volte, fallendolo in entrambe le occasioni. So perfettamente che è uno degli esami più massacranti e selettivi d'Italia, ma invece di prenderla come un segnale per crearsi un piano B o provare un concorso pubblico più accessibile, lui si è chiuso ancora di più a riccio.
Vederlo a tavola oggi mi ha distrutto. I miei zii sono i suoi primi carcerieri: lo mantengono in tutto e per tutto e camminano sulle uova pur di non turbarlo, imponendo a tutti la regola non scritta del "non fate domande sul suo futuro". Lui ha sempre un'aria stanca, ma è la stanchezza grigia e logorante di chi è consumato dall'inerzia. Tutti i suoi ex compagni di corso sono andati avanti: chi è entrato in qualche ministero, chi lavora nel legale di un'azienda, chi si è sposato, chi ha cambiato totalmente strada. Lui no. Lui è diventato il fantasma del "futuro notaio".
La cosa che mi fa più male, però, non è la rabbia, è la pena infinita che provo per lui. Ho capito perfettamente in che gabbia si è rinchiuso. Non molla i manuali perché sa che, se lo facesse, dovrebbe guardarsi allo specchio e ammettere di aver bruciato il decennio migliore della sua vita inseguendo un miraggio. È l'esempio da manuale della fallacia dei costi irrecuperabili. Piuttosto che affrontare il terrore di aprire LinkedIn a 34 anni, senza patente e con la voce "esperienze lavorative" spaventosamente vuota, preferisce nascondersi nella sua stanza a simulare atti di successione per una professione che probabilmente non farà mai.