Senza titolo
Ti cerco nelle pieghe delle lenzuola
ma il letto pende da un lato.
La notte che ogni calore consola ha il vuoto.
Mentre il vento porta via
ogni respiro dato.
Ti cerco nelle pieghe delle lenzuola
ma il letto pende da un lato.
La notte che ogni calore consola ha il vuoto.
Mentre il vento porta via
ogni respiro dato.
Che bella notte
coi suoi pensieri ricorrenti.
Respiri che ricordano tempi
in cui un cuscino era il rifugio sicuro
dove la mente era meno confusa del buio intorno.
Ti sento ma non ci sei
nell'ora che passa mai
e un attimo dopo è di nuovo
giorno.
Negli ultimi cinque anni, ho vissuto una mancanza profonda: non solo la possibilità di comunicare, ma il desiderio di esprimere i miei sentimenti.
Questa assenza non riguarda solo una persona, ma l'intero universo delle emozioni che ci rende vivi. La mancanza di qualcuno da amare può farci sentire incompleti, come se ci fosse un vuoto incolmabile dentro di noi.
È un'esperienza di solitudine che ci spinge a riflettere su cosa significhi veramente connettersi con gli altri e sulla necessità intrinseca di dare e ricevere affetto.
Riflettendo su questo, mi chiedo: come possiamo superare le barriere che ci impediscono di aprirci agli altri?
Mi piacerebbe ascoltare le vostre esperienze e pensieri su questo tema fondamentale. Confrontiamoci! 💬💙 #emozioni #relazioni #amore
Che bella notte
coi suoi pensieri ricorrenti.
Respiri che ricordano tempi
in cui un cuscino era il rifugio sicuro
dove la mente era meno confusa del buio intorno.
Ti sento ma non ci sei
nell'ora che passa mai
e un attimo dopo è di nuovo
giorno.
2006forse7
Terribile il vuoto che lasciò
il suo passaggio.
Il giovane vento,
non ancora tempesta,
ci rese sordi e ciechi.
Passò il tempo per
dimenticar la paura e
non sentimmo più
il sapore dell'aria,
e non sentimmo più
il rumore del vento,
il sole si celò ai nostri occhi e
il tempo fini senza noi.
​
Gustose di un vino traditore,
morbide di passione omessa
le tue labbra
abbracciarono l'anima
strappandola alla terra e,
con furia di tempesta,
s c a r a v e n t a r o n o
il pensiero nel cielo
più alto.
Chiusi gli occhi
in preda al terrore
che dolce
attraversò ogni vena.
Mi voltai per vedere
quanto lontano
fosse il mondo
e il tuo sorriso,
delicato e sottile,
mi regalò
mio malgrado
la discesa.
Cercami tra i vetri verdi.
Dove tintinna il disordine
di mani distratte.
Tra corone di latta e filtri
caduti.
Tra pietre focaie ed
impalpabile combusto.
Sullo strato di malto
appiccicaticcio,
sulle gocce scivolate
dal bordo di plastica.
Cercami tra i vetri verdi.
Sarà più facile quando
saranno tanti
e le voci si confonderanno.
Sarò nei sentieri dai riflessi smeraldo,
dietro il bicchiere a metà
che hai dimenticato.
L' attimo prima di andare via.
Sdraiato sull' asfalto,
cenere nella barba.
La lampada al mercurio
che frigge.
Alzati,
che lì ci hanno pisciato
i cani.
La birra è calda.
La strada è lunga il tempo giusto per tre canzoni. Finestrino aperto, occhi spalancati.
Domani è domani,
oggi è andato.
L' attimo prima di andare via.
Sdraiato sull' asfalto,
cenere nella barba.
La lampada al mercurio
che frigge.
Alzati,
che lì ci hanno pisciato
i cani.
La birra è calda.
La strada è lunga il tempo giusto per tre canzoni. Finestrino aperto, occhi spalancati.
Domani è domani,
oggi è andato.
Ora che, ogni decisione ha contorni ben precisi.
Quei denti, quegli artigli,
non più sorrisi ma tagli obliqui decisi.
Il sangue, la pelle, le carni,
gusci di noci e quel che resta dopo i vermi.
Crateri, abissi e non ondulati fianchi
dove rotolavano cose dette,
una pioggia sottile di concetti stanchi.
Cadevano sui lenzuoli, tele di quadri orrendi
di armonia vendute a distratti presenti,
orbitali mosche, scarafaggi passanti
con le parole degli altri, disabili musicanti.
La luce che disegna ombre più nere,
disordine,
ordine,
disordine
affermazioni non vere.
La fine del morbido baratto di sapori
la fuga dopo mescolato sudori, umori.
La trincea dove merda, morti e carezze
sfregano dando la stessa nota
discordante,
una frequenza disarmonica
assordante
quel graffio impercettibile sulla traccia ricorrente.
Il fastidio:
malessere e
disagio
di cui occulti il nome.
Dalla bile: corrosivo sudore degli stati d'animo
rianimo.
Respiro. Disamino.
Riarmo. Esamino.
Respiro. Poi rantolo.
Riprovo. Ed è un anelito.
Inspiro e sospiro
stringo e tutto diventa nero:
Il vento
rileva formule e
sussurra canti d'odio,
dalla polvere libera,
il fetore dissolve,
asciuga l'anima
e mi porta altrove.