
What is this? How can I remove it completely?
I hadn't seen this pop-up appear for a few days; I thought I had gotten rid of it using Malwarebytes, yet it's still there.
If you have any advice, I would be grateful to read it. Thanks in advance

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The directors mentioned above are undoubtedly the animation studio's greatest, but it is only fair to give some attention to the others as well.
Forgive me if this album isn't part of King Crimson's discography but only Fripp's, but I think it deserves its attention: for me, it's a small experimental masterpiece.
Before explaining why I love it, I'd like to know your thoughts. What do you think of Fripp's first solo album?
I love Exposure because it's the work that best embodies why I admire Robert. I admire his vision of music, his way of acting as a true anti-frontman, a genius who stays behind the scenes and puts his own ego aside to let the other extraordinary musicians he's surrounded himself with over the years receive the attention they deserve. Despite Fripp's extreme demands in the recording studio, and despite his decision to form and then disband the band, he never imposed his rigid vision on others. He saw King Crimson in a diametrically opposed way to that of the other creative mind of the original lineup, Peter Sinfield. Sinfield saw the group as a pyramid, with himself and the guitarist at the top. Fripp, on the other hand, considered it a collective of artists, the embodiment of the abstract entity that is King Crimson itself.
On his solo album, Fripp, despite his name on the cover, isn't the undisputed star. He simply adds his guitars, activates his Frippertronics, and expresses his genius with the sophistication, introversion, and restraint we've come to expect from him.
Many big names are credited on the album. Just think of Brian Eno, Genesis members Phil Collins and Peter Gabriel, Daryl Hall of Hall & Oates, Peter Hammill of Van Der Graaf Generator, and a long list of others. But while the musician's approach is nothing new, the creative horizons Fripp boldly chooses to explore are unprecedented. He delves into experimental rock and ambient music, a genre he had already explored in previous works with Brian Eno.
The album presents itself as a stream of consciousness, a whirlwind of alternating thoughts, contained within very short songs, compared to the typical length of prog. It seems like a place of meditation for Fripp, who, despite his age, still had much to say. In the songs, the singing often gives way to spoken words, to recordings of people who played a role in Fripp's life. A single theme seems to permeate the album, a flow of sounds that unfolds through the songs: the creative instinct of genius, in a world where music was constantly evolving.
M16. Salve a tutti, perdonatemi se l'argomento è eventualmente già stato affrontato e spero di non annoiarvi.
Uno dei miei più grandi problemi legati alla sfera relazionale e amorosa è l'idealizzazione che pratico verso le donne. Nonostante abbia trascorso una grossa fetta della mia infanzia in loro compagnia, non riesco più a vedere le mie coetanee come semplici persone. Prima avevo diverse amiche, o comunque conoscenti, appartenenti all'altro sesso, e mi trovavo benone. Ora, in adolescenza oramai inoltrata e in preda agli ormoni, fatico anche solo nel guardare una ragazza in viso. Per me le donne sono o degli esseri superiori, degli idoli intoccabili dalle possibilità e dai corpi sovrannaturali, o altrimenti sono soltanto la metà della popolazione globale, niente di più niente di meno. Questa alternanza di stati d'animo in contrasto non fa che complicare il tutto. Forse anche le mie perversioni sessuali (spesso estreme) contribuiscono a questo mio comportamento. Non scrivo questo post perché io sia interessato a qualcuna in particolare, io non cerco strettamente un relazione amorosa, mi è sufficiente un'amicizia. Mi sembra che con le donne possa essere più vulnerabile, possa anche concedermi dei discorsi seri e genuini, ogni tanto.
Vorrei sentire il vostro parere, mi servono dei consigli che non siano quelli di Gemini, Claude o ChatGPT. Vi ringrazio in anticipo.
M16.
Sento di esser un completo disastro in ambito relazionale. Questo perché è nella relazione con gli altri che le mie insicurezze si palesano con maggiore intensità. Ma quella che, ad oggi, mi ha assediato di più è il dubbio che pervade quando passo del tempo cin persone che non siano me. Ho la costante paura che gli altri non si stiano realmente divertendo, non stiano genuinamente apprezzando la mia presenza, ma che non abbiano neanche il coraggio (o l'arroganza) di dirlo. Ho paura che sia costretti da una forma di compassione ch provano nei miei confronti.
Costruire rapporti sinceri e dover sottostare a questa dinamica diventa non solo difficile, ma laborioso, sfaticante. Un po' come Stalin soffriva della paranoia nei confronti dei suoi generali, io ho paranoia che la persona con cui sto parlando non voglia essere lì.
Come si distingue una persona sincera, a cui piace stare con te, da una che è l'opposto? È possibile mettere un freno a questa paranoia?
M16. Non ho idea di come si compone un testo del genere, dunque farò del mio meglio. Perdonate eventuali lacune o approssimazioni.
È da anni che la solitudine mi accompagna, o che io accompagno lei (penso che abbiate già capito il tono del post). È proprio qui che si trova il punto. Ricordo un'infanzia tutto sommato felice, dei genitori amorevoli, presenti, forse troppo. Ricordo quanto mi hanno concesso e quanto poco mi bastava per dimenticare l'importanza dei rapporti sociali. Avevo di tutto, perché chiedere a un compagno di classe di fare qualcosa con me quando c'è mia madre a tenermi costante compagnia? Poi avevo il tablet, un telefono safli effetti ancora più catastrofici per un bambino. Appena sveglio lo accendevo, calzavo le auricolari nelle orecchie e voilà: ero nel reame degli zero e uno. Alle elementari la situazione non era poi catastrofica, ma forse ero troppo distratto, pur essendo un bambino. Avevo i miei soliti amichetti che incontravo a scuola (rigorosamente a scuola) o al massimo nei compleanni: nient altro che delle estensioni delle ore scolastiche ma senza alcuna regola. La maggiore fetta del tempo a disposizione la trascorrevo con i miei parenti, in particolare i miei cugini, o con la mia vicina di casa.
Alle medie, Inspiegabilmente, cambia tutto. Nella classe prima dominava il silenzio. Non nelle bocche degli altri, sia mai, bensì nella mia. Che mi successe? Poche idee e pure confuse. In sintesi, dovetti inventarmi qualcosa, per sfuggire a me stesso, a quella che percepivo come una totale mancanza di carisma, d'interesse, di simpatia, da parte mia. M'inventai un tale personaggio, di cui non vi parlerò del modus operandi. Gli altri sembravano divertirsi, finalmente venivo considerato, che meraviglia! Le medie continuano, si arriva alle superiori. In questi anni credo di essere, volontariamente o meno, maturato abbastanza. Sarà perché ho dovuto prima affrontare la malattia di mio padre e poi vederlo spegnersi. Sarà perché in solitudine si ha lo spazio mentale per porsi domande, sarà, sarà, sarà.
Siamo arrivati allo svolgimento vero e proprio: la solitudine. Negli anni una cosa mai è riuscita a sfuggirmi, la sintonia che possedevano gli altri quando erano con gli altri. Innegabile che non ci fosse un mega gruppo, una gigantesca corporazione che racchiudeva tutti e nella quale tutti stavano bene, ma anche chi era considerato più emarginato, infine riusciva (riesce) a trovare la propria gente.
Io la mia gente non riesco a trovarla. Sì, ci hanno provato diverse volte, varie persone, a collegare un ponte tra me e la loro megalopoli, cercando di portarmi nel loro gruppo di amici. Eppure, evitavo sempre, o quasi. Mi bastava, e pare che tutt'ora sia così, quella dose quotidiana d'attenzioni che ricevevo a scuola. Una volta sentiti i raggi solari e il caldo estico, ecco il povero me sprofondato nello sconforto. È lì che mi domando, questa solitudine la scelgo io o è forse obbligata. La metto in atto perché sono a disagio quando avverto di starmi avvicinando agli altri o solo perché sento di poter vivere da solo?
Scusate se sono apparso prolisso o fuori luogo, ma volevo un vostro parere. A cosa potrebbe essere dovuto quesro mia abitudine alla distanza. Secondo voi è possibile vivere da soli in serenità?
Grazie oer essere arrivati fin qui.