Trasferimento Italia -> Londra: come gestire conto corrente, carte di credito, fondo pensione e investimenti?
Ciao a tutti,
sto per trasferirmi da Milano a Londra per lavoro e sto cercando di impostare correttamente la parte finanziaria prima di partire, per evitare errori difficili da correggere dopo. Metto qui i punti su cui ho più dubbi, spero che chi è già passato da un percorso simile (magari proprio Italia -> UK) possa darmi qualche indicazione pratica.
**Residenza fiscale e AIRE**
- Tempistica corretta per l'iscrizione AIRE rispetto all'inizio effettivo del nuovo lavoro: meglio farla subito o aspettare di aver superato i 183 giorni di permanenza nel nuovo paese?
- Il Regno Unito, essendo fuori UE, cambia qualcosa nella procedura rispetto a un trasferimento verso un paese UE (tempi, documentazione consolare, ecc.)?
- Qualcuno ha valutato il regime "non-domiciled" nel Regno Unito? Vale la pena approfondirlo per chi mantiene asset e redditi in Italia?
**Conto corrente e carte**
- Conviene mantenere un conto italiano attivo (es. Fineco) per gestire entrate/spese residue in Italia, o è meglio chiuderlo una volta stabilita la residenza a Londra?
- Chi ha aperto un conto UK da non residente prima del trasferimento (Wise, Revolut, o banca tradizionale tipo Monzo/Barclays): che iter avete seguito? Serve già un indirizzo UK per aprirlo?
- Le carte di credito italiane restano utilizzabili senza problemi una volta cambiata la residenza, o conviene sostituirle subito con carte locali?
**Fondo pensione complementare**
- Cosa succede a un fondo pensione aperto italiano quando si diventa fiscalmente residenti nel Regno Unito? Si può mantenere e continuare a versare, va sospeso, o conviene valutare il riscatto?
- Ci sono vincoli o penalizzazioni fiscali su un eventuale riscatto anticipato per trasferimento di residenza all'estero?
**Investimenti (PAC/ETF)**
- Chi ha un PAC su ETF ad accumulazione tramite broker italiano: il cambio di residenza fiscale genera un evento fiscale automatico (una sorta di exit tax), o si può continuare a gestire il portafoglio dall'estero senza doverlo liquidare prima?
- Meglio mantenere il broker italiano (con le relative ritenute italiane) o migrare su un broker UK/internazionale una volta stabilita la residenza?
- Per chi ha minusvalenze pregresse in Italia (il classico "zainetto fiscale"): il trasferimento della residenza fa perdere il diritto al recupero, o resta valido finché si è ancora fiscalmente italiani nell'anno in corso?
Qualsiasi esperienza diretta, anche solo su un singolo punto, mi sarebbe molto utile. Grazie in anticipo a chi risponderà!