Uso del velo in Chiesa
Quanto è triste notare che è quasi dappertutto decaduto l'uso secondo il quale le donne entrino in Chiesa col capo velato. Ciò era richiesto anche dal Codice di Diritto Canonico del 1917 e Papa Lino, successore di San Pietro, vietò alle donne di entrare in Chiesa se non con il capo velato.
L'Apostolo scrivendo ai Corinzi dice: "La donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli."
La prima ragione che dà l'Apostolo è la dipendenza, ossia il velo che la donna porta sul capo significa, che è soggetta al potere del marito. Per questo motivo Tertulliano, nel libro De corona militum, cap. XIV, chiama questo velo delle donne «il peso della loro umiltà», e nel libro De velandis virginibus, cap. XVII, «il loro giogo»; Crisostomo lo chiama «segno di sottomissione»; il Concilio di Gangra, sessione XVII, lo chiama «memoria della sottomissione».
La seconda ragione è per riverenza verso gli angeli. Essi infatti frequentano il tempio e sono testimoni del pudore onesto o dell’impudicizia, e anche della loro obbedienza o disobbedienza. Così spiegano Crisostomo, Teofilatto, Teodoreto, san Tommaso, Anselmo.
San Gregorio, libro IV dei Dialoghi, cap. 58: «Chi dei fedeli può dubitare che, nell’ora stessa dell’immolazione, alla voce del sacerdote si aprano i cieli, che in quel mistero di Gesù Cristo siano presenti i cori degli angeli, che le cose supreme si uniscano alle infime, le terrene alle celesti, e che si faccia una cosa sola tra visibile e invisibile?»
Dionigi Areopagita, Gerarchia celeste, cap. V e IX, dice che gli angeli dell’ultimo ordine presiedono alla gerarchia ecclesiastica e al ministero dei sacri riti.