Dubbi e dilemmi (post lungo, chiedo venia)
Premessa: lungi da me polemizzare. Il tag “storia personale” è dovuto al fatto che le riflessioni che sto per fare hanno avuto un peso molto rilevante nella mia vita e nelle mie scelte spirituali.
Non sono mai stato un fan della Fraternità, né ho mai sposato alcune delle sue tendenze ideologiche. Anzi, per me è una tragedia già il semplice fatto che esista un cattolicesimo afferente a una certa fazione politica e uno afferente a quella opposta.
Ancor meno entusiasta tuttavia sono stato di tutto ciò che ha fatto seguito al Vaticano secondo: indifferentismo religioso, apertura al mondo non intesa come annuncio del Vangelo al mondo ma come mondanizzazione del cristianesimo, banalizzazione del sacro, orrori architettonici, moltissime parrocchie che chiudono i battenti ogni anno in Europa, messe in riva al mare con il lettino, cattochitarrismo e abisso liturgico, Pachamama, dichiarazione di Abu Dhabi, Amoris Laetitia, Fiducia Supplicans, Tucho besame mucho Fernandez, James Martin, Traditionis Custodes, un Papa che bacia il Corano, un altro che afferma di non sapere perché Gesù sia morto sulla croce, un altro che benedice un blocco di ghiaccio, un altro ancora che accoglie saltimbanchi all’interno dell’ecomostro altresì conosciuto come l’aula Paolo VI, chiese, seminari e monasteri vuoti, vocazioni e pratica religiosa tendente ogni anno di più allo zero, sinodi sulla sinodalità, il “cammino sinodale” in Germania, dimentico sicuramente milioni di altre cose.
Cioè, signori, qui la casa sta bruciando, il fondo è stato già toccato, ora si stanno raschiando le fondamenta.
È possibile che per il Vaticano vada tutto bene e che il vero problema sia un manipolo di preti e fedeli (poche centinaia di migliaia in tutto) la cui unica colpa è quella di essere legati alla Tradizione?
In Italia le bestemmie sono pane quotidiano, gli insulti nei confronti di Gesù e della Chiesa sono comunissimi e visti quasi come una cosa da gente ganza e alternativa, nessuno o quasi più crede, tra quei pochi che credono ancora nel Dio cristiano pochissimi praticano la loro religione.
Questo non preoccupa minimamente il Vaticano? A quanto pare no.
Allora bisogna necessariamente pervenire a una conclusione: per Roma la cosa veramente importante non è la verità, ma l’obbedienza al Papa.
Abbiamo parecchie chiese orientali in comunione con Roma, la cui teologia sconfessa quella cattolica (basti pensare alla venerazione di San Gregorio Palamas presso i greco-cattolici, i quali peraltro come gli ortodossi non adoperano il filioque).
La cosa più triste in tutto questo è la cieca papolatria di molti, anche gente conservatrice. Ciò che proviene dagli alti ranghi della gerarchia ecclesiastica è sempre santo, giusto e vero. Non importa cosa sia.
Non importa se domani Papa Leone o Tucho Fernandez dovessero dichiarare, che so io, che i cavalli possono diventare preti e che Cristo in realtà non era il figlio di Dio (tanto ormai non mi stupisce più niente). La stragrande maggioranza dei cattolici obbedirà senza fiatare, e tutti coloro che oseranno alzare il sopracciglio destro verranno additati come estremisti, disobbedienti, scismatici.
Se nessuno si fosse ribellato ai tempi di Ario, oggi saremmo tutti ariani. La verità è più importante dell’obbedienza.
Cristo è il capo della Chiesa, il Papa è solo il suo vicario. Se il Papa contraddice Cristo io non posso seguire il Papa, devo andare altrove.