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peacelink.itBike Pride 2026: per Nicolò e per avere più diritti
Il Bike Pride 2026 di domenica 4 ottobre avrà un significato ancora più profondo. Sono passati pochi giorni, infatti, dall’investimento dello scorso 22 settembre proprio nel capoluogo piemontese del piccolo Nicolò, di appena 7 anni, che stava pedalando dietro al papà per andare a scuola come tutte le mattine. Anche per questa ragione, il raduno FIAB Torino Bike Pride 2026sarà speciale e, viste anche le mobilitazioni spontanee di questi ultimi giorni, dalla ciclabile umana nella via dell’incidente mortale al ritrovo di ieri mattina, sarà davvero importante esserci per far sentire una volta di più l’importanza di essere tutelati.
Proprio per questo e per tante altre tristi storie che conosciamo troppo bene, la giornata di ritrovo organizzata per domenica vuol far sentire la voce per una maggior tutela sulle nostre strade.
La partecipazione è libera e gratuita e il punto di ritrovo è fissato a Parco Dora, sulle sponde della Dora Riparia e non lontano dal centro cittadino, a partire dalle 11. Numerose le attività di sensibilizzazione dal Cargo Bike Day, al Parkour e alle numerose attività per bambini e bambine. Tantissimi anche gli stand informativi, la ciclofficina, cibo e bevande, con la possibilità di acquistare la maglietta del 2026.
Alle 14 poi scatterà la parata su due ruote, con un percorso di circa 15 chilometri ad anello attraverso i quartieri a nord di Torino, da Parco Dora fino a San Donato attraversando Lucento, Borgata Vittoria, Barriera di Milano, Aurora e Valdocco su strade libere dal traffico veicolare. Chi vorrà seguire o raggiungere il corteo lungo il percorso potrà farlo usando l’app gratuita Critical Maps, che mostrerà la posizione in tempo reale della parata.
La bicicletta unisce
Il tema della quindicesima edizione di quest’anno è “Connessioni. Più diritti e meno confini”, con la bicicletta come mezzo con cui ricucire, creando connessioni e nuove possibilità per la mobilità del futuro. La parata terminerà al Parco Dora, dove la manifestazione continuerà con il DJ set.
«La libertà di movimento esiste solo se possiamo scegliere come spostarci, invece di doverci adattare all’unica opzione disponibile. E’ l’indipendenza di ragazzi e ragazze che vanno a scuola in autonomia – commenta Ammj Traore, presidente di FIAB Torino Bike Pride – la tranquillità di una persona anziana che può muoversi nel proprio quartiere o la comodità di chi combina bicicletta e treno per andare al lavoro.
«Significa potersi organizzare la giornata senza dover dipendere da un’automobile o da qualcuno che ci accompagni. Oggi questa libertà non è uguale per chiunque. Dove mancano percorsi sicuri e un trasporto pubblico capillare, le opportunità si riducono, penalizzando soprattutto chi non guida o vive lontano dai centri principali».
Le 5 azioni richieste
La tragedia del piccolo Nicolò ci ricorda quanto sia importante la sicurezza stradale e proprio questa ragione, oltre all’evento, anche in vista delle elezioni amministrative del 2027, viene richiesto con un documento ufficiale di promuovere un impegno chiaro e verificabile per garantire a tutti il diritto di muoversi in maniera sicura, accessibile e sostenibile.
Cinque le azioni prioritarie per l’agenda 2027-2032 richiesta dagli organizzatori del Bike Pride a Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e Regione Piemonte, che sempre di più stanno investendo sul cicloturismo e sulla mobilità green in tutto il territorio, che però devono inserirsi in un meccanismo più oliato.
La prima è di definire obiettivi annuali chiari e misurabili per realizzare nuove connessioni ciclabili, con il supporto anche della rete ferroviaria. Poi il superamento delle barriere infrastrutturali, spesso causa di incidenti perché costringono il ciclista a percorsi alternativi più pericolosi o lo mettono in una situazione di pericolo. Garantire parcheggi per le biciclette sicuri e custoditi, con accessi agevolati a treni e mezzi di superficie, per una perfetta integrazione urbanistica.
A Utrecht, Olanda, è in costruzione il più grande quartiere d'europa vietato alle automobili
A Utrecht sta prendendo forma Merwede, un nuovo quartiere progettato mettendo le automobili ai margini e restituendo gran parte dello spazio urbano a persone, biciclette e verde. I lavori sono partiti ufficialmente nel marzo 2025 e il Comune lo definisce la più grande nuova area urbana senza auto dei Paesi Bassi (e d’Europa).
Il progetto prevede 6.000 nuove abitazioni per circa 12.000 residenti, costruite in due fasi: circa 4.250 nella prima e 1.750 nella seconda. Non sarà però un quartiere esclusivamente residenziale: sono previsti anche scuole, negozi, ristorazione, uffici e altri servizi, con l’obiettivo di rendere raggiungibili a piedi molte delle attività quotidiane.
Il cambiamento più evidente riguarda proprio le strade. All’interno del quartiere le automobili private non potranno normalmente circolare: l’area sarà progettata principalmente per pedoni e ciclisti, mentre le auto potranno raggiungere parcheggi collocati ai margini. Sono previste alcune eccezioni, tra cui mezzi di emergenza, trasporto per persone con esigenze specifiche, traslochi e alcuni piccoli veicoli elettrici per le consegne.
Per rendere possibile un quartiere di queste dimensioni con pochissime auto, Merwede punta su una rete alternativa di mobilità:numerose biciclette in sharing e 21.500 posti bici all’interno degli edifici, oltre al trasporto pubblico e a due hub logistici destinati anche alla gestione delle consegne.
Una parte importante del progetto riguarda anche il verde. La filosofia scelta è quella del “groen tenzij”, cioè “verde, a meno che non sia impossibile”: più della metà degli spazi pubblici, dei tetti e dei cortili dovrà essere ricoperta di vegetazione. L’obiettivo è creare aree per la biodiversità, assorbire maggiormente l’acqua piovana e ridurre l’effetto delle isole di calore.
Anche sul fronte energetico il progetto prevede soluzioni particolari: un grande sistema sotterraneo di accumulo termico servirà per riscaldare e raffrescare gli edifici e sarà utilizzata anche l’energia termica dell’acqua del Merwedekanaal attraverso un impianto di acquatermia che il Comune indica come destinato a diventare il più grande dei Paesi Bassi.
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inoltrenews.itCosa potrebbe fare l'Italia coi soldi attualmente spendendi contro il caro carburanti? Biciclette. Di tutti i tipi. E biglietti ridotti. E abbonamenti.
È l'ora di fare un po' di conti: se prendiamo tutte le città d'Italia sopra i 50000 abitanti abbiamo un totale di 20 milioni circa di cittadini italiani.
Potremmo forse, proprio nei grandi comuni, spendere meglio i soldi pubblici, facilitare una transizione dei trasporti verso la mobilità dolce ed aiutare le persone, lavoratori e lavoratrici in una maniera diversa?
Sappiamo che circa il 40% degli italiani non usa quotidianamente l'auto, anzi pure un po' di più perché questo 40% sono bici e piedi a cui andrebbe aggiunto un circa 10-17% di persone che usano il trasporto pubblico.
Possiamo alzare ulteriormente questi numeri? E quanto costerebbe? Ma soprattutto, servirebbe a qualcosa? Beh sì,ogni 1% di automobilisti in meno vuol dire benzina invenduta, che vuol dire abbassamento dei costi per chi proprio dell'auto non può fare a meno. Ancora più importante vuol dire risparmio per milioni di italiani.
Andiamo quindi con la prima proposta:
Ampliamento del parco ciclabile (+ monopattini) comunale.
Ogni comune dovrebbe dotarsi di un numero di mezzi pari a, per esempio, l'1% della sua popolazione, che sui 20 milioni di prima fa 200000 mezzi, così suddivisi:
* 50000 biciclette classiche
* 50000 biciclette a pedalata assistita
* 40000 cargo bike (quelle con il rimorchio o con il casaone davanti per il trasporto merci)
* 60000 monopattini
Una percentuale delle varie biciclette dovrà essere fornita di seggiolini per bambini.
Ovviamente i mezzi del comune saranno "noleggiabili" a prezzo irrisorio, specialmente tramite eventuali abbonamenti (il che appiana anche i costi per lo stato)
Quanto costerebbe questo intervento?
Le cargo bike facciamo che le prendiamo care e non ci sia economia di scala: 4200€x40000 sono 168 milioni
I monopattini li prendiamo a 200€x60000 sono 12 milioni.
Le biciclette a pedalata assistita le prendiamo decenti a 700€x50000 sono 35 milioni
E infine le biciclette classiche sono 15 milioni, 300€x50000
Totale 230 milioni. Il grosso sono le cargo bike ovviamente, ma i numeri qui proposti sono, chiaramente inventati, servono per dare un'idea.
Ora parliamondi questi 230 milioni.
Vedete però, con la manovra del bollo auto si stima che lo stato perderà più di due miliardi, il che vuol dire che potremmo decuplicare i numeri qui riportati e la manovra avrebbe lo stesso costo di una misura risibile come quella del bollo, mantenendo effetti duraturi nel tempo.
Passeremmo dall'1% della popolazione in mezzi aggiuntivi al 10% della popolazione in mezzi aggiuntivi (sonche la frase fa schifo in italiano, ma amen)
Potremmo aggiungere che i vari sconti sulle accise altro due miliardi son costati, ma sono costi passati e dilazionati nel tempo, quindi difficili daa utilizzare e comparare realmente.
Comunque, andiamo avanti nei nostri conti, senza decuplicare il parco nuovi mezzi di mobilità dolce, facciamo che stiamo spendendo solo 230 milioni. (E ribadiamo, milioni che, tramite tariffa a noleggio rientrano, certo dopo un po' di tempo, ma rientrano)
Facciamo che abbiamo un altro miliardo e 770 milioni?
Che ne facciamo?
Beh potremmo per esempio ampliare e modernizzare il parco mezzi pubblici, però non andremmo su numeri enormi.
Infatti un bus elettrico comprensivo di coati aggiuntivi per l'inserimento nella rete urbana, stazioni di ricarica ecc.. costa dai 500k ai 700k, ragionevolmente fissando 600k ci vengono 2950 bus, che attenzione, non sono pochi se divisi nell 138 città più popolose, facendo una distribuzione uniforme sono comunque 21 bus a città, e sarebbero anche da distribuire meglio, con conseguente maggiore capillarità della rete pubblica, che funzionerebbe pure meglio in regimi misti alla ciclabilità spinta, perché diminuisce il traffico e i mezzi girano meglio.
Ma potremmo fare metà, ovvero 10 bus a città e il resto, 910 milioni, lo teniamo da parte per altro.
Oppure questo miliardo errotti potremmo usarlo, per esempio, per abbassare i costi segli abbonamenti.
Ora fare questo conto diventa molto più complesso perché ogni città ha i suoi abbonamenti, ma vi posso dir che a parte la mia città (Palermo) e poche altre due tre veramente care, un abbonamento annuale costa 350€, spesso però sottoponibile a riduzione, ma anche in questo caso, mettiamoci in scenarinpeggiori, facciamo 400€.
Quanti abbonamenti annuali potremmo finanziare?
Beh 1miliardo770milioni / 400€ sono 4,4 milioni di abbonamenti annuali, ovvero finanziare per un anno gli spostamenti di un 7% aggiuntivo di popolazione, o anche di più che essendo 400€ una sovrastima non tenente conto di sconti vari o banalmente degli abbonamenti familiari
Oppure potremmo fare una bella combinazione: 10 bus a città e un totale di 2,2 milioni di abbonamenti + ovviamente l'ampliamento del parco bici che non stiamo toccando.
Potremmo anche fare **un altro bonus** per l'acquisto di biciclette elettriche, monopattini e cargo bike. Facciamo bonus di 500€ massimo? Sono 3,5 milioni di biciclette/monopattini ecc...
Il punto qual è?
Il punto è semplice, i "soli" due miliardi che lo stato perderà per la questione del bollo potrebbero finanziare misure molto più utili, concrete e di lungo impatto (anche perché non sappiamo quanto continuerà il caro carburanti), utili alla quotidianità delle persone. Potremmo sommare i soldi usati per gli sconti sulle accise e avremmo ulteriori fondi a disposizione per queste misure, che alla fine della fiera fanno e tanto, per il futuro di una nazione e il portafoglio dei cittadini.
Che poi risparmiando sui trasporti risentono un po' meno del rincaro dei prodotti che non siano carburante.
Ovviamente potremmo parlarne per ore, per dire non abbiamo parlato dei treni extraurbani. Ma serve una politica diversa, seria, lungimirante e che abbia a cuore il futuro e la vita quotidiana delle persone.
Ah ovviamente sui monopattini Salveeenee deve tornare indietro su quella becera e ridicola modifica al codice della strada. Niente casco e assicurazione.
Buondì