r/ciclismourbano

"Ti pago se non usi la tua auto": il comune di Milano ha un piano per decongestionare la città

"Ti pago se non usi la tua auto": il comune di Milano ha un piano per decongestionare la città

Lasciare l'automobile in garage per recarsi al lavoro o a scuola potrebbe presto tradursi in un vantaggio economico diretto per i cittadini milanesi. È questa la misura più dirompente all'interno del nuovo piano strategico con cui il Comune di Milano punta a rivoluzionare la viabilità urbana, disincentivando l'uso dei mezzi privati in favore di un approccio intermodale e sostenibile.

L'amministrazione cittadina ha infatti presentato la propria candidatura per accedere al programma integrato di interventi sulla mobilità, un fondo nazionale istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di concerto con i ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture. Su un bacino complessivo di 500 milioni di euro destinati alle città metropolitane italiane, Milano punta a intercettare un finanziamento pari a 17,57 milioni di euro per ammodernare le proprie infrastrutture e abbattere le emissioni inquinanti. Il dossier presentato da Palazzo Marino si articola su tre assi d'intervento principali, che combinano innovazione tecnologica, riorganizzazione degli spazi e incentivi diretti alla cittadinanza.

I dati al servizio del traffico

Il primo pilastro del progetto si fonda su un approccio data-driven. L'obiettivo è trasformare la gestione del traffico da reattiva a predittiva attraverso l'installazione di reti di sensori avanzati. Questi strumenti consentiranno un monitoraggio costante dei flussi veicolari e dell'occupazione degli stalli di sosta. Il potenziamento delle piattaforme digitali comunali permetterà non solo di ottimizzare la viabilità in tempo reale, ma anche di misurare con precisione millimetrica l'impatto ambientale delle diverse aree urbane.

Prenotazione dei parcheggi e semafori intelligenti

Il secondo asse mira a ridurre la congestione stradale ridisegnando le regole dello spazio urbano. Tra le novità di maggior rilievo spicca la digitalizzazione del sistema di sosta, che includerà la possibilità per gli automobilisti di prenotare il parcheggio in anticipo, riducendo così drasticamente il traffico "parassitario" generato dai veicoli in cerca di un posto libero. A questo si aggiungono interventi per garantire la priorità semaforica ai mezzi del trasporto pubblico locale e la riqualificazione di piazze e strade secondo le linee guida "Möves", puntando a una moderazione generale della velocità e dei flussi.

Incentivi economici e intermodalità

La vera svolta culturale e pratica risiede nel terzo punto del programma. Il Comune prevede di erogare incentivi economici per chi sceglierà di abbandonare l'auto privata per i tragitti casa-lavoro e casa-studio, favorendo un cambio di abitudini quotidiano. Contestualmente, verranno potenziate le infrastrutture per l'intermodalità, facilitando l'integrazione tra l'uso della bicicletta e i mezzi pubblici attraverso la creazione e l'accesso agevolato alle "velostazioni". Il piano prevede inoltre un forte impulso alla sharing mobility a basse emissioni e campagne educative mirate, in particolare nelle scuole. A delineare la visione dell'amministrazione è l'assessora alla mobilità, Arianna Censi: "L'innovazione e l'utilizzo di strumenti data-driven possono essere un validissimo strumento per gestire e migliorare il sistema della mobilità cittadina", spiega l'assessora. "Abbiamo scelto di candidare progetti d’avanguardia volti a ridurre la congestione veicolare e le emissioni inquinanti, incrementare l’attrattività delle alternative all’auto privata e migliorare l’efficienza del sistema urbano".

Un piano ambizioso che non si limiterà ai confini del capoluogo, ma che, come confermato dalla stessa Censi, si svilupperà in stretta sinergia con la Città Metropolitana per ottimizzare anche la logistica delle merci, la rete ciclabile extraurbana e i servizi di car pooling. Milano si prepara così a una transizione ecologica che passa, prima di tutto, dal modo in cui i suoi cittadini scelgono di muoversi ogni mattina.

(fonte)

u/Antistene — 10 hours ago

In bici - scendere dall'auto si può

Si chiama intermodalità la migliore alternativa al trasporto privato per gli spostamenti casa lavoro e a breve e medio raggio. Cambiare modo di spostarsi migliora la qualità della vita ed il benessere, tutela l'ambiente e conviene. Bicicletta, strumenti e servizi per la mobilità condivisa, applicazioni per smartphone rendono possibile, semplice e conveniente scendere dall'automobile.

La bici è quindi senza dubbio il mezzo più efficiente, veloce, economico, salutare ed ecologico tra tutti quelli disponibili. Pedalare è divertente, meno faticoso che camminare o aspettare a lungo i mezzi pubblici e permette una assoluta libertà di spostamento, riducendo le distanze percorse, evitando le strade trafficate, rumorose e sature di smog. Provare per credere.

Allora perché ci sono ancora resistenze a un utilizzo quotidiano della bicicletta?

I fattori principali sono di carattere culturale. L'auto rappresenta un modello identitario e di consumo consolidato nell'ultimo secolo. Alla guida e al possesso di un auto sono legati valori come il successo, la forza, lo status symbol. Ma ancora più importante è il tema della sicurezza e della comodità d'uso. La bicicletta è percepita come un mezzo pericoloso e scomodo da utilizzare. In gran parte questa percezione si basa su dati mal interpretati e luoghi comuni e questa pagina intende fornire informazioni utili ad inquadrare il tema nella giusta prospettiva Superata una certa soglia di confidenza, tutti coloro che si sono avventurati in questo cambio di stile di vita sono diventati sostenitori della bicicletta. Certo la presenza di infrastrutture per la ciclabilità come piste o corsie ciclabili, rastrelliere, mezzi pubblici adibiti al trasporto della bici, renderebbero ancora più facile e conveniente l'uso di questo mezzo di trasporto straordinario e per fortuna la sensibilità sul tema e le iniziative stanno aumentando.

Per questo Sapienza sta investendo risorse sulla ciclabilità per favorire lo spostamento casa lavoro di tutti coloro che per lavoro, studio o qualsiasi altro motivo devono raggiungere le sue diverse sedi. L'ufficio del Mobility Manager in collaborazione con il CTL Sapienza e il Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza e il secondo Municipio. di Roma Capitale, stanno progettando la 'tangenziale ciclabile" un percorso che unisce le sedi di Economia ed ingegneria a via Scarpa e via Castro Laurenziano con l'edificio Marco Polo passando per la Città universitaria e tagliando il quartiere di San Lorenzo.

In questa pagina forniremo qualche notizia e un piccolo vademecum per facilitare la decisione di cambiare stile di vita, abbandonare l'auto e utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto privilegiato per raggiungere la Sapienza.

La bici e i luoghi comuni

Sicurezza. La bici è pericolosa?

Con semplici accorgimenti e un po' di esperienza i rischi si possono ridurre a zero. Rispettare i segnali stradali, mantenere la destra (non tropo vicino alle auto parcheggiate però), segnalare sempre prima di svoltare e fermarsi ai semafori rossi, ecc.. Se si rispetta il Codice della Strada i rischi non sono maggiori di quelli che si corrono alla guida uno scooter o un'auto. Indossare una giacca ad alta visibilità o fascette riflettenti. Se si ha una bici pieghevole per i tratti più trafficati si può usare un mezzo pubblico. Indossare sempre il casco quando si va in bicicletta ma soprattutto studiare bene il percorso per scegliere quello più protetto e meno esposto al traffico. Se la strada è troppo trafficata si può sempre scendere e condurre la bici a mano sul marciapiede e scegliere un altro percorso.

"I rischi di incidente costituiscono il solo svantaggio teorico della bicicletta. Ma qual è la situazione effettiva? È dimostrato ormai che, per alcune classi di età, l'automobile rappresenta un rischio globale nettamente superiore alla bicicletta e che le ripercussioni positive della bicicletta sulla salute e la qualità della vita superano di gran lunga gli anni di vita persi negli incidenti… Ciò detto, qualsiasi politica a favore della bicicletta deve ridurre al minimo i rischi per i ciclisti. Con quali mezzi? Le piste ciclabili sono sempre sinonimo di sicurezza? L'esperienza di numerose città e le ricerche scientifiche dimostrano che si può garantire la sicurezza dei ciclisti anche sulla carreggiata."

Velocità: Achille raggiungerà la tartaruga?

Nel 2020, il 54% dei romani ha infatti utilizzato la propria vettura per percorrere non più d 6 km e il 58% di loro l’ha impiegata per viaggi che non superano più dei 15 minuti di percorrenza (fonte datamobility Analisi singola città: Centro - Data Mobility | Mobilità | Trasporto Pubblico | Big Data). Una mobilità di prossimità. In bicicletta la velocità media è di tra i 12 e i 18 km/h. percorrere 5km per recarsi in ufficio richiede senza sforzo tra i 15 e i 20 minuti comparabile con quella dei mezzi pubblici. La velocità media in città dell'auto nei tratti urbani la velocità media è di 26 km/h in ambito urbano e di 31 km/h per le moto. Le due ruote hanno comunque il vantaggio di permettere spostamenti door-to-door senza perdere tempo di lunghe ricerche di parcheggio. Aggiunto al tempo effettivo del trasferimento al velocità media dell'auto nei tratti urbani crolla a livelli comparabile se non peggiori in certe occasioni con quello della bicicletta.

Comfort: impariamo a pedalare

"Sono fuori forma" È una delle scuse più usate per evitare di provare la bicicletta. In realtà per il pendolarismo a pedali non serve alcun allenamento specifico.

Pedalando ad un ritmo tranquillo; in poche settimane si raggiunge una forma ideale . Provare in un weekend a percorrere in bici la strada per arrivare al posto di lavoro, e studiare il percorso più facile è utile a rendersene conto immediatamente.

"Non posso farmi la doccia" è un altro luogo comune. La maggior parte dei ciclisti pendolari non ha bisogno di farsi la doccia; pedalando ad un ritmo tranquillo non si perde tempo e si evita sudare rimanendo fresco ed asciutto.

"In ufficio devo vestire elegante" • Basta un minimo di organizzazione tenendo in ufficio dei vestiti di ricambio. Qualche piccolo accorgimento con l'esperienza eviterà di rovinare il proprio look.: invece di piegare gli indumenti provare ad arrotolarli ad esempio ecc...

"Devo fare delle commissioni" • Un portapacchi e borse sulla bici può aumentare notevolmente la capacità di carico. La facilità di parcheggio e la maggiore velocità renderanno il giro sicuramente più veloce e meno faticoso che non usare l'auto

Salute: avere dieci anni di meno

Pedalare è un’attività fisica a basso impatto, non usurante per le articolazioni, perfetta per i neofiti. Pedalare fa sentire più giovani e riduce lo stress. Gli esperti di salute concordano: chi va in bicicletta regolarmente ha una forma fisica pari ad una persona più giovane di 10 anni. Con un’ora di pedalata su una strada pianeggiante, ad una velocità di 18 miglia orarie (28 km/h), si bruciano 555 calorie. (dalla guida bike to work a cura di ciclomobilisti.it)

Economia: un salvadanaio a due ruote

Nessuna spesa per carburante. Nessun costo di parcheggio. Nessun bollo ne assicurazione. Questo se si decide di dar via l’automobile a favore di un uso esclusivo della bicicletta. Anche solo utilizzando saltuariamente la bicicletta al posto della macchina si hanno notevoli risparmi economici. E’ stato calcolato che utilizzare la bici 3 volte a settimana al posto dell’automobile per andare al lavoro permette un risparmio di 15-20 euro al mese (considerando solo i costi diretti per un percorso medio di 5/6 Km; su percorsi più lunghi il risparmio aumenta) e, rispetto alla moto, di 10- 15 euro al mese. Forse non è chiaro a molti, ma per mantenere un’auto (considerando le spese necessarie per uso e manutenzione di una utilitaria) si spende dal 15 al 20% del proprio reddito. Vale dunque la pena di riconsiderare attentamente il risparmio valutando la propria situazione e il numero di auto in famiglia

Un ciclista urbano che pedala per 8 km da casa all’ufficio e ritorno, 4 giorni a settimana, risparmia 3220 km alla guida di un auto, 380 L di benzina e 750 kg di CO2. fonte: ecf.com

Il risparmio annuo è stimabile tra 1.200 € e i 3000 €

(fonte)

reddit.com
u/Antistene — 10 hours ago

L’Italia resta in auto: il rapporto “Mobilitaria”, un Paese a due velocità

Malgrado gli investimenti del Pnrr, le nostre città - soprattutto al Sud - restano tra le più dipendenti dalla mobilità privata in Europa. E a fronte di alcuni progressi nella qualità dell’aria restano ritardi complessi da colmare. “Ma il cambiamento è possibile”, spiegano gli autori dello studio

La rivoluzione che non arriva. Perché l’Italia resta, malgrado gli investimenti attivati con il Pnrr, uno dei Paesi con i più alti tassi di motorizzazione d’Europa. Con punte elevate al Sud, dove la carenza di alternative affidabili rafforza la dipendenza dall’automobile, e sulle isole. Qualche esempio? A Catania viaggiano 807 auto ogni 1000 abitanti, a Reggio Calabria 711. L’Italia urbana “fotografata” da MobilitAria 2026, il rapporto realizzato dal gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club e dal Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr, appare dunque ancora fatalmente sospesa tra inerzia e transizione.Da un lato, il peso persistente dell’auto privata, che continua a dominare gli spostamenti quotidiani; dall’altro, segnali di miglioramento nella qualità dell’aria e nelle politiche di mobilità sostenibile, distribuiti però in modo diseguale tra le città.

Il risultato è un Paese che procede a velocità diverse: alcune realtà, in particolare al Nord, mostrano una maggiore capacità di cambiamento, altre restano frenate da ritardi nel trasporto pubblico, reti ciclabili insufficienti, alta motorizzazione e profonde disuguaglianze territoriali.

Nei grandi centri urbani la dipendenza dall’auto privata resta tendenzialmente forte: Torino conta per esempio 822 auto ogni 1.000 abitanti, Roma 701, Palermo 633, Napoli 610 e Bari 588. Tra le città più virtuose Venezia (447 auto ogni 1.000 abitanti) e Genova (469): si resta tuttavia lontani dai valori medi europei e i motivi sembrano ricondurre agli storici ritardi del trasporto pubblico locale.

“La riduzione dei finanziamenti per il trasporto rapido di massa, per il trasporto pubblico locale e per la mobilità ciclabile rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi climatici, sanitari e sociali che l’Italia si è impegnata a perseguire”, denuncia Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club.

C’è poi il tema della ciclabilità, caratterizzato anch’esso da un forte divario territoriale: Venezia conta 77 chilometri di piste ciclabili ogni 100 mila abitanti, poco in più di Bologna (65) e Torino (36). Agli antipodi Napoli e Catania: appena tre chilometri.

Qualità dell’aria: quadro in chiaroscuro

C’è, in compenso, un quadro incoraggiante in merito alla qualità dell’aria, con un miglioramento generalizzato previsti per il biossido di azoto, NO2, generato dai processi di combustione, come quelli negli autoveicoli, e per il PM10, mentre le concentrazioni di PM2,5 si mantengono ovunque, da diversi anni, al di sotto della soglia normativa. Risultati, commentano i ricercatori, che confermano i progressi compiuti negli ultimi anni e testimonia una graduale riduzione delle emissioni inquinanti nei centri urbani.

Eppure, persistono criticità rilevanti, in particolare per il PM10, con numerosi superamenti del limite giornaliero, fissato in 35 giorni consentiti, in città come Milano (66 superamenti) e Napoli (63), Palermo (59) e Torino (46). Napoli, in particolare, continua a rappresentare uno dei casi più critici per il biossido di azoto, con una media annua di 38 μg/m³, seguita da Milano e Torino con 32 μg/m³. Si tratta di valori che, se confrontati con i nuovi limiti europei, pari a 20 μg/m³, e con le linee guida OMS, pari a 10 μg/m³, evidenziano un divario ancora ampio.

Meno auto private

Di qui, dunque, una “ricetta” inderogabile per trasformare** i miglioramenti registrati in risultati strutturali e duraturi, accelerando gli investimenti in trasporto pubblico, ciclabilità e mobilità elettrica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030. Occorre, sottolineano Kyoto Club e Cnr-Dsstta**, che le città siano messe nelle condizioni di svolgere un ruolo più incisivo nella gestione di traffico, sicurezza stradale e qualità dell’aria. La chiave è nella sempre più indispensabile inversione della lunga fase di stagnazione del trasporto pubblico locale, attraverso un aumento del Fondo Nazionale Trasporti. Una riduzione dell’uso dell’auto privata, il potenziamento del trasporto pubblico e delle reti ferroviarie, il quadruplicamento delle piste ciclabili e la diffusione delle “Città 30”, con una riorganizzazione degli spazi urbani che metta al centro la mobilità attiva (pedonale e ciclabile), rappresentano dunque strumenti necessari, si direbbe indispensabili, per cambiare paradigma.

(ARTICOLO COMPLETO)

reddit.com
u/Antistene — 19 hours ago

Luddista e nemico della tecnologia è chi è anti-bici, e soprattutto chi sostiene l'automobile privata come 'veicolo universale' in ambito urbano

1964. Genova risolve il problema del traffico. Una delle tante promesse mancate dell’industria dell’auto e della tecnologia automobilistica: bella, potente, piena di vantaggi, ma tuttora arretrata in fatto di inquinamento, traffico, consumi e sicurezza, soprattutto in ambito urbano.

Spesso chi critica l’automobile e l’industria dell’automobile viene presentato polemicamente come luddista, ovvero un nemico della tecnologia e del progresso.

In realtà i veri nemici della tecnologia e del progresso sono i nemici della bicicletta, della ciclabilità urbana, dei limti a 30 km/h nelle aree urbane (eccetto vie di scorrimento).

La bicicletta è la macchina più efficiente che sia mai stata inventata sia per il trasporto persone sia per il trasporto merci. Non è possibile trasportare né cose né persone con minore dispendio energetico.

È vero: con la bici non si possono trasportare carichi da quindici tonnellate come con un camion, da mille tonnellate come con un treno merci o da duecentomila tonnellate come con una nave portacontainer. Ovviamente per la vita moderna servono anche i camion, i treni e le navi. E le automobili, naturalmente.

Però se si confrontano una bici con portapacchi, una cargo bike, un suv e un furgone, si vede come le capacità di carico di bici e cargo bike siano molto maggiori, sia in proporzione alle dimensioni del mezzo, sia in proporzione al peso e all’energia necessaria.

  • Una bici di 14 kg con due portapacchi può trasportare 40 kg di bagagli e materiale. Più del doppio del peso del veicolo. Questo senza contare il peso del ciclista.
  • Una cargobike di 40 kg può trasportare oltre 100 kg di bagagli e materiale. Anche qui più del doppio del peso del veicolo. E anche qui senza contare il ciclista.
  • Un suv da 2,5 tonnellate può trasportare 5 persone e 500 kg di bagagli e materiale. Ovvero circa 875 kg ipotizzando 5 persone di 75 kg. Meno della metà del peso del veicolo. Anche sovraccaricando con 5 obesi da 100 kg e 700 kg di bagagli, non si riesce a raggiungere la metà del peso del veicolo.
  • Un furgone di 2,5 tonnellate può trasportare tre persone e una tonnellata di bagagli e materiale. Totale 1,25 tonnellate. Qui la capacità di trasporto è un po’ meglio dell’automobile: circa metà del peso del veicolo.

Come si vede le capacità di carico e il rapporto energia/prestazioni delle biciclette sono imbattibili, nella loro fascia di utilizzo.

La bicicletta, per prestazioni energetiche, è una tecnologia superiore all’automobile, che da parte sua invece è tuttora una tecnologia immatura, nonostante oltre un secolo di investimenti miliardari dell’industria dell’auto:

  • Nonostante cento anni di promesse, l’auto sicura non è ancora stata costruita. Certo, le auto diventano relativamente più sicure, ma dopo cento anni di meravigliosi progressi tecnologici, uccidono nel mondo 1,3 milioni di persone ogni anno, ferendone gravemente diverse decine di milioni. Più delle guerre. Questa non è sicurezza.
  • Nonostante cento anni di promesse, l’auto che consuma poco non è ancora stata costruita. Le auto moderne consumano meno delle auto di 50 anni fa, ma non in tutti i casi: una Citroën 2CV faceva 20 km con un litro anche nel 1960. Molto del risparmio energetico ottenuto dal miglioramento dei motori è stato anche sprecato costruendo automobili più grosse e pesanti.
  • Nonostante cento anni di promesse, l’auto che non inquina non è ancora stata costruita. Esiste sì l’auto elettrica (da quasi duecento anni), ma guarda caso è sempre stata combattuta dall’industria dell’auto a petrolio. E oggi è ancora più pesante dell’auto tradizionale, con batterie che totalizzano un terzo del peso del veicolo, col risultato che la produzione di polveri sottili a causa di usura di pneumatici e asfalto è uguale o superiore. Quindi: l’auto termica è tuttora inquinante. L’auto elettrica inquina poco, ma richiede grandi risorse e produce ancora una quantità sensibile di microplastiche e polveri sottili attraverso l’usura di gomme e asfalto.
  • Nonostante quasi cento anni di promesse, non è ancora stato risolto il problema del traffico, della congestione e delle code. Il motivo: semplicemente, l’auto in città è troppo ingombrante, un fatto oggettivo che molti automobilisti negano o rimuovono psicologicamente, immaginandosi soluzioni magiche per risolvere il problema dei parcheggi (costosi autosilo e garage automatizzati) e del traffico (strade sotterranee, come il fantasioso e tuttora irrealizzabile Hyperloop di Elon Musk).

Quindi: i luddisti, i sabotatori, i nemici della tecnologia sono quelli che criticano o si oppongono alla ciclabilità urbana e all’uso della bicicletta in città per una quota di spostamenti e trasporti, in affiancamento agli altri mezzi (auto, furgoni, mezzi pubblici).

I luddisti sono quelli che insistono a voler privilegiare l’automobile privata come veicolo universale per tutti, negando la possibilità di svolgere una quota degli spostamenti e dei trasporti urbani in bicicletta. 

Per ridurre il traffico occorre potenziare i mezzi pubblici, migliorare i marciapiedi e fare piste ciclabili ben collegate fra loro. In questo modo chi può usa mezzi alternativi, e chi ha assolutamente bisogno della macchina trova meno traffico e ha meno problemi di parcheggio. ◆

Il curriculum dell’industria dell’auto: marketing, design, errori, fallimenti, sviste, truffe e bugie in 120 anni di storia

Qui altri articoli sul tema della storia dell’automobile e della bicicletta (link alle fonti all’interno degli articoli).

reddit.com
u/Benzinazero — 3 days ago

Continua la telenovela dei ciclisti che pedalano sulle strisce: per la Cassazione in alcuni casi si può, in altri casi non si può

https://preview.redd.it/nb4y1zsbjr9h1.jpg?width=680&format=pjpg&auto=webp&s=6c89989fc77662b94eceb23dcee717a2a5e2eafd

Come sa chi segue il tema del ciclismo urbano, la questione dei ciclisti che pedalano sulle strisce è analoga al gatto di Schroedinger: ogni tanto sì, ogni tanto no. Dipende.

Due recenti sentenze della Cassazione infatti dicono due cose diverse, ovvero i ciclisti possono e non possono. Semplificando:

  1. I ciclisti non possono pedalare sulle strisce pedonali perché devono scendere di bici oppure dare la precedenza agli altri veicoli. Ma in certi casi possono (vedi punto due):
  2. I ciclisti possono pedalare sulle strisce pedonali (sottolineiamo pedonali, non ciclopedonali) se queste collegano due aree in cui i ciclisti possono pedalare (per esempio una pista ciclabile con un’area pedonale accessibile ai ciclisti). Le sentenze però non spiegano agli automobilisti come fare a distinguere queste particolari strisce pedonali. E resta il fatto che in certi casi i ciclisti non possono (vedi punto uno)

Nella mirabolante giurisprudenza italiana si possono trovare altre sentenze che dicono che i ciclisti possono pedalare e non perdono necessariamente la precedenza, sentenze che dicono che i ciclisti non possono pedalare, pareri ministeriali che dicono che i ciclisti possono pedalare in presenza di ‘lanterne semaforiche’, documentazioni tecniche o divulgative di produzione comunale o editoriale che dicono che i ciclisti possono e non possono pedalare. Per chi non ci crede, qui alcuni esempi: Il codice della strada italiano è scritto coi piedi. Per esempio, è vietato pedalare sulle strisce pedonali ma non è vietato. Ecco perché (con *sentenze* e *documenti*)

Qui l’Avvocato Andreani spiega accuratamente la sentenza 2363 del 4 febbraio 2026 della Cassazione: Circolazione stradale: multato il ciclista che sulle strisce non scende dalla bicicletta.

In conclusione secondo questa sentenza relativa a quel particolare caso, il ciclista non poteva attraversare pedalando. Ma, concludono comunque i giudici, ci sono casi in cui può pedalare sulle strisce, quando sono allo sbocco di percorsi promiscui.

Per cui la confusione continua (vedi i link citati in fondo).

Possibile che tra giudici, giuristi e parlamentari, in Italia non si riesca a normare, senza un’incredibile confusione una questione, una cosa così semplice come attraversare sulle strisce?

Esistono due possibilità semplici:

  1. Vietare esplicitamente e in modo chiaro di pedalare sulle strisce pedonali. Oppure:
  2. Consentire sempre e in modo chiaro di pedalare sulle strisce pedonali, prescrivendo una velocità massima, per esempio di 6 km/h (la velocità dei microveicoli per i disabili), per la sicurezza dei pedoni

Probabilmente è troppo semplice per la cavillosa legislazione e giurisprudenza italiana. ◆

Qui sentenze, pareri ministeriali, documentazione varia sulla Grande Confusione Ciclopedonale Italiana:

Qui la sentenza 2363 del 4 febbraio 2026 della Cassazione spiegata dall’Avvocato Andreani: Circolazione stradale: multato il ciclista che sulle strisce non scende dalla bicicletta.

reddit.com
u/Benzinazero — 5 days ago
▲ 90 r/ciclismourbano+1 crossposts

Chiudere le strade alle auto fa crescere il commercio locale, lo studio che smonta uno dei miti più diffusi nelle nostre città

Dalle strade di Londra a Stoccolma, le ricerche raccontano un’economia urbana più viva quando le auto arretrano dalle vetrine

Basta disegnare una ciclabile davanti a una fila di negozi per far partire la scena madre. Il parcheggio che sparisce, il cliente che fugge, la vetrina che si spegne, il commerciante costretto a salutare il fatturato con il fazzoletto bianco. Nelle città italiane questo copione torna spesso, soprattutto nelle cronache locali, dove ogni metro sottratto alle auto sembra diventare una piccola tragedia commerciale. Peccato che i dati raccolti in diversi Paesi raccontino una storia molto meno funebre: ciclabili e zone pedonali, quando progettate bene, possono aumentare il passaggio, la permanenza e anche la spesa nei negozi di prossimità.

Il meccanismo è più pratico che ideologico. Chi arriva a piedi o in bicicletta si muove con più libertà, guarda le vetrine, entra in un bar, passa in libreria, compra qualcosa mentre torna a casa o durante una pausa. Spesso spende meno in una singola visita rispetto a chi arriva in auto, però torna più spesso. E per un negozio di quartiere la frequenza pesa moltissimo: una strada attraversata ogni giorno vale più di un parcheggio occupato per ore da una sola macchina.

Il mito del parcheggio

Una review pubblicata su Transport Reviews da Jamey Volker e Susan Handy ha messo insieme 23 studi dedicati proprio all’impatto economico di infrastrutture pedonali e ciclabili sulle attività locali. Il quadro che emerge è abbastanza netto: creare o migliorare spazi per la mobilità attiva produce in genere effetti positivi oppure statisticamente poco significativi su negozi, bar e ristoranti vicini agli interventi. Questo vale anche nei casi in cui vengono ridotti posti auto o corsie destinate al traffico veicolare. C’è una cautela importante, naturalmente: alcune attività molto dipendenti dall’auto possono risentirne di più. Però l’idea che una ciclabile davanti a una vetrina equivalga automaticamente a una condanna commerciale regge sempre meno.

La stessa review spiega anche perché la percezione dei commercianti può essere molto diversa dai numeri. Chi lavora su una strada vede subito il posto auto che sparisce, perché è un elemento concreto, visibile, quasi fisico. Fatica invece a misurare il flusso di chi passa a piedi, di chi si ferma per un caffè, di chi torna tre volte in una settimana, di chi arriva in bici e compra poco oggi, poi ripassa domani. Il cliente senza automobile sembra più leggero, quindi viene spesso sottovalutato. E invece pesa. Solo che pesa distribuito nel tempo, senza fare rumore.

Chi cammina torna

La ricerca di Portland, Consumer Behavior and Travel Choices, va esattamente in questa direzione. Lo studio osserva il rapporto tra mezzo di trasporto, frequenza di visita e spesa in diverse attività commerciali. Il risultato aiuta a smontare un equivoco molto comune: gli automobilisti possono spendere di più in una singola fermata, soprattutto quando fanno acquisti più pesanti, però pedoni e ciclisti visitano più spesso bar, ristoranti e negozi di vicinato. In diversi contesti, questo ritmo più frequente può tradursi in una spesa mensile uguale o superiore.

La questione diventa ancora più chiara se pensiamo alla vita quotidiana di una città italiana. Nessuno va a comprare un divano in bicicletta con disinvoltura, d’accordo. Però il commercio urbano ordinario vive di panetterie, alimentari, librerie, edicole, farmacie, piccoli negozi, bar, gelaterie, ristoranti, mercati, servizi. Vive di tragitti brevi. Vive di quella frase detta uscendo di casa: “passo un attimo”. Una strada ostile ai pedoni rende quel “passo un attimo” molto più faticoso. Una strada più sicura e leggibile lo rende naturale.

Anche Transport for London, l’ente che gestisce gran parte della mobilità londinese, ha pubblicato una ricerca sugli effetti degli interventi per camminare e pedalare nelle high street, le strade commerciali di quartiere. Secondo i dati diffusi da TfL, le persone che si muovono a piedi, in bici o con il trasporto pubblico spendono nei negozi locali il 40% in più al mese rispetto a chi arriva in auto. Nelle aree dove sono stati migliorati spazi pedonali e ciclabili, sono aumentate le persone in strada, le attività di sosta, i valori degli affitti commerciali e si è ridotto anche il numero di locali sfitti.

Stoccolma lo ha misurato

Il caso di Stoccolma aggiunge un pezzo interessante, perché guarda alle strade trasformate in modo temporaneo e permanente. Una ricerca condotta da Spacescape, Evidens e Stockholm School of Economics ha analizzato diversi progetti urbani nel centro della capitale svedese, dalle strade pedonali estive alle riqualificazioni più stabili, incrociando dati economici, flussi pedonali, osservazioni sull’uso dello spazio pubblico, valori immobiliari e questionari rivolti a cittadini e imprese.

I risultati sono tutt’altro che marginali. In alcune strade, i flussi pedonali sono cresciuti del 30-50%, mentre la permanenza in piazze e spazi pubblici è più che raddoppiata. I ristoranti lungo le strade coinvolte hanno registrato una crescita del fatturato più forte rispetto al resto del centro: nei progetti temporanei l’andamento è stato migliore del 30-40% rispetto alle altre aree, anche durante gli anni segnati dalla pandemia. Per il commercio al dettaglio il quadro è più irregolare, con differenze tra zone e tipologie di negozi, ma in diversi casi i progetti inseriti in trasformazioni urbane più ampie hanno mostrato una dinamica positiva.

C’è poi un altro dato che parla direttamente alle paure iniziali. Tra il 70 e l’80% degli imprenditori intervistati ha dichiarato che le strade, dopo gli interventi, sono diventate migliori. Tra i cittadini, la quota di chi le percepisce come più sicure e piacevoli arriva all’80-90%. Le critiche restano, soprattutto su parcheggi e logistica delle consegne, due nodi reali che vanno gestiti con attenzione. Però la fotografia complessiva mostra una cosa molto semplice: quando una strada diventa un luogo in cui le persone hanno voglia di stare, l’economia locale può beneficiarne.

Toronto e l’effetto Bloor

Un altro caso utile arriva da Toronto, dove una pista ciclabile sperimentale è stata inserita lungo Bloor Street, un corridoio commerciale molto frequentato. Lo studio del Toronto Centre for Active Transportation, realizzato con ricercatori dell’Università di Toronto, ha raccolto dati prima e dopo l’intervento attraverso oltre 3.000 questionari ai visitatori, 525 questionari ai commercianti, conteggi ciclabili e una scansione dei locali sfitti.

Dopo l’introduzione della ciclabile, gli indicatori iniziali hanno indicato un impatto economico positivo o almeno neutro. I visitatori hanno dichiarato una frequenza di visita più alta su Bloor Street, mentre chi arrivava a piedi o in bici risultava tra i gruppi che frequentavano di più la strada. La percentuale di clienti arrivati in bicicletta è quasi triplicata, dal 7 al 20%, mentre l’auto è risultata il mezzo meno usato dai visitatori. Il dato più curioso riguarda la percezione: molti commercianti stimavano che almeno un quarto dei clienti arrivasse in macchina, mentre le risposte dei visitatori indicavano una quota inferiore al 10%.

Questo scarto conta parecchio. In molte discussioni sulle ciclabili, il cliente viene immaginato con le chiavi dell’auto in mano. Poi arrivano i questionari, i conteggi, i dati di spesa, e si scopre che una buona parte della clientela stava già arrivando in altro modo. A piedi, in bici, con i mezzi, magari da poche strade più in là. Solo che nessuno la stava guardando davvero.

La strada conta

Tutto questo non significa che basti chiudere una via al traffico per far fiorire automaticamente i negozi. Una pedonalizzazione fatta male può creare problemi, soprattutto se lascia irrisolti carico e scarico, accessibilità per persone anziane o con disabilità, trasporto pubblico, ombra, sicurezza, manutenzione, continuità dei percorsi. Una ciclabile tracciata male può diventare un segno sull’asfalto più che un’infrastruttura. Le città funzionano quando i pezzi stanno insieme, non quando si lancia un singolo intervento e poi si aspetta l’applauso.

Però i dati disponibili spostano la discussione su un terreno più serio. Il commercio urbano vive di presenza. Vive di persone che passano, rallentano, si fermano, tornano. Vive di strade dove si può camminare senza sentirsi di troppo, attraversare senza fare una prova di coraggio, pedalare senza infilarsi tra sportelli aperti e clacson. Una via piena di macchine può sembrare viva da lontano. Da vicino, spesso, è solo una fila di lamiere davanti alle vetrine.

In Italia questo passaggio culturale resta complicato, perché il parcheggio è ancora trattato come una specie di diritto naturale appoggiato sul suolo pubblico. Ogni cambiamento viene letto prima come sottrazione, poi forse come possibilità. Eppure, le ricerche dicono che la domanda giusta riguarda la qualità della strada: quanto è comoda, quanto è sicura, quanto invita a restare, quanto rende semplice passare da un negozio all’altro. Il resto viene dopo, con meno slogan e più misurazioni. Perché una vetrina vista camminando ha ancora una possibilità. Una vetrina coperta da un SUV, molto meno.

(fonte)

u/Antistene — 6 days ago

Due esempi di spese che ci impoveriscono e ci danneggiano: fumare e usare l'auto

https://preview.redd.it/imrvx4ontk9h1.jpg?width=1280&format=pjpg&auto=webp&s=d52228c47f9e6848b5df22889325a308d5fef3f4

Ci sono delle spese che diventano abituali e talmente integrate nella vita quotidiana che non ci rendiamo conto di quanto ci impoveriscono, talvolta senza alcun vantaggio, anzi magari danneggiandoci anche nella salute:

  1. Il fumo. Chi fuma regolarmente spende circa 1.500–4.000 euro l’anno in sigarette. Soldi letteralmente buttati via. Posso rispettare chi fuma occasionalmente il sigaro o la pipa perché a suo modo è un esteta e un gourmet, ma chi fuma sigarette è caduto nella trappola della dipendenza da nicotina e, finché non smette, è condannato a regalare circa 5-10 euro al giorno all’industria del tabacco. Le sigarette sono una specie di fast food del fumo: prodotti industriali sviluppati per rendere sempre accessibile e seriale l’abitudine: invece di goderti il sigaro o la pipa, fumi una sigaretta dopo l’altra.
  2. L’automobile privata. Non sempre è così indispensabile come si pensa, e chi riesce a organizzare la sua vita facendone a meno risparmia un sacco di soldi e guadagna anche tempo libero. Chi mantiene un’auto privata spende in media circa 6.000–12.000 euro l’anno a seconda del modello e dei km che percorre (stima per utilitarie e auto medie senza pretese; berline di classe alta, suv e auto di lusso costano molto di più). Nel caso italiano abbiamo la più alta percentuale di auto per abitante d’Europa, dopo il Lussenburgo. Questo significa che l’auto erode il potere di spesa delle famiglie, contribuendo in parte alla perenne ultraventennale crisi economica italiana. Non solo: c’è anche correlazione fra obesità, diabete, e uso dell’auto. È vero che per qualcuno l’auto è indispensabile, e nessuno propone di abolirla, ma, se le famiglie potessero fare a meno di qualche seconda o terza auto, quante vacanze potrebbero fare con 6.000-12.000 euro l’anno? Quante volte potrebbero andare al cinema, a teatro, a un concerto, al ristorante con quei soldi?

Nota importante: Quando si parla di fare a meno dell’auto, nei commenti c’è sempre qualcuno che osserva che ‘non sempre’ è possibile. È vero, è quello che ho scritto anche io (e l’ho evidenziato in corsivo).

Stranamente però nessuno si affanna a specificare che anche smettere di fumare è difficile. Secondo me è perché sull’automobile privata molti hanno la coda di paglia.

Poi, per quelli che sostengono che l’auto è indispensabile e si è ‘costretti’ a usarla obietto questo:

per poter usare un’auto occorre effettuare una lunga serie di scelte e decisioni:

  1. Decidere di prendere la patente
  2. Iscriversi alla scuola guida e pagare l’iscrizione
  3. Seguire regolarmente le lezioni di teoria
  4. Studiare la teoria
  5. Fare le lezioni di pratica
  6. Fare l’esame di teoria (per qualcuno, più di una volta)
  7. Fare l’esame di pratica (per qualcuno, più di una volta)
  8. Studiare il listino delle auto
  9. Fare il giro dei concessionari per farsi fare dei preventivi
  10. Decidere quale comprare
  11. Fare e pratiche per il finanziamento (il concessionario ti aiuterà il più possibile)
  12. Fare i preventivi per l’assicurazione
  13. Pagare le rate e finalmente guidare
  14. Essere un pericolo pubblico neopatentato per almeno un anno

Ovviamente c’è chi è più bravo della media, hai il babbo o un parente che l’aiuta, fa la patente direttamente in motorizzazione con poche o nessuna lezione in autoscuola, chi usa l’auto dei genitori, eccetera.

Però è innegabile che usare l’auto non è un fatto ovvio, spontaneo e naturale. È il completamento di una lungofaticoso e costoso percorso di apprendimento.

Se per prendere l’auto si possono fare numerose scelte e decisioni, l’impresa si può compiere anche per liberarsene.

Ma forse chi ha fatto la via crucis dell’acquisto della prima auto è troppo condizionato per riuscire a liberarsi del condizionamento. Un po’ come chi fuma.  ◆

reddit.com
u/Benzinazero — 6 days ago

VORREI UN’OPINIONE

anticipo che io NON sono un ciclista, ma vorrei un’opinione dall’altra parte, dato che mi è stato impossibile spiegarmi con il diretto interessato. non so per quale motivo reddit abbia tolto le foto dal post, vi allego una chat in cui spiego la questione e la foto della pista ciclabile di cui parlo nei commenti (il punto in cui è successo è un po’ più indietro, ma maps non è aggiornato; per chi volesse sapere precisamente dove è successo, sto parlando della pista ciclabile all’inizio di via Giulio Petroni a Bari).

ho bisogno di un confronto per capire se ho sbagliato qualcosa. questa “violenza verbale” mi ha fatto arrabbiare oltremodo, tra l’altro effettuata da un uomo probabilmente su una 60ina su un ragazzo di 21 anni (che non è un aggravante eh, però mi fa pensare che lui si sia sentito in diritto di dirmene quante ne voleva solo per la retorica italiana del più vecchio che comanda).

ho provato a spiegarmi, ma lui ha risposto solo insultandomi, tra l’altro davanti alla mia ragazza (che ero andato a prendere perché dovevamo andare entrambi in ospedale poiché studiamo lì) e a sua sorella.

grazie della pazienza

u/Sickerthany0u_ — 9 days ago

Quanto scaldano le auto parcheggiate a bordo strada?

Quante volte, camminando in città durante un’assolata giornata estiva, vi è sembrato di attraversare un forno a cielo aperto? Spesso diamo la colpa esclusivamente all’asfalto o alla mancanza di alberi. Eppure, ignoriamo uno dei fattori più ingombranti e diffusi nei nostri centri urbani: le automobili parcheggiate a bordo strada.

Sappiamo bene che un’auto passa oltre il 90% della sua vita utile ferma in sosta, occupando spazio pubblico prezioso. Ma quello che spesso sfugge è che questi blocchi di metallo non rubano solo spazio alla socialità e alla mobilità attiva, ma contribuiscono attivamente a surriscaldare le nostre città.

Effetto forno delle lamiere: i dati

Quando parliamo di isole di calore urbane (quel fenomeno per cui in città si registrano temperature nettamente superiori rispetto alle aree rurali circostanti), pensiamo subito al cemento e all’asfalto. Tuttavia, recenti studi dimostrano che le carrozzerie delle automobili giocano un ruolo drammatico.

Una ricerca condotta dall’Università di Lisbona e pubblicata sulla rivista scientifica City and Environment Interactions, ha misurato l’impatto termico delle auto in sosta. Il risultato? Le lamiere sottili si scaldano molto più velocemente dell’asfalto, irradiando calore direttamente nell’aria circostante.

“Immaginate migliaia di automobili parcheggiate in tutta la città, ognuna delle quali agisce come una piccola fonte di calore o un vero e proprio scudo termico”, sostiene Márcia Matias, ricercatrice dell’Università di Lisbona

I dati sono inequivocabili: in una giornata estiva, un’auto scura parcheggiata al sole può innalzare la temperatura dell’aria circostante fino a 3.8°C in più rispetto al vicino asfalto. Se moltiplichiamo questo effetto per le centinaia di migliaia di veicoli fermi lungo le nostre strade, diventa chiaro come lo spazio occupato dalle auto sia un vero e proprio generatore di calore che soffoca i quartieri.

E le auto chiare? Attenzione al “greenwashing termico”

Viene spontaneo chiedersi: se le lamiere scure sono dei termosifoni, un’auto bianca risolve il problema?

Lo stesso studio ha dimostrato che le auto chiare, grazie a un’elevata riflettanza solare (respingono fino all’85% dei raggi), scaldano molto meno. In alcuni casi, l’aria vicino a un’auto bianca è risultata addirittura leggermente più fresca di quella a contatto con l’asfalto nudo. Tuttavia, accontentarsi di questo dato sarebbe un pericoloso caso di “greenwashing termico”.

(articolo completo)

u/Antistene — 8 days ago
▲ 0 r/ciclismourbano+1 crossposts

Cosa fate per proteggere le vostre auto da questo sole infame?

Per le vacanze estive mi sono spostato in una città di mare dove le temperature si aggirano ogni giorno tra i 30 e 40 gradi.
Il garage di questo palazzo è perennemente al completo, quindi purtroppo mi tocca parcheggiare l’auto all’aperto sotto questo dannato sole infame.
Tutte le volte è un incubo, appena apro la portiera mi investe un’aria bollente, paragonabile a quella di un forno acceso a 250°.
Mi tocca quindi tenere sparata l’aria condizionata al massimo per cercare di raffreddare l’interno, ma a lungo andare la cosa incomincia a pesarmi siccome il climatizzatore beve comunque molta benzina.
Le ho provate veramente tutte, parasole, telo riflettente, ecc… ma ogni volta è sempre peggio.

Qualcuno ha consigli?

reddit.com
u/Benzinazero — 9 days ago

Svizzera, arriva l’autovelox che misura la distanza di sicurezza. Multe pesanti e possibile ritiro della patente per chi non rispetta le distanze

automoto.it
u/Benzinazero — 7 days ago
▲ 154 r/ciclismourbano+2 crossposts

Many family cars are now too powerful for their own good

Back in the eighties, if you were after a car with serious power – let’s say, more than 400bhp – you needed Porsche, Ferrari or Lamborghini amounts of cash. Nowadays though, average family cars can deliver a similar amount of grunt, and I don’t know how to feel about that.

On one hand, I enjoy the idea of a car that costs about as much as a base-spec BMW 3 Series being able to keep up with a Lamborghini Countach away from the lights. But I don’t think anyone actually needs a family runabout that’s as potent as a jar of moonshine brewed under their sketchy cousin’s sink. The issue is that some of these cars simply are not equipped to handle the grunt they’ve been given.

The BYD Atto 3 EVO is a perfect example of this, because the fairly ordinary SUV that previously produced just 200bhp was recently given a whacking great 443bhp, plus 560Nm of torque – that’s more than a Porsche 911 Carrera – yet the suspension and brakes on this flagship car are the same as those on the base 303bhp version, which doesn’t inspire much confidence. Neither does the way the car handles, because while it is relatively comfy, it leans quite a bit through corners, the ride is unsettled and wallowy, and the steering is vague. 

Similarly, the Chery Tiggo 9 has 422bhp and feels rather clumsy on a twisty road because its chassis struggles to cope with so much power. The ludicrously quick 429bhp MG4 XPower does get some suspension upgrades compared with regular versions, but also feels like a bit of a loose cannon as it fires you into the next county.

This phenomenon is not just confined to Chinese cars, however. The dual-motor versions of the Volvo EX30EX40 and EC40 are astonishingly quick, but I think the amount of power they have is over the top. 

It comes down to a matter of trust. For a long time, we didn’t trust a Ford Mustang to go around corners as fast as a BMW M3 and, for me, it’s the same with these cars. I’m always more tentative behind the wheel of one of them because I’m not sure what might happen if I approach a corner at the great speeds they can so easily reach. 

And with these cars being so fast, drivers who have never had access to so much firepower can easily find themselves going way beyond the speed limit without even trying. A 400bhp+ family car sounds like a fun idea, plus it’s great the first time you launch it. But you might not feel quite so clever after your third speeding ticket.

https://www.autoexpress.co.uk/opinion/369879/many-family-cars-are-now-too-powerful-their-own-good

u/AutoExpressmagazine — 12 days ago

'Quattro incidenti stradali in poche ore', ma non si sa perché. Velocità? Non pervenuta [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*]

mmagine da Siracusa Oggi al 26 aprile 2025. L’auto si è ribaltata ma non si può dire che l’automobilista andasse troppo veloce. Anzi: secondo qualcuno, le auto si ribaltano anche a bassa velocità. Che trabiccoli…

I giornalisti di cronaca quando raccontano gli scontri e incidenti stradali spesso sorvolano su un particolare: la velocità a cui andava l’automobilista o il motociclista quando ha avuto l’incidente.

Vero che spesso non si ha la misura oggettiva della velocità a cui andava lo sfortunato pilota di turno, ma questa può essere dedotta come eccessiva per le condizioni della strada, del traffico o delle capacità dell’automobilista da diversi fattori:

  • Tipo di danni ai veicoli
  • Conseguenze dell’incidente (l’auto si è ribaltata, è finita fuori strada a diversi metri dalla carreggiata, ha ucciso una o più persone sul colpo, ha danneggiato o divelto muri, guardrail, semafori? Difficile che l’automobilista andasse piano)
  • Tracce di frenata
  • Tipo di incidente: se è un incidente autonomo, ovvero senza coinvolgimento di altri veicoli, e se non ci sono macchie d’olio sull’asfalto, nella maggior parte dei casi si tratta di velocità eccessiva, distrazione pericolosa o incompetenza del guidatore. In qualche raro caso potrebbe essere un malore, ma va sottolineato che: chi è soggetto a malori non dovrebbe avere la patente; chi non si sente bene non dovrebbe guidare.

Qui abbiamo un articolo esemplare per sottovalutazione del problema e delle possibili cause: quattro incidenti, di cui due autonomi, con un solo guidatore per quattro auto, e un ‘giovane in sella allo scooter’ ma forse neanche lui guidava…

  1. ‘Quattro incidenti stradali in poche ore’ nel titolo. Ma nell’articolo nessuna analisi sul perché possano capitare quattro incidenti in poche ore. Forse è normale.
  2. ‘Spesso sono autonomi‘ sempre nel titolo, ma nell’articolo nessuna analisi su come mai guidatori provetti vanno a sbattere o si ribaltano da soli.
  3. Nell’articolo vengono elencati quattro incidenti:
  4. ‘Un’auto si è ribalta[ta] lungo via Siracusa’. Nell’articolo è l’unica in cui c’è un ‘uomo alla guida’.
  5. Segue lo ‘scontro fra due auto’: in questo caso ci sono dei feriti ma a quanto pare nessuno guidava.
  6. Poi ‘altro incidente autonomo alle 21.30’, in questo caso senza né guidatori né veicoli.
  7. Infine l’ultimo caso: ‘un giovane in sella al suo scooter è rimasto lievemente ferito in seguito ad un incidente’. Il giovane in sella al suo scooter cosa faceva? Non si sa, comunque ha avuto un incidente. Pura sfortuna, probabilmente.

https://preview.redd.it/8uf8lxyaqr8h1.png?width=764&format=png&auto=webp&s=f128246577766364d64f1acfcd6817211d847a34

https://preview.redd.it/i9t8fspbqr8h1.png?width=760&format=png&auto=webp&s=604f4325b493d42912b1db8b5fb4b5e4531fd4ae

https://preview.redd.it/p5f9fgvcqr8h1.png?width=744&format=png&auto=webp&s=cb661120dd045f883af17da099ef46b62e59dd13

https://preview.redd.it/1hlaj1pdqr8h1.png?width=739&format=png&auto=webp&s=f573308d4c20bc62988e8ce8a539528db913a456

https://preview.redd.it/hyx4jqyeqr8h1.png?width=747&format=png&auto=webp&s=98687c3ddb7f4f7aab30839753e1eeabff3f228c

Come si vede, la scia di incidenti a quanto pare avviene per pura sfortuna. Nessuno andava troppo veloce. Guai a dirlo, neanche per ipotesi. Guai a suggerire limiti di velocità più stringenti o l’installazione di qualche autovelox su strade in cui avvengono ‘quattro incidenti stradali in poche ore’.

Sembra che pochi giornalisti e pochi guidatori conoscano l’articolo 141 del Codice della strada che prescrive di mantenere sempre una velocità adeguata alle condizioni della strada e del traffico, in modo da mantenere sempre il controllo del veicolo.

Strano, perché secondo diverse fonti autorevoli (vedi link più sotto) la velocità eccessiva è una delle cause principali di incidente stradale, e un’importante concausa che peggiora le conseguenze di molti incidenti.

Però nelle cronache la velocità dei veicoli a motore è un argomento spesso tabù. Secondo la voce popolare i ciclisti ‘sfrecciano’, i pedoni ‘attraversano all’improvviso’. Gli automobilisti invece subiscono incidenti per cause fortuite e imprevedibili.◆

Qui l’intero articolo di Siracusa Oggi: Quattro incidenti stradali in poche ore, spesso sono autonomi

Qui documentazione scientifica sul tema di [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*] , approfondimenti, e-book gratuiti, esempi positivi, risposte alle domande e alle obiezioni più frequenti

Per quali motivi, quando parlano di incidenti stradali, i giornalisti di cronaca spesso minimizzano le responsabilità degli automobilisti e di chi guida veicoli a motore?

Per la parte costruttiva e propositiva: Incidenti e scontri stradali. 14 punti per articoli più chiari ed efficaci [Fiera della mobilità sostenibile, Roma, 2025]

Qui la rubrica [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*] con centinaia di articoli analizzati.

Qui l’OMS, Organizzazione Mondiale per la Sanità: La velocità è un fattore chiave negli incidenti e scontri stradali. Pochi km/h in più possono rendere catastrofico un incidente, con lesioni gravi e morte

Qui il Parlamento Europeo: La velocità è un fattore chiave nel 30% degli incidenti mortali e un fattore aggravante nella maggior parte degli incidenti [Parlamento Europeo]

Oltre all’OMS e al Parlamento Europeo qualcuno che sui giornali dice che la velocità è causa o concausa della maggioranza degli incidenti stradali ogni tanto c’è. Qui il comandante della Polizia Stradale di Roma in un articolo del Messaggero del 2017.

reddit.com
u/Benzinazero — 9 days ago

Scooter 50cc: come navigate evitando le Strade

Ciao, qualcuno può consigliarmi un navigatore che permetta di evitare le Strade Statali (SS)?
Uso uno scooter 50cc e mi capita spesso che Google Maps, Apple Maps e Waze mi facciano passare su strade dove un ciclomotore non può circolare.
Esiste un’app con questa funzione o davvero nel 2026 non è ancora possibile impostare “evita Strade Statali (SS)”? Come fate voi?

u/Fumo10 — 10 days ago