r/ciclismourbano

Perché i ciclisti non usano le ciclabili (aka ciclopedonali)

Premessa: uso la bici principalmente per uso sportivo/ricreativo. Quando la uso per commuting preferisco le ciclabili/ciclopedonali, ma quando esco con la BDC vado esclusivamente su strada (tranne in zone specifiche dove effettivamente le ciclabili sono preferibili).

Ora, dove sta il problema?

Ultimamente mi stanno capitando parecchi reel su Instagram del genere "hanno aperto la ciclabile della riviera dei fiori - è bellissima - andiamoci a correre/pattinare/altra attività che non sia inerente l'uso di biciclette"

Solo io vedo il problema? Ora non conosco il percorso specifico, né molti che vengono "pubblicizzati" allo stesso modo. Conosco invece la realtà dei miei dintorni e la situazione è la stessa.

Punto primo, le ciclopedonali non le uso in BDC, hanno dei limiti di velocità intrinseci che se esco per sport e tengo medie in piano superiori ai 30km/h diventa oggettivamente pericoloso per me e per gli altri utenti, ma ci sono situazioni in cui è evidente la scarsa cultura.

L'esempio per me lampante è quando è stata aperta la ciclovia della Martesana. Ai tempi era indicato come percorso esclusivamente ciclabile in tutte le zone urbane (soprattutto visto che è costeggiata quasi sempre da parchi urbani) e ciclopedonale nelle zone di congiunzione tra due comuni. E già allora il percorso ciclabile era invaso di runner (poco male in effetti perché sono mediamente "educati") ma soprattutto di gente a passeggio che per qualche motivo preferisce occupare il percorso ciclabile rispetto alle aree di parco. Questa situazione me l'ha sempre resa utilizzabile esclusivamente nei mesi estivi e nelle ore più tarde della giornata (per dare un idea la facevo a luglio tra le 19 e le 22), rendendola assolutamente inagibile per tutto il resto dell'anno in tutte le altre fasce orarie.

La stessa situazione si riscontra in tutte le ciclabili, che siano esclusive o ciclopedonali non cambia.

Ora, posto che in Italia la stragrande maggioranza sono ciclopedonali, il che non ne incentiva l'utilizzo in bici, siamo sicuri che il problema sia solo infrastrutturale e non principalmente culturale?

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u/Volfes85 — 6 hours ago

Casco da cittá

Buongiorno a tutti ho appena acquistato una e-bike e mi arriverá in questi giorni…per la mia sicurezza vorrei prendere un buon casco e che magari sia anche(se possibile)carino esteticamente…avete dei consigli?(marchio,modello,caratteristiche ecc.) grazie in anticipo🙏

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u/Think-Republic-5636 — 1 day ago

2025-2026 (gennaio-aprile): aumentano i pedoni uccisi in Italia. Nelle città diminuisce la sicurezza stradale

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Dopo la riforma del Codice della Strada, la sicurezza di chi cammina è davvero migliorata?

I dati raccontano altro:
📊 147 pedoni uccisi dall’inizio del 2026
📈 +14% di pedoni uccisi nei primi quattro mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 (fonte ASAPS)

Ad oggi, il cambiamento atteso non si vede.
E le persone che si muovono a piedi continuano a essere quelle che pagano il prezzo più alto.

Il recente episodio di Modena - dove una persona alla guida ha travolto dieci persone - ci ricorda ancora una volta quanto un’automobile possa trasformarsi, in pochi istanti, in uno strumento capace di provocare conseguenze devastanti.

Ma oltre ai casi più eclatanti, c’è una quotidianità fatta di:
- velocità e comportamenti pericolosi normalizzati,
- controlli sempre meno efficaci,
- rischi sistematicamente scaricati sugli utenti più fragili della strada.

La 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚𝐥𝐞 non dovrebbe essere affrontata come un tema ideologico, ma come una 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚, 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞 𝐮𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞.

📚 La riforma su legge delega del Codice della Strada sarà presto sul tavolo del governo, per completarne l’iter.

Terrà conto di tutto questo?

#SicurezzaStradale #MobilitàUrbana #Pedoni #Città #CodiceDellaStrada

Da un post su Linkedin del Movimento diritti dei pedoni

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u/Benzinazero — 1 day ago
▲ 5 r/ciclismourbano+1 crossposts

Aboliamo le auto

È intollerabile che il 90% del territorio delle città sia precluso agli esseri umani. Che sia brutto, sporco, puzzolente e, soprattutto, pericolosissimo, solo perché devono passarci e sostarci auto. Mezzi da una tonnellata fatti per portare 5 persone a 100 all'ora, usati per percorrere pochi chilometri, a passo d'uomo, soli, quando non sono addirittura abbandonati a bordo strada praticamente inutilizzati. Basta raccontarselo per rendersi conto di quanto sia idiota.

Bandiamo del tutto le auto dalle zone ad alta densità abitativa. Lasciamo alcune direttive per mezzi pubblici, emergenze, bici e monopattini, il resto a piedi. Come Dio, Darwin o chi per loro ha stabilito che deambulassimo.

Intendo proprio per tutti, pure per chi ci abita e ci lavora (sacrilegio!). Vuoi il garage sotto casa? Vai dove c'è lo spazio, non è tra i diritti umani. Trasporti alternativi e permessi limitati al bisogno sono più che sufficienti per tutte le attività.

Riempiamo i nuovi spazi di verde, panchine, locali, bancarelle... Adibiamoli ad attività che ormai nemmeno più concepiamo o che percepiamo come degradanti semplicemente perché occupano un bene, lo spazio pubblico, che ormai è scarsissimo! Rendiamoli luoghi di aggregazione e non di alienazione come sono oggi (capisco che l'utente medio di Reddit stia bene alienato, ma credo anche che sappia che non siamo tutti così). Tutti avremmo da guadagnarci, anche gli esercenti, notoriamente contrari ad ogni cambiamento.

E si, ovviamente costruiamoci l'infrastruttura adeguata intorno: mezzi pubblici, parcheggi, ciclabili, eccetera... è tranquillamente fattibile. Cento anni fa non c'erano auto ne strade adeguate, in pochi anni abbiamo asfaltato TUTTO, sistemare un po' la situazione attuale nelle zone più critiche non può essere tanto difficile. E in ogni caso, la direzione è ormai questa, le auto vengono sempre più limitate in tutte le grandi città del mondo. In Italia abbiamo città già strutturalmente molto camminabili e poco carrabili, per una volta potremmo sfruttare l'occasione per essere all'avanguardia.

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u/ippoppi — 3 days ago

A Firenze monopattini in sharing aboliti per eccessiva indisciplina degli utenti che li abbandonavano dappertutto. Non sarebbe il caso di adottare la stessa logica anche per le auto in divieto di sosta?

Immagine e testo da Avvenire, 21 febbraio 2026

Il Tar Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana ha rigettato tempo fa il ricorso della società di noleggio di monopattini elettrici Bird contro il Comune di Firenze che ha vietato il noleggio e la circolazione dei monopattini elettrici in sharing.

Il motivo è che gli utenti dei monopattini elettrici sarebbero troppo indisciplinati. Ma andrebbe notato che i monopattini sono oggetto di atti vandalici anche da parte di persone che non li usano ma li hanno in antipatia: li spostano, buttano in terra o li mettono sui marciapiedi al fine di intralciare i pedoni.

Potrebbe essere utile usare la stessa logica anche nei confronti degli automobilisti, la cui tendenza a parcheggiare in malasosta è estremamente difficile da contrastare, come dimostra questa esperienza di Milano: Secondo l’Aci ogni giorno ci sono 100.000 auto in divieto di sosta a Milano. ‘Sai che puoi’ ne ha rilevate oltre 60.000 in quattro ore.

Qualche centinaio di monopattini elettrici in disordine sui marciapiedi e in strada sono certamente un problema. Ma 100.000 auto in divieto di sosta sono un problema molto maggiore, soprattutto se si considera che, facendo una rilevazione solo su alcuni quartieri, ne saltano fuori 60.000 in quattro ore.

Perché i comuni non intervengono seriamente contro le auto in divieto di sosta, sulle strisce bianche, in doppia fila?

Mistero. ◆

Qui altri articoli sul tema delle infrazioni al Codice della strada (link alle fonti all’interno degli articoli):

  1. Ciclisti indisciplinati: illegali ma razionali. Le diverse motivazioni delle infrazioni di ciclisti, automobilisti e pedoni [studio, Journal of Transport and Land Use]
  2. Le persone che guidano auto di lusso mediamente fanno più infrazioni [studio comparato]
  3. I ciclisti commettono infrazioni quanto gli automobilisti. La differenza è che sono meno pericolosi. [Journal of Transport and Land Use]
  4. Studio Usa: i ciclisti rispettano il codice tanto quanto gli automobilisti (ovvero compiono circa lo stesso tasso di infrazioni)
  5. Chi guida auto di lusso commette più infrazioni [BBC – NY Times]
  6. Il 10% degli automobilisti italiani guidano senza patente: sospesa, ritirata o mai conseguita… [Asaps]
  7. Molti automobilisti italiani non conoscono la teoria e non sono aggiornati sul codice della strada [Ministero delle Infrastrutture]
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u/Benzinazero — 2 days ago

Consiglio per e-bike

Ciao a tutti, ho fatto un po’ di ricerche in rete ma vorrei avere un riscontro da chi ha esperienza diretta.
Io cerco una bici a pedalata assistita, non pieghevole, preferibilmente legale, affidabile e con una buona coppia che tiri su i miei 120 kg su per le salite senza morire. Uso casa-lavoro-mare, niente di specialistico.
Su che marchi/modelli potrei orientarmi?
Grazie

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u/Secceepisill — 3 days ago

In Italia 150 segnali stradali per ogni km… ‘60% dei cartelli rilevati sono inutili, sbagliati o fuori legge’ [video]

https://preview.redd.it/dkwricgwcnzg1.png?width=749&format=png&auto=webp&s=8cd324bda925f9e620d2ae146ab8ff7c2d5d4100

Video: https://youtu.be/MZNIxTW65v4?si=-ytnHRhEj38FmGHO

Con le dovute eccezioni, la situazione dei segnali stradali in Italia è disastrosa, come sanno sia i ciclisti sia gli automobilisti.

Per quel che riguarda i ciclisti il problema è presto detto: raramente le piste ciclabili contengono segnaletica di direzione, mentre spesso la segnaletica presente è inutile, irregolare o ridondante (ad esempio, se ne parla anche nel filmato, gli infiniti e inutili cartelli di ‘inizio pista ciclabile’, ‘fine pista ciclabile’ in prossimità dei passi carabili o dei passaggi pedonali).

Guardando il filmato e seguendo la presentazione di Enrico Bonizzoli, esperto di sicurezza stradale di progettazione e titolare dell’azienda Beyond, si capisce perché. Qui alcune citazioni, di carattere generale, estrapolate dal filmato:

  • ‘In Italia ci sono 150 segnali al km.‘
  • ‘60% dei cartelli rilevati sono inutili, sbagliati o fuori legge.‘
  • “‘l cittadino non conosce il codice della strada. Il giudice di pace non conosce il codice della strada. Il vigile che deve applicare le leggi e dare le sanzioni non conosce il codice della strada…’
  • ‘Spesso ci si avvale di persone totalmente incompetenti in ambito di segnaletica’
  • ‘Gli enti spesso si affidano a chi produce la segnaletica, che è la cosa peggiore perché questi signori non hanno interesse a ridurre la segnaletica ma hanno interesse a mettere segnaletica.‘
  • ‘A Milano non esiste un cartello di indicazione extraurbana che sia a norma di legge perché nessuno di questi cartelli riporta la (distanza) chilometrica, obbligatoria per il codice della strada.’

A proposito di piste ciclabili e marciapiedi, qui possiamo vedere un esempio di segnaletica misteriosa a Nettuno, in corrispondenza di una pista ciclabile. La segnaletica verticale vieta l’accesso ai pedoni e contemporamente indica una pista ciclopedonale. Quella orizzontale impone un contraddittorio dare la precedenza in corrispondenza di un passaggio ciclopedonale che dovrebbe godere del diritto di precedenza sia per i pedoni sia per i ciclisti:

https://preview.redd.it/gnn6uvw5dnzg1.png?width=344&format=png&auto=webp&s=8e72cfefab0089dc102d2e6b6c279ad9063d7e03

Qui un esempio di segnaletica ultraridondante in Versilia, in corrispondenza di ogni passo carrabile della viuzza secondaria:

https://preview.redd.it/g4koknh8dnzg1.png?width=1440&format=png&auto=webp&s=f91b5ba31bccd3ed5e7a2fd321eebfced7886912

In questa confusione gli unici che ci guadagnano sembrano essere i produttori e gli installatori di cartelli e segnaletica. Non certo i ciclisti, i pedoni e gli automobilisti… ◆

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u/Benzinazero — 4 days ago

‘Scontro tra moto e bici: motociclista indagata per omicidio stradale’: esempio di titolo chiaro e concreto [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*]

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Quando raccontano gli scontri stradali spesso i giornalisti minimizzano inconsapevolmente le responsabilità di chi guida veicoli a motore. Questo è uno dei rari casi opposti: il titolo è chiaro, la metonimia coerente, il possibile ruolo della motociclista espresso esplicitamente nel titolo.

  1. Metonimia coerente: la cronista scrive ‘Scontro tra moto e bici‘, evitando l’ipocrita costruzione del tipo ‘ciclista travolto da veicolo’. Molto spesso in situazioni analoghe i giornalisti scrivono ‘ciclista travolto da auto’, ‘ciclista travolto da scooter’, ‘ciclista travolto da moto’, in cui la vittima è una persona ma l’agente dello scontro è un oggetto, allontanando la responsabilità di chi guida.
  2. Possibile responsabilità esposta chiaramente nel titolo: ‘motociclista indagata per omicidio stradale’. Nessuna sentenza, nessun giudizio affrettato, solo i fatti: motociclista indagata per omicidio stradale.
  3. Il racconto dell’incidente è circostanziato, pur nei limiti dei pochi fatti conosciuti.
  4. La possibile responsabilità della motociclista è chiaramente raccontata all’inizio dell’articolo.

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Come si vede è possibile raccontare un incidente stradale senza minimizzare le possibili responsabilità di chi guida veicoli a motore ma anche senza emettere una sentenza a mezzo stampa. Il titolo è un esempio positivo di sintesi: ‘Scontro tra moto e bici: motociclista indagata per omicidio stradale’.

Uccidere una persona in uno scontro stradale è comunque una grave responsabilità, per quante attenuanti e fatalità abbiano potuto contribuire all’incidente, compresi eventuali errori della vittima.

Spesso negli articoli che raccontano gli scontri stradali invece questa responsabilità viene minimizzata dietro espressioni ipocrite o fataliste come la strada killer,  la curva maledetta, il cordolo fatale, il sole abbagliante, l’asfalto viscido, l’asfalto bagnato, persino le strisce pedonali killer e un vetro ghiacciato (tutti da articoli realmente usciti, qualcuno in molteplici casi diversi).◆

Qui l’intero articolo di Caserta News: Scontro tra moto e bici: motociclista indagata per omicidio stradale

Qui documentazione scientifica sul tema di [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*] , approfondimenti, e-book gratuiti, esempi positivi, risposte alle domande e alle obiezioni più frequenti

Per quali motivi, quando parlano di incidenti stradali, i giornalisti di cronaca spesso minimizzano le responsabilità degli automobilisti e di chi guida veicoli a motore?

Per la parte costruttiva e propositiva: Incidenti e scontri stradali. 14 punti per articoli più chiari ed efficaci [Fiera della mobilità sostenibile, Roma, 2025]

Qui la rubrica [*Come i giornali e i giornalisti raccontano gli scontri stradali*] con centinaia di articoli analizzati.

Qui l’OMS, Organizzazione Mondiale per la Sanità: La velocità è un fattore chiave negli incidenti e scontri stradali. Pochi km/h in più possono rendere catastrofico un incidente, con lesioni gravi e morte

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u/Benzinazero — 5 days ago

I rischi delle bici elettriche truccate: l’assicurazione non paga, il mezzo può essere sequestrato, la multa può arrivare a qualche migliaio di euro

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Una bicicletta elettrica a pedalata assistita ha queste caratteristiche:

  1. Il motore fornisce assistenza alla pedolata solo quando si pedala. Se si smette di pedalare, il motore smette di erogare potenza
  2. Col motore la velocità massima è 25 km/h: se la bici supera i 25 km/h (perché in discesa, o perché il ciclista pedala con vigore) il motore smette di fornire assistenza alla pedalata
  3. La potenza del motore è limitata a 250 watt
  4. Non deve avere acceleratori manuali, a manopola o a pulsante, che attivino il motore a velocità superiori a 6 km/h. Può esserci un pulsante per condurre la bici a mano alla velocità massima di 6 km/h, per esempio per salire le scale munite di scivolo per bici (come in molte stazioni ferroviarie o delle metropolitane) o per condurre a mano una cargo bike o una bici da cicloturismo carica di bagagli (o la spesa).

Molti pensano di essere furbi e comprano bici elettriche con motori più potenti di 250 watt, con motori che possono essere sbloccati irregolarmente per andare a velocità superiori ai 25 km/h, e con acceleratori a manopola come le motociclette.

È un errore pericoloso per questi motivi:

  1. In caso di incidente l’assicurazione della controparte potrebbe non pagare eventuali risarcimenti o ridurli di molto
  2. Sempre in caso di incidente si rischia il concorso di colpa se non la colpa al 100% (dipende dal tipo di incidente)
  3. In caso di controllo della polizia il mezzo viene sequestrato
  4. Sempre in caso di controllo si rischia una multa che complessivamente può raggiungere qualche migliaio di euro. Il multone dipende dal comune e dal totale delle infrazioni contestate. Per esempio: 1. veicolo non omologato, 2. mancanza di targa. 3. mancanza di libretto, 4. mancanza di assicurazione, 5. mancato uso del casco oppure casco irregolare (da bici invece che da moto), 6. eventuale guida senza patente (per i motocicli la patente è obbligatoria, per le biciclette elettriche a pedalata assistita no), eccetera.

In pratica una bici elettrica truccata diventa un vero e proprio motociclo soggetto a immatricolazione, targa, libretto, assicurazione obbligatoria, obbligo di patente, uso del casco omologato per i motocicli.

Perché non conviene:

In città le prestazioni medie fra bicicletta elettrica a pedalata assistita e motociclo cambiano poco: in moto puoi andare più veloce nei rettilinei, ma nel percorso misto con semafori, incroci, auto in doppia fila, code ecc la velocità media cambia poco. Comprare una bicicletta elettrica a pedalata assistita conviene perché costa meno sia all’acquisto sia come gestione e manutenzione, e in termini di velocità negli spostamenti c’è poca differenza con scooter e motocicli, a meno di non fare spostamenti extra-urbani. In più si fa un utile esercizio fisico.

Quindi: comprare una bici elettrica truccata è molto pericoloso e non vale la pena. ◆

Qui altri articoli sul tema delle bici elettriche (link alle fonti all’interno degli articoli):

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u/Benzinazero — 10 days ago

Communting con EBike

Ciao amici delle bici! Ho appena cambiato sede di lavoro e sono attanagliata da un dubbio mistico: ebike o non ebike?

Aggiungo un po’ di contesto: tratta lavoro da Monza a Milano zona Navigli, un po’ più di 20k, fattibile in un’ora e venti con una bici acustica. Le strade però non sono proprio sicurissime, viste le abilità di guida dei brianzoli/milanesi, che spesso sono inversamente proporzionali al rispetto per i ciclisti. Inoltre ho la necessità di arrivare a lavoro un minimo presentabile e non ho docce/spogliatoi a cui mi posso appoggiare.

Io adoro spostarmi in bici per fare più o meno qualsiasi cosa (lavoro, spesa, ecc.) e la distanza non sarebbe un problema, l’ho già fatto altre volte su percorsi simili e piuttosto che prendere treno e metro, preferisco macinare km sui pedali. Mi fa sentire viva, non so se mi spiego.

Stavo quindi valutando l’acquisto di una bella ebike, possibilmente i modelli tipo trekking: full, ruote da 27.5 o 29 e con parafanghi e portapacchi. Mi piacerebbe un mezzo che mi faccia sentire comoda e sicura.

La cosa che mi blocca è l’ansia che me la inculino in 0.2 sec.

Ora, a lavoro avrei la possibilità di metterla in un cortile interno, e stavo anche pensando ad un’assicurazione contro il furto. Però così la spesa inizia a diventare importante: più o meno il costo di acquisto di un 300cc usato con relativa assicurazione. Quindi non so se ne vale la pena.

Consigli?

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u/cactusjj — 9 days ago

Pendolari in bici con Android qui?

Ciao a tutti,

sono un ciclista e recentemente ho sviluppato una piccola app per il ciclismo disponibile sul Play Store. L’app ha già superato gli 850 download e mi piacerebbe arrivare a 1000

Qualche mese fa avevo già condiviso qui la versione beta e diversi feedback della community mi hanno aiutato a migliorarla molto.

Sto cercando soprattutto altri pendolari in bici che usano Android e che abbiano voglia di provarla nel loro utilizzo quotidiano.

Mi interessano opinioni sincere su cose come navigazione, sicurezza, community e facilità d’uso. Per non influenzare le opinioni degli altri nei commenti, preferirei ricevere i feedback direttamente in DM

Qui il link del Play Store:
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.upaonbikeapp.android

Grazie a chiunque voglia dare un’occhiata!

u/IllustriousGas7831 — 8 days ago

Il conflitto per l’utilizzo delle strade

Di chi sono le strade? Chi ha titolo di starci, di usarle? Quali utilizzi dovrebbero essere incentivati e quali limitati? Il dibattito su queste tematiche, nel nostro paese, è stato totalmente assente perlomeno da che ho memoria, diciamo l’intero ultimo mezzo secolo. Per questo motivo dovrò necessariamente partire da zero per sviluppare un excursus con minime pretese di senso compiuto.

Stando al corpus normativo le strade sono, almeno formalmente, spazio pubblico, quindi di tutti. Nessun cittadino dovrebbe avere a pretendere su di esse alcun diritto superiore ad altri. Questo, almeno, nella teoria. La pratica è, in realtà, ben diversa.

Nei contesti urbani la strada nasce fin dall’antichità come spazio di separazione tra le abitazioni. All’interno delle abitazioni si realizza l’ambito privato, mentre nello spazio tra le abitazioni si ha la dimensione pubblica, l’incontro, il confronto, lo scambio. Le strade, le piazze, rispondono ad un’esigenza innata dell’animo umano: la socialità.

[...]

Col passare dei secoli accade qualcosa che mette in crisi questo modello. Accadono più cose, in realtà. Possiamo elencare: la nascita delle nazioni moderne dalla frammentazione dell’Impero Romano, lo sviluppo delle città come sedi del potere militare, l’inurbazione legata al miglioramento delle tecniche agricole e di allevamento, ed infine la rivoluzione industriale, che stravolge i modelli di sussistenza di larghissime fette di popolazione.

Le città crescono in dimensione e complessità, e parallelamente crescono le esigenze di movimento all’interno delle stesse, nasce il trasporto collettivo, prima coi tram a cavalli, poi con quelli elettrici. Ma l’impatto realmente devastante si ha con la raffinazione del petrolio e la sua applicazione ad un mezzo di trasporto individuale: l’automobile.

Il petrolio e l’automobile stravolgono completamente la forma delle città, e questo è più evidente nelle città del ‘nuovo mondo’, che sono cresciute senza un nucleo storico a fare da modello, ma influenza pesantemente la forma urbis di ogni città del globo terracqueo. Il petrolio fornisce quantità sconfinate di energia per animare i processi industriali, l’estrazione di materie prime, la produzione di cibo e la fabbricazione di oggetti.

D’un tratto l’occupazione principale dell’umanità passa dal farsi guerra reciprocamente al consumare il più in fretta possibile questa nuova risorsa, fabbricare oggetti di ogni forma e natura, nutrirsi meglio e godere di una ricchezza inimmaginabile per le generazioni precedenti.

Come impatta questo sulla forma città? In molti modi diversi. Più energia, più ricchezza, significano la possibilità di abitare in una casa propria, di possedere un’auto propria.

[...]

L’espansione della funzione abitativa non produce un equivalente decentramento delle altre funzioni della città, col risultato che masse di persone sempre più numerose sono ora costrette a muoversi frequentemente per tragitti progressivamente più lunghi.

Nell’immaginario collettivo l’unica soluzione possibile, e forse desiderabile, per far fronte a tale necessità diventa l’automobile.

Demonizzare l’automobile non è lo scopo di questo post. Rimane tuttavia necessaria una contestualizzazione degli esiti prodotti dall’utilizzo su larghissima scala di questo strumento, smontando le mitologie autoelogianti prodotte dalla massiccia e pervasiva propaganda, operata su un arco temporale di decenni, dall’industria dell’auto.

Cominciamo col dire che l’automobile è, del suo, un veicolo ingombrante. Questa realtà potrà non essere immediatamente percepita in una società ormai assuefatta al suo utilizzo, ma l’automobile occupa, abbastanza ingiustificatamente, molto più spazio di una persona che si sposti a piedi, ed occupa questo spazio, se parcheggiata in strada, anche quando non è in uso.

[..]

Inevitabilmente, il trasferimento di buona parte della popolazione nei nuovi quartieri di periferia, e l’assenza di un reale piano di decentramento delle attività lavorative e produttive, ha finito col produrre flussi centripeti di cittadini automuniti in direzione dei centri città, e l’esigenza di destinare spazi sempre maggiori alla sosta di tali veicoli.

Un’ulteriore aggravante a tale situazione è risultata l’abitudine tradizionale al possesso della casa in cui si vive. Questo ha prodotto, nel corso degli anni, un irrigidimento delle abitudini abitative, cui non ha corrisposto un’altrettanta rigidità delle situazioni lavorative. Il risultato, sull’arco dei decenni, è che le distanze tra abitazioni e luoghi di lavoro sono mediamente aumentate, e con esse la necessità di spostarsi con mezzi propri.

Il trasporto pubblico ha sofferto in vario modo queste trasformazioni sociali. Le politiche che hanno favorito la motorizzazione di massa non potevano che svantaggiare l’utilizzo del trasporto collettivo, ben più efficiente in termini di persone trasportate e limitata occupazione del suolo pubblico. Nel tempo è stata proprio la crescita esponenziale del numero di veicoli in circolazione ad imprigionare gli autobus negli ingorghi e ridurne la velocità commerciale.

Il colpo di grazia, ad una situazione già del suo estremamente degradata, è stata l’idea che il traffico, per scorrere, dovesse essere “fluidificato”. Questo ha comportato l’ampliamento delle sedi stradali, la riduzione degli spazi pedonali (marciapiedi), la marginalizzazione di modalità di spostamento più lente (anche se molto meno voraci quanto ad occupazione di spazi) come le biciclette. Per lunghi anni si è lavorato ad aumentare la velocità di scorrimento delle automobili all’interno dei centri urbani.

Il risultato di queste politiche è sotto gli occhi di tutti. In primis si registra un aumento dell’incidentalità stradale e della gravità degli incidenti. Il problema degli ingorghi non è stato risolto, al contrario, la velocizzazione operata sulle arterie che danno accesso al centro città ha esasperato la quantità di veicoli che si imbudellano quotidianamente nelle vie storiche. L’assenza di qualsivoglia piano per la delocalizzazione dei parcheggi di superficie ha condotto alla saturazione degli spazi sosta esistenti ed alla pratica diffusa ed incontenibile della sosta in doppia fila.

[...]

Riduzione dell’uso dell’auto, riduzione degli spazi ad essa dedicati, riduzione delle direttrici di transito e liberazione dal traffico delle zone residenziali in primis. L’organizzazione della mobilità nelle città dovrà privilegiare il trasporto collettivo affrancandolo dall’imprigionamento negli ingorghi prodotti dai mezzi privati.

Parallelamente si dovranno ridurre tutte le facilitazioni all’uso ed al possesso di veicoli privati, dall’ampiezza delle carreggiate stradali alla disponibilità di spazi di sosta sul suolo pubblico, cercando di limitare per quanto possibili gli utilizzi non motivati da reale necessità.

Ridurre l’utilizzo diffuso di auto private comporterà prima di tutto benefici economici rilevanti. La sola spesa sanitaria legata all’incidentalità stradale ed ai danni sanitari direttamente imputabili all’uso di automobili è nell’ordine di 1000€ l’anno a testa, mentre i costi annui di possesso ed utilizzo delle automobili sono nell’ordine di 6/7000€ a veicolo.

(articolo completo)

u/Antistene — 12 days ago

Perché le strade sono sempre più rovinate? Colpa dei... Giganti

Le dimensioni e il peso crescente di auto, Suv e camion stanno distruggendo le strade urbane. La regola della quarta potenza spiega perché

Negli ultimi decenni, la mobilità privata ha subito una trasformazione silenziosa ma devastante: le automobili sono diventate più grandi, più pesanti e più numerose. Una tendenza che ha effetti collaterali evidenti e quotidiani sotto gli occhi di tutti: buche, avvallamenti, asfalto spaccato e marciapiedi rovinati.

Ma perché le strade si stanno deteriorando più rapidamente? La risposta si trova in una regola scientifica poco nota al grande pubblico ma ben conosciuta da chi si occupa di ingegneria civile: la regola della quarta potenza.

’ingegneria spiega il degrado urbano

Secondo la regola della quarta potenza, lo stress che un veicolo esercita sulla pavimentazione stradale non aumenta in modo lineare con il peso del mezzo, ma alla quarta potenza del carico per asse. Ciò significa che raddoppiare il peso su un singolo asse provoca un danno 16 volte maggiore. Triplicare il carico? Il danno sarà 81 volte più alto. E così via.

Un esempio concreto:

  • Automobile da 2 tonnellate, 2 assi → carico per asse: 1 tonnellata

  • Camion da 30 tonnellate, 3 assi → carico per asse: 10 tonnellate

Il camion esercita 10.000 volte più stress sull’asfalto di una normale automobile. Diecimila. Basta un singolo passaggio per fare il danno di un’intera giornata di traffico leggero.

Anche i suv sono responsabili

La diffusione massiccia di suv da 2 tonnellate ha effetti paragonabili. Una piccola utilitaria da 1 tonnellata distribuisce 0,5 tonnellate per asse, mentre un suv ne scarica 1. Il risultato? Il suv danneggia la strada 16 volte più della piccola auto. Un colpo al portafoglio pubblico.

E non è tutto. Prendiamo un tipico camion della nettezza urbana da 5,5 tonnellate: ha un carico per asse di circa 2,75 tonnellate. Il suo impatto sull’asfalto, confrontato con un suv da 2 tonnellate, è di quasi 57 volte maggiore. Basta una sola raccolta rifiuti per segnare definitivamente una strada.

Marciapiedi e corsie ciclabili non sono progettati per questi carichi

Una delle conseguenze meno visibili ma altrettanto gravi è l’usura di marciapiedi e piste ciclabili. In molte città italiane, i mezzi pesanti invadono le aree pedonali o effettuano manovre in spazi non progettati per il loro peso. Un singolo passaggio può compromettere la struttura del fondo, causando crepe e cedimenti.

La manutenzione? Spesso insufficiente, lenta o assente. Eppure, se queste strutture venissero costruite per resistere ai carichi di camion e furgoni, i costi salirebbero vertiginosamente. Chi pagherebbe il conto?

L’aumento delle dimensioni medie dei veicoli ha trasformato la manutenzione stradale in una voce di spesa crescente per comuni e amministrazioni. Il fenomeno è globale. Anche in paesi con una cultura della manutenzione più efficiente come gli Stati Uniti o il Regno Unito, il deterioramento delle strade è una piaga. Come riporta un’inchiesta del Guardian, il problema delle buche nel Regno Unito è legato molto più ai veicoli pesanti che al traffico intenso.

La matematica del degrado è impietosa: un suv da 2 tonnellate danneggia quanto 16 utilitarie, una Range Rover pesa quanto un piccolo autocarro. Una bicicletta, al confronto, quasi non lascia traccia: servirebbero un milione di passaggi in bici per fare il danno di una sola Range Rover.

Obiezioni comuni e realtà

«Se le strade fossero costruite meglio come all’estero, non si rovinerebbero» è un commento che compare spesso sui social. Ed è parzialmente vero: in Italia molte strade urbane sono progettate male e subiscono una manutenzione sporadica. Ma anche le migliori infrastrutture cedono sotto veicoli non previsti.

Le autostrade, ad esempio, sono costruite per sopportare carichi pesanti, motivo per cui resistono meglio. Le strade urbane no. E quando una piccola crepa si apre su una via cittadina, il passaggio costante di suv e camion la trasforma rapidamente in una buca.

Riparare le strade è costoso, soprattutto se bisogna rifare anche il sottofondo per sopportare i mezzi più pesanti. Forse, nelle città, servirebbe un ripensamento radicale: meno suv, più city car, più trasporto pubblico su rotaia come il tram, che non danneggia l’asfalto.

Il caso americano: un monito per l’Europa

Negli Stati Uniti, dove il trasporto su gomma domina, la dimensione media dei veicoli ha raggiunto livelli estremi. Pick-up da tre tonnellate con targa normale, autocarri che circolano nei centri urbani come se fossero su una freeway. Il risultato? Strade devastate, manutenzioni continue e fondi pubblici prosciugati.

Anche in Europa stiamo seguendo quella strada. Eppure abbiamo soluzioni a portata di mano: veicoli leggeri, mezzi pubblici efficienti, politiche urbane per la mobilità sostenibile. Manca solo la volontà politica.

La regola della quarta potenza (per chi volesse approfondire l'argomento link qui) ci dice con chiarezza: non tutti i veicoli sono uguali. Un camion non è solo più ingombrante: è un moltiplicatore di danni. Un suv non è solo più alto: è una tassa occulta sulla collettività.

È anche una questione di tasse: ha ancora senso che un suv da 2 tonnellate paghi la stessa tassa di possesso di una berlina leggera? O che un pick-up da tre tonnellate circoli liberamente nei centri storici?

Le scelte individuali hanno un costo pubblico. E se non iniziamo a ragionare anche in termini di peso, dimensioni e danno strutturale, continueremo a spendere miliardi per rincorrere l’asfalto che si sgretola.

(fonte)

u/Antistene — 10 days ago