


Abbiamo regalato Halo Campaign Evolved su PS3 ad un mio amico
Copertina meme a parte, glielo abbiamo regalato su Steam mentre leggeva le condizioni d’uso in fondo. Buona lettura!



Copertina meme a parte, glielo abbiamo regalato su Steam mentre leggeva le condizioni d’uso in fondo. Buona lettura!
Copertina meme a parte, glielo abbiamo regalato su Steam di nascosto mentre leggeva le condizioni d’uso
Ci volevano PlayStation e GTA VI per far capire a tutti che i giochi su console non li abbiamo mai posseduti da 15 anni a questa parte? Non è bastato tutto il movimento di Stop Killing Games, per quanto pretestuose fossero alcune sue richieste, a dimostrare come stanno le cose?
Sia chiarissimo, non ho nulla contro i creator che ho raggruppato in questo post, anzi nutro anche stima e ammirazione verso alcuni di loro. Quello che mi ha colpito è la risonanza mediatica incredibile che l’annuncio di Sony e Rockstar hanno avuto sul pubblico, al punto che tutti i presenti qui sotto hanno pubblicato questi video nella giornata di ieri (gli screen infatti sono di ieri).
È come se tutti gli utenti fossero caduti dal pero in una botta sola alla realizzazione, tangibile, che potrebbero perdere la loro libreria videoludica da un giorno all’altro. Nessuno l’ha veramente capito finché non è stato troppo tardi, nella più classica analogia della rana bollita.
Il digitale è troppo comodo sotto moltissimi punti di vista, è inutile girarci attorno; pure la mia libreria attuale è perlopiù digitale. Forse saremo veramente diretti verso un futuro disintermediato e smaterializzato, ma non è certo questo il modo giusto di affrontarlo.
Facile per l’azienda trattare il videogioco sia come opera d’arte che come prodotto solo quando le fa comodo. Senza un vero impegno delle istituzioni, sia private ma soprattutto pubbliche, che operino per favorire la preservazione di un patrimonio culturale così fugace nulla cambierà.
Questo è ciò che ci meritiamo? Forse, ma non è sicuramente ciò che vogliamo e ci siamo immaginati.
Book in question: Wardyga Brian J.. “The Video Games Textbook: History • Business • Technology”. 3rd edition. CRC Press, Boca Raton (FL), 2026, pg. 458.
Meanwhile, the direct citation comes from here: Tassi Paul, "PS4’s price and policies humiliate", Forbes Magazine, June 11 2013.
General context: PlayStation will stop releasing games on discs in 2028
E niente, ormai era questione di tempo. Tenetevi stretti i vostri giochi
Oggi, martedì 30 giugno 2026, Wired Italia chiude dopo 17 anni di attività. Questa è la lettera con la quale il suo direttore, Luca Zorloni, saluta tutti quanti.
La scorsa settimana ho partecipato al We Make Future di Bologna. Se mettiamo da parte i fuffa guru dell'IA, i corsi da mille milioni per cose che puoi imparare da solo e i 45 ºC percepiti per passare da un padiglione all'altro, è stata una bella esperienza. Ci sono stati degli interventi che erano effettivamente molto interessati, ma qui voglio concentrarmi su quelli dedicati ai videogiochi. Damiano Bordoni, che potreste conoscere come l'organizzatore del Gamicon di Pisa, ha portato sul palco una sequela di ospiti decisamente invidiabile a qualunque altra fiera del videogioco. Il modo in cui hanno trattato i temi non è stato affatto banale, anzi non fanno che riconfermare l'importanza dell'intero medium.
C’è, però, una singola cosa che non mi è andata affatto giù: il posizionamento del palco. Come potete vedere nella foto, mentre gli altri padiglioni erano costellati da stand e “stage”, quello dei videogiochi è stato messo completamente in disparte, nell’”area giochi” della fiera. Questo mi crea un dispiacere enorme dato che la serietà con la quale sono stati affrontati gli interventi sono equiparabili se non addirittura migliori di altri che ho seguito dall’altra parte. Se già 35 anni fa il CEO di Sega America, Tom Kalinske, si lamentava che gli fosse stato assegnato un gazebo FUORI dal CES, direi che oggi non abbiamo ancora fatto tutti questi grandi progressi, almeno in Italia. (Sì poi c’è stato l’E3 e oggi abbiamo fiere come la Games Week, ma il senso del discorso non cambia)
Di seguito vi elenco tutti gli ospiti e i loro interventi, almeno quelli a cui ho potuto assistere personalmente (c'erano davvero troppi eventi sovrapposti...):
• "Quattro chiacchiere con ITOMI: intervista a Antonio Moro", Antonio Moro (ITOMI.studio).
• "La storia non si guarda, si gioca - videogiochi, ricostruzioni storiche e nuove esperienze per i Musei", Gianpiero Turchi, Jeevan Badagliacca e Lorenzo Pavia
• "E-SPORTS - Storia ed evoluzione degli sport elettronici competitivi", Carlo Santagostino
• "GAMING & RECRUITING I videogiochi come strumento di lettura delle soft skills", Elisa Toccafondo
• "La prima era del videogioco, dalle origini alla grande crisi", Damiano Bordoni
• "Il cammino dell'Italia verso la Esports Nation Cup", Gabriele Catterin
• "Play, don’t tell", Matteo Corradini
• "AI, dati e gaming: chi possiede davvero l’esperienza del giocatore?", Carlo Giuliano
• "Case di pixel: come i luoghi videoludici raccontano le loro storie", Daniele Ricciardi e Federica Soriano (Arcadia Café)
• "BEN-ESSERE IN GIOCO: Come il gaming può aiutarci a stare meglio", Elena Del Fante
• "Giocare la guerra. Videogiochi per raccontare il conflitto", Giulia Martino, Arcadia Café
Infine, vi allego anche qualche foto dell'evento, un po' prese dai social di Damiano un po' dalla mia galleria.
Come abbiamo visto negli ultimi anni, preservare i videogiochi come oggi vengono preservati i film richiede sforzi pressoché titanici. A livello tecnico, giuridico e artistico, sono mezzi complessi e difficilmente riducibili a “prodotti”. Stop Killing Games ha provato a fare qualcosa in merito; è innegabile che abbia smosso gli animi di molti, ma fin dall’inizio le sue pretese erano impraticabili, proprio per la natura intrinsecamente complessa dei videogiochi e del mondo, e modo, in cui vengono prodotti e consumati.
Vi lascio l’articolo di Matteo Lupetti, il quale centra perfettamente il punto sul perché la preservazione videoludica appartenga a un orizzonte così lontano da raggiungere, almeno per adesso.
Fatta brevissima, Antonio Nati di Arcade Story viene denunciato da uno sconosciuto, il quale è costantemente in contatto con i questori su WhatsApp, per contraffazione e violazione del diritto d’autore. Nonostante fosse tutto in regola, a Nati vengono sequestrati 40 cabinati ed è costretto a intraprendere una battaglia legale per oltre un anno.
Vi lascio guardare il resto del video poiché è tutto così assurdo e sbagliato da far ribollire il sangue. Se volevate una storia assurda fatta di ingiustizie, false accuse e burocrazia solo per far affossare qualcuno che porta avanti un lavoro di preservazione del patrimonio videoludico… questa è la storia giusta.
I was just one (1!) point shy of passing to a Grade B, but that’s irrelevant because I still passed :)
Giusto ieri avevo condiviso il comunicato stampa della Commissione Europea riguardo la questione SKG. Giusto ieri notte Tagliaferri ci ha fatto un articolo nel quale ha chiarito alcune delle questioni più fumose. Non sarà la situazione migliore che poteva capitare, ma non è tutto finito, specialmente per questo:
>A fronte di questa decisione, Scott ha sostenuto che l'esito della Commissione "non ha molta importanza", poiché il movimento sta perseguendo i propri obiettivi seguendo un iter alternativo direttamente attraverso il Parlamento dell'Unione Europea, mirando a emendare l'attuale Digital Fairness Act.
Se ci sono esperti di giurisprudenza e di diritto europeo, per favore fatevi avanti.
Il comunicato stampa è stato tradotto automaticamente dall’inglese. Se volete leggere l’originale potete farlo qui
Mi sono laureato alla magistrale a marzo. Dopo un periodo di pausa mi sono messo d’impegno per preparare la domanda di dottorato. Ho stretto contatti con professionisti del settore, i prof che ho sentito mi hanno detto che ho una proposta originale e coerente, sono molto carico per iniziare… eppure, sento che c’è qualcosa che non va.
A parte il tirocinio curricolare e qualche piccolo lavoro, non ho mai avuto un vero e proprio impiego. Ho dedicato tanto tempo a preparare un piano di ricerca su un argomento che mi appassiona davvero molto. Sto cercando di entrare a Bologna perché, avendo studiato sempre qui, sento di aver trovato un approccio che possa funzionare qui. Ma c’è anche un’altra ragione perché voglio entrare in questo ateneo.
Quando ho guardato anche altre università che avessero un curriculum simile a quello che cerco (Modena, IULM Milano, Torino), ho notato che queste tre università, a differenza dell’UniBo, pretendono che chi s’iscriva abbia già un certo numero di pubblicazioni alle spalle. Io non ho nulla di tutto ciò che mi faccia alzare i numeri per entrare, e di certo la mia propensione alla ricerca e la simpatia non bastano.
“C’è sempre l’anno prossimo!” Certo che sì, ma al contempo non vorrei trovarmi nella situazione di vedere sprecati tempo ed energie solo per dover rimandare tutto più in là. Se così fosse, rischierei di perdere un treno che potrebbe non tornare più?
Quindi niente, mi rendo conto che non siamo su r/sfoghi, ma questo mi sembrava l’ambiente migliore per esporre le mie paranoie per il futuro. Chi si è trovato in una situazione simile? Cosa avete fatto dopo?
P.S. In mio colpevole ritardo, oggi ho recuperato “Il pianeta del tesoro”. Non pensavo che un cane alieno mi facesse un bagno di realizzazioni personali sul futuro
Non so che farmene di questa informazione, però ammetto che questa giustapposizione sia alquanto ironica
Btw this is the italian version of the game if you ever wondered how it looks
neighbor accidentally shot a bullet and we got his guns taken away. one more step and could’ve been like my wall! he shot with a buckshot hunting rifle soo scary