▲ 3 r/sfoghi

Non riesco a capire se il mio amico è incoerente o se sono io a essere troppo critica

Premessa: non voglio che questo post diventi una discussione politica. Non mi interessa litigare su destra, sinistra, Vannacci o altro. La politica è solo una parte della storia. Quello che sto cercando di capire è una persona che conosco e una serie di comportamenti che mi sembrano molto incoerenti. Vorrei capire se sto interpretando male la situazione o se anche altri vedono le stesse contraddizioni che vedo io.

Io ho quasi 17 anni e sono di origine marocchina. Mio padre vive in Italia dal 1985 e mia madre è qui da molti anni. Mia madre è musulmana e porta il velo, ma non mi è mai stato imposto nulla.

Anzi, una delle cose che spesso sorprende le persone è che la mia famiglia è molto meno rigida di quanto molti si aspettino. Ho sempre potuto avere amicizie, uscire e persino portare ragazzi a casa senza che diventasse un problema. Nessuno mi ha mai controllata o impedito di fare certe esperienze.

Anche i miei fratelli hanno seguito percorsi molto diversi dagli stereotipi che alcune persone associano alle famiglie immigrate. Mio fratello maggiore si è laureato in giurisprudenza e attualmente lavora a Innsbruck.

Io attualmente studio, ho appena preso la patente, faccio volontariato durante l’estate e probabilmente lavorerò quest’estate. Ho anche i miei problemi: sono seguita da una psicologa perché ho periodi di forte apatia e ansia da prestazione. Però, anche quando mi sento bloccata o demotivata, ho sempre cercato di continuare ad andare avanti. Sono cresciuta con una mentalità molto semplice: “hai voluto la bici, adesso pedala”. Se scegli una strada, ti assumi anche le responsabilità che ne derivano.

Lui ha 19 anni ed è di origine turca ma nato in Italia. Sua madre è musulmana e porta il velo. Da quello che mi ha raccontato, la sua famiglia è stata molto più rigida della mia. Per esempio mi ha detto che portare una ragazza a casa avrebbe creato grossi problemi e che sua madre reagiva molto male a certe situazioni.

Ci conoscevamo anni fa, poi lui è sparito completamente dalla mia vita e io l’ho bloccato. Dopo circa tre anni mi ha ricontattata. Era cambiato così tanto fisicamente che all’inizio non l’avevo nemmeno riconosciuto. Ho capito chi fosse soltanto quando gli ho chiesto il compleanno.

Una delle prime cose che mi disse quando ci siamo rivisti fu:

“Parli proprio da marocchina.”

Non era un insulto diretto, ma mi lasciò abbastanza perplessa perché ancora non sapeva praticamente nulla di me e non conosceva nemmeno il mio carattere.

La cosa che mi ha colpita è che nella mia vita nessuno mi aveva mai detto una cosa del genere. Le persone che mi incontrano per la prima volta di solito pensano che io venga dal Sud Italia. Molti nemmeno immaginano che io abbia origini marocchine finché non vedono il mio nome o non glielo dico io.

Per questo ho sempre pensato che quel commento non fosse dovuto al modo in cui parlo, ma semplicemente al fatto che lui sapeva già che ero marocchina prima di incontrarmi. Il punto è che non avevamo praticamente mai parlato davvero prima, quindi mi è sembrato strano che una delle prime osservazioni che ha fatto su di me fosse collegata alle mie origini invece che alla mia personalità o a qualcos’altro.

Subito dopo mi chiese se fossi di destra o di sinistra. Io gli risposi che non mi identifico particolarmente con nessun partito e che tendo a vedere aspetti positivi e negativi in entrambe le parti. Lui invece si definì immediatamente di destra.

Da allora ho notato che ripubblica continuamente contenuti di Vannacci, della remigrazione e di temi simili.

Ed è qui che nasce una delle cose che mi confondono di più.

Lui viene da una famiglia immigrata. Io vengo da una famiglia immigrata. Però quando parla di questi temi sembra non includere mai sé stesso nella conversazione. È come se esistessero “gli immigrati” e poi lui, che in qualche modo si considera separato da quella categoria.

Il punto però non è la politica.

Il punto è che mi sembra che le idee che sostiene siano in forte contrasto con il modo in cui vive.

Condivide continuamente contenuti che parlano di merito, disciplina, responsabilità personale, contributo alla società e critica verso chi non fa la propria parte.

Ma guardando le nostre vite faccio fatica a non notare una contraddizione.

Io ho quasi 17 anni. Studio, ho preso la patente, faccio volontariato e sto cercando lavoro. La mia famiglia lavora e contribuisce da decenni. Mio padre è qui dal 1985 e tutti nella mia famiglia hanno sempre cercato di costruirsi qualcosa.

Lui ha 19 anni. Ha lasciato gli studi, non lavora e passa gran parte delle giornate a casa. Solitamente resta sveglio fino a notte fonda, si sveglia verso l’ora di pranzo, guarda anime, esce con gli amici e la sua routine sembra ruotare attorno a questo.

Non sto dicendo che una persona valga meno perché attraversa un periodo difficile. Tutti possono attraversare momenti complicati.

Quello che non riesco a capire è come si possa parlare continuamente di responsabilità, merito, disciplina e contributo alla società senza applicare gli stessi criteri a sé stessi.

A volte ho l’impressione che consideri sé stesso automaticamente dalla parte giusta semplicemente perché sostiene certe idee.

Ma se guardo i fatti, la persona che studia, cerca di lavorare, fa volontariato e sta costruendo qualcosa sono io, non lui, nonostante io sia anche più giovane.

Un altro problema è che il rapporto mi sembra completamente sbilanciato.

Io conosco praticamente tutta la sua famiglia, il suo passato, le sue paure, i suoi problemi e moltissime cose della sua vita.

Lui non sa nemmeno che ho dei fratelli.

Le conversazioni sono quasi sempre centrate su di lui. Se dovessi quantificare direi 90/10. Quando parla lui devo ascoltare tutto. Quando parlo io spesso ho la sensazione che voglia che finisca in fretta per tornare a parlare di sé.

Una volta, quando finalmente stavo parlando io, mi disse semplicemente “falla veloce”.

A volte mi accorgo addirittura di smettere di ascoltarlo perché dopo un po’ mi scollego mentalmente.

A un certo punto mi disse una cosa tipo:

“Tendo a sabotare le relazioni da solo perché non riesco a immaginarmi di ricevere cose belle. Non vorrei ferirti. Io ti voglio…”

E sinceramente non sapevo come reagire.

Più che una confessione, mi sembrò quasi una giustificazione preventiva. Come se stesse dicendo:

“Sono fatto così, quindi se un giorno ti ferirò dovrai essere paziente.”

Forse sto giudicando troppo duramente.

Forse è solo una persona confusa, immatura o che sta ancora cercando di capire chi vuole essere.

Ma io continuo ad avere la sensazione che gran parte della sua identità sia costruita attorno a ciò che dice di essere, all’immagine che proietta online e alle idee che condivide, mentre io tendo a giudicare le persone soprattutto da ciò che fanno.

Quindi la mia domanda è:

Vedete anche voi una forte incoerenza tra le idee che sostiene e il modo in cui vive, oppure sto interpretando male la situazione?

E soprattutto, come interpretate una persona che sembra investire moltissimo nella propria immagine, nelle proprie idee e nel racconto di sé, ma molto meno nelle azioni concrete?

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u/Downtown-Half8954 — 4 hours ago

Ho passato la patente dopo quasi un anno e mi sento stranamente vuota

(F16 domani 17)

Oggi ho passato la teoria della patente della moto dopo quasi un anno e sinceramente non credo di aver ancora realizzato.

Avevo iniziato l’autoscuola il 16 giugno dell’anno scorso e oggi, 9 giugno, finalmente ce l’ho fatta. Se qualcuno mi avesse detto un anno fa che ci sarebbe voluto così tanto probabilmente non ci avrei creduto.

Nel mezzo è successo veramente di tutto. Una bocciatura della patente, problemi a scuola, recuperi, presentazioni, interrogazioni, litigi, cambiamenti personali e un livello di ansia che a febbraio mi aveva praticamente tolto il sonno.

La cosa assurda è che oggi l’ansia per il quiz non era nemmeno il problema principale.

Arrivo lì, faccio il primo riconoscimento facciale all’ingresso e funziona tutto perfettamente. Mi siedo davanti al computer per iniziare l’esame e il sistema decide che non sono io.

Mi hanno fatta aspettare due ore.

Continuavo a pensare che magari mi avrebbero rimandata a un’altra sessione. L’istruttrice ci ha pure detto che siamo stati fortunati perché con un’altra ispettrice probabilmente non avremmo sostenuto l’esame quel giorno.

La cosa che ancora mi fa arrabbiare è che dopo due ore mi hanno semplicemente cambiato computer e improvvisamente il sistema mi ha riconosciuta.

Quindi scusate, ma come faccio a fidarmi di questi sistemi? Due ore prima non ero io e due ore dopo sì? Con la stessa faccia, gli stessi documenti e gli stessi vestiti? Mi sembra più un problema del sistema o delle telecamere che altro.

Alla fine faccio il quiz.

Avevo qualche dubbio su alcune domande, ma rispetto a febbraio ho fatto una cosa diversa: non ho iniziato a cambiare continuamente le risposte.

A febbraio mi ero praticamente sabotata da sola. Avevo ricontrollato tutto mille volte e avevo cambiato alcune risposte giuste in sbagliate.

Questa volta ho risposto, ho controllato il necessario e ho consegnato.

Quando mi hanno detto che ero passata non ho nemmeno reagito subito.

Sono uscita, ho abbracciato mia mamma e la prima cosa che ho detto è stata:

*“In questo posto io non ci torno più.”*

Dopo un anno dietro a questa cosa mi sembrava di essermi tolta uno zaino enorme dalle spalle.

La parte strana è che il mio cervello non si è fermato a festeggiare.

Ho pensato subito alla pratica.

Letteralmente il mio primo pensiero è stato: *“Okay, adesso tocca alla guida.”*

E ancora adesso c’è una parte di me che non ci crede del tutto. Domani devo ritirare il foglio rosa e continuo ad avere quella vocina che dice: *“E se ci fosse stato un errore?”*

So che è assurdo. Mi hanno detto chiaramente che sono passata. Però dopo un anno passato dietro a questa cosa faccio fatica a considerarla davvero conclusa finché non avrò quel foglio in mano.

Forse una parte di questa incredulità nasce anche dal fatto che avevo un obiettivo molto preciso: passare la teoria prima dei miei 17 anni.

Tra due giorni compio 17 anni.

Non era una necessità. Non cambiava nulla a livello pratico. Però era un traguardo che mi ero fissata nella testa da tempo e riuscirci due giorni prima del compleanno mi sembra quasi ironico, come se fosse un regalo che mi sono fatta da sola dopo un anno di lavoro.

C’è anche un’altra cosa che non mi aspettavo.

Oggi mi è tornato in mente il mio ex.

Non perché voglia tornare con lui.

Non perché mi manchi la relazione.

Ma perché quando ho iniziato questo percorso lui c’era.

Quando ho iniziato l’autoscuola stavamo ancora insieme. È stata una relazione che col tempo è diventata tossica e che mi ha causato parecchi problemi, ma all’inizio lui era una delle poche persone che credeva davvero che ce l’avrei fatta.

E oggi, dopo aver passato l’esame, mi sono resa conto che sono passati circa sei mesi dall’ultima volta che ci siamo parlati.

Mi fa strano.

È come se il mio cervello avesse collegato automaticamente questo traguardo a una persona che era presente quando tutto è iniziato.

La cosa ancora più strana è che per mesi non ci ho praticamente pensato. Poi arrivo al traguardo e improvvisamente mi torna in mente.

Forse perché alcuni obiettivi diventano una specie di linea temporale della nostra vita e quando li raggiungiamo ci rendiamo conto di quante persone sono entrate o uscite dal percorso nel frattempo.

Non lo so.

So solo che oggi mi sento felice, stanca, incredula, sollevata e un po’ nostalgica allo stesso tempo.

Mi chiedevo se qualcuno avesse mai vissuto una cosa simile.

Vi è mai capitato di iniziare un obiettivo importante con una persona accanto e poi raggiungerlo quando quella persona non faceva più parte della vostra vita?

E vi è mai successo che, arrivati al traguardo, quella persona vi tornasse improvvisamente in mente anche se non ci pensavate da mesi?

E un’altra cosa: è normale sentirsi quasi incapaci di credere a un risultato dopo averci lavorato così tanto tempo? Perché una parte di me sa di aver passato l’esame, mentre un’altra continua a pensare che lo realizzerà davvero solo quando avrà il foglio rosa tra le mani.

E vedendola da un punto psicologico perché mi è tornato in mente il mio ex, e perché non c’è quell’aria del voler festeggiare dopo un grande traguardo?

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u/Downtown-Half8954 — 9 hours ago
▲ 1 r/sfoghi

Ho passato la teoria della patente dopo quasi un anno e mi sento stranamente vuota

Oggi ho passato la teoria della patente della moto dopo quasi un anno e sinceramente non credo di aver ancora realizzato.

Avevo iniziato l’autoscuola il 16 giugno dell’anno scorso e oggi, 9 giugno, finalmente ce l’ho fatta. Se qualcuno mi avesse detto un anno fa che ci sarebbe voluto così tanto probabilmente non ci avrei creduto.

Nel mezzo è successo veramente di tutto. Una bocciatura della patente, problemi a scuola, recuperi, presentazioni, interrogazioni, litigi, cambiamenti personali e un livello di ansia che a febbraio mi aveva praticamente tolto il sonno.

La cosa assurda è che oggi l’ansia per il quiz non era nemmeno il problema principale.

Arrivo lì, faccio il primo riconoscimento facciale all’ingresso e funziona tutto perfettamente. Mi siedo davanti al computer per iniziare l’esame e il sistema decide che non sono io.

Mi hanno fatta aspettare due ore.

Continuavo a pensare che magari mi avrebbero rimandata a un’altra sessione. L’istruttrice ci ha pure detto che siamo stati fortunati perché con un’altra ispettrice probabilmente non avremmo sostenuto l’esame quel giorno.

La cosa che ancora mi fa arrabbiare è che dopo due ore mi hanno semplicemente cambiato computer e improvvisamente il sistema mi ha riconosciuta.

Quindi scusate, ma come faccio a fidarmi di questi sistemi? Due ore prima non ero io e due ore dopo sì? Con la stessa faccia, gli stessi documenti e gli stessi vestiti? Mi sembra più un problema del sistema o delle telecamere che altro.

Alla fine faccio il quiz.

Avevo qualche dubbio su alcune domande, ma rispetto a febbraio ho fatto una cosa diversa: non ho iniziato a cambiare continuamente le risposte.

A febbraio mi ero praticamente sabotata da sola. Avevo ricontrollato tutto mille volte e avevo cambiato alcune risposte giuste in sbagliate.

Questa volta ho risposto, ho controllato il necessario e ho consegnato.

Quando mi hanno detto che ero passata non ho nemmeno reagito subito.

Sono uscita, ho abbracciato mia mamma e la prima cosa che ho detto è stata:

“In questo posto io non ci torno più.”

Dopo un anno dietro a questa cosa mi sembrava di essermi tolta uno zaino enorme dalle spalle.

La parte strana è che il mio cervello non si è fermato a festeggiare.

Ho pensato subito alla pratica.

Letteralmente il mio primo pensiero è stato: “Okay, adesso tocca alla guida.”

E ancora adesso c’è una parte di me che non ci crede del tutto. Domani devo ritirare il foglio rosa e continuo ad avere quella vocina che dice: “E se ci fosse stato un errore?”

So che è assurdo. Mi hanno detto chiaramente che sono passata. Però dopo un anno passato dietro a questa cosa faccio fatica a considerarla davvero conclusa finché non avrò quel foglio in mano.

Forse una parte di questa incredulità nasce anche dal fatto che avevo un obiettivo molto preciso: passare la teoria prima dei miei 17 anni.

Tra due giorni compio 17 anni.

Non era una necessità. Non cambiava nulla a livello pratico. Però era un traguardo che mi ero fissata nella testa da tempo e riuscirci due giorni prima del compleanno mi sembra quasi ironico, come se fosse un regalo che mi sono fatta da sola dopo un anno di lavoro.

C’è anche un’altra cosa che non mi aspettavo.

Oggi mi è tornato in mente il mio ex.

Non perché voglia tornare con lui.

Non perché mi manchi la relazione.

Ma perché quando ho iniziato questo percorso lui c’era.

Quando ho iniziato l’autoscuola stavamo ancora insieme. È stata una relazione che col tempo è diventata tossica e che mi ha causato parecchi problemi, ma all’inizio lui era una delle poche persone che credeva davvero che ce l’avrei fatta.

E oggi, dopo aver passato l’esame, mi sono resa conto che sono passati circa sei mesi dall’ultima volta che ci siamo parlati.

Mi fa strano.

È come se il mio cervello avesse collegato automaticamente questo traguardo a una persona che era presente quando tutto è iniziato.

La cosa ancora più strana è che per mesi non ci ho praticamente pensato. Poi arrivo al traguardo e improvvisamente mi torna in mente.

Forse perché alcuni obiettivi diventano una specie di linea temporale della nostra vita e quando li raggiungiamo ci rendiamo conto di quante persone sono entrate o uscite dal percorso nel frattempo.

Non lo so.

So solo che oggi mi sento felice, stanca, incredula, sollevata e un po’ nostalgica allo stesso tempo.

Mi chiedevo se qualcuno avesse mai vissuto una cosa simile.

Vi è mai capitato di iniziare un obiettivo importante con una persona accanto e poi raggiungerlo quando quella persona non faceva più parte della vostra vita?

E vi è mai successo che, arrivati al traguardo, quella persona vi tornasse improvvisamente in mente anche se non ci pensavate da mesi?

E un’altra cosa: è normale sentirsi quasi incapaci di credere a un risultato dopo averci lavorato così tanto tempo? Perché una parte di me sa di aver passato l’esame, mentre un’altra continua a pensare che lo realizzerà davvero solo quando avrà il foglio rosa tra le mani.

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u/Downtown-Half8954 — 1 day ago

Enough coincidences have happened that my friends tell me not to “predict” things anymore

I don’t really know where to post this because I don’t think it’s paranormal, but at the same time it’s strange enough that I’ve been thinking about it for years.

Before I start, I want to make it clear that I do not believe I have any supernatural abilities, psychic powers, or anything like that. I’m not posting this because I think I can predict the future. What I’m trying to understand is why I seem to have so many coincidences surrounding things I say, to the point that even my friends have noticed it and turned it into an inside joke.

For years, I’ve had a habit of making random comments, jokes, or “what if” statements. Usually I’m not serious. Most of the time I’m just trying to be funny, make conversation, or point out an ironic possibility. The weird part is that sometimes those comments end up matching something that happens shortly afterward.

My friends joke about it constantly. Whenever we’re out together and I smile because I’m about to say something, they immediately tell me not to open my mouth. They’ll literally say things like, “Don’t say it,” or “Don’t even think about it.” Obviously they’re joking, but the reason the joke exists is because enough coincidences have happened over the years that everyone remembers them.

A simple example involves public transportation. There have been times when we’re running late for a bus and I’ll make a comment about how annoying it’s going to be if we miss it. Then we arrive just in time to see the doors close in front of us. Other times, if one of my friends is worried about bus inspectors checking tickets, I’ll joke about the possibility of inspectors getting on our bus, and then they actually do. These aren’t life-changing events, but they happen often enough that my friends immediately look at me whenever something like that happens.

The same thing happens with people. Sometimes we’ll be out somewhere and I’ll randomly mention someone we know, someone we haven’t seen in a while, or even someone we’d rather avoid. Then, later that day, we end up running into them. The timing is usually what makes it feel strange. It won’t be weeks later, it might be ten minutes later, thirty minutes later, or an hour later.

One thing that stands out is that I don’t usually make these comments because I genuinely believe something is going to happen. Most of the time I’m saying it because it would be funny, awkward, ironic, or dramatic if it happened. That’s why my friends laugh about it. It’s become a running joke in our group.

Another strange experience involved a guy I used to talk to. We weren’t officially together, but we were seeing each other for a while. Then one day he completely disappeared. He stopped showing up, changed numbers, disappeared from socials, and seemed to vanish from my life completely.

For a long time I would tell my friends that I felt like he would eventually contact me again. At first it was because I felt there was unfinished business between us. Eventually I stopped expecting anything because years went by without a word from him.

Then, about three years later, someone contacted me from an account I didn’t recognize. Eventually, after we met in person, he admitted that it was actually him. He told me he regretted how things ended and wished he had handled everything differently.

Again, I don’t think that’s supernatural. But it became another one of those experiences that got added to the pile.

The story that affected me the most happened with one of my friends and her bf.

When they first started seeing each other , she was telling us about him and mentioned that he was bisexual. For some reason, the very first thing that came out of my mouth was that he would probably end up cheating on her with a man.

I wasn’t making some serious prediction. It was a joke and I didn’t think about it again afterward.

More than a year later, my friend came to school crying. At first she refused to tell anyone what had happened because her bf didn’t want people talking about it. Eventually the truth came out. Not only had he broke her trust , but one of the people involved was a male.

That alone would have been enough to make me remember the comment I had made.

But things became even more complicated afterward. My friend went through a pregnancy scare. She later told us that when she informed him about the possibility, his reaction was extremely negative despite the fact that they had previously talked about having a future together. According to her, he became insulting and treated her very badly.

I felt bad on her behalf. I remember saying that I hoped something bad would happen to him because of the way he treated her.

A few days later, he attempted suicide. He survived because my friend contacted emergency services after he told her what he was planning to do.

That coincidence has stayed with me more than any other.

To be clear, I do not believe that I caused what happened. Rationally, I know that people don’t control reality through thoughts or words. He clearly had his own personal struggles and problems that had nothing to do with me.

Still, the timing bothered me enough that I started becoming more careful about the things I say, especially when i’m in a state of strong emotions .

What’s confusing is that I don’t remember every prediction coming true. In fact, I’m sure many don’t. Yet there are enough successful coincidences that my friends constantly joke about it and immediately connect events back to things I’ve said.

Part of me thinks this is just coincidence mixed with selective memory. Part of me wonders whether I’m simply good at noticing patterns without realizing it. Another part of me wonders whether everyone experiences things like this and just doesn’t talk about them.

So I’m curious: has anyone else experienced something similar? Not in a paranormal sense, but in the sense that random comments, jokes, assumptions, or “what if” scenarios seem to line up with reality often enough that other people start noticing it too?

EDIT: Forgot another example because i’m trying to remember everything. So basically the pool in my city open late May, the specific pool i was going to opens on 25th May, i planned my birthday to go with my friends to go grab some food and then head out to the pool (my birthday is 11th june, so pool is supposed to be open). And me joking i said “yk how annoying would it be if the pool was closed on my birthday” and we got in there and the pool was closed. Mind you it was a sunny day 30 degrees celsius and the pool didn’t have a website to check if it was open or closed but i was right when i was just saying how annoying it would be.

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u/Downtown-Half8954 — 10 days ago
▲ 4 r/sfoghi

La mia psicologa dice che potrei avere apatia (F17)

Ciao,
la mia psicologa mi ha detto che potrei avere apatia legata a un periodo di stress e ansia. Io però non me ne ero mai resa davvero conto.

Da quando me l’ha detto ho iniziato a ripensare a vari comportamenti miei e a commenti che mi hanno fatto altre persone nel tempo. Ad esempio una mia amica mi disse: “non capisco come fai a restare calma in situazioni in cui io non ce la farei”, ma dentro di me in realtà non mi sento calma, anche se forse dall’esterno do quell’impressione.

Anche alcuni professori mi hanno detto cose tipo “sorridi un po’ che non fa male”. Inoltre mi è capitato spesso che persone a me vicine piangessero o fossero molto emotive davanti a me, e io non sapevo bene come reagire. Anche in una relazione passata il mio ex si sfogava molto emotivamente con me, mentre io ero piuttosto bloccata e non riuscivo a reagire, anche se dentro ero molto confusa e “incasinata”.

Quindi mi chiedo: l’apatia (o questo tipo di blocco emotivo) come può influenzare la vita quotidiana e le relazioni? È possibile non accorgersene per molto tempo?

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u/Downtown-Half8954 — 16 days ago

La mia psicologa dice che potrei avere apatia (F17)

Ciao,
la mia psicologa mi ha detto che potrei avere apatia legata a un periodo di stress e ansia. Io però non me ne ero mai resa davvero conto.

Da quando me l’ha detto ho iniziato a ripensare a vari comportamenti miei e a commenti che mi hanno fatto altre persone nel tempo. Ad esempio una mia amica mi disse: “non capisco come fai a restare calma in situazioni in cui io non ce la farei”, ma dentro di me in realtà non mi sento calma, anche se forse dall’esterno do quell’impressione.

Anche alcuni professori mi hanno detto cose tipo “sorridi un po’ che non fa male”. Inoltre mi è capitato spesso che persone a me vicine piangessero o fossero molto emotive davanti a me, e io non sapevo bene come reagire. Anche in una relazione passata il mio ex si sfogava molto emotivamente con me, mentre io ero piuttosto bloccata e non riuscivo a reagire, anche se dentro ero molto confusa e “incasinata”.

Quindi mi chiedo: l’apatia (o questo tipo di blocco emotivo) come può influenzare la vita quotidiana e le relazioni? È possibile non accorgersene per molto tempo?

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u/Downtown-Half8954 — 19 days ago
▲ 38 r/sfoghi

Ci accusano di tutto solo perché siamo stranieri, anche quando non abbiamo fatto niente

Vivo in un piccolo paesino di montagna pieno di immigrati regolari. Marocchini, pakistani, bengalesi, arabi. Gente che lavora, paga le tasse, manda i figli a scuola, va all’università, prende la cittadinanza. Gente che ormai parla italiano anche tra di noi, tanto che a volte non senti nemmeno più le nostre lingue in giro.

Eppure, ogni volta che accendo il telegiornale, sembra che veniamo descritti tutti come criminali, come un problema, come persone venute qui per rovinare qualcosa. E sinceramente fa male, perché la realtà che vivo io è completamente diversa.

Nel nostro quartiere le strade sono curate, il parco è tenuto bene, nessuno rompe niente, nessuno tocca ciò che non è suo. Siamo cresciuti con l’idea che se vivi in un posto devi rispettarlo. Non abbiamo mai creato problemi a nessuno.

Però qualche settimana fa è successa una cosa che ci ha fatto paura davvero.

Un nostro amico bengalese aveva comprato un monopattino da quasi 1000 euro (con i soldi che si è guadagnato lavorando mesi) per andare all’università e al lavoro, perché qui il bus passa una volta ogni due ore. Un giorno era al parco con noi e aveva lasciato il monopattino vicino al campo. Quando ha visto quattro ragazzi italiani avvicinarsi, è uscito per spostarlo dentro il campo così non dava fastidio al passaggio.

Uno di quei ragazzi lo ha bloccato dalle braccia mentre gli altri prendevano il monopattino e scappavano.

E la cosa assurda è che viviamo tutti nello stesso paesino. Sappiamo chi sono, sappiamo dove abitano, sappiamo chi sono i loro genitori. Non è una grande città dove sparisci nel nulla.

Il mio amico ha dovuto prendere in prestito la bici di mio fratello per rincorrerli. Quando li ha raggiunti non volevano restituire il monopattino finché non ha detto che avrebbe chiamato i carabinieri. Solo allora glielo hanno ridato.

E questa non è nemmeno la prima volta. Tempo fa qualcuno aveva danneggiato una rete di sicurezza sulle montagne e hanno dato la colpa a noi “perché immigrati”. Poi le telecamere hanno mostrato che erano stati altri ragazzi italiani.

Quello che mi chiedo è: siamo davvero visti così male solo per quello che si sente nei giornali? Possibile che tanta gente non riesca a distinguere tra chi viene qui per distruggere e chi invece viene qui per costruirsi una vita?

Perché esistiamo anche noi. Quelli che lavorano, studiano, fanno sacrifici, rispettano le regole e vogliono semplicemente vivere tranquilli in un Paese che ormai sentono casa propria.

A volte sembra che dobbiamo dimostrare il doppio degli altri di essere “brave persone” solo per essere accettati come normali esseri umani.

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u/Downtown-Half8954 — 26 days ago
▲ 62 r/sfoghi

Ho cambiato la mia routine per non dare fastidio a mia madre e adesso lei la sta usando contro di me

Ho 17 anni e continuo ad avere discussioni con i miei genitori, soprattutto con mia madre, e sinceramente non so più se sono io a essere irragionevole.

Per dare un po’ di contesto: sto andando male a scuola quest’anno, ma non perché salto le lezioni o perché non mi importa. Sto passando un periodo molto difficile mentalmente e sto vedendo uno psichiatra che sta valutando se darmi farmaci per l’ansia. Nonostante questo sto comunque cercando di recuperare i voti e continuo ad andare a scuola ogni giorno anche se è difficile.

In più, ho una possibile opportunità di lavoro per l’anno prossimo come segretaria in uno studio dentistico. Non richiedono diploma o esperienza. Vogliono però una conferma a breve sul fatto che io continui o meno la scuola l’anno prossimo per il contratto. Onestamente sto pensando di lasciare la scuola perché l’idea di ripetere un anno intero mi sembra insopportabile.

Il problema è che i miei genitori usano continuamente le mie difficoltà come prova del fatto che io sia “incapace” di lavorare o di essere indipendente.

Esempio di stamattina:

Di solito mi sveglio alle 4 del mattino perché vivo lontano dalla scuola e devo prendere 1 treno + 2 autobus. La mia routine mattutina è davvero importante per me mentalmente.

Per prima cosa prendo la mia medicina a stomaco vuoto e devo aspettare 30 minuti (per la tiroide) prima di poter mangiare qualcosa. Durante quel tempo di solito vado a correre perché l’aria del mattino mi aiuta, e il mio psichiatra mi ha consigliato di fare corsa oppure esercizi di respirazione per aiutarmi con ansia e stress.

Dopo, faccio la doccia, sistemo bene i capelli, mi trucco, preparo la colazione, mi vesto e poi esco per andare a scuola. Sembra tanto, ma è quello che mi aiuta a sentirmi organizzata e funzionale prima di una giornata lunga.

Mia madre però si lamenta del fatto che le mie sveglie sveglino tutti, quindi per evitare problemi oggi ho spostato la sveglia alle 5.

Il problema è che svegliarmi alle 5 mi lasciava solo circa 30/40 minuti per prepararmi prima di uscire (perché l’autobus vicino casa mia passa alle 5:40), e questo ha completamente distrutto tutta la mia routine.

Non ho fatto colazione per via dei tempi della medicina.
Non sono andata a correre né ho fatto esercizi di respirazione.
Non ho fatto la doccia.
Mi sono truccata a malapena.
Non ho potuto sistemarmi bene i capelli e ho fatto solo una coda veloce.
Praticamente mi sono solo vestita e sono uscita di corsa.

Mi sono agitata, ho perso l’autobus e adesso sto facendo una lunga strada a piedi per arrivare a scuola.

Poi mia madre mi ha chiamata mentre ero già per strada e mi ha detto tipo:
“Vedi? È questo che intendo. Non riesci neanche ad arrivare a scuola e pensi di poter lavorare.”

La cosa che mi frustra è che tutto questo è successo proprio perché ho cambiato la mia routine per fare felice LEI con la questione delle sveglie. Di solito quando mi sveglio alle 4 riesco a gestire tutto bene. Ero quasi sempre puntuale prima di oggi.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che mia madre lavora letteralmente alle 16, quindi sinceramente non capisco perché si arrabbi così tanto se mi sveglio presto per la scuola. A volte sembra davvero che si svegli solo per lamentarsi, non solo con me ma anche con mio fratello.

La cosa che fa più male è il messaggio costante e indiretto che noi siamo “incapaci” o “non abbastanza responsabili”. Non penso che i genitori si rendano conto che sentirsi dire certe cose appena svegli, prima della scuola, NON motivi. Ti riempie solo la testa di stress e pensieri quando invece dovresti concentrarti.

Inoltre, ogni volta che provo a spiegarmi, alla fine la conversazione diventa:
“Noi siamo i tuoi genitori.”
Quindi anche se faccio un ragionamento valido, finisce lì.

Mi sento anche molto più tranquilla quando i miei genitori sono al lavoro e io sono sola a casa rispetto a quando siamo tutti insieme. Non so se sia normale oppure no.

Non sto dicendo che i miei genitori siano abusivi o cattivi. So che si preoccupano per il mio futuro. Però mi sento costantemente criticata, controllata o trattata come se fossi pigra quando in realtà sto cercando davvero di fare del mio meglio.

Sto esagerando io oppure questa dinamica è poco sana?

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u/Downtown-Half8954 — 28 days ago
▲ 65 r/RealHorrorExperience+2 crossposts

I’m not really sure what category this belongs in. I didn’t know whether to post this under “apparitions” or “paranormal experiences,” or “encounter” because honestly I don’t even know how to define what happened.

This happened a few years ago, back when I still shared a room with my younger brother. It was late at night, around 11 PM or close to midnight. My brother was already asleep, and I was lying in bed after having a really bad emotional breakdown. I was crying while trying to stay as quiet as possible.

When I cry a lot, I usually keep my eyes closed because they start burning. I was also trying to fall asleep. After a while, though, there were too many tears in my eyes, so I opened them to wipe them away.

And that’s when I saw her.

There was a little girl staring at me.

I don’t have any younger sisters, only a younger brother who’s just two years younger than me, so it couldn’t have been him. The girl looked very strange: her skin, her clothes, everything had this grayish-green tint to it. I completely froze while looking at her, and she just stared back at me with a neutral expression.

As I kept looking at her, she slowly started fading away. She didn’t disappear instantly it was gradual, like she was becoming less and less visible.

At first I thought maybe it was because of my eyes being tired or full of tears, so I closed them for a second and opened them again, expecting to see her there. But she was gone.

The girl had short hair tied into two small side ponytails. She was wearing old-fashioned clothes, not modern ones, the kind of clothes children wore many years ago, along with flat shoes like ballerinas. I can’t really describe the exact colors because everything about her looked grayish-green, but it seemed like she was wearing a dark dress with a lighter short-sleeved shirt underneath.

She didn’t look aggressive or scary. She was just watching me.

I’ve experienced other things that I would consider paranormal, but more in the sense of hearing or feeling things, not actually seeing figures. This was the only time I’ve ever seen something so clearly.

My question is: what could this experience have been?
Has anyone else experienced something similar?
Does it have a meaning?

Because even now, I still can’t explain it.

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u/Dont_lookbehind — 1 month ago
▲ 9 r/sfoghi

Non so più cosa fare, quindi scrivo qui per sfogarmi e capire se qualcuno ha consigli concreti.

Sono alle superiori e nel pentamestre ho 5 materie sotto, mentre nel trimestre ne avevo solo una. Il problema è che non è solo “non studio abbastanza”, ho difficoltà reali che vanno avanti da anni.

Già alle elementari c’era un sospetto, alle medie pure. In tutte le scuole che ho frequentato si parlava di difficoltà (tipo lentezza nelle attività), ma nessuno ha mai fatto partire una richiesta ufficiale per una valutazione. E da quello che so, questa richiesta deve partire dalla scuola, non dai genitori.

Ora la situazione è peggiorata. Nelle pagelle c’è sempre scritto che sono lenta, e anche la psicologa che sto vedendo mi ha detto chiaramente di fare una valutazione dell’apprendimento.

Il problema?

Sono 2 mesi che i miei genitori chiedono alla scuola di muoversi. Durante i colloqui hanno detto “sì sì lo faremo”, ma non hanno fatto nulla.

Manca poco più di un mese (circa 37 giorni) alla fine della scuola. Io mi sto impegnando davvero per non perdere l’anno, ma è frustrante perché:

- Potrei avere 1-2 debiti (quindi riesco a recuperare 2-3 materie)

- Potrei avere un PDP per lentezza e ansia

- I miei genitori hanno chiesto cose semplici (tipo interrogazioni senza tutta la classe, quindi mandarmi fuori dalla classe a fare interrogazioni)

- I professori non stanno facendo nulla, anche con richiesta diretta

Mi sembra di stare affondando mentre chi dovrebbe aiutarmi semplicemente guarda.

Quindi le domande sono:

- Posso fare qualcosa senza aspettare la scuola per questa valutazione?

- La scuola è obbligata a muoversi o possono ignorare così?

- Ha senso insistere ora o è troppo tardi per avere un minimo di supporto prima della fine?

- Come faccio a non buttare l’anno in questa situazione?

Perché sinceramente, mi sto impegnando, ma sembra che non basti e che nessuno faccia la sua parte.

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u/Downtown-Half8954 — 1 month ago

Una donna è stata in una situazione di violenza domestica per circa nove anni. Qualche settimana fa c’è stata una discussione molto grave in casa. I vicini hanno sentito tutto e hanno chiamato la polizia.

Quando la polizia è arrivata, non ha preso provvedimenti immediati oltre a scrivere il tutto.

La figlia maggiorenne (19 anni) aveva già lasciato casa ed è stata inserita in una struttura temporanea sostenuta dallo Stato (tipo casa rifugio) per un massimo di sei mesi mentre cerca un posto dove vivere.

La madre (vittima degli abusi) si è trasferita a casa di suo fratello e attualmente vive lì. Sta anche cercando una sistemazione stabile.

L’appartamento è legalmente intestato al padre, ma nel corso degli anni è stata lei a pagare costantemente l’affitto e tutte le spese domestiche.

Il figlio più piccolo è rimasto a vivere con il padre. Il bambino ha difficoltà nel linguaggio e nello sviluppo (riesce a parlare, ma con difficoltà e fatica a gestire le emozioni). C’è il sospetto che il padre lo stia influenzando o manipolando contro la madre, creando confusione e disagio emotivo (in passato, dopo litigi, il bambino iniziava improvvisamente a dire cose negative sulla madre, come che non gli piaceva il suo cibo).

Ora il padre sta cercando di contattare la madre e di convincerla a tornare a casa e ad andare insieme alla polizia per dichiarare che non è successo nulla. Lei si è rifiutata.

C’è anche il dubbio che, se il padre non riuscisse a pagare l’affitto, invece di essere sfrattato subito, possa essere spostato in un alloggio pubblico più piccolo (non sono sicura che sia corretto).

Domande legali:

  1. In una situazione del genere in Italia, le forze dell’ordine hanno l’obbligo di intervenire in modo più incisivo nei casi sospetti di violenza domestica? (Al momento stanno solo verificando che la madre non viva più lì, mentre il padre è libero.)

  2. Quali tutele esistono per il figlio minore che è rimasto a vivere con il padre?

  3. Il fatto che la madre abbia sostenuto economicamente la casa può darle qualche vantaggio legale riguardo alla casa o all’affidamento?

  4. Se un genitore influenza psicologicamente un figlio contro l’altro (ad esempio spingendolo a rifiutare o temere la madre), come viene gestita questa situazione legalmente? Può incidere sull’affidamento o portare a un intervento dei servizi sociali?

  5. In Italia, i pagamenti dell’affitto (bonifici, ricevute, ecc.) vengono registrati in modo ufficiale e possono essere usati come prova legale per dimostrare chi ha realmente sostenuto le spese, anche se il contratto è intestato a un’altra persona?

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u/Downtown-Half8954 — 1 month ago

A woman has been in a domestic violence situation for about nine years. A few weeks ago, there was a very serious argument at home. The neighbors heard everything and called the police.

When the police arrived, they didn’t take immediate action beyond writing a report.

The adult daughter (19) had already left home and was placed in a state-supported women’s shelter / temporary accommodation for up to six months while she looks for a place to live.

The mother (the victim of the abuse) moved in with her brother and is currently staying there. She is also looking for a new place to live.

The apartment is legally in the father’s name, but throughout the years she was the one consistently paying the rent and household expenses.

The younger child is still living with the father. The child has language and developmental difficulties (he can speak, but struggles with communication and emotional regulation). The concern is that the father may be influencing or manipulating the child against the mother, creating confusion and emotional distress for him. (the woman suspect this cuz in the past argument the younger son would tell her “he didn’t like her food” suddenly after she argued with her husband, so the father can play a big role in the sons thoughts)

Now the father is trying to contact the mother and pressure her to come back home and go together to the police to say that nothing happened. She refuses.

There is a concern that if the father cannot pay the rent, instead of immediate eviction, he might be reassigned to a smaller state-supported housing unit (this is what I’ve heard, but I’m not sure if it’s accurate).

Legal questions:

In a situation like this in Italy, do the police have the obligation to take stronger action immediately in suspected domestic violence cases? (because for now they are just checking that the mother isnt living there anymore, the father is still free)

What protections exist for the younger child still living with the father?

Does the mother’s financial contribution to the home give her any legal advantage regarding housing or custody?

If one parent is psychologically influencing a child against the other parent (for example, pressuring the child to reject or fear the mother), how is this handled legally? Can this affect custody decisions or trigger intervention by social services?

In Italy, when rent is paid regularly, is there an official way this is recorded (e.g., bank transfers, contracts, receipts), and can it be used legally to prove who actually supported the household even if the lease is in someone else’s name?

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u/Downtown-Half8954 — 1 month ago