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Lei è incinta, lui sta morendo: cosa ci insegna una delle storie più potenti dell'anno
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Lei è incinta, lui sta morendo: cosa ci insegna una delle storie più potenti dell'anno

I coniugi Shay e Tanner Martin in ospedale dopo il parto. Il fotoreportage dei loro ultimi 6 mesi assieme è valso al Washington Post il Premio Pulitzer

In questi giorni di titoli su licenziamenti, redazioni che chiudono e numeriche in calo causa AI, cercavo una storia che dimostrasse la potenza del giornalismo ben fatto. 

Poi ho visto i vincitori del Premio Pulitzer 2026 e mi sono immerso in questa storia qui, fatta da un fotografo prossimo alla pensione.

È una storia di vita e di morte. Ma credo contenga molto più la prima che la seconda, perché parla a chi resta.

I protagonisti sono Shay e Tanner Martin

Sposati da due anni, nel 2020 scoprono il cancro al colon al quarto stadio di lui. Pur sapendo che la malattia è terminale, decidono insieme di mettere su famiglia e raccontano il loro percorso sui social.

Jahi Chikwendiu, fotoreporter del Washington Post prossimo alla pensione, intercetta la storia. Capisce che c’è qualcosa di più grande: chiede e ottiene dai due il permesso di documentare i loro ultimi mesi, quelli che precedono la nascita della bambina e la morte del padre.

Il rischio dell’ennesima storia strappalacrime era fortissimo. Eppure Jahi e i suoi collaboratori hanno tirato fuori qualcosa di diverso, capace di ricordarci la bellezza e la potenza del giornalismo.

1️⃣ La fatica umana

La forza di una storia sta nei dettagli, e i dettagli si trovano col tempo.

Jahi e i suoi collaboratori ne hanno passato tantissimo nella vita della coppia.

6 mesi, per documentare gli oltre 100 accessi al pronto soccorso, 30 ricoveri in ospedale, 5 interventi chirurgici e ogni singolo dettaglio che testimoniava la dualità che stava vivendo la coppia.

2️⃣ L’intimità del terzo osservatore

Da tempo Shay e Tanner mostravano la loro vita autonarrandosi sui social. 

Ma a volte per catturare l’intimità serve un terzo occhio: un mediatore, un giornalista, un fotografo. Uno che guarda, osserva e a volte scatta.

3️⃣ I dati a supporto

Una storia ha senso solo se ci aiuta a capire un pezzo di mondo più grande.

E quella dei Tanner è stata usata dal Washington Post per capire la Generazione C: è quella che viene chiamata la Generazione Cancro, un’intera classe di persone in giovane età adulta che convive con una malattia tradizionalmente legata all’invecchiamento.

«Quest’anno, a più di 200.000 persone di età compresa tra i 15 e i 49 anni verrà diagnosticato un tumore», si legge nel reportage. «Dal 2000, il tasso di nuove diagnosi di cancro per gli over 50 è diminuito dell’11%. Ma per le persone tra i 15 e i 49 anni, è invece aumentato del 10%».

4️⃣L’empatia

È quella cosa che hanno i più bravi, e che serve a entrare davvero nella storia di qualcuno.

«La prima volta che ho abbracciato Tanner, ho pensato a come avrei potuto abbracciare mia madre, ricordando il dolore che il suo corpo, martoriato dal cancro, aveva provato negli ultimi mesi della sua vita.

E in quel momento, abbiamo firmato un contratto che stringo con tutte le persone che mi permettono di entrare nelle loro vite. Tu mi apri una parte di te, e io ti prometto che porterò con me una parte del tuo peso emotivo».

5️⃣ La fine della storia

La fine è annunciata e mai prevista.

«AmyLou è venuta al mondo il 15 maggio alle 6:56 del mattino».

41 giorni dopo, alle 5.07 del mattino, «Shay adagiò con cura AmyLou accanto a Tanner sul letto e trattenne il respiro quando la bambina all’improvviso agitò il braccio sinistro verso il padre, appoggiando la sua manina proprio sulla sua.

Nel giro di pochi minuti, era morto.
Shay ricordava di essersi chinata per dargli il bacio della buonanotte.

“Ti amo”, sussurrò, come faceva sempre.
“Anch’io ti amo”, rispose lui, dolce ma fermo».

Nelle settimane precedenti, Sahi aveva deciso di andare in pensione dopo oltre 25 anni di lavoro al Washington Post.

Le foto del funerale sarebbero state le sue ultime.

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u/GaiaArticles — 7 days ago
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Perché la minaccia dell’Hantavirus ci spaventa tanto

Il post di Riccardo Puglisi su Substack

Su Substack, l’economista Riccardo Puglisi ha pubblicato un grafico in cui confronta le ricerche a livello globale per hantavirus e Iran. 

E sì, la scorsa settimana su Google Trends la curva dell’hantavirus ha sorpassato quella dell’Iran, nonostante il conflitto stia affrontando una delle sue fasi più tese. 

Come riassume perfettamente Rivista Studio

>«Tre decessi avevano battuto, sul motore di ricerca più usato al mondo, una guerra che ne minacciava un milione.» 

Ma perchè la minaccia dell’hantavirus ci spaventa così tanto?

Sicuramente ha influito il set cinematografico della nave da crociera da cui si è sviluppato il focolaio. Ma il fattore determinante nell'alimentare l'allarme è stato il trauma della pandemia di COVID-19

Eppure, la situazione è diversa rispetto a quella che ha fatto scoppiare la crisi sanitaria globale nel marzo 2020:

1️⃣ L’Andes virus era già conosciuto, non come il SARS-CoV-2 (che era un nuovo coronavirus) 

2️⃣ Le modalità di trasmissione dell’Andes virus sono già note. E i casi di contagio da persona a persona risultano piuttosto rari, solitamente legati a contatti stretti e prolungati con un paziente infetto. 

Nel caso del SARS-CoV-2, la trasmissione respiratoria era invece molto efficiente tra umani.

3️⃣ Anche se non esiste una terapia antivirale specifica, ad oggi le autorità sanitarie valutano un rischio generale piuttosto basso. Ma per parlare di una pandemia, il virus dovrebbe trasmettersi facilmente e in modo costante tra persone.

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u/GaiaArticles — 8 days ago

Cos’è l’Effetto Nicholas, e qual è la storia del bambino che negli ultimi 30 anni ha fatto quadruplicare la donazione di organi e tessuti in Italia

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u/GaiaArticles — 9 days ago
▲ 281 r/didyouknow+5 crossposts

Cos’è l’Effetto Nicholas, e qual è la storia del bambino che negli ultimi 30 anni ha fatto quadruplicare la donazione di organi e tessuti in Italia

Nel settembre 1994 i coniugi Green, dalla California, vengono in vacanza in Italia con i loro due figli.

Sulla Salerno-Reggio Calabria la loro macchina viene scambiata da alcuni malviventi per quella di un gioielliere. 

Sparano alla macchina. Nicholas, 7 anni, viene colpito alla testa mentre dorme.

Due giorni dopo muore. I genitori decidono di donare gli organi.

La decisione dei genitori salva la vita a 7 persone ancora vive oggi, di cui 5 adolescenti, ma la vicenda scuote l’Italia.

Il caso di Nicholas porta un’attenzione senza precedenti sulla pratica della donazione di organi, al punto che le donazioni quell’anno crescono del +20%. 

Ancora oggi si parla dell’Effetto Nicholas.

Negli ultimi 30 anni in Italia i donatori di organi e tessuti sono quadruplicati, passando dai 450 del 1994 ai 1.700 del 2024

C’è ovviamente ancora molto da fare. Nel frattempo però...

I genitori di Nicholas hanno preso una delle più grandi tragedie che possano capitare all’uomo, e l’hanno trasformata in qualcosa di bello. 

Il giorno in cui morì Nicholas, una donna italiana di nome Maria finì in coma per una insufficienza epatica. 

Maria ricevette il fegato del bambino. Sopravvisse. 

Ebbe un figlio. Lo chiamò Nicholas.

u/GaiaArticles — 9 days ago
▲ 6 r/didyouknow+6 crossposts

Le persone stanno proteggendo il proprio sistema nervoso cambiando il rapporto con l’editoria digitale. Ecco come

Entro la fine del 2026, almeno il 55% dei minuti totali del pubblico sarà speso per contenuti non giornalistici, come puzzle, giochi, salute o viaggi.

Questa è la previsione di PressReader, che in un suo report parla della tendenza delle persone a evitare le notizie. 

Il report cita anche il Reuters Institute, che «ha tracciato sentimenti crescenti di ansia da notizie» e uno shift «verso la priorità data a intrattenimento, stile di vita e contenuti di servizio». 

Il motivo sarebbe quello di proteggersi, ed evitare quella «fatica» che spesso viene associata al consumo di notizie di attualità pura.  

Perchè per i lettori, «alla fine della giornata, l'utilità e la gioia battono lo scontro e la fatica.»

u/GaiaArticles — 10 days ago
▲ 5 r/didyouknow+4 crossposts

Guy Goma, il protagonista dell’intervista sbagliata più bella della storia. Ecco come andò

Il protagonista è quest'uomo che sta andando in iperventilazione. Si chiama Guy Goma, è l'8 maggio 2006 ed è seduto nello studio della BBC. 

Lo stanno truccando, e in quel momento sta capendo che qualcosa non torna, perché Guy Goma non deve fare quell'intervista. 

Lui è un tassista originario del Congo, vive nel Regno Unito e quella mattina si è presentato negli studi della BBC per un colloquio da tecnico IT. 

All'arrivo gli chiedono se sia lì per una «interview», che in inglese può significare sia «intervista» che «colloquio». 

Lui dice di sì, e viene fatto aspettare in reception. 

Nello stesso momento, in un'altra reception, c'è Guy Kewney, che è giornalista ed esperto di tecnologia invitato dalla BBC per commentare una vicenda di diritti musicali. 

Il produttore entra in reception, chiede: «Sei tu Guy?» 
Lui dice di sì, lo prende e lo porta subito in studio. 

Arriva la conduttrice, si inizia a registrare e presenta Guy Goma come esperto di tecnologia.

A quel punto Guy realizza definitivamente e inizia a sudare. Riceve delle domande su una disputa sui diritti musicali online, e lui prova a rispondere. 

Arriva la seconda domanda, e lui va avanti. La giornalista capisce, e così chiude l'intervista. 

Ma la cosa bella è che quella clip diventa una delle prime viralità dell'era Internet. 

I motivi secondo me sono diversi:

1️⃣È divertente, non c'è niente da fare.

2️⃣C'è il contrasto tra l'errore umano e la macchina tradizionalmente perfetta della BBC. 

3️⃣C'è immedesimazione. Tutti ci chiediamo che cosa avremmo fatto al suo posto. 

4️⃣ Più importante, c'è quello che il produttore che aveva commesso l'errore chiama lo charme. Guy avrebbe potuto interrompere tutto, ma invece ha scelto di non ridicolizzare la BBC e di non mettere in imbarazzo la giornalista. 

In un ambiente come Internet, in cui molti sono pronti a puntare il dito contro chi ha sbagliato, questa di Guy è, vent'anni dopo, una piacevole eccezione. 

Per la cronaca, le previsioni sulle industrie musicali di Guy si rivelarono azzeccate. 

Lui non ottenne il posto da tecnico informatico, ma passò alla storia come l'uomo che nonostante tutto, evitò di mettere a disagio chi aveva davanti. 

u/GaiaArticles — 10 days ago
▲ 7 r/DiscussionZone+2 crossposts

Perché con Garlasco si è toccato il fondo del giornalismo italiano?

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 Forse Garlasco verrà ricordato come uno dei momenti più bassi del giornalismo italiano. 

Nell'ordine, i media hanno rilanciato: 

  • SMS fuorvianti, 
  • una pista satanista, 
  • una rete pedofila, 
  • un'amante di Chiara, 
  • messaggi criptici pubblicati anni dopo dai protagonisti, 
  • una sensitiva (quella c'è sempre)
  • le solite orge, ingrediente fisso dei grandi complotti.

Sia chiaro, la cronaca nera appassiona milioni di persone, ed è giusto raccontarla. Ma il punto sta nel metodo. 

Metodo che tra l'altro viene fatto quotidianamente da giornalisti grandiosi in Italia. 

Fatti verificati, contesto, proporzione e, ogni tanto, anche la capacità di ignorare cose che non troverebbero replica neppure nell'ultimo bar italiano. 

Perché se trasformi tutto in una serie Netflix infinita, hai un effetto collaterale triplice: 

1️⃣ Il processo diventa un crogiolo di pressioni su testimoni e giudici
2️⃣ I lettori diventano spettatori ingozzati di insinuazioni presentate come verità 
3️⃣ Il giornalismo perde credibilità 

Forse l'ha detto meglio di tutti Michele Serra

>«In un'arena fatta di giornali inquirenti, talk show pollai e giudici ovunque, in cui non sono ammessi più dubbi e tutti giudicano tutti, a salvarsi non sarà urlare "io sto con Stasi, io sto con Sempio", ma sarà forse una serena neutralità.»

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u/GaiaArticles — 11 days ago
▲ 7 r/IA_Italia+9 crossposts

Ho dato a ChatGPT un prompt per scrivermi una lettera dal futuro. Ecco alcuni consigli utili che mi ha dato

Ho dato a ChatGPT un prompt per scrivermi una lettera dal futuro.

«Sei me, ma a 70 anni. Guardati indietro, e - basandoti su tutte le conversazioni avute in questo anni - scrivi una lettera al me di oggi, per darmi consigli sul futuro, sia professionali che personali»

Ecco alcune cose utili che mi ha detto:

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1️⃣Non rincorrere trend

2️⃣Quando rileggi, chiediti: «Questa frase aggiunge un fatto o solo musica?» 

3️⃣Per YouTube, non fermarti a replicare una struttura che funziona. Nel lungo termine, si rischia di diventare prevedibili. Prova a inserire una deviazione ogni 3 video.

4️⃣ «Difendi il mattino»: tradotto, sa che faccio fatica a svegliarmi presto. Ecco perché suggerisce di non dedicare le prime ore a notifiche, chat o scroll mascherato da lavoro.
  
5️⃣ Il consiglio più bello: «A volte una cosa piccola, sana, redditizia e libera vale più di una grande che ti divora. Non chiederti solo «quanto può diventare grande?» Chiediti: «che vita mi costringe a vivere?»

Se anche voi ci avete provato, condividete qui sotto alcune cose utili che vi ha detto.

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u/GaiaArticles — 14 days ago
▲ 0 r/nellanotizia+1 crossposts

Come Silvia Salis reagisce agli insulti sui social: «Chi diffonde odio sui social deve essere punito. L'odio va trasformato in bene»

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«Chi mi ha dato della p*****a sui social alla fine pagherà» annuncia Silvia Salis sui suoi profili. «È l'ora di far capire un messaggio molto chiaro: chi diffonde odio sui social deve essere punito. L'odio va trasformato in bene.» 

Mi sembra un ottimo principio da far valere (finalmente) anche online: non si può insultare o diffamare qualcuno senza conseguenze.

Perché possiamo (e dobbiamo) fare tantissima educazione, ma tutto quello sforzo rimarrà inutile senza l'applicazione sul digitale delle leggi già esistenti a tutela della dignità e dell'onore della persona.

In una democrazia ci sono le leggi che vietano l'ingiuria (per es. «P...na») e la diffamazione (per es. «hai commesso quel reato x...»).

Sono leggi fondamentali, pensate per tutelare la dignità di tutte le persone.

Ma con la rivoluzione dei social, purtroppo non siamo stati ancora in grado di farle davvero rispettare nell'ambiente digitale. I motivi sono diversi:

1️⃣l'anonimato in rete
2️⃣l'intasamento dei tribunali
3️⃣la lentezza burocratica

Un ambiente dove le leggi non vengono fatte rispettare è un ambiente in cui le persone non hanno paura delle conseguenze delle proprie parole. 

E un ambiente senza conseguenze diventa dominio dei più bulli.

Credo che una delle priorità della politica, anche per salvaguardare il benessere mentale delle prossime generazioni, debba essere quella di scardinare qualsiasi ostacolo all'applicazione delle leggi sui social.

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u/GaiaArticles — 15 days ago
▲ 3 r/branding+3 crossposts

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La startup specializzata in intelligenza artificiale Cogit AI per Forbes Italia, ha elaborato l’andamento della sua reputazione in una scala da 1 a 100:

1️⃣ Prima della crisi era a 88/100  

2️⃣ Nel pieno della crisi al minimo di 22/100 

3️⃣ Oggi è risalita a 68/100, con proiezioni fino a 78/100, grazie al proscioglimento e a nuove collaborazioni con i brand.

Il valore è il risultato di una matrice a sei dimensioni, dove la credibilità è quella con il maggior peso (25%). 

«È qui che si misura la distanza tra visibilità e fiducia. La community non è scomparsa — i social continuano a generare interazioni e prossimità — ma il capitale reputazionale non è ancora tornato ai livelli pre-crisi.» 

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u/GaiaArticles — 16 days ago
▲ 6 r/socialscience+4 crossposts

Sabato sera di fine agosto, ore 22. Ricevo su Instagram il messaggio di una ragazza sconosciuta:

«Scusa se ti disturbo, ma sono finita nella gogna mediatica di una di queste con oltre xx follower. Per via di una battuta. Mi stanno arrivando insulti continui. Come si fa?».

Può succedere a tutti. Basta una battuta infelice, una foto controversa, una frase equivocata. 

Io non sono un esperto, ma studiando il fenomeno da alcuni anni, mi sono chiesto: cosa faccio, se finisco dentro una shitstorm? 

Così ho raccolto e messo insieme i consigli di alcuni esperti.  

1️⃣ NON REPLICARE

È esattamente ciò che non devi fare subito. La giornalista Chiara Galeazzi consiglia:

«Sui social devi fingerti morto, non chiedere scusa, non aggiungere ulteriori spiegazioni, non rispondere a nessuna provocazione e neanche a nessuna dimostrazione di stima».  

Due motivi. 
Da una parte perché, quando siamo emotivi e sotto attacco, è facile dire qualcosa di avventato che poi potrebbe essere usato contro di noi.

Dall’altra perché, nel pieno dell’ira collettiva, ogni replica verrebbe probabilmente fraintesa ancora di più, magari considerata arrogante o falsa, e peggiorerebbe la nostra posizione. 

2️⃣ BLOCCA GLI INSULTI

Una delle prime cose che si può fare è tecnica: modificare le impostazioni dell’app che usiamo, per esempio instagram, per non farci scrivere dai leoni da tastiera. Ad esempio con il pulsante «limita le interazioni». 

È come un pulsante di emergenza da attivare nel pieno di una gogna: lo premi e impedisci automaticamente alle persone le limitazioni agli account che non ti seguono e ai follower recenti. 

Non si parla di censura: perché una cosa è impedire di esprimere un’opinione, un’altra è quella di impedire di notificarmi insulti sulla mia bacheca.

3️⃣ DISCONNETTITI 

Se riesci, non farti ossessionare dalla ricerca di cosa dicono di te. 

Chiedi magari a un amico fidato di monitorare per te se compaiono elementi davvero pericolosi. Ma per il resto, meglio non guardare. Ogni parola velenosa che leggi è un pugno all’autostima e aumenta ansia e rabbia. Proteggi la tua salute mentale filtrando ciò che lasci entrare.

Nel frattempo, dedicati a te stesso. Gli esperti consigliano di praticare un po’ di self-care: passeggiare, guardare un film, qualsiasi cosa ti distragga dall'incendio online. 

4️⃣ ASPETTA 48 ORE

Lascia che la tempesta si sfoghi da sola. E credimi, prima o poi si stancheranno.

Infatti alla ragazza dico: «2 giorni e troveranno un altro obiettivo.» 
Non cercano giustizia, ma un facile rilascio di dopamina. 

Ricorda: non sei il primo né l’ultimo a passare in mezzo a un linciaggio online. 
Altri ce l’hanno fatta, e tu ce la farai. La gente ha una soglia di attenzione bassissima: nuove polemiche nasceranno e la tua diventerà “vecchia notizia”.

5️⃣ VALUTA E NEL CASO RISPONDI

Tira un respiro profondo e passa alla fase successiva: leccarsi le ferite e fare il punto.

  1. Analizza i fatti con lucidità. Cerca di capire dove sta il problema.
  2. Capisci quali dati puoi estrarre. La prossima volta, cosa faresti diversamente?
  3. Concentrati su ciò che controlli: le tue azioni e le tue parole. Se hai davvero commesso uno scivolone, ammettilo prima di tutto a te stesso. Non per darti addosso, ma per capire come rimediare. 
  4. Chiediti: è arrivata l’ora di rispondere qualcosa? Dipende.

 

Molti esperti sostengono che spesso non serva affatto tornare sull’argomento in pubblico. 
Se la shitstorm è davvero finita e la gente ti ha già dimenticato, riaprire la questione potrebbe persino essere controproducente, risvegliare i leoni da tastiera. 

Tuttavia, ci sono casi in cui una risposta mirata e ponderata può essere utile. 
Ad esempio se rimangono strascichi concreti: magari nel tuo nome circola ancora una falsa accusa grave che ti danneggia. 

Basta una spiegazione sincera, breve, senza troppi giri di parole e senza autocommiserazione. Spieghi, ammetti, ti scusi. Fatto ciò, non resta che andare avanti. 

Chi vorrà capire capirà; chi preferisce odiarti comunque, probabilmente continuerà, ma almeno tu hai fatto la cosa giusta secondo coscienza.

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u/GaiaArticles — 17 days ago
▲ 3 r/Webseries+2 crossposts

Maria De Filippi ha lanciato una serie verticale dal titolo «Tutto in una notte»: 54 episodi realizzati assieme a un brand di chewing gum

In Cina li chiamano duanju, nel resto del mondo Microdrama:

  • serie verticali
  • 40-100 puntate a stagione
  • mini episodi da 60-180 secondi
  • cliffhanger emotivi degni di Lost
  • e più di tutto, archetipi narrativi a metà tra l’opera lirica e soap opera anni 80: tradimenti, gravidanze, ricchi vs. poveri, vendette d’onore.

La notizia è che in Italia a investirci è stata Maria De Filippi, che con la sua Fascino ha lanciato una serie verticale dal titolo «Tutto in una notte». 

È la prima grande operazione italiana all’interno di un settore che sta mangiando minuti a Netflix.

Ma dopo aver speso qualche ora a guardare puntate di Come scaricare una star dell’hockey, La tata ex detenuta e il papà single miliardario e Come conquistare un Dilf, io non so dirvi se i microdrama saranno the next big thing anche in Europa.

Non so neppure se lo saranno in Italia, terra dei fotoromanzi di Grand Hotel e delle telenovelas sudamericane.

Ma credo che per la comunicazione digitale siano comunque un segnale enorme sull’importanza di ritmo serrato, cliffhanger informativi, serialità e verticalità totale.

Possiamo snobbarlo o possiamo studiarlo per capire dove sta andando l’attenzione delle persone. Io, nel dubbio, vado a vedere se Reene scarica davvero il giocatore di hockey.

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u/GaiaArticles — 18 days ago
▲ 331 r/Italia+2 crossposts

«Quando mi svegliai in ospedale, anziché guardare la metà di me che mancava, guardai quella che restava». 

L'uomo che forse cambiò la comunicazione dello sport e disabilità in Italia aveva appena ricevuto l'estrema unzione da vivo. 

Era il 2001, circuito tedesco del Lausitzring. 

Alex Zanardi, nato nel 1969 a Bologna da papà idraulico e mamma sarta, era un fenomeno delle corse. Prima in Formula Uno, poi nella Formula Cart. 

In ospedale era dato per spacciato da tutti, cappellano compreso. 
Si sveglia, guarda la metà restata e sceglie un'altra cosa. 

Uno dei primi incontri è con il pilota coinvolto a cui volle alleggerire il peso che forse si portava nel cuore. «Grazie alle protesi», gli disse «sono ancora più alto». 

È l'autoironia come cifra stilistica della storia che condividerà con l'Italia intera e con il mondo. «Sono talmente emozionato che mi tremano le gambe». 

15 operazioni, imprese sportive in nuove discipline, 4 Ori paralimpici, ricerca nell'ambito dei materiali per protesi e carrozzine e più di tutto l'attività di divulgazione per spingere persone con disabilità a fare sport. 

Prima dell'incidente nel 2020, mentre era in handbike, scherzerà come al solito. «Ormai la gente vede in me Raffaella Carrà». 

Ma in fondo era vero, perché Alex Zanardi è stato l'uomo che per vent'anni è entrato nelle case degli italiani, con il corpo, prima di tutto, l'esempio e pure le parole. 

Tra tutte, quando rispose sui momenti di infelicità che ogni tanto lo colpivano mentre era a casa: 

«Spessissimo passo davanti a una coppa e mi inchiodo, gli occhi che brillano. Sono pugnalate per quanto quei momenti mi mancano. Poi però il giorno dopo, in quell'album dei ricordi, magari ho inserito un'altra foto che produrrà lo stesso effetto». 

Parlava dello sport, ma forse pure della vita. 

u/GaiaArticles — 20 days ago
▲ 8 r/Teenager+4 crossposts

La sveglia suona,
il caffè caldo,
il tragitto di tutti i giorni.

Apri lo schermo e accendi il PC. 
Oppure ti siedi in ufficio e aspetti i colleghi, in attesa della prossima riunione.

E quando finisci il turno, stacchi e chiudi tutto. 

Hai fatto le tue ore, il tuo dovere è concluso. Almeno fino a domani, quando la sveglia suonerà di nuovo alla stessa ora.

Molti la chiamano routine. Altri la vivono come un obbligo. 

Eppure, il lavoro è più di questo. 

È quell’attività che riempie le giornate, che consente di realizzarci.

Spesso però passiamo così tanto tempo a spuntare le caselle dell’agenda, a completare quella lunga lista di compiti che scandiscono la giornata, che perdiamo di vista il vero obiettivo per cui lo facciamo. 

Che sì, magari è anche quella promozione, o quell’aumento tanto ambito. 

Ma soprattutto, dovrebbe essere quel passo in avanti nel cammino verso i nostri obiettivi. 

A volte il percorso può essere in pendenza, in altri casi un po’ monotono. 
Ma lo scopo è sempre lo stesso: fare la strada, e goderci il panorama per il tempo della scalata.

Perché il lavoro serve ad apprezzare ogni pezzo in più che aggiungiamo al nostro bagaglio.

Il lavoro ci insegna, e ci mette alla prova. È un modo per conoscerci e capirci meglio. 

Tra fallimenti e premi, ogni cosa che impariamo serve a portarci un po’ più in là, un po’ più vicino ai nostri obiettivi.

È per questo che bisognerebbe lavorare ogni giorno. 

Per qualcosa che assomiglia a una mattina in cui ti alzi e non devi convincerti. In cui non conti le ore, e dove quello che fai e quello che sei coincidono, almeno per un po'.

Per raggiungere quella felicità di fare una cosa che senti tua, in cui credi, e sai di poter contribuire. 

Fa paura. È difficile. 
E il percorso potrebbe dimostrarsi più lungo e tosto delle aspettative. 

Ma vale la pena non smettere di incamminarsi verso i propri obiettivi. Di realizzarsi attraverso il proprio lavoro. 

Auguri a tutti i lavoratori,
auguri a tutti i sognatori.

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u/GaiaArticles — 20 days ago
▲ 10 r/DiscussionZone+3 crossposts

Giulio Andreotti non ha mai alzato la voce. Eppure, ha dominato la politica italiana per mezzo secolo.

Uno degli aspetti chiave dello stile andreottiano è l’ambiguità calcolata

Andreotti ha costruito attorno a sé un’aura di mistero, alimentata da mezze frasi, allusioni e non detti. Ma anche dall’ironia romanamente affilata e sussurrata.

Lui è passato alla storia per le sue battute folgoranti. 

Da una parte voleva un po’ umanizzarsi.
Dall’altra usava l’ironia per difendersi e schermarsi. 

Sono suoi gli aforismi:  

  • «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia»
  • «A pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca»
  • «I panni sporchi si lavano in famiglia»
  • «La cattiveria dei buoni è pericolosissima»
  • «Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due»

Oggi questi aforismi sono quasi dei meme ante litteram: delle battute da carousel.
Le nuove generazioni hanno imparato a conoscerlo attraverso le sue frasi celebri che circolano ancora sui media e sui social.

Ma c’è di più. Un doppia tensione per cui richiama ancora molti. 

Da una parte il rimpianto. 
In tempi di politica urlata, di tweet aggressivi e semplificazioni, molti guardano con una punta di nostalgia alla “grazia grigia” dei democristiani di una volta. 

Quella capacità di dire tutto senza urlare nulla, di esercitare potere con understatement e finezza. 

Dall’altra, il mistero. 
Andreotti ci ossessiona perché il suo mistero irrisolto coincide coi misteri d’Italia. 

Finché resteranno zone d’ombra nella storia repubblicana, la figura di Andreotti continuerà a stagliarsi come un enigma irrisolto. 

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u/GaiaArticles — 22 days ago
▲ 25 r/DiscussionZone+1 crossposts

​Nicole Minetti, 41 anni, ex igienista dentale, conosce Silvio Berlusconi nel 2009 e viene fatta eleggere in Lombardia.

Negli anni delle feste di Arcore diventa uno dei nomi centrali del cosiddetto caso Ruby.

Viene condannata in due procedimenti: favoreggiamento della prostituzione e uso illecito di rimborsi pubblici. Totale: 3 anni e 11 mesi, da scontare con misure alternative.

Prima della pena, però, chiede e ottiene la grazia nel 2026. 

La motivazione resa pubblica parla di un figlio adottivo minore originario dell’Uruguay in «gravi condizioni di salute», bisognoso di «di assistenza e cure particolari». 

Sembrava chiusa lì. Non lo era.

Il Fatto Quotidiano e poi la Repubblica iniziano a verificare i documenti e sollevano tre incongruenze tra le informazioni presentate al Quirinale per decidere sulla grazia e altre informazioni raccolte in Uruguay. 

  1.  Il bambino

 

Nell’istanza per chiedere la grazia si parla di un bambino abbandonato alla nascita e accolto da Minetti e dal suo compagno. Gli atti uruguaiani descriverebbero invece genitori biologici vivi e una battaglia di Minetti per ottenere la potestà del bambino, conclusasi con successo solo nel 2023. 

È un cambio di prospettiva radicale: da minore senza nessuno, a minore sottratto a un nucleo esistente.

  1. Le cure negli Stati Uniti

Nella domanda di grazia si dice che il bambino è stato portato negli USA per un’operazione delicatissima nel 2021. 

È il momento che giustifica la necessità della presenza della madre Minetti. Ma in quell’anno la procedura di adozione non era ancora conclusa, quindi lei non era ancora madre. 

  1. Le condizioni di salute

Come scrive la Repubblica, l’istanza parla di una patologia grave, documentata, e di pareri contrari ricevuti in Italia che avrebbero reso necessario il ricorso a specialisti americani. 

Ma quei pareri non risulterebbero allegati né verificabili. I medici indicati non avrebbero mai visitato il bambino. 

Scoppia lo scandalo politico e rimpallo tra le istituzioni. 

La procedura infatti funziona così: 

1️⃣ si fa la domanda** al Ministero della Giust**izia, 

2️⃣ viene fatta la raccolta dei pareri**** di** magistratura e uffici compet**enti, 

3️⃣ si fa la proposta finale** al Capo dello S**tato, che può accoglierla o negarla. 

Nel secondo mandato Mattarella ha accolto solo 27 grazie su 1500.

Ora, davanti alle nuove rivelazioni, il Quirinale dice: «Noi non abbiamo potere di indagine. Abbiamo formulato la nostra decisione su informazioni del ministero.» 

Il Ministero dice: «Noi abbiamo fatto tutto regolarmente.» 

Gli uffici competenti che hanno raccolto le informazioni, dicono: «Sì, però non possiamo indagare fuori dall’Italia, vedi in Uruguay.» 

La guerra di informazioni sta diventando politica. 

Perché la domanda vera non è solo se la grazia fosse opportuna.

È se, su un atto così raro e delicato, qualcuno abbia controllato abbastanza.

La grazia in linea di principio non si revoca. Ma se emergessero falsità rilevanti nella richiesta iniziale, il tema giuridico tornerebbe aperto.

Ora, dopo la richiesta del Quirinale, ci saranno nuovi approfondimenti. Che forse sarebbero dovuti essere fatti prima. 

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u/GaiaArticles — 23 days ago
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L’attentato a Trump è stato una messinscena. 

Per alcuni se l’è organizzato lui, per spostare l’attenzione dal caos Iran.

Per altri era stato annunciato dalla portavoce della Casa Bianca, che aveva parlato di «shots fired», frecciatine in senso figurato alla Cena dei corrispondenti, frase poi letta da molti come spari reali.  

Questo terzo attentato ai danni di Donald Trump ha generato teorie del complotto quasi più numerose, e più trasversali dei precedenti.

Sono più di 300.000 i post X con la parola «staged», (in italiano, «inscenato»), e tantissime immagini AI sono state rilanciate da account propagandisti. 

Ma perché succede sempre più spesso? 

1️⃣Il sovraccarico informativo 

Nell’epoca della disintermediazione, nei minuti successivi a un fatto enorme, il feed si riempie di migliaia di contenuti indistinti. E chi arriva prima spesso non verifica nulla.

Mentre i giornalisti cercano conferme, altri rilanciano acriticamente ipotesi lette sui forum o viste su X.

Molti lo fanno per monetizzare: voci clamorose uguale click, click uguale denaro.

2️⃣Il nostro bisogno di conferme

Davanti a eventi traumatici pensiamo che cause grandi debbano avere registi grandi.

È più facile immaginare una regia occulta che accettare il gesto isolato e confuso di un singolo uomo.

Il professor Cliff Lampe ha detto al New York Times

>«Le persone rimodellano la realtà in base a ciò che vogliono sia vero o falso. Non cercano informazioni valide, cercano conferme».

3️⃣La politica stessa

Negli ultimi anni il sistema politico americano ha normalizzato la propaganda, il linguaggio disumanizzante, la negazione dei fatti.

Lo stesso Donald Trump ha costruito consenso rilanciando tesi complottiste: dal Covid ai brogli del 2020, fino all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.

Quando semini sfiducia per anni, poi raccogli sfiducia anche quando sei la vittima.

E in questo caso, la scetticitià riguarda molto di più anche gli elettori di destra.

Ovviamente è giustissimo coltivare il dubbio, ma bisogna farlo con il pensiero critico. 

I consigli sono sempre gli stessi: 

  • Guarda le prove, non la popolarità di chi parla.
  • Chiediti chi guadagna dal caos
  • Cerca argomentazioni e fatti, non conferme emotive. 
  • Ricorda la regola del Rasoio di Occam, «A parità di fattori, la spiegazione da preferire è la più semplice». 
  • Quanto ti sembra troppo bella per essere vera, quasi sempre non è vera.
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u/GaiaArticles — 24 days ago