▲ 32 r/Italia

Il diritto di protestare non è il diritto di distruggere.

La protesta è un diritto, il dissenso è un diritto, ma il diritto di protestare non può trasformarsi nel diritto di distruggere ciò che appartiene alla collettività.

fino a che punto possiamo tollerare un sistema che deve garantire diritti e servizi anche a persone che non hanno ancora contribuito e che arrivano a danneggiare quel sistema ? e che sono ideologicamente contro i valori fondamentali e l'identità culturale del paese ?

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u/Gran_Duca — 8 days ago

È il momento giusto per esporsi alla duration lunga? 30 anni con cedole elevate: occasione o trappola?

Stiamo entrando in una fase interessante per iniziare ad accumulare obbligazioni a lunga scadenza?

Parlo di iniziare a costruire una posizione sulla duration 20-30 anni, magari attraverso titoli di Stato Francia/Italia/belgio/spagna, con cedole corpose 4,6 / 4,7 % approfittando dei rendimenti attuali.

L'inflazione europea oggi è ancora sopra il target e il rischio di ulteriori shock energetici/geopolitici esiste. La stessa BCE riconosce che la guerra in Medio Oriente ha aumentato le pressioni inflazionistiche e l'incertezza.

Ma quanto di questa inflazione è realmente strutturale?

Se una parte importante deriva da energia, guerre, interruzioni delle catene di approvvigionamento e shock geopolitici, una normalizzazione del contesto potrebbe riportare progressivamente l'inflazione verso livelli più normali.

La BCE, del resto, continua ad avere come obiettivo il 2% nel medio periodo. Le sue ultime proiezioni vedono l'inflazione al 3% nel 2026, 2,3% nel 2027 e 2% nel 2028.

Naturalmente il rischio è evidente: se l'inflazione dovesse rimanere elevata per diversi anni, oppure se l'Europa entrasse in una fase di maggiore spesa pubblica, deficit e crescita dei rendimenti reali, una posizione trentennale potrebbe soffrire parecchio inizialmente, Poi però, quando diventa recessione: domanda interna crolla; disoccupazione aumenta; inflazione rientra; BCE può tagliare i tassi;

le aspettative sui tassi futuri cambiano.

A quel punto la duration lunga può diventare uno degli strumenti più performanti del portafoglio.

quando dovrebbe essere il momento giusto per comprare duration lunga se non questo?

Sto iniziando a pensare che abbia senso iniziare ad accumulare duration lunga gradualmente, senza cercare di indovinare il minimo.

Non necessariamente fare un'unica entrata, ma magari dividere gli acquisti su diversi livelli di rendimento.

Voi come la vedete?

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u/Gran_Duca — 2 months ago

A 35 anni, dopo 16 anni sui mercati, sto pensando di aprire il mio primo studio di consulenza finanziaria.

Ho 35 anni, ho un diploma di ragioneria e lavoro da 16 anni in un'azienda. Mi interesso di mercati finanziari praticamente da quando ho iniziato a lavorare e ho cominciato a investire molto presto, a 19 anni.

Quella che inizialmente era soprattutto una curiosità personale è diventata progressivamente una vera passione. Negli anni ho continuato a studiare e ad approfondire il funzionamento dei mercati, fino a trasformare quello che era nato come un interesse personale in qualcosa a cui oggi vorrei dare una dimensione professionale.

Ho iniziato con azioni e obbligazioni, cercando inizialmente di capire i meccanismi fondamentali dei mercati e il rapporto tra rischio e rendimento. La curiosità mi ha poi portato ad approfondire strumenti e asset class sempre più diversi: ETF, materie prime, petrolio, metalli e, successivamente, il mondo delle criptovalute. Nel 2017 ho acquistato Bitcoin, in un periodo in cui per molti era ancora un fenomeno piuttosto marginale rispetto ai mercati finanziari tradizionali.

Quella fase mi ha permesso di avvicinarmi anche alla parte più operativa dei mercati: ho iniziato a utilizzare diversi exchange, a studiare la formazione dei prezzi, la volatilità, la gestione delle posizioni e l'utilizzo della leva finanziaria. Ho sperimentato sia operazioni long che short, con e senza leva, non tanto con l'idea di trovare una "formula per battere il mercato", quanto per capire concretamente come funzionano strumenti, rischio e comportamento degli investitori quando il capitale è realmente in gioco.

Con il tempo, però, il mio interesse si è spostato sempre più dal singolo strumento alla visione complessiva: non mi interessava più soltanto capire dove potesse andare un'azione o una commodity, ma come costruire un portafoglio coerente con un determinato livello di rischio, come diversificarlo e soprattutto come comportarsi nei diversi cicli di mercato.

Ho iniziato a costruire portafogli anche per amici e conoscenti, cercando di partire non soltanto dal rendimento che vorrebbero ottenere, ma soprattutto dalla loro situazione, dalla loro capacità di sopportare le perdite, dalla loro conoscenza dei mercati e dalla loro reale propensione al rischio.

Parallelamente mi sono sempre trovato piuttosto male con una certa parte del mondo bancario.

Non mi sono mai piaciuti particolarmente i prodotti che vengono proposti al cliente senza che questo capisca realmente cosa sta acquistando, i certificati venduti come soluzione universale, i prodotti complessi e, soprattutto, la poca trasparenza che a volte ho riscontrato sulle commissioni.

La mia idea è sempre stata abbastanza semplice: prima bisogna formare il cliente, poi eventualmente costruire insieme il portafoglio.

Recentemente ho conseguito l'esame OCF e sto seriamente pensando di fare il passo successivo: aprire un piccolo studio indipendente in centro, in una cittadina di circa 30.000 abitanti.

L'idea sarebbe quella di partire completamente da solo e costruire un'attività basata sulla consulenza, senza vendere prodotti proprietari di banche.

Vorrei che il cliente potesse venire da me anche semplicemente per chiedermi:

"Ho questi investimenti, cosa sto realmente comprando?"

"Queste commissioni che pago sono ragionevoli?"

"Questo portafoglio è coerente con il rischio che sono disposto a sopportare?"

"Come potrei costruire un portafoglio più semplice e comprensibile?"

"Mi hanno proposto questo prodotto: quali sono realmente rischi, costi e alternative?"

Mi sono reso conto, parlando con diverse persone, che secondo me c'è una grande lacuna di educazione finanziaria. Molte persone investono, ma spesso non hanno mai avuto qualcuno che spiegasse loro veramente cosa stanno facendo.

Ed è proprio questo che vorrei provare a fare.

Il problema è che ho anche un po' di paura.

Non ho alle spalle 15 anni di esperienza come consulente finanziario. Non ho una grande struttura, non ho una banca alle spalle e non ho un portafoglio clienti da cui partire.

Ho però 16 anni di esperienza personale sui mercati, tanta passione, la voglia di continuare a studiare e adesso anche la qualificazione necessaria per provare a trasformare questa passione in un lavoro.

Secondo voi è un'idea realistica? Come evito una Cold start?

Se foste un potenziale cliente, vi fidereste di una persona con questo percorso che apre uno studio indipendente da zero?

E soprattutto, per chi lavora già nella consulenza finanziaria: quali sono secondo voi le difficoltà che sto sottovalutando?

Mi interessa soprattutto un parere sincero, anche molto critico. Non sto cercando conferme: sto cercando di capire se sto facendo una scelta sensata prima di buttarmi.

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u/Gran_Duca — 2 months ago

I built a daily debate platform where new topics expire every day and the most upvoted arguments win...

looking for people to roast me!

I've been working on argumdebate, a new platform built around short, daily debates.The idea is pretty simple: Every day, new debate topics are published covering things like politics, technology, society, culture, entertainment and other controversial subjects.

You choose a topic and share your argument. Other users can read the different opinions and upvote the arguments they think are the strongest, most convincing or interesting.

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u/Gran_Duca — 2 months ago

I built a daily debate platform where new topics expire every day and the most upvoted arguments win. looking for people to test it

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I'm launching the project in an early stage and I'd really like to get some honest feedback before trying to grow it.
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u/Gran_Duca — 2 months ago

Turn online discussions into a daily competition.

I recently built a new website called argumdebate, to turn online discussions into a daily competition. Every day there are different topics across categories such as Politics, current events, sports, culture, technology and more.Users can choose a topic, write their own argument and receive votes from other users.The interesting part is that everything resets at midnight. The next day, the topics disappear and a completely new set of debates begins.The user whose argument receives the most votes on a topic wins that day's competition and earns a trophy Those trophies accumulate on the user's profile, creating a record of their victories over time. https://argumdebate.com/

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u/Gran_Duca — 2 months ago
▲ 49 r/Italia

Se la criminalità dipende dal disagio sociale, perché alcune comunità delinquono molto più di altre? E quando una spiegazione diventa una giustificazione?

C'è un aspetto del dibattito sull'immigrazione e sulla criminalità che trovo sempre più difficile da ignorare.

Quando si guardano i dati sulla popolazione detenuta in Italia, emerge una forte presenza degli stranieri rispetto al loro peso demografico. Ma soprattutto emerge che questa presenza non è uniforme tra le diverse comunità.

Questo secondo me dovrebbe portarci a una domanda:

se la spiegazione è semplicemente "sono più poveri, quindi delinquono di più", perché persone provenienti da paesi e contesti altrettanto difficili presentano comportamenti criminali così diversi una volta arrivate nello stesso paese?

Povertà, marginalità, disoccupazione, età, sesso e condizioni sociali possono certamente avere un ruolo. Ma c'è una differenza fondamentale tra spiegare un fenomeno e giustificarlo.

Se una persona cresce in condizioni difficili, questo può aiutare a spiegare una maggiore probabilità statistica di commettere un reato. Non significa però che il reato debba essere considerato più accettabile, né che debbano esistere standard morali o giuridici diversi in base alla provenienza.

A volte ho l'impressione che nel dibattito pubblico si finisca per creare un doppio standard: se un italiano commette un reato, si parla di responsabilità individuale; se lo commette un immigrato, si cerca immediatamente una spiegazione sociologica.

La spiegazione può essere interessante e persino necessaria. Ma la responsabilità individuale rimane.

E le generazioni successive?

Qui secondo me il discorso diventa ancora più interessante.

Una persona arrivata da poco può essere svantaggiata dalla lingua, dalla povertà, dalla mancanza di reti sociali e da molte altre difficoltà. Ma cosa succede quando passano venti, trenta o cinquant'anni?

Cosa succede quando arrivano la seconda e la terza generazione, nate e cresciute nel paese, che parlano la lingua, frequentano le stesse scuole e hanno avuto molto più tempo per integrarsi?

La Francia è particolarmente interessante perché possiede una lunga storia migratoria e una popolazione numerosa di discendenti di immigrati. L'INSEE stima che nel 2019-2020 il 10,2% degli under 60 in Francia fosse già costituito da discendenti di immigrati di terza generazione, cioè persone nate in Francia da genitori non immigrati ma con almeno un nonno immigrato.

Ed è proprio qui che la semplice spiegazione del disagio economico comincia a non essere più sufficiente.

Se una persona nasce in Francia, cresce nelle scuole francesi, parla francese e vive nella società francese, non possiamo continuare a spiegare automaticamente ogni eventuale comportamento problematico attraverso le condizioni del paese da cui sono arrivati i suoi nonni.

Se alcune differenze persistono anche attraverso le generazioni, dobbiamo avere il coraggio di considerare anche altri fattori: famiglia, educazione, ambiente sociale, quartieri, modelli comportamentali, rapporto con le istituzioni e possibili valori o comportamenti trasmessi da una generazione all'altra.

Non sto dicendo che esista una "cultura criminale" associata a una determinata etnia. Sto dicendo una cosa molto più semplice: cultura, valori e comportamenti vengono trasmessi, e quindi è legittimo studiare anche questo aspetto.

Altrimenti rischiamo di spiegare la criminalità della prima generazione con la povertà, quella della seconda con il disagio dei genitori e quella della terza con il quartiere in cui è cresciuta, continuando a cercare sempre una spiegazione esterna alla persona.

A un certo punto dobbiamo anche chiederci:

che cosa viene trasmesso all'interno delle famiglie e delle comunità, oltre al patrimonio economico?

Spiegare non significa assolvere

Questo è il punto principale.

Se la povertà aumenta il rischio di criminalità, combattiamo la povertà. Se la marginalità aumenta il rischio, combattiamo la marginalità. Se l'istruzione riduce il rischio, miglioriamo l'istruzione.

Ma le regole devono essere uguali per tutti.

Non credo che la soluzione sia concedere trattamenti speciali a chi proviene da contesti più difficili. Anzi, penso che sarebbe paternalistico: significherebbe implicitamente dire che da alcune persone non possiamo aspettarci gli stessi comportamenti che pretendiamo dagli altri.

Io penso il contrario.

Possiamo pretendere gli stessi standard da tutti proprio perché consideriamo tutti ugualmente responsabili delle proprie azioni.

Per questo la domanda non dovrebbe essere:

"Quale etnia è peggiore?"

Ma:

"Perché alcune comunità presentano tassi di criminalità molto diversi da altre, anche quando vivono nello stesso paese, e perché alcune differenze sembrano persistere attraverso le generazioni?"

E soprattutto:

siamo davvero disposti a cercare la risposta, anche quando potrebbe essere scomoda?

Capire le cause non significa assolvere chi commette un reato. E riconoscere una differenza statistica non significa attribuirla a una caratteristica biologica.

Significa semplicemente avere il coraggio di guardare i dati e accettare che la risposta potrebbe essere molto più complessa di "provengono da situazioni disagiate".

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u/Gran_Duca — 2 months ago
▲ 54 r/Italia

Il razzismo vale davvero in entrambe le direzioni?

Mi pongo una domanda, senza voler fare una polemica ideologica.

Quando parliamo di razzismo nel dibattito pubblico occidentale, ho spesso l'impressione che l'attenzione sia concentrata soprattutto sul razzismo degli occidentali verso le altre popolazioni: europei verso africani, occidentali verso immigrati, bianchi verso minoranze ecc.

Ma perché discutiamo molto meno del fenomeno nella direzione opposta?

Un pregiudizio razziale rimane un pregiudizio razziale indipendentemente da chi lo esprime e da chi lo subisce. Un europeo può avere pregiudizi verso un africano, ma anche un africano può averli verso un europeo; un asiatico verso un europeo, un arabo verso un africano e così via.

E oggi, considerando che la popolazione di origine europea rappresenta una quota minoritaria della popolazione mondiale e che questa quota è destinata probabilmente a diminuire ulteriormente, mi chiedo se non dovremmo abituarci a considerare il problema del razzismo in maniera veramente universale, anziché leggerlo quasi sempre attraverso la lente "Occidente → resto del mondo".

Capisco perfettamente che esistano differenze storiche, colonialismo, discriminazioni istituzionali e rapporti di potere che possono rendere alcune situazioni molto diverse da altre. Ma questo dovrebbe forse riguardare l'analisi delle conseguenze e del contesto, non stabilire a priori chi possa essere considerato razzista e chi no.

Se diciamo che ogni persona deve essere giudicata come individuo e non in base alla propria etnia, allora questo principio dovrebbe valere per tutti.

La domanda quindi è:

stiamo combattendo il razzismo come principio universale, oppure abbiamo finito per costruire una narrazione in cui il razzismo viene considerato soprattutto come un problema dell'Occidente?

Sono curioso di sapere come la vedete.

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u/Gran_Duca — 2 months ago
▲ 1 r/Italia

Quale modello politico pensate possa lasciare un Paese migliore ai nostri figli?

Al di là delle simpatie politiche, sto cercando di capire quale delle due visioni abbia maggiori probabilità di funzionare nel lungo periodo.

Semplificando molto:

La sinistra punta soprattutto su:

più welfare (sanità e scuola pubblica);

maggiore tutela dei lavoratori;

riduzione delle disuguaglianze;

Più accoglienza;

ampliamento dei diritti civili.

L'idea di fondo è che uno Stato più presente possa garantire una società più equa e con maggiori opportunità per tutti.

La destra punta soprattutto su:

meno tasse;

maggiore sicurezza;

sostegno alle imprese e alla crescita economica;

difesa della famiglia e dell'identità nazionale;

maggiore tutela dell'interesse nazionale.

L'idea di fondo è che un'economia più libera e uno Stato meno invasivo possano creare più ricchezza, occupazione e benessere.

La mia domanda è questa:

Pensando ai prossimi 30-40 anni, e non alle prossime elezioni, quale dei due modelli ritenete possa offrire ai nostri figli una qualità della vita migliore?

Quale dei due modelli è più sostenibile economicamente per lo Stato nel lungo periodo?

Un sistema con più servizi pubblici e maggiore spesa sociale può reggere con l'attuale livello di debito pubblico?

Oppure una riduzione delle tasse e un maggiore spazio al settore privato possono generare abbastanza crescita da compensare minori entrate?

Quale modello favorisce maggiormente la crescita economica?

Uno Stato più presente, che investe in servizi e infrastrutture, crea una società più produttiva?

Oppure meno tasse, meno burocrazia e più libertà per le imprese generano più innovazione e posti di lavoro?

Quale modello affronta meglio il problema del debito pubblico italiano?

Aumentare gli investimenti pubblici può rilanciare il PIL?

Oppure bisogna ridurre la spesa e alleggerire il peso dello Stato?

La domanda interessante non è tanto "chi ha ragione?", ma: un Paese diventa più prospero perché prima crea più ricchezza e poi la distribuisce, oppure perché prima riduce le disuguaglianze e investe sulle persone per creare crescita?

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u/Gran_Duca — 3 months ago
▲ 11 r/ItaliaStartups+3 crossposts

Ho creato un sito dove si possono richiedere preventivi di stampa 3d e dove chi ha una stampante 3d si può registrare come fornitore.

https://www.trovastampatore3d.it/

se qualcuno ha voglia di dargli un occhiata e qualche suggerimento.. ben accetto.

u/Gran_Duca — 3 months ago