u/TappetoImperiale
Modena: al tanto acclamato e pubblicizzato presidio di Forza Nuova si presentano solo in 40. Il leader: “Voi in Emilia avete la mafia, risultato dell’antifascismo. Ho nostalgia del fascismo perché la mafia l’aveva eliminata”
ilrestodelcarlino.itIn Dublin, Ireland, a man tragically lost his life while being restrained after allegedly shoplifting. autopsy fails to determine the exact cause of death…
Modena, cittadini riuniti per solidarietà alle vittime e contro chi fa sciacallaggio per creare divisioni nella comunità. Emilia Romagna di nuovo esempio per tutta Italia nella gestione delle crisi, dopo 20 minuti dalla prime telefonata al 118 tutte le vittime erano già negli ospedali.
Visto che sotto al mio post in decine mi hanno accusato di aver usato l’IA per generare l’immagine, visto che la foto è stata “rubata” e migliorata (malamente) con AI dai “media” di mezzo paese, eccovi il video integrale da cui è stata presa. Scacco matto boomer.
Modena: foto dei ragazzi che hanno inseguito, disarmato, e bloccato l’uomo che si è fiondato sulla folla
Catania: i gestori non sistemano più le colonnine con cavi rubati, Tesla in un mese li ha cambiati 3 volte, tutte le volte rubati entro 48 ore
Ecco a voi la nuova Yaris Cross in allestimento premium A SOLI 38.000€
Realisticamente in Italia quanti lavori pagano come un autotrasportatore? Quanto tempo serve per raggiungere questo netto?
HORMUZ DI MERDA
Porco il clero, io non ce la faccio più con quest'ansia di merda.
Appena era iniziato il casino di Hormuz ho fatto il ragionamento che farebbe chiunque: sai che c'è? I prezzi scendono, ne approfitto. Ho preso le ferie a giugno, ci siamo messi io, la mia compagna e un nostro amico, e abbiamo preso i biglietti andata e ritorno per la Grecia.
Spesa totale per i voli: 400€. Praticamente il 30% in meno rispetto a prima. Non contenti, troviamo una villa con piscina privata a 900€ invece dei soliti 1500€. Ero lì che mi sentivo il cazzo di Wolf of Wall Street del turismo, felicissimo di aver risparmiato per tornare a Cefalonia, un posto dove siamo già stati ma in cui ci sono ancora un sacco di zone che devo esplorare. Tutto perfetto, no?
E INVECE NO PORCO IL CLERO.
Per colpa di quei giornali di merda che non sanno più cosa cazzo scrivere per tirare su due visualizzazioni, e di quegli algoritmi di merda dei social che mi sbattono in bacheca post di pagine che non seguo minimamente, ieri mi esce questo articolo del cazzo: "Estate, crollo dei voli: la gente ha paura di viaggiare".
Mi sale il dubbio. Vado a controllare. E porco il clero, i nostri stessi fottuti voli adesso costerebbero 200 EURO. La metà. Faccio la prova, simulo una prenotazione per scegliere i posti e scopro che l'aereo è letteralmente vuoto. Gli unici posti non disponibili sono tipo una ventina, presi da altri scemi come me che hanno voluto "giocare d'anticipo".
Vado su Booking per farmi del male fino in fondo: la villa ora sta a 850€. Vabbè, io l'ho pagata 900 prenotando direttamente col proprietario, alla fine su quello mi è andata grassa e ho risparmiato rispetto ai 1500 iniziali, ma se avessi aspettato oggi avrei limato ancora di più.
Ma i soldi a questo punto sono il meno. Adesso il vero problema è che devo vivere da qui a giugno con la caga nel culo. Perché so già perfettamente come andrà a finire: quelli di Ryanair guardano l'aereo con 20 persone sopra, capiscono che ci perdono soldi a farlo decollare e mi cancellano il fottuto volo di ritorno. E io rimarrò bloccato lì, abbandonato in un'isola paradisiaca nel mare di Ulisse del cazzo, pregando in aramaico per trovare un modo di tornare a casa.
MI SONO ROTTO I COGLIONI.
L'epilogo - Adotto un cane e smetto di pagare l'affitto
Post precedente per chi se lo fosse perso: Link
L'epilogo di questa storia non ha il sapore di una liberazione, ma quello amaro e denso di una rovina silenziosa. Prima di far calare il sipario, c'è un dettaglio, un tassello macabro che devo correggere e che rende la trappola ancora più crudele: il contratto originale non era di mille euro. Erano cinquecento. Cinquecento euro al mese per un appartamento immenso, con due camere e cucina separata, incastonato in una zona in cui, se azzardi un annuncio a quella cifra, vieni sommerso da centinaia di chiamate disperate in meno di cinque minuti. Un'esca perfetta. Ma il nostro proprietario non sapeva di aver appena aperto la porta a dei professionisti dell'abisso. Non c'era sfortuna nel loro agire, solo un parassitismo calcolato con una freddezza chirurgica: il capofamiglia sessantenne ufficialmente fantasma, la moglie bidella protetta da un'invalidità al 50% e da uno stipendio già intaccato dai pignoramenti fino all'ultimo centesimo legale, e la figlia trentenne. Lei era il forziere intoccabile, la cassaforte senza debiti su cui far transitare il denaro al riparo dalla legge.
Più si assottigliavano i giorni che ci separavano dallo sfratto, più il palazzo si trasformava in una polveriera. Le urla e gli schianti che filtravano dai loro muri non sembravano più semplici liti domestiche, ma il preludio a un assedio disperato. Ci aspettavamo le barricate, i pianti teatrali, la follia cieca di chi si vede strappare la terra da sotto i piedi e decide di non andarsene senza combattere. E invece, è calato il silenzio. Il peggiore, il più innaturale dei silenzi.
Erano le undici di sera della vigilia. Il cortile era immerso in un buio immobile quando mi sono affacciato alla finestra. Erano tutti lì sotto, raggruppati nell'ombra come cospiratori, con delle buste in mano e quel cane usato come perenne ostaggio. Mi sono allontanato dai vetri, insospettito, e dieci minuti dopo il campanello ha squarciato la quiete di casa mia. Ho aperto la porta e mi sono trovato davanti un vicino. Aveva il volto teso e mi ha sussurrato una sola frase, come se avesse paura di spezzare un incantesimo: "Se ne sono andati". Per l'ora successiva sono rimasto seduto nel buio, in ascolto, col respiro sospeso. Per la prima volta in due fottutissimi anni, non un singolo abbaio ha graffiato i muri del palazzo. Solo un vuoto spettrale.
Alle sei del mattino, l'alba grigia ha svelato l'ultimo, squallido atto. Erano tornati, ma solo per abbandonare due immensi sacchi neri di spazzatura mista accanto ai cassonetti intelligenti; li hanno lasciati per terra, non avendo mai posseduto la tessera della Tari necessaria per aprirli. Li ho guardati caricare la macchina piegata dal peso della loro intera esistenza e scivolare via, forse diretti alla casa della madre di lui, meta dei loro recenti e sospetti weekend notturni, svanendo nell'anonimato della città senza fare rumore.
Alle nove in punto, il plotone d'esecuzione si è presentato davanti alla porta: il proprietario pallido, i carabinieri, il fabbro, l'ufficiale giudiziario e persino l'accalappiacani, convocato per disarmare la loro unica vera linea di difesa. Tutti sapevamo già che dietro quel legno non c'era nessuno. In venti minuti netti il fabbro ha sventrato i cilindri, la porta ha ceduto e, trattenendo il fiato, siamo entrati. Non abbiamo trovato le macerie che temevamo, nessun sanitario spaccato o muro sfondato. Abbiamo trovato un cimitero soffocante. L'aria era densa, malata, impregnata di un fumo stantio che aveva divorato l'ossigeno e tinto ogni singola parete di un giallo cupo, color nicotina. Un tanfo di catrame così radicato e aggressivo che, per due anni, persino nelle torride sere d'estate eravamo stati costretti a sigillarci in casa con l'aria condizionata pur di non sentirlo insinuarsi nelle nostre vite.
È stato proprio in mezzo a quel tanfo spettrale che l'ufficiale giudiziario, compilando le carte, ci ha confessato il suo personale inferno. La bidella lo aveva braccato. Era riuscita a scovare il suo numero di cellulare privato, trasformando i suoi giorni e le sue notti in un incubo psicologico di chiamate ossessive e monologhi disperati, supplicandolo di fermare tutto perché non sapevano dove andare. L'uomo era stato costretto a cambiare numero di telefono per ritrovare la pace, ma lei si era trasformata in un'ombra ossessiva, arrivando a irrompere fisicamente nel suo ufficio in preda a una crisi isterica, finché non è stata trascinata via di peso dalle divise.
Eppure, in tutta questa desolazione umana, la tragedia più crudele, quella che ti stringe lo stomaco, è l'unica che non ha voce. Il cane. Quell'animale preso dal nulla, nutrito a scarti e tenuto in vita con l'unico, cinico scopo di fare da scudo legale contro le forze dell'ordine, ora non serve più. È un meticcio adulto, il genere di cane che nei rifugi diventa invisibile. Il suo destino è già scritto nell'abbandono: gettato fuori da uno sportello su qualche nastro d'asfalto in tangenziale, o condannato a spegnersi lentamente dietro le grate arrugginite di un canile, ad aspettare qualcuno che non arriverà mai.
E il proprietario? L'uomo che credeva di aver fatto l'investimento della vita è rimasto fermo al centro di quel salotto giallo, con le spalle curve e lo sguardo spento di chi sa di essere stato divorato. Il mercato immobiliare in zona è crollato: quei muri su cui aveva investito duecentodiecimila euro tre anni fa, oggi ne valgono, se va bene, centocinquantamila. Ci ha guardati con una stanchezza infinita e ha sussurrato che quella porta verrà chiusa a chiave e dimenticata. Lo lascerà lì, vuoto, cercando di cancellarlo dalla sua mente finché non troverà il coraggio di sbarazzarsene. Un vicino ha provato a chiedergli se fosse disposto ad affittargli almeno il piccolo garage per parcheggiare l'auto, ma lui è indietreggiato scuotendo la testa, terrorizzato. La sola parola "affitto" lo ha traumatizzato, marchiandolo a vita. Non ci sono stati vincitori in questa storia, solo vite spezzate e fantasmi chiusi dietro una serratura nuova.
I venditori di calzini, perché sono sempre napoletani? E come fa ad essere un lavoro redditizio?
Nel parcheggio del Tecnomat di Modena, ogni singolo giorno c’è un signore di 40/45 anni che cerca di vendere calzini, io non ho mai visto nessuno acquistarli da lui, ma ho notato che si fionda su chi ha macchinoni, o furgoni da lavoro.
O quindi pensato che l’unica giustificazione fosse che lui con la scusa del venderti il calzino desse un’occhiata dentro alle auto per poi dire a un complice se valesse la pena rubare. E lo penso ancora… negli scorsi giorni però una persona ha segnalato sui gruppi Facebook che si è ritrovata la macchina graffiata dopo aver rifiutato di pagarlo, e nei commenti altri segnalavano episodi simili.
Rimuginandoci mi sono accorto che per tutta la vita ogni venditore di calzini che io abbia mai incontrato fosse napoletano, come fanno a guadagnarsi da vivere vendendo calzini?
Incentivi dati in base all’ISEE, non una ma ben due LeapMotor t03 acquistate con i 22.000 regalati dallo Stato a chi ne aveva bisogno
Sotto diversi post spesso si leggono commenti che mettono in dubbio le lamentele di una persona verso un modello di auto, dicendo che i vari recensori non hanno mai riscontrato problemi simili.
Dovete capire però come funzionano le recensioni, e no, nessuno viene pagato per recensire auto. O almeno non c’è una transazione vera e propria.
Ogni casa tiene una lista di testate giornalistiche, ogni testata ha i suoi giornalisti, e al lancio di una macchina vengono invitati ad un evento per la stampa. Se sono molto amati, vengono invitati anche ad eventi esclusivi ancora prima del lancio per poter avere un’esclusiva sugli altri concorrenti.
Ovviamente gli eventi sono completamente a carico di chi li organizza, con hotel 5 stelle pagati, pranzi e cene, catering, e gadget vari. Ma mai una transazione in denaro.
Durante l’evento tutti fanno i loro video e poi li rilasciano quando l’auto viene presentata ufficialmente.
Una volta lanciata le case iniziano quindi a prestare le loro auto ai giornalisti nel corso dei mesi.
I giornalisti hanno un comunicato stampa che gli mostra a grandi linee il veicolo, ma non gli si dice mai di non parlare male o cosa non dire. Semplicemente se esagerano o fanno una recensione negativa vengono semplicemente messi in blacklist e smettono di invitarli. Non a caso se ci pensate in quasi tutte le recensioni si usano formule come “non mi è piaciuto personalmente”, “potrebbe non piacere”. Ma mai frasi che criticano veramente una cagata fatta dai costruttori.
E alla fine le varie testate i soldi li fanno in base a quante persone le leggono o guardano i loro video, e per avere tante persone devi rilasciare le recensioni tra i primi, per farlo devi essere invitato, ed ecco che nonostante non vengano pagati, nessuno parla male. Se non recensori che hanno business dietro tipo Carwow o i milioni in banca.
C’è una patologia psichiatrica non ancora classificata sui forum di motori che mi affascina e mi fa incazzare allo stesso tempo. Esce un modello nuovo, la casa madre lancia una versione entry-level palesemente castrata per abbassare il prezzo civetta di listino, e matematicamente i gruppi si infettano di gente che l'ha comprata e deve convincere il mondo intero che "non cambia niente, è letteralmente uguale alla top di gamma ma costa meno". Copium puro tagliato male.
Il paziente zero di questa malattia oggi è la setta Tesla. Già di base i teslari sono una frangia estremista: ti consigliano una Model 3 o una Model Y pure se fai 40 km a settimana e vivi in un borgo medievale dell'Appennino con le strade larghe un metro, spiegandoti che "basta farci l'abitudine" e "basta caricare alla colonnina del comune a 10km di distanza". Ma da quando è uscita la Standard, nei forum è scoppiata una fottuta guerra civile.
La lista delle robe che ti tolgono sulla Model 3 Standard per farti risparmiare non è lunga, è umiliante. Parliamo di fatti:
- Sospensioni: non è un dettaglio da scheda tecnica. L'handling cambia dal giorno alla notte. La Premium ha uno smorzamento serio e sta in strada, la Standard è tarata al risparmio.
- Abitacolo: via i doppi vetri (tanti saluti all'insonorizzazione), niente interni in pelle, zero luci ambiente, impianto audio ridotto a un citofono e niente schermo per i passeggeri posteriori.
- Sedili e specchietti: spariti i sedili ventilati davanti e quelli riscaldati dietro. Per non parlare degli specchietti: non sono più fotocromatici e non si chiudono elettricamente. Roba che ha di serie la Dacia Duster. Ah, e non hai i tasti fisici sul sedile per regolarlo, devi spippolare per forza sul tablet centrale.
- Estetica e tech: sportellino di ricarica ad apertura manuale e, ciliegina sulla torta, i cerchi in ferro. Nel 2026, su un'auto da 40k, ti danno i cerchi in latta.
Eppure, entri su Facebook o su Reddit e c'è l'invasione di disperati che scrivono: "Ma sì dai, alla fine cambia solo un po' il vetro, per il resto non ti accorgi della differenza".
Ma l'apice assoluto del sadismo aziendale e della follia dei compratori si raggiunge con la Model Y Standard. Tesla, per ottimizzare la produzione, fa i telai tutti identici. Questo significa che anche sulla Standard il costosissimo tetto panoramico in vetro c'è. È lì. Ma siccome hai preso la versione povera, Elon Musk ha deciso di fartela pagare: lo hanno nascosto sotto un cielo in stoffa scadente. Alla faccia dei barboni. Tu sai che c'è, ma non lo puoi né vedere né usare. E la gente sui forum difende pure questa scelta dicendo "eh ma così d'estate fa meno caldo".
A questo punto la mia teoria è una sola: hanno fatto una cazzata clamorosa. Volevano fare i fighi col macchinone, il leasing non passava, hanno tirato la cinghia prendendo la versione spoglia e ora rosicano. Ogni volta che salgono in macchina e vedono i cerchi di latta o il cielo in tessuto, l'unico modo che hanno per non impiccarsi è trascinare altri nel loro stesso errore. Mal comune, mezzo gaudio.
E badate bene, non succede solo con l'elettrico. Il mondo dell'auto è da sempre invaso da questi estremisti del “vorrei ma non posso”:
- Mercedes Classe A 180d: Gente che si è svenata per avere una roba spinta da un 1.5 di derivazione Renault. Quando glielo fai notare, partono con la filippica: "Eh ma l'elettronica è Mercedes, l'assetto è Mercedes, il tablet MBUX è fighissimo... e poi faccio i 25 al litro". Sì fra, hai strapagato una Clio col tablet gigante per far vedere la stella sul cofano al bar, fattene una ragione.
- BMW Serie 1 (116i o 116d): Comprano a rate un frullatore a 3 cilindri a trazione anteriore. Fari alogeni gialli o led base che illuminano quanto un lumino da cimitero, sedili in tessuto ruvido e volante di plastica. E poi sui forum ti fanno le lezioni sul leggendario "piacere di guida bavarese" mentre un corriere Bartolini col Doblò a metano li svernicia in ripresa.
- Mazda MX-5 1.5 (132cv): Il finto purista giapponese. L'auto è un capolavoro, ma chi prende il motore piccolo parte con la filippica: "Il 1.5 è come l'hanno pensata gli ingegneri a Hiroshima, frulla più in alto, ha meno inerzia all'anteriore, il 2.0 rompe l'equilibrio magico dei pesi". Minchiate stratosferiche. La verità è che non volevi sganciare quei 3-4mila euro in più per il 2.0 che ti dà i sedili Recaro, i freni Brembo, gli ammortizzatori Bilstein e soprattutto il differenziale autobloccante. Ora hai una Miata da passeggiata sul lungolago per i pensionati, e al primo tornante bagnato se provi a intraversarla vai dritto nel fosso
- Fiat 500e Action (batteria da 23 kWh): Il capolavoro della dissonanza cognitiva elettrica. Questa versione ha un pacco batteria ridicolo che le garantisce, se non accendi il riscaldamento, circa 110 km di autonomia reale. Sui forum parte l'arrampicata sugli specchi: "Ma io la uso solo in centro storico! Avere la batteria piccola significa meno peso, quindi è più scattante nel traffico". Certo. Intanto vivi con l'ansia da ricarica perenne, devi attaccarla alla spina pure se vai a comprare il latte all'Esselunga fuori quartiere, e se per sbaglio salti l'uscita della tangenziale devi chiamare il carro attrezzi. Hai speso 25k per avere la batteria di un iPhone.
- Alfa Romeo Giulia 136cv: L'hanno presa usata scannata, con la cavalleria di un trattorino tagliaerba, ma siccome c'è lo scudetto sul muso passano le giornate a scrivere "eh ma il telaio Giorgio compensa tutto, in curva non mi sta dietro nessuno". Sì, poi in uscita di curva ti suona una Sandero a GPL.
- Maserati Ghibli Diesel: Il Santo Graal dell'imprenditore col fatturato ballerino. Comprata rigorosamente usata di terza mano a 25.000 euro, monta un motore agricolo VM Motori (sì, quello dei trattori e dei vecchi Cherokee), ma ha l'altoparlante finto nello scarico per simulare il suono di un V8 benzina. Loro difendono l'indifendibile: "Schiaccia al sedile con i suoi 600nm di coppia, e intanto io ci faccio i 15 al litro, mica come i fessi col V6 benzina che sono sempre alla pompa". Bro, al minimo fai il rumore di un Ducato Euro 4. Quando la accendi, la gente si gira per cercare il corriere di Amazon. E dentro hai i tasti dei finestrini della Jeep Compass.
- Ford Mustang 2.3 EcoBoost: Questo è l'apice della dissonanza cognitiva. Ti compri LA muscle car americana per eccellenza, il simbolo del V8 ignorante che brucia benzina e fa tremare i vetri, e la prendi col 4 cilindri in linea della Ford Focus. Quando glielo fai notare sui gruppi, scatta subito la lezione di dinamica del veicolo: "Eh ma tu non capisci, il V8 pesa troppo all'avantreno e fa sottosterzo. La EcoBoost è molto più bilanciata e tagliente nel misto stretto. È la scelta di chi sa guidare davvero". Certo, Ken Block de noantri. Dillo che non potevi pagare il superbollo e i 4 km/l. Intanto al semaforo sgasi e fai il rumore di un phon Dyson.
Insomma, il punto è uno: se non avete i soldi per l'allestimento giusto o semplicemente volete risparmiare, fate benissimo. I soldi sono vostri. Ma smettetela di fare gaslighting al prossimo per giustificare la vostra pezzenteria. Avete comprato la base, godetevela in silenzio senza rompere i coglioni a chi cerca consigli reali.