u/hrbullshit

L’AI è il nuovo lasciapassare lavorativo?

I grandi provider di intelligenza artificiale stanno facendo il lavaggio del cervello alle aziende in modo che adottino l’AI anche quando non serve, e soprattutto che l’adottino i loro dipendenti.

Inizia il gioco sottile della "diffamazione" di chi non aderisce a questo diktat dall’alto, e le persone che non usano l’AI perché ancora ce la fanno a svolgere il loro lavoro e che si guadagnano lo stipendio come sempre, vengono dipinte come persone retrograde o “speciali”, per esempio come così dotate da meritare di essere oggetto di bullizzazione da parte del gruppo tribale sempre pronto a queste cose.

Insomma chi non usa l’AI è un po’ “strano”, forse eclettico, un genio solitario oppure un bastian contrario ottuso e ignorante, un fuoriuscito del gruppo sociale lavorativo, una specie di novax tanto per capirci.

Insomma ci sono dei fenomeni che si ripetono, al di là che siano o meno basati su nozioni reali e verificate, non si sta contestando questo. La verità a volte non sta né da una parte né dall'altra.

Ecco che molti dunque decidono se lanciarsi nell’AI, farsi coinvolgere, entrare nel gregge, farsi poi quindi sminuire, passare alla fase in cui l’umano è considerato imperfetto, mancante, difettoso, al punto da doversi dotare di AI per essere considerato un lavoratore volenteroso e avere lo stipendio. E’ paradossale.

Usare l’AI è giusto e necessario, capiamoci, e i lavoratori sono tenuti a seguire le indicazioni della propria azienda o del proprio ufficio, certo con spirito critico e con attenzione ai dettagli, e questo dovrebbe essere apprezzato dalla stessa azienda e dai decisori.

Ma di fatto tali decisori sono dalla parte del diktat di cui sopra, collegato ai meccanismi finanziari, già, proprio come sospettavate.
Ecco che gradualmente si capitola, si cominciano a mischiare i propri dati con l’AI, si salvano i propri documenti in suite pesantemente collegate all’AI e così via.

Si tratta della modellazione della società di massa da parte dei grandi poteri.

Adesso si vuole compromettere anche cognitivamente la popolazione, oppure nell’autostima, per renderla dipendente e sottomessa?
Voi cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 2 days ago

La società non sa queste cose

Fra le varie stramberie della legislazione attuale c’è la possibilità per chiunque di pubblicare qualsiasi annuncio relativo ad offerte di lavoro reali o farlocche che siano.
E’ bene che le offerte di  lavoro siano liberamente accessibili, e non è di per sé colpa delle piattaforme (la legge non ha normato questi aspetti), anche se quelle più famose e internazionali hanno dei filtri algoritmici e fanno da barriera con falsi pulsanti di candidatura, in ogni caso assecondando e/o istigando le bad practice delle aziende.

Per quanto ne sappiamo se qualcuno si sveglia e pubblica un annuncio, anche falso su quelle piattaforme, riceverà comunque centinaia di candidature già filtrate in poche ore.

Può farlo perché la legge glielo permette.
Ma non è tenuto a pubblicare informazioni veritiere in base ad una vera intenzione di assumere, né è tenuto ad assumere poi qualcuno davvero.
Ed in effetti è proprio ciò che accade in molti casi, e se l’annuncio non è falso si può stare sicuri che la sua veridicità è dubbia e in ogni caso parziale, tendenziosa.
Questo riguarda spesso gli annunci che sembrano più prestigiosi e professionali, quelli delle grandi aziende.

E’ una cosa che fa ridere (per non piangere) ma è proprio così purtroppo.
Ora ci si può chiedere come sia possibile un’assurdità di questo tipo.

Eppure internet dovrebbe essere un facilitatore dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro, con i vari siti online.

Ebbene la società non immagina minimamente che delle aziende possano inserire degli annunci falsi o ingannevoli o fuorvianti per i più svariati motivi o, nel migliore dei casi, tirarsi indietro durante l’iter di selezione già avviato, del resto non immagina nemmeno che ciò sia possibile legalmente.

Infatti proprio qui sta l’equivoco: la società non sa che una enormità tale sia possibile e sia permessa dalla legge, anzi proprio favorita dalle sue lacune.

Essa si trastulla con un’immagine tradizionali dei processi di hiring che invece non controlla più, e che non sono più a suo vantaggio, anzi ne è sfruttata.
Per esempio pochi riflettono sul fatto che gli HR fanno uno spietato filtro ulteriore spesso basato sulle loro teorie psico-attitudinal-carrieristiche. Ma nessuno li ha autorizzati politicamente. Il diritto al lavoro stesso ne è minacciato.

Nel frattempo le aziende magari hanno tutti questi CV da studiare, e magari anche le informazioni provenienti dai colloqui degli iter di selezione farlocchi e inconcludenti.
Tutto questo è un’enorme perdita di tempo per le persone, spesso disperate, e fonte di ulteriore frustrazione.
A volte le persone vanno incontro a scoraggiamento esistenziale e rinunciano a cercare lavoro, uscendo dalle statistiche.
Vorrebbero un meccanismo ordinato, o comunque un approccio facile al lavoro, senza continui rifiuti, vorrebbero parlare direttamente con chi decide nelle aziende, cosa ora non più possibile.
Tutto sembra andare bene ed i numeri “ufficiali” lo confermano, quindi non c’è alcun allarme sociale.
I dati sono giostrati a piacimento, anzi sono di per sé basati su calcoli che sono destinati a dare sempre un risultato positivo.

Dunque la società non arriva nemmeno ad immaginare una tale situazione.
Si limita ad esortare i giovani a studiare e a trovare lavoro. Oppure chi lo perde a rimettersi in gioco.
Non può certo immaginare che da decenni sia possibile fare le cose suddette all’ombra della legge.

Ma come mai non lo sa? Come mai la legge lo permette?
In realtà nessuno immaginava dei comportamenti così esecrabili da parte di aziende e HR, o recruiter (intermediari del mondo del lavoro). Nessuno prevedeva che si sarebbe giunti a queste condotte, e ai danni da esse provocati. Sulle persone, sui loro destini, sull’efficienza delle aziende anche purtroppo.

Creando le leggi, le liberalizzazioni, non sono stati posti in essere quei paletti necessari ad evitare le derive che poi si sono avute. Perché davvero ci si fidava, ci si basava su come le cose erano state finora e nel sentire comune.

Se la società maturasse una sufficiente consapevolezza, prima rimarrebbe stupefatta, e poi prenderebbe dei provvedimenti, magari per tramite dell’interessamento dei politici.
Non l’ha fatto finora perché non sapeva di essere tradita dall’interno, dalle aziende e dai loro HR.

Nessuno immaginava che le aziende invece di pensare al business e ad assumere quante più persone valide possibile per espandersi si sarebbero messe a fare di questi giochi, sfruttando la legge permissiva, mettendo in difficoltà intere generazioni di persone e sottoponendole ad ingiustizie non meritocratiche.

Eppure si pensava che con l’impegno il mondo del lavoro privato avrebbe aperto le sue porte, mentre in realtà gli HR erano dei veri e propri guardiani delle aziende.

E la società insomma non se lo aspettava, immaginandosi invece una certa facilità di ingresso basata sulla meritocrazia, altro che cherry-picking capriccioso come è in realtà.

Speriamo che quindi si facciano delle nuove leggi sulle selezioni di lavoro, introducendo delle regole apposite e dei vincoli.
Non si capisce infatti perché non debbano essercene solo per le selezioni e per gli annunci di lavoro. La fase più delicata della vita delle persone, cioè cercare lavoro, è in pratica una terra di nessuno dove tutto è permesso.

Voi cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 3 days ago

Come l’AI sta aiutando le aziende a fregare chi cerca lavoro

Non si tratta dei famigerati software ATS che pure agiscono spietatamente.
E' ormai ben noto come una tattica durante i processi di selezione del personale di certe aziende sia di far lavorare come in una catena di montaggio le persone che si candidano su compiti poi riutilizzabili, uno via l’altro, laddove spesso vengono inseriti annunci civetta con le migliori condizioni per attirare più candidati, sfruttando i tipici desideri o bisogni degli stessi.
Oltre all'utilità dei dati raccolti da CV e colloqui, le aziende, spesso capeggiate da gruppetti di potere alla frutta o particolarmente avidi e incapaci (le due cose vanno spesso a braccetto), cercano nuove idee, quelle idee che l'AI non può fornire o che richiede fatica per farle emergere con la sapiente e paziente interazione umana.

I lavoratori così sfruttati prima ancora di essere assunti, vengono poi abbandonati, ghostati come si dice, dato che l'iter selettivo era fittizio o si preferisce qualcun’altro.

Con le idee ottenute, però, utilizzando l'AI è poi facile implementare dei workflow che in azienda possono effettivamente risultare utili e produttivi, fonte di notevoli ricavi.
Le aziende sono ovviamente molto attente ad evitare che si possano inserire nei “lavoretti” richiesti ai candidati dei credits o dei watermark, per impossessarsi della proprietà intellettuale, con i loro avvocati pronti poi a difenderla.

La facilità con cui le aziende sfruttano il lavoro di persone che non sono nemmeno state assunte, anzi sono agli inizi di un iter di selezione, dimostra come il “problema della formazione” sia tutto una finta.

I candidati infatti sono sicuramente capaci e la predazione del loro lavoro gratuito ne è la prova. 

A volte candidati molto validi sono addirittura scartati perché potrebbero essere dirompenti rispetto al gruppetto di potere o ai senior cronicizzati.
A volte il motivo del rifiuto di un candidato, dopo che il suo lavoro come “compito” per la selezione è stato comunque utile, può essere per motivi che nulla hanno a che fare con la competenza, vero e proprio cherry-picking permesso dalla legge attuale, che andrebbe cambiata.

In quei casi in cui era in atto una vera selezione questi selezionatori si permettono di schifare una persona nonostante ne abbiano appena apprezzato e usato le idee, o si accingano a farlo in una forma o nell’altra.
Sembrano quasi dire: perché buttare questo utile lavoretto o questa valida idea anche se proviene da un candidato scartato? Ovviamente non fanno niente per non trovarsi in queste “situazioni”, anzi è tutto accuratamente progettato.

A volte l’onboarding è colpevolmente così lacunoso da rivelarsi una tattica per far rinunciare la persona durante il periodo di prova, pur essendoci stato già un certo lavoro svolto.
Tanto altri candidati sono in fila.
Per non parlare del caso ancora più grave dell’interruzione del periodo di prova da parte dell’azienda stessa, vera e propria ammissione di colpevolezza.
Generalizzando, non sono nemmeno rari i casi in cui l’azienda dà il ben servito ad un lavoratore (con mezzi leciti ma subdoli) poco prima che maturi la promozione promessa con gli obiettivi fissati, adducendo motivazioni false o vaghe e fumose. 
Per non parlare di quell’extra-effort richiesto ai lavoratori, che spesso accompagna questi veri e propri inganni programmati accuratamente dalle aziende.

Qualsiasi sia l’eredità lasciata dal lavoratore, dopo un periodo anche breve in azienda, può essere utilizzata dall’AI per finire il lavoro. Da qui in poi quel lavoratore non serve più.

Il job-hopping sembra una soluzione, ma in realtà è solo un sintomo, e può condurre a finire in questi scam, assecondando tale meccanismo, e magari dopo aver lasciato il lavoro precedente.

Come detto prima, quindi, l’AI sta aiutando queste aziende, che possono sfruttare il lavoratore nelle sue qualità insostituibili, per poi usarle con facilità per ottenere lavoro e prodotti finiti senza nemmeno assumerlo. C’è una specie di simulazione dell’attività lavorativa, una sorta di lavoro in nero non retribuito, prestazioni occasionali in sequenza di cui i candidati in fila non sono nemmeno informati.
Questo sembra anche più beffardo che perdere il lavoro a causa dell’AI o non riuscire a farsi assumere.

Quindi quelli che dicono che l’AI è una scusa devono stare ben attenti perché la questione è più sottile, e forse persino più grave.
L’AI di fatto può infatti aiutare le aziende nello sfruttare le persone, per cui occorre vigilare. 

Infatti le aziende stanno contando molto sulle zone grigie della legislazione, che dovrebbe piuttosto affrontare i nodi fondamentali della questione, in primis la possibilità di pubblicare liberamente degli annunci di lavoro senza regole.

Le aziende stanno sfruttando proprio quelle qualità umane per le quali varrebbe la pena di assumere delle persone, e tenersele strette.
Invece si ricorre indiscriminatamente all’AI e al near/off-shoring, tanto che alcuni propongono di creare per ciascuna professionalità delle mini "caste", ovviamente senza i difetti di quelle attuali.
Insomma si vorrebbe introdurre un moat che ripari dalla balordaggine delle aziende tirchie ed impazienti di disfarsi delle persone.
Se fosse davvero un discorso di efficientazione potrebbe pure avere senso, ma allora non si capisce perché le aziende tengano alla larga o espellano i migliori e forniscano assistenzialismo ai peggiori.

Alcuni lavoratori in azienda si rendono complici di ciò, o dovrebbero stare più attenti a come le aziende chiedono di ottenere risultati, magari tramite improvvise “idee” geniali dei superiori, finora di tutt’altro livello, quindi probabilmente di dubbia provenienza. 
E’ necessario avere solidarietà con chi viene coinvolto nelle situazioni sopra descritte e rifiutarsi di usare il lavoro che proviene dalle selezioni per darlo in pasto all’AI.

Voi sapevate che esistevano queste problematiche, spesso causate dall’assenza di leggi sulle selezioni di lavoro?
O avete avuto esperienze di tale tipo?

reddit.com
u/hrbullshit — 4 days ago

Lavori utili e lavori inutili

Le condizioni di lavoro che si incontrano per le più comuni posizioni lavorative concrete e utili, unitamente ai bassi stipendi, per non parlare della considerazione sociale che molti sentono come inutilmente pesante e negativa verso tali lavori, sta causando una graduale fuoriuscita di lavoratori, che a ben guardare sono i più importanti per la società, e anche in questo caso le risorse umane perse potrebbero non essere facilmente rimpiazzabili ora e in futuro soprattutto.
I lavori più degradanti e pericolosi dovrebbero essere automatizzati, l'AI dovrebbe servire per questo, non per aiutare i privilegiati a fare ancora meno per lo stesso immeritato e alto stipendio.
A volte forse si dovrebbe evitare di accumulare titoli e certificazioni per non dover poi pretendere alti stipendi per far quasi nulla, o comunque non applicare alcuna delle cose apprese.
E non si tratta solo di manager o di bullshit jobs, ma anche di molta parte della classe media, degli impiegati e così via.
Molti si lasciano illudere dalle possibilità di una vita lavorativa online, o di tipo pseudo-artistico, anche quando non ci sono i presupposti, o forse proprio maggiormente in quei casi.
Le condizioni tossiche di lavoro hanno invaso comunque tutte le situazioni di lavoro, tanto che molti si stanno temporaneamente rifugiando nel full-remote, una vera e propria benedizione in quei casi ma anche in generale per tanti motivi (trasporti, cibo, riposo, work-life balance), ma la cosa potrebbe aggravarsi a causa dell'inevitabile atrofia sociale lavorativa, che potrebbe andare a peggiorare la situazione degli abbandoni o del rifiuto dei lavori più utili anche se meno prestigiosi.
I lavori utili sono anche nel tech o nel terziario ovviamente, finché non sono soltanto un modo per recepire i finanziamenti in cascata delle grandi commesse, favorendo l'inefficienza anziché il buon lavoro ordinato e soddisfacente, la cultura degli straordinari lo dimostra, come pure altre peculiari dinamiche di certe realtà lavorative e HR.
Le nuove generazioni sono fortemente a disagio nell'entrare nel mondo del lavoro, e peraltro nessuno le vuole.
Si diffondono le modalità di coping passivo-aggressive. La qualità scade, spesso in quei lavori utili o vicini al consumatore in modo diretto.
La mancanza di valori morali e personali sembra mettere alla prova la società intera, perché nessuno sembra in grado di recedere dalle condotte negative, oppure dalle inevitabili forme di difesa.
Le cause ravvisabili nel sistema economico non sono più nemmeno osteggiate, anzi la gente si è ridotta a difenderle come unica possibilità residua di avere qualche vantaggio.

Bisogna ammettere che i problemi vanno risolti applicando di nuovo dei principi e non solo aggiustando alcuni parametri economici. Questo risolverebbe anche il problema di trovare un senso ad una vita senza lavoro come molti sembrano progettare o prevedere, infatti di lavoro utile ce ne sarà sempre da fare, di quello inutile ne potremmo fare a meno.
Voi cosa pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 5 days ago

Come creare una casta informatica

I post precedenti hanno scatenato un dibattito che ha scosso le coscienze.
Sappiamo che l'informatica è una scienza recente, molto basata sulle rapide evoluzioni della tecnologia e del business.
Tanto per capirci ancora c'è chi cita il test di Turing come una prova affidabile nei riguardi dell'AI.

Altre caste, come quella medica, hanno avuto millenni per formarsi e per emanciparsi da pratiche non scientifiche.

Attualmente la casta medica prevede delle figure apicali, cioè i medici specializzati, i primari etc. e poi delle figure di supporto variamente certificate e autorizzate, che non dipendono però direttamente dalle aziende per definire le loro competenze, il loro raggio d'azione, i loro compensi (almeno in teoria).

Questa invece è la situazione dell'informatica, dove forse si dovrebbe comprendere che è necessario costruire quell'organizzazione strutturante che non si è avuto il tempo di formare a causa del rapido sviluppo, tutto avvenuto sostanzialmente di recente, cioè che non ha accompagnato la storia dell'umanità come per altre caste come quella medica.

Come lo stato cerca di allargare la casta medica perché risulta necessario, cioè serve avvalersi di più lavoratori e meno casta, dall'alto verso il basso, così però specularmente gli informatici dovrebbero approfittare di questi tempi difficili per definire dal basso verso l'alto la loro “casta”, che ancora non c’è, o c’è solo in apparenza, non essendo riconosciuta ufficialmente e avendo poco potere, specie se confrontata con categorie che ottengono ciò che vogliono pur essendo negli strati bassi della competenza e della cultura.

Tale gerarchia dovrebbe quindi risolvere molti problemi attuali, sintetizzabili nel fatto che le aziende fanno finta di considerare gli informatici come un continuum di capacità e competenze, a volte certificate auto-referenzialmente dalle aziende stesse, che va dal ragazzo capace con un diploma in tutt'altre materie al mega laureato che può determinare le sorti di una grande azienda.

In realtà tale continuum è solo al servizio del job-hopping e non della reale professionalità, che pure si potrebbe suddividere in figure apicali e figure di supporto con appositi percorsi di abilitazione e ingresso anche per gli outsider.

Voi cosa ne pensate di formare una “casta” informatica?
Avrebbe effetti positivi o negativi? Si potrebbero evitare gli errori del passato rispetto ad altre caste?

reddit.com
u/hrbullshit — 8 days ago

L’AI usata per disfarsi degli Junior + Il fenomeno del Boomerang Hiring

E’ oramai noto come le aziende stiano cercando in tutti i modi di sostituire i lavoratori Junior con l’AI, o semplicemente di disfarsi del “problema”, come se non aspettassero altro da sempre.
E’ evidente come anche prima quindi ci fosse una specie di odio per la figura junior, spesso mal selezionata dagli HR.

Il problema è chi decide chi è junior. 

Possiamo dire con certezza che se si sanno selezionare le persone, magari andando oltre i classici parametri di scelta e quindi allargando la platea, si trovano dei cosiddetti junior che però sono già dei senior o hanno la stoffa del senior.

Ma allora il problema è mal posto, perché le aziende hanno effettivamente a disposizione dei lavoratori capaci, lasciando stare queste stupide distinzioni fittizie fra junior e senior, che si prestano infatti ad equivoci in cui si può inserire l’AI come giustificazione.

Dunque se le aziende affrontano sfide nuove, hanno bisogno di lavoratori capaci, punto.
Le persone dovrebbero rifiutare di farsi definite junior dagli HR.
Basti pensare al fatto che molti requisiti sugli annunci di lavoro escludono persone che poi padroneggerebbero in poco tempo quelle stesse tematiche se lasciate entrare, mentre magari si prende qualcuno che ne sa già qualcosa ma è tecnicamente inferiore.

Si rende necessaria l’introduzione di certificazioni ufficiali, come potrebbero essere delle “licenze” o "patenti" per gli operatori IT, a vari livelli.
Alcuni altri concetti a disposizione sono licenza, patente, autorizzazione, ordine, albo, esame, certificazione, organizzazione, sindacato, burocrazia, blockchain.

Alcuni elementi sono di fatto contenuti nel concetto di "salario giusto" della recente norma e anche degli incentivi solo a chi aumenta l'head-count.

Anche se queste non hanno il primario scopo di stabilire l’effettivo livello di competenza, pongono un minimo non oltrepassabile di dignità professionale, dove nessuno può definire junior chi è capace in tutta evidenza ed in più ha ottenuto la licenza.
Chiamatela come volete, proponente anzi voi stessi le modalità effettive possibili di una cosa del genere nei commenti.

Occorre qualcosa che leghi logicamente Università, Mondo del lavoro, Capacità dei singoli, Aspirazioni pecuniarie e di carriera, altrimenti ognuno tira dalla sua parte e no, il mercato, non trova affatto il punto di equilibrio giusto, tutt’altro.

Poi sarà compito delle aziende strutturarsi per avere quelle tolleranze necessarie nel caso le selezioni continuassero ad essere fallimentari e a non saper individuare i lavoratori capaci.
Questo farà parte del rischio d’impresa e non sarà più addossato alle persone che con buona volontà si propongono per entrare nelle aziende ma trovano purtroppo un’incapacità ad accoglierle.
Semmai si rivedrà il processo di selezione.

Questa iniziativa dovrebbe partire dai lavoratori stessi appartenenti alla categoria, individuando tramite discussione la corretta formula per istituire una tale “licenza” che fermi il gioco al ribasso e lasci anche spazio per persone capaci provenienti da altri studi e carriere, utili a fornire supporto alla categoria principale laddove facciano un percorso motivato di unione con essa ai fini lavorativi.

Questo chiarirebbe quali sono le figure leader e quali quelle di supporto, aiutando le une e le altre nel mondo del lavoro.
Potrebbe anche essere utile a tracciare gli interventi dei vari operatori su sistemi delicati, o anche quelli delle PMI, oggi in balìa degli hustler più scatenati (vedi post precedenti).

In pratica si tratta di prendere in mano le selezioni di lavoro e le collaborazioni in tale ambito, diminuendo il ruolo degli HR e dei giochetti aziendali coi job-hoppers che interferiscono con la vera professionalità della categoria, se intesa seriamente.

Anche se siete contrari dite nei commenti quali versioni di tali idee potrebbero essere utili, in linea teorica, se fossero ben implementate, nessuno meglio di voi potrebbe definire tali modalità nuove per “mettere i puntini sulle i” invece di fare solo job-hopping.

Pillola HR (10 secondi)
Il fenomeno del Boomerang Hiring

Dopo un primo momento di esaltazione AI le aziende avide e tirchie stanno in molti casi facendo retrofont sui layoff ritornando sui propri passi, con la coda fra le gambe o poco ci manca. A volte si fanno vere e proprie figuracce richiamando singoli lavoratori mandati via pochi mesi prima, magari fatti fuori in modo balordo dal solito gruppetto di potere aziendale ormai alla frutta.

A quanto pare l’intelligenza umana ha delle nuances nell’applicarsi ai casi reali che l’AI non riesce ad imitare completamente, del resto produce un output che media l’enorme quantità di conoscenze acquisite, quindi intrinsecamente mediocre se vogliamo, a meno che non lo si usi con gran cognizione di causa, il che conferma la necessità di figure che padroneggino già la materia, grazie un’esperienza concreta (no HR, non significa solo necessariamente “anni” in azienda) e intuizioni umane.

Anzi si può dire che l’AI abbia esposto come devono essere i veri processi di sviluppo e di apprendimento, di cui forse si aveva poca consapevolezza.

Forse la figura professionale del developer godrà di nuovo prestigio, al punto da dover introdurre delle sane licenze, come è per medici, taxisti, elettricisti, caldaisti.
E’ questo il momento giusto per unirsi, invece di pensare solo al job-hopping.

Forse per le aziende vale addirittura la pena di investire su una manciata di junior capaci, a costo di lasciar perdere i “personaggi lavorativi” tanto cari agli HR.

Voi cosa ne pensate? Si tratta di oscillazioni di un fenomeno però inevitabile o c’è di più?

reddit.com
u/hrbullshit — 9 days ago

Troppa variabilità nelle competenze - L’IT nel caos

Nell’IT in generale o nello sviluppo le competenze informatiche e le stesse attività operative si presentano con una gradualità che poche discipline conoscono.
Sappiamo della distinzione fra junior, mid e senior, ma in realtà c’è un’infinità di sfumature e casistiche, cosa che produce singolari effetti sul mercato del lavoro.

Si potrebbe pensare che c’è troppa estensione di possibili competenze più o meno accettate dall’industria, cosa che si traduce spesso in sfruttamento e difficoltà di misurazioni veritiere.

Alcune figure incompetenti e senza vera passione o capacità intrinseca nella materia dovrebbero essere semplicemente respinte dalle aziende, mentre invece è noto che vengono lasciate passare per motivi di body rental o per errori degli HR.
Al voto di laurea spesso non corrisponde la reale abilità concreta, dunque il problema inizia nelle Università. Chiaramente non tutte le professionalità necessitano di una laurea ma allo stesso tempo non basta un bootcamp.

Esistono delle persone naturalmente portate.
Ma spesso sono scelti “personaggi lavorativi” che si rivelano un peso per i gruppi di lavoro ed iniziano però una carriera di job-hopping grazie alle credenziali farlocche acquisite con mesi o anni di esperienza in certe aziende, magari improduttivamente o spesso addirittura creando problemi e fastidi.

Allo stesso tempo persone molto valide sono scartate perché hanno magari una laurea di tipo leggermente diverso e non hanno un modo per certificare la loro sincera intenzione di lavorare in tale ambito.

Dunque la professionalità vera dell’IT, che accomuna chi è davvero capace, è sminuita e inflazionata da questo range possibile di competenze più o meno accettate, che vanno senza soluzione di continuità da chi ha fatto un banale bootcamp con i boyscout al mega architetto IT o al mega esperto cyber.

Forse si dovrebbero introdurre delle licenze, limitando il numero dei vari gradi, evitando anche di lasciare al malcostume delle aziende e degli HR di poter stabilire unilateralmente chi ha valore e chi no sul mercato e sui progetti, incluse alcune promozioni nelle aziende stesse, che lasciano di stucco tutti gli altri (e no, le giustificazioni addotte sono fuffa).

Forse è la mancanza di una decente strutturazione propria, cioè esterna alle consuetudini, alle sigle e alle classificazioni aziendali stesse, funzionali allo sfruttamento a qualsiasi livello, che porta alla situazione attuale.
Ce ne vorrebbe una portata avanti in modo indipendente, chiedendo allo stato di riconoscerla, evitando magari gli errori fatti in passato con altri tipi di licenze e ordini, ma separata dal mercato del lavoro, almeno come prima istanza di barriera.

Altre categorie hanno esposti fior di riconoscimenti di categoria che nel tempo costituiscono anche un ragionevole moat professionale, mentre gli IT sembrano molto ingenui da questo punto di vista, e perdono tempo a difendere i loro stessi sfruttatori purché gli concedano un po’ di job-hopping.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 10 days ago

Una licenza per i Freelance?

Come sapete un elettricista o un caldaista devono possedere una licenza per metter solo piede in casa vostra, ma non un freelance sul prezioso sistema IT della vostra amata Pincopallo srl.

Negli ultimi anni sempre più influencer (i cosiddetti hustlers) hanno istigato giovani developer a mettersi in gioco fornendo a piccole imprese i propri servigi in ambito IT, istruendoli su come ottenere il massimo compenso col minimo sforzo, al punto che con qualche cold-email ben assestata si potrebbero agguantare incarichi per decine di migliaia di euro, da portare a termine con AI o con template vari, seguendo magari uno schema business dal loro corso pdf.

Innumerevoli forfetari sono stati attivati, a volte a vuoto, sulla scia dell’esaltazione trasmessa da tali influencer, che a volte lo fanno anche a fin di bene, dando dei buoni consigli per valorizzarsi sul mercato senza svendersi.

C’è però un problema di competenza e responsabilità.

E anche i veri esperti potrebbero essere tentati di fornire progetti e interventi di dubbia qualità pur di accaparrarsi guadagni facili, stante l’assenza di responsabilità per ciò che si fa.

Di recente era stata proposta l’introduzione di una licenza per i vari gradi di operatore IT, di cui faccio miei solo alcuni aspetti.

Secondo me essa sarebbe utile in area freelance, per proteggere sia la professione con un moat, sia per proteggere quelle piccole aziende che avessero l’apprezzabile idea di dare una chance a chi si proponga loro con cold-email ma senza ricevere in cambio alcuna garanzia sulla qualità e affidabilità dell’intervento, o addirittura andando incontro a problemi seri. E poi nemmeno gli esperti sarebbero garanzia senza una vera responsabilizzazione.

Tra l’altro i più scaltri potrebbero accaparrarsi gli incarichi producendo roba con lo stampino.

Sono cose invitanti e democratizzanti ma che hanno dei risvolti negativi.

Inoltre l’utilità della licenza si potrebbe estendere anche a quali candidati siano accessibili alle aziende, in barba ai loro HR, incompetenti nell’ambito.

Cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 11 days ago

Essere Job-Hopper senza saperlo

E' ormai un fenomeno sociale il dilagare delle candidature a pioggia per persone che cercano un lavoro o vogliono cambiarlo.

A causa di ciò i processi di selezione sono inefficaci e disordinati, più del solito, oltre che tradizionalmente ingiusti.

Le persone che già lavorano, immerse nella tossicità e nell'insoddisfazione, per motivi che oscillano fra proprie questioni interiori, ricerca di maggiori compensi e persecuzioni reali ricevute sul lavoro, non fanno che pensare ossessivamente alla possibilità di cambiare lavoro, e le piattaforme con i loro ghost-jobs sfruttano e alimentano questo fenomeno.

Ma molti sono davvero in situazioni lavorative quasi disperate per cui non si tratta dei cosiddetti job-hoppers, o almeno non sanno di esserlo.

Le dinamiche negative del job-hopping e del candidarsi a qualsiasi annuncio appena compare, spesso con l’AI, sono quindi acuite dalle vere necessità di cambiamento o fuga delle persone dai posti di lavoro tossici, e viceversa.

Insomma il mercato del lavoro è teatro di fenomeni sovrapposti, contemporanei, paralleli e questo deve essere prima o poi preso in considerazione dalla legislazione, poiché non è ammissibile che finalità diverse, con differente grado di serietà e differente necessità di garanzie, interferiscano le une con le altre.
Le stesse aziende potrebbero anche preferire solo alcune modalità, basandosi magari sull’abbondanza apparente di certi candidati, ignorando completamente gli altri.
Inoltre ciò innesca circoli viziosi da cui la società fatica ad uscire.
Per esempio il fatto che oramai gli junior non vengano nemmeno presi in considerazione (sono automaticamente filtrati e poi gli annunci sono solo per job-hopper, consapevoli o meno, volenti o nolenti) fa sì che alle aziende non rimanga che continuare ed insistere con i passaggi di lavoratori già skillati fra un’azienda e l’altra, cosa che può funzionare solo se di fatto i lavoratori prestano il loro servizio temporaneamente presso ciascuna impresa, se la matematica non è un’opinione.

Mentre invece si potrebbe aumentare l’head-count tranquillamente se si scegliessero persone davvero meritevoli anche fra gli junior o altri assimilabili.

Cambiare azienda dovrebbe essere la cosa più normale del mondo per i singoli quando ne hanno bisogno, lo desiderano o semplicemente ci sta, ma non come fenomeno di massa, cosa che tra l’altro fa scattare ulteriori protezioni da parte delle aziende.
Infatti quando tutti vogliono trovare un lavoro il sistema delle selezioni collassa, essendo fra l’altro privo di regole legali.
Leggete anche i miei ultimi post:
https://www.reddit.com/r/Universitaly/comments/1t9xl46/ma_la_laurea_nellinformatica_serve_davvero/
e
https://www.reddit.com/r/ItalyInformatica/comments/1t9xp6l/con_lai_i_sistemi_informatici_stanno_cambiando/
Cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 12 days ago

Con l’AI i sistemi informatici stanno cambiando?

Se avete notato, rispetto a qualche tempo fa è scomparso completamente l’hype dei framework, quelle sovrastrutture quasi obbligatorie senza le quali eri considerato un developer naif.
In pratica non si poteva scrivere una riga di PHP senza passare per Laravel, o di Javascript senza passare per React (tanto per citare solo quelli noti al grande pubblico).
Ora con l’AI se ci si limita a creare piccoli script sicuramente funzionanti con l’AI, il che non è affatto difficile, si possono ripensare i sistemi senza quei framework che, diciamocelo, servivano solo come livello di controllo al proprio codice, con lacci e lacciuoli, tanto che era impossibile sbagliare poiché con i framework opinionated in pratica il compilatore si accorgeva se stavi uscendo dal seminato o la facevi fuori dal vasino.

Allo stesso tempo però alla fine ti riducevi a ricostruire una sorta di semplicità spogliando il progetto dalle varie sovrastrutture spesso malfunzionanti e inadatte ai veri casi d’uso, per esempio anche con Flutter-web.

Oggi tutto questo controllo da parte del framework-chioccia non serve più e si può finalmente ritornare a scrivere codice puntuale che faccia quello che deve fare al meglio lasciandoci paradossalmente l’ownership, il che sembrerebbe strano se lo script è generato dall’AI, o controllato da essa come verifica delle modifiche e personalizzazioni fatte dal developer.
Insomma una ventata di freschezza e un sano ritorno al coding come era prima.
Altri esempi si potrebbero fare in altri ambiti.
Questo però pone il problema di creare una licenza per gli operatori IT, con vari livelli, un po' sulla falsariga di altre professioni come i medici, gli elettricisti, etc.
Questo sarebbe anche un modo di difendere la professione dalle minacce della globalizzazione e del mercato.
Cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 12 days ago

Ma la laurea nell’informatica serve davvero?

Informatica, Ingegneria informatica e titoli simili servono davvero?

Se sono nozionistici e non preparano al mondo del lavoro, dove aziende fameliche cercano chi sappia fare in concreto le cose a livello ben oltre lo junior sin dal primo giorno?

Non sarebbe meglio avere una formazione snella, percorsi personalizzati, con certificazioni leggere e modulari per essere già pronti, e comunque freschi invece di perdere tutte le energie a causa degli abusi accademici?
Essendo così pronti ad accogliere una breve ma intensa formazione (che bisogna pretendere) sulle peculiarità delle singole realtà aziendali.

Sembra che lo scollamento dell’Università rispetto al mondo del lavoro non sia dovuto solo al fatto che la prima prepari ad ampio spettro e a largo raggio, su cose che magari verranno fuori e serviranno quando meno te lo aspetti, su progetti di frontiera o in situazioni emergenziali o architetturali.
Piuttosto sembra che la corruzione imperante nell’Università la renda proprio obsoleta e che le nozioni utili si perdano in un mare magnum di cose oberanti, funzionali ad avere molti professori, molti iscritti e pochi laureati, con ingiustizie che a volte colpiscono i migliori, e proprio nelle Università serie e blasonate.

Per un pezzo di carta che poi oggi non vale molto nel privato, diciamocelo, se non per le aziende body-rental come appiglio per decidere come tariffare una risorsa, o per gli HR sempre bisognosi di griglie interpretative per cose che non conoscono, e che poi magari prendono le persone peggiori in base al “casting” che fanno nelle selezioni.

Inoltre appare evidente che non tutti i laureati sono equivalenti o sono destinati a gestire gli stessi livelli di astrazione informatica.
Non sarebbe meglio basarsi su prove tecniche fatte in modo sobrio (quindi non à la LeetCode)? 
O tenere in considerazione i veri progetti personali e non solo lo slop depositato su GitHub?

Magari anche di persone provenienti da altre discipline ma capaci.

Per definire cioè, insieme al piano di studi, il proprio effettivo livello e quindi “destino” informatico?
Senza però poi preferire i “personaggi lavorativi”, o semplicemente chi appare “vincente”, a chi è davvero capace e vuole inserirsi in un’azienda o collaborare.

E per le aziende sarebbe sicuramente opportuno adeguare i propri wokflow in previsione di inserimenti facili di persone “normali”, e non solo di chi accentra su di sé innumerevoli competenze e può già gestire in proprio un sistema complesso.

La complessità dovrebbe cioè rimanere prerogativa del “sistema azienda” e non del singolo lavoratore.

Chiaramente alcune figure di base oggi vengono a sparire, come i code-monkeys, e nessuno può più accontentarsi di essere solo un coder mediocre per essere preso in considerazione.

[Attenzione qui]
Inoltre non sarebbe forse bene introdurre licenze specifiche per i vari ambiti informatici, specie quelli più delicati, come è in altri campi tipo elettricisti, medici, etc, come era stato proposto da un altro redditor?

In modo che soprattutto, aggiungo io, chi opera in freelance si prenda le responsabilità dei suoi progetti e si eviti così l’harvesting di commesse e contratti tramite slop AI?
O di interventi risolutori sui sistemi che però aggiungono debito tecnico?
In fondo alcuni professionisti IT non sono proprio dei “medici” dei sistemi informatici?

Le aziende sarebbero automaticamente fornitrici di copertura per chi non ha la licenza mentre i laureati la otterrebbero in modo abbastanza diretto, magari con un esame di stato per i tier più alti (ci sarebbero infatti vari gradi di licenza).

Questo costituirebbe anche un moat per la professione.

Il web è infatti pieno di influencer che invitano a mettersi in proprio, e istigano a chiedere compensi molto alti (per valorizzarsi e non essere rinunciatari, certo, questo l’abbiamo capito e ha un senso) ma in cambio di slop AI o template raccattati qui e là, per non parlare dell’off-shoring/near-shoring selvaggio che minaccia i job-hoppers e chi è in full-remote soprattutto, categorie costrette da ora in poi ad essere “imprenditori di sé stessi”.

O della scrittura diretta da parte dell’AI nei sistemi in produzione, fatta per andare al risparmio o per seguire la moda, una cosa che va evitata a tutti i costi, foss’anche con l’introduzione di responsabilità professionali come con le licenze per l’appunto.

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u/hrbullshit — 12 days ago

Il full-remote fa male alla natura?

🐝Letture domenicali🌼
(2 min)
Il full-remote può essere una condizione fantastica, con indubbi vantaggi per le persone e per la società.
Sono in molti infatti a chiedere che il full-remote sia adottato dalle aziende, almeno per certe professioni e situazioni privilegiate. 

Questo per l’appunto pone un problema già studiato da decenni.
Se è vero che il full-remote permetterebbe di recuperare i borghi abbandonati, è anche vero che molti scelgono una via più simile all’abusivismo edilizio.
Molti sognano infatti il classico idillio della villetta in campagna o in riva al mare, cosa ovviamente non sostenibile per le masse, rifiutando in maniera preconcetta l’idea di vivere in città, magari usando i mezzi pubblici e cercando di migliorare le cose in maniera civica e democratica.

I tipici sogni delle coppiette si realizzerebbero, con la sapiente guida degli onnipresenti agenti immobiliari, in case sempre più grandi con sempre più area intorno, dove lavorare producendo slop o, se manager, leggendo le classiche email e facendo call, e per alcuni è già così, travestito da “modernità illuminata”, un po’ come chi acquista le giganti auto elettriche (che non passano nelle strettoie dei borghi).

Per giustificare il full-remote, o come conseguenza di esso, in pratica ci sarebbe un’invasione di sobborghi e zone rurali o naturali, cosa già avvenuta in molte nazioni con conseguenze negative accertate per l’ecosistema e per i locali, anche perché alla fin fine ci si porta dietro tutta la civiltà con annessi e connessi, materialmente e mentalmente.
Nei casi meno gravi si avrebbe quantomeno gentrification e snaturamento culturale delle zone invase.

Insomma si tratterebbe dell’ennesima propaggine del consumismo senza limite e del boomerismo più intransigente. 

Il full-remote toglierebbe gli ultimi vincoli prima del dilagare totale verso l’invasione e l’espansione umana incontrollata.

Un fenomeno simile all’over-tourism, laddove quando ci si stanca di una location si provvede a rimettere la casa sul mercato ad un prezzo maggiorato, non sia mai che si debba rinunciare a qualche vantaggio del capitalismo finanziario più sfrenato.

Voi cosa ne pensate? Volete partecipare allo scempio della natura o invece ad una società organizzata e sobria?
Questo post non riflette le mie preferenze personali sul full-remote ma solo riflessioni doverose che tutti dovrebbero fare in sincerità.

u/hrbullshit — 13 days ago

I genZ junior rifiutati dalle aziende

TLDR: I giovani sembrano avere dei valori incompatibili col lavoro, oppure esiste una narrazione falsata su di essi?
(lettura 3 min)
In alcune discipline come l’informatica, capacità e competenze sono cangianti e poco definite. I requisiti sugli annunci di lavoro lo confermano.

Alcuni senior, a causa degli impegni, sono giocoforza obbligati a fornire una claudicante formazione agli junior, diffondendo però una narrazione alterata su questi ultimi, basata su luoghi comuni, volta ad esagerarne alcune caratteristiche negative, in modo da risaltare meglio e definire una propria identità, specie nel rapporto con i manager e gli HR, cosa collegata col job-hopping, l’elefante nella stanza di ogni discussione.

Inizialmente previsti per aiutare i senior, gli junior sempre più sono invece da loro aiutati anche per i compiti più semplici dato che manca la formazione ufficiale da parte dell’azienda.
Gli junior dalle loro descrizioni sembrerebbero degli zombie che per anni si aggirano nelle aziende incapaci dei più semplici compiti, per i quali debbono essere tenuti per mano nel migliore dei casi, incapaci da soli di tenere il passo con le evoluzioni della tecnologia e del business.

Spesso sono abbandonati a loro stessi, dopo esser stati scelti per motivi non meritocratici. La loro figura esce gradualmente dal mercato, creando una frattura insanabile nella filiera dei talenti, che le aziende credono di tamponare con l’AI.

In realtà non durano più tanto: essi sono licenziati appena assunti a causa di alcuni valori per loro imprescindibili, come l’auto-espressione, una cosa molto bella finché non collide con le libertà e le prerogative degli altri, magari già integrati in azienda.
Si possono sentire delle singolari repliche ai richiami fatti dai manager ai genZ sui luoghi di lavoro, sintetizzabili nel concetto “Io sono fatto così”.
La scuola giustamente insegna la tolleranza e il rispetto delle differenze, nozione ovviamente subito rigirata a proprio favore. Ecco che vengono messi discretamente alla porta prima della fine del periodo di prova.
I datori di lavoro preferiranno presto dei cloni AI fatti su misura alle persone reali.
Forse i social, i talent e i reality hanno profondamente modificato la psiche di questi giovani, tendenti al narcisismo o peggio ancora all’autismo.

I manager cercano persone che siano sul pezzo, motivate, ma le selezioni si basano sul galateo che oramai tutti conoscono, facilmente falsificabile con dei valori di facciata, sotto i quali ci sarebbe una spiccata tendenza a curarsi di sé più che dei progetti.

Ci sono poi anche altri fattori, come la preferenza spiccata verso il full-remote, considerato moderno rispetto a vecchie modalità non sostenibili. Questo però nasconde il dare per scontato da parte delle nuove generazioni di poter svolgere solo un certo tipo di lavori privilegiati, escludendo dalla visuale tutti gli altri impieghi (eccetto per chi umilmente decide di rivolgersi ai lavori blue-collar), come pure i lati negativi di quelli che sembrerebbero da loro ricercati.

Ovviamente ci sono delle differenze generazionali che stanno pesando, ma forse sta emergendo una narrazione distorta dovuta a come le selezioni vengono effettuate, cosa che si riverbera addirittura nei media e nella percezione che la società ha dei genZ o i giovani in generale.

Gli stessi valori aziendali liberisti e affaristi si sono estremizzati al punto che un normale atteggiamento delle persone rispetto al proprio work-life balance diventa una devianza.
I tipici luoghi comuni e le tipiche incomprensioni fra generazioni questa volta stanno venendo cristallizzate in maniera più solida nella narrazione ufficiale, almeno se si continua ad incaricare le stesse professionalità HR di fornire dati e interpretazioni degli stessi.

Ovviamente non sono questi i veri junior validi, spesso scartati e neanche mai assunti, che nessuno sa che esistono in realtà, ma ci sono.
E’ possibile che le tecniche e le modalità di selezione, spesso anch’esse simili a dei casting, siano così scadenti da rischiare di distruggere le aziende stesse?

Se c’è davvero scarsità di talenti non sarebbe meglio abbandonare i “personaggi lavorativi” fissi e chiedere umilmente a persone anche provenienti da discipline diverse ma di notevole capacità di occuparsi dei problemi delle aziende? O lasciarle proporsi autonomamente come spesso accade, però venendo ottusamente ignorate?

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u/hrbullshit — 13 days ago

Job-hopper & Full-remote: il connubio più temuto

Pillola HR (10 secondi)

Il full-remote si sta diffondendo come ricetta di vita fra le nuove generazioni e presenta indubbi vantaggi che non stiamo qui a discutere, essendo a tutti evidenti. Molti valutano anche l'ibrido come forma di flessibilità sufficiente.

Esiste però una casistica che le aziende temono particolarmente, quella dei job-hopper in full-remote, in pratica dei freelance, che però così evitano qualsiasi rischio e lato negativo di essere imprenditori di sé stessi.

Ecco i vantaggi che gli scaltri lavoratori vorrebbero riservarsi:

-avere sede fissa di lavoro a casa ma cambiare spesso azienda

e durante le ore lavorative:

-candidarsi ad offerte di lavoro

-studiare per cambiare lavoro

-prepararsi ai colloqui

-fare colloqui.

C'è amore/odio fra aziende e job-hopper dato che dopo la diffidenza iniziale li accolgono sempre a braccia aperte nell'organico, mentre altri lavoratori vanno via. Questo è possibile anche a causa delle lacune della legge.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 15 days ago

Coppie in full-remote

No, oggi non parliamo di crisi coniugali, ma di un fenomeno che potrebbe presto verificarsi se il full-remote prendesse piede, come da molti auspicato.
C’è chi parla di diritto al full-remote e i vantaggi sarebbero grandi per la società e per le persone, anche se molti fanno notare i problemi che potrebbero sorgere.
Pensate per esempio a coppie in cui entrambi i coniugi o partner siano in full-remote, dovrebbero probabilmente avere due stanze attrezzate e dedicate, specie se fanno call durante l’orario lavorativo, e si incontrerebbero ogni tanto alla macchinetta del caffè in cucina, proprio come in azienda.
A causa del caro affitti poi, nel tempo anche i figli potrebbero trovare lavoro full-remote mentre ancora abitano coi genitori, forse per sempre, e avere bisogno ciascuno di una stanza lavorativa, e ogni tanto la famiglia si riunirebbe in cucina per le dovute pause.
Insomma il full-remote per tutti non sembra un’opzione realistica perché in casa sarebbe il caos.
Oppure pensate a condivisioni di appartamenti in cui ognuno lavora nella sua stanza, veri e propri uffici di fatto, ma non vorrebbe incontrare alla macchinetta del caffè i coinquilini sozzi e rumorosi.
Cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 15 days ago

Come da sempre è noto, molte persone studiano all'Università o in corsi avanzati a causa delle pressioni della famiglia, della società, dei pari.
Molti si autoconvincono, anche a livello di identità personale, che ci sia un percorso ben definito di studi, al di fuori del quale si è delle persone non realizzate, se non proprio fallite, quanto meno "stupide" in quanto solo diplomate alla scuola superiore, di categoria inferiore quindi, cosa falsa a vedere tante persone colte che non sono laureate, a volte addirittura esperte di una materia più di altri.
Ovviamente non basta laurearsi per diventare davvero un esperto o un cultore della materia, mentre solo alcuni studiano per seguire una propria vocazione e sono quindi rispettosi delle minuzie e dei risvolti della propria disciplina.
Del resto non sta scritto da nessuna parte che si possa seguire semplicemente il proprio estro, molti quindi fanno ragionamenti più pragmatici e scelgono i corsi di studio più in voga o che più hanno sbocchi lavorativi.
Non sempre però ciò corrisponde a trovare un lavoro consono o nel settore specifico, anche per i più meritevoli, infatti sta tutto poi al mercato del lavoro e alle proprie capacità di "vendersi" in senso buono, di non scoraggiarsi, e così via.

A volte occorre accettare dei compromessi etici, specie quando il settore in cui si vorrebbe entrare ne è già inquinato e condizionato, pena perdere la propria occasione.
Tutto ciò ha però un prezzo, tanto che possiamo sicuramente dire che l'ambiente universitario è comunque soggetto ad abusi accademici che spesso colpiscono persone meritevoli ma ignare di come ci si deve muovere, o semplicemente dei capri espiatori. Il tutto serve a diminuire il numero di laureati mantenendo alto il numero degli iscritti, in una programmazione sotterranea che già prevede che certe ingiustizie vengano perpetrate.
Essere preso di mira o farsi facile bersaglio è fatale.

E così nel mondo del lavoro. L'atteggiamento degli HR e dei recruiter unito alla mancanza di regole legali completano il quadro. Ecco perché molti si mettono a fare concorsi, e non a torto.

Oggi con l'avanzare dell'AI sta succedendo un fenomeno peculiare: le persone che più ne sono colpite sono proprio quelle che provengono da quelle famiglie che si sarebbero "vergognate" se i loro figli non si fossero laureati, e per questo li hanno esasperati per ottenere o inseguire un bullshit job, magari ben visto, oppure li hanno costretti a scegliere delle strade perché promettenti lavorativamente parlando.

Molti avrebbero voluto ingenuamente seguire le proprie passioni, cosa che come già detto non sta scritta da nessuna parte, specie per i wannabe artisti e cose di questo genere, che cocciuti spesso intasano ogni canale per chi ha vero talento.
Se addirittura fanno gli studi in quei settori specifici sono i più intransigenti nel voler trovare un lavoro nell'ambito, cosa materialmente non possibile.
Ciò include anche quelle professioni ricercate che danno prestigio, tipo giornalisti, fotografi, moda, citate a mero titolo esemplificativo, ce ne sono diverse infatti e molti le inseguono ad oltranza se hanno le spalle coperte o sanno muoversi, ma i posti disponibili sono intrinsecamente pochi.
Quindi si trascinano, brigano, fanno gavette, accettano compromessi, tutto per non fare quei lavori pratici, concreti e utili che sarebbero utili alla società, ma di cui loro o la famiglia si vergognerebbe, anche se non avendo del resto vero talento ciò sarebbe del tutto appropriato per molti di loro.

Ora vorrebbero anche sfruttare l'AI per generare una sovraproduzione di schifezze andando ad intasare ancora di più i vari canali dell'attenzione delle persone o degli addetti ai lavori.
Includiamo anche i SEO e figure equivalenti, e tutti quelli che hanno insomma largamente enshittificato internet.

Ma l'AI in generale sta eliminando tante figure lavorative considerabili Bullshit Jobs, spesso proprio quelle che sembravano accessibili un tanto al chilo con certe lauree, magari quelle propugnate dalle famiglie.
Questa sembra proprio una beffa per quelle persone che hanno comunque più o meno studiato e sostenuto degli esami con una certa fatica, facendosi piacere materie orribili o a loro estranee.

Ciò va associato al fatto che spesso l’Università non prepari al mondo del lavoro e che a volte si possa anche scegliere un percorso di studi che a ben guardare poi non soddisfa le proprie aspirazioni o i propri talenti.

Forse si dovrebbe passare ad una formazione più libera e modulare.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 16 days ago

Il nuovo CCNL STEM - Quali aziende lo useranno?

Avete notizia di questo nuovo CCNL?
CCNL STEM
36 ore
40% smart-working
lavoro per obiettivi
diritto alla disconnessione
budget per la formazione
matrice carriera
tutele brevetti
partecipazione agli utili.

Sarà utilizzato o è un CCNL pirata o poco più?

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u/hrbullshit — 17 days ago

Pillola HR (lettura 15 secondi)
Sulla scia di questo post recente https://www.reddit.com/r/LavoroSenzaFiltri/comments/1t3fi75/lai_ci_sostituir%C3%A0_secondo_me_no/
Chi ha il posto fisso garantito dallo Stato non deve temere l’AI dato che della sua produttività non frega nulla, lo stipendio gli arriva lo stesso. Lo Stato infatti dà lavoro ad una moltitudine di persone che forse sarebbe meglio avessero un sussidio minimo. Ma per loro nessuno si indigna o rema contro. E hanno anche ferie e malattia.
A parte gli scherzi, ecco uno studio sul FTE (full time equivalent) relativo al potenziale uso dell’AI nella PA milanese
https://doi.org/10.5281/zenodo.18282094
forse applicabile anche in generale nelle aziende.
Eventualmente leggete solo le parti rilevanti, io non ho letto nemmeno quelle.
Ecco anche il video dove l’autore è intervistato e spiega il tutto
https://www.youtube.com/watch?v=lwWdO0N5lwU

Io comunque non ci tengo a che l’AI gestisca le pratiche della PA, meglio efficientare gli uffici e stimolare gli impiegati.
Inoltre meglio comunque un’economia al servizio delle persone e non viceversa, con lavori utili e concreti, magari facciamoli fare a chi ha il posto fisso statale, lavori socialmente utili.
Ben venga anche una certa quota di assistenzialismo, purché però anche il privato si avvicini al pubblico per quanto riguarda le modalità di selezione, con garanzie legali per le persone.
Per il resto l’economia è meglio che sia fondata sullo scambio di beni e servizi fra persone, con le aziende sullo sfondo.

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u/hrbullshit — 18 days ago

L'AI sta diventando sempre più umana, potendo sostituire direttamente alcuni lavoratori.
Questi stanno iniziando una forma di protesta silenziosa, un boicottaggio simile al quiet-quitting, in quanto lavorando bene stanno in realtà migliorando il training delle AI che li sostituiranno. Quindi meglio lavorare male.

In realtà questo tipo di AI presuppone che le persone preferiscano interagire con altri umani per certi compiti, quindi gli utenti noteranno certamente la differenza oppure lo considereranno un affronto.

Le associazioni di consumatori, o i "ribelli" contro l'AI, avranno certamente gioco facile, dato che sarà facile criticare quelle aziende che "sostituiscono" letteralmente i lavoratori umani.
Si potrà sempre dire che manca un certo tipo di qualità, cosa del resto vera, una mancanza ineliminabile.

Si pensi infatti al modo stereotipato di scrivere dell'AI, condizionato dal training omni-comprensivo, dai prompt di sistema, dai guard-rail, dal tipo di prodotto, e così via, niente a che vedere con la scrittura umana che può decidere a quali parole o a quali concetti dare maggior peso a seconda delle proprie finalità o dello spirito del tempo, p. es. in relazione alla recente attualità, al contesto o alla cultura.
L'AI invece fornirà sempre un risultato "medio", quindi se vogliamo mediocre intrinsecamente.

L’umano sarà sempre un passo più avanti nel saper riconoscere e rifiutare le sue stesse imitazioni, almeno quando sono francamente inutili.
Possiamo pensare che si affinerà il gusto umano in risposta al crescente slop AI, forse anche l'orgoglio delle nostre capacità.

Inoltre siccome molti servizi saranno automatizzati e migliorati già di per sé, quindi non avrà molto senso proporre cloni umani, che rallentano solo un processo che un sistema ben fatto saprebbe portare avanti.

Possiamo dunque dire che la necessità di uso dell’AI nei processi è paradossalmente dovuta al fatto di non aver ancora automatizzato gli stessi mediante software ben fatto, laddove si usano infatti ancora umani.
Quando i processi saranno ottimizzati, paradossalmente le grandi capacità imitative del’AI saranno meno importanti, quindi si arriverà ad un plateau, diciamo ad un giusto equilibrio fra automazione e lavoro umano.

Certamente ci saranno grandi cambiamenti e diminuzione dell’head-count in alcune professioni ma sarà piuttosto dovuto ad un cambiamento generale, in cui l’AI avrà certamente un ruolo importante ma non di completa sostituzione.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 18 days ago

Pillola HR (lettura 10 secondi)
Se ho capito bene (non seguo la politica), alcune norme recenti assegneranno gli incentivi soltanto a quelle aziende che assumono aumentando realmente l’head-count, quindi non a chi gioca al gioco del turnover continuo o del job-hopping a somma zero, che tanto sfacelo ha creato sul mercato del lavoro negli ultimi decenni, specie per gli junior, assieme al limite di età per beneficiare degli incentivi che in concomitanza ha creato un ageism spietato e paradossale per i giovani.
Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 18 days ago