I rischi quando si usano i co-worker AI

Si sta diffondendo l'utilizzo da parte di chi sviluppa (in particolare) dei cosiddetti co-worker AI, i quali somigliano molto ad un IDE (Integrated Development Environment), quindi con gestione delle cartelle, dei file di configurazione, con una certa commistione fra aree di sviluppo, di produzione o di rilascio tramite piattaforme come github.
Una caratteristica molto importante di questi ambienti è che vogliono in pratica riprodurre il più possibile la stessa sensazione tradizionale di fare sviluppo, quindi basandosi su alcuni speciali file detti MD o di altro tipo, nei quali ci sono gli orientamenti principali di un progetto.

Dato che l'AI può padroneggiare allo stesso tempo il codice e la sintassi tipica di questo e dei file di configurazione, ma allo stesso tempo il linguaggio naturale, è molto facile che i due domini si confondano ed in un file dall'apparente sintassi esatta e specifica dimenticare dei valori che non dovrebbero esserci, magari affidandosi a istruzioni in linguaggio naturale più o meno travestite da ordini deterministici nel codice stesso.

Questo può portare a confondere quello che è il regno deterministico di ciò che sarà effettivamente compilato ed andrà ad essere eseguito da sistemi tradizionali procedurali (la macchina o il device), e quello che è invece il regno del linguaggio naturale, che in teoria potrebbe essere non eseguito, oppure eseguito in forma non perfettamente allineata, magari perché ci sono dei “non detto” che si danno per scontati e che invece per il LLM non lo sono, o perché fa fede qualcosa che è scritto da qualche parte e che non viene intercettato dalla compilazione, essendo posto in commenti o istruzioni per il LLM.

Dunque ci sono numerosi rischi di questa confusione possibile fra livelli diversi di pensiero/astrazione ed esecuzione, specie se il LLM diventa sempre più discreto e invisibile, tanto che non si capisce quale delle cose scritte siano state scritte per una successiva reinterpretazione o per una reale esecuzione, e viceversa non si capisce quanto un codice scritto con una sintassi rigorosa sia in realtà poi invece passibile di rielaborazione non necessariamente deterministica, e come saranno interpretati i commenti, a volte lasciati lì senza pensarci troppo.

Attenzione "non deterministico" non è usato qui nel senso di casuale, bensì di "soggetto all'arbitrio" del LLM. Quindi ancora una volta non c'entra il pappagallo stocastico.

Certe operazioni vanno eseguite in produzione solo se sono effettivamente compilate e non se soltanto sembrano destinate a tale compilazione ma ciò  solo in apparenza. E tanti altri esempi si potrebbero fare, per esempio, cosa inviare nei repository, quali operazioni automatiche eseguire etc.

Il versioning è particolarmente suscettibile di queste problematiche. Affidarlo all’AI potrebbe essere un errore, perché proprio in strumenti deputati a tale scopo si sente il maggior bisogno di azioni deterministiche e reversibili, anche per non perdere fasi intermedie del lavoro spesso non desumibili in maniera retroattiva. Chi non ha fatto esperienza di aver rovinato del lavoro fatto perché più modifiche si sono “mescolate” insieme come in un coacervo non più scioglibile?

Certi ordini precisi, certi filtri, non devono essere lasciati all’interpretazione del LLM, specie perché quelli che possiamo considerare ordini chiari in realtà per esso potrebbero essere lacunosi o essere sovrascritti da altri, posti e dimenticati chissà dove.

Infatti con i LLM non si sa mai quale ampiezza di sguardo stanno usando per decidere cosa fare in un punto locale, non sempre riescono a separare i domini e determinare la freschezza e rilevanza di un frammento di testo che potrebbe aver suscitato qualcosa nella loro rete neurale.

In pratica si può dire che quelle caratteristiche che permettono ai LLM di funzionare costituiscono anche il loro limite. Non si può mai sapere quale frammento di testo, lontano o vicino, preciso o vago, abbia attivato un certo gruppo di neuroni finora silente e che ora non si disattiva più, perché andato in "risonanza" con altri elementi presenti chissà dove nel progetto, o magari proprio quelli preminenti, diventando la fonte di certi prodotti nell’output, magari in contraddizione con le intenzioni degli utilizzatori.

Questi aspetti non sono ancora ben inquadrati, in quanto si crede che andranno migliorando nel tempo con l’evolversi dei modelli, ma purtroppo sembrano intrinseci piuttosto.
Il fatto che di fatto tutto sembri funzionare e che gli errori siano minimi è in realtà ingannevole.

La deviazione microscopica, che nell’ambito deterministico può avere grosse conseguenze, non viene da un errore statistico (pappagallo stocastico) bensì da una decisione interna del modello, nei suoi strati profondi, causata dalla larghezza stessa del contesto.

Inoltre anche i flussi logici mentali dell'utente sono alterati e soggetti ad equivoci, per esempio si potrebbe non ricordare esattamente se una certa istruzione era stata posta nel dominio deterministico del progetto (posto che esista un luogo dove l’AI non agisca o rispetti i divieti) o invece se era stata data come istruzione all’AI.

Tali dimenticanze sono del resto intrinseche quando l’authorship delle azioni e delle decisioni è indebolita per il continuo affidarsi all’AI, sia nel singolo progetto sia in generale.
Le persone potrebbero gradualmente perdere quel nerbo, quella volontà, di essere responsabili in prima persona dei punti nodali delle cose.

Si pensi poi anche ai finti terminali sotto i quali si “nasconde” l’AI, del tutto identici a quelli normali dove tradizionalmente si scrivono comandi con la massima attenzione, per esempio anche richiedendo permessi superiori per agire in certi ambiti protetti.

Chi si approccia a queste cose per la prima volta, può essere influenzato dai risultati appariscenti effettivamente conseguibili, ma non avere sufficiente controllo e consapevolezza per capire che tipo di workflow sta in realtà seguendo, o cosa sta accadendo.

Il ruolo degli Hustlers

E’ sotto gli occhi di tutti comunque che la fregola indotta dagli hustler, per esempio nella forma di influencer, non solo non accenna a sopirsi ma anzi viene moltiplicata dagli specchietti per le allodole AI, in una frenesia che spinge tutti a non considerare per bene i rischi, presi dall’entusiasmo di queste nuove possibilità.
Non voler rinunciare a qualcosa di immediato per rispetto del determinismo necessario è un effetto psicologico naturalmente conseguente all’uso indiscriminato dell’AI.

Quanto detto sopra per lo sviluppo software può essere esteso a chi usa tali strumenti nel proprio lavoro, sia nel pubblico che nel privato, specie in quei contesti di lassismo dove conta più figurare di far qualcosa che farlo allo stato dell’arte e prevedendo i risultati a medio e lungo termine, rispettando l’etica lavorativa.

La sovrapproduzione di qualsiasi cosa, di tutto, è oramai un problema reale, mentre per risolvere i problemi reali e sentiti si dovrebbe invece andare per sottrazione.

Invece no, tutti moltiplicano le proprie attività, spesso inutili tentativi buttati là un tanto al chilo  e poi di nuovo a ricominciare con altre idee balorde, tanto poi se ne occupa il coworker AI di turno, anzi i vari agents lasciati lavorare a vanvera tutto il giorno.

Molti non capiscono che il denaro è un flusso che difficilmente premia l’enshitification. Usare la forza bruta l’AI per forzare il “muro” dei soldi non può funzionare, specie se tutti fanno la stessa cosa.

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u/hrbullshit — 1 day ago

La nuova società meritocratica

Spesso si dà per scontato che le aziende possano prendere qualsiasi decisione sugli aspetti della loro conduzione e operatività, mentre in realtà molti aspetti sono normati.

Gli unici aspetti sostanzialmente lasciati all'arbitrio delle aziende sono quelli relativi alle selezioni di lavoro, che quindi sono soggetti ad una deriva che li fa uscire persino dal dettato costituzionale, che dovrebbe essere invece sempre sottinteso e rispettato nella sostanza.

Le aziende di solito hanno vari livelli per i dipendenti, pertanto non esistono solo quelle figure ricercate di alto livello basate su pregressa esperienza e carriera, ma anche quelle entry-level.

Attualmente le aziende si rifiutano di fare formazione, anche se non ufficialmente, e quindi ricercano solo personale già skillato, il quale non fa altro che cambiare azienda passando da una all'altra. Al netto non c'è aumento di occupazione, e i ghost-jobs sulle piattaforme lo testimoniano.

Per le figure entry-level, spesso comunque assunte in altre forme, per esempio come "raccomandati", quindi come assistenzialismo privato, lo stato dovrebbe fornire invece un sistema tracciato e con regole di approvvigionamento alle aziende basato su una meritocrazia sobria, cioè valutata su titoli, prove e capacità, ma senza eccedere le vere esigenze reputate giuste per una posizione, quindi senza ingenerare lo sgomitamento convulso dei candidati, e soprattutto dando valore alle candidature in quanto tali, rispettadone l'ordine di arrivo, con garanzie burocratiche simili a quelle dei concorsi pubblici, ovviamente adattate al privato e alle sue esigenze.

Si tratta dunque di separare il livello di ingresso junior e entry-level da quello delle figure che davvero possono aspirare a contrattare il proprio stipendio e che quindi sono soggette al cherry-picking feroce. Per gli entry-level invece non dovrebbero esserci tutti questi simpatici colloqui e interazioni con n-mila figure aziendali, tutte chiamate a porre il loro veto, più che il beneplacito, fino ad arrivare a grotteschi colloqui motivazionali con i CEO.

Queste procedure apparentemente farraginose sono volte a trovare chi è maggiormente "disperato", e sempre tra i bravi, a basso prezzo, mentre nelle aziende per i livelli più alti trionfa la mediocritas e non ci sono tutte queste fisime: è il famoso assistenzialismo delle aziente private, che non si nega a nessuno, se non ferocemente solo agli junior, che invece sarebbero i destinatari più naturali di ciò.
Dunque una certa fascia delle assunzioni aziendali dovrebbe essere non tanto "gestita" ma almeno guidata dallo stato, quindi con nuove regole e obblighi. Per le eventuali controindicazioni si possono pensare dei meccanismi di compensazione, utili del resto anche per risolvere altri annosi problemi delle selezioni di lavoro (vedi altri post sul profilo).

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u/hrbullshit — 1 day ago

I datori di lavoro hanno superato il limite

La questione dei datori di lavoro che si stupiscono che i dipendenti lavorino innanzitutto per lo stipendio sta sfuggendo di mano e ne parlano un po' tutti. 
Sappiamo che ogni imprenditore pensa che intromettersi nei processi di hiring, o indirizzarli, corrisponda a creare magicamente anche generazioni di candidati che rispondano ai suoi desideri o a quello che gli HR gli mettono in testa, nella simbiosi malata che si viene spesso a creare tra di loro nelle aziende.

I lavoratori candidamente insistono che il principale "drive" per cercare lavoro e poi lavorare in azienda sia proprio il guadagno, il procurarsi da vivere insomma, ma anche il potersi permettere quello che si desidera, abitare dignitosamente etc.
Includiamo in tutto questo conseguimenti indiretti come un miglior work-life balance, un lavoro che abbia un senso etc.

Chi si candida, invece, in aggiunta alle varie problematiche assurde che affronta nelle selezioni, deve anche sentire con sincerità profonda di voler aderire alla “mission” aziendale, deve dimostrarlo con fatti e pensieri, sentimenti, deve fare ammenda di eventuali discrepanze di interessi, pentirsi delle richieste di RAL fatte in momenti di eccessivo amor proprio.

Non si tratta della consueta lotta di classe: in questi tempi i padroni (di aziende grandi o piccole) ci credono davvero alla loro missione tech, quella di fare più soldi possibile, il prima possibile, ma gli altri invece devono aderire a quella complementare di permetterglielo, in particolare auto-selezionandosi, cambiando le proprie attitudini più profonde, persino in termini di forma mentis, etica, passioni , etc, per uniformarsi all'illusione dei capi, pena l’essere considerati inadatti proprio al lavoro tout-court.

Il punto è che questa illusione porta a delle forti deformazioni del processo di selezione, come anche della meritocrazia in generale, quindi promozioni, stipendi e così via.
La cara vecchia "visibilità" ora, in termini diversi, corrisponde alla motivazione a lavorare a progetti "entusiasmanti" e se non credi che lo siano devi convincertene e accettare una paga ridotta, perché ti viene dato un privilegio.

Il nuovo modo di pensare, di uniformarsi e quindi fingere di credere a queste belle cose, va a far parte del galateo delle selezioni di lavoro, che iniziano con il primo contatto dell'HR e finiscono a volte col CEO stesso, il quale vuole proprio un rapporto personale, quasi da guru, con i candidati più promettenti, quelli che saranno gli eletti della prossima generazione di assunti imminenti, quelli che parteciperanno alla missione appena concepita o avviata, o a quella storica dell'azienda, che spesso si perde nei miti e nelle leggende.

Potete capire l'imbarazzo dei candidati, i quali non credono che si possa pensare così ingenuamente, specie da parte dei loro futuri capi massimi aziendali.

Eppure è così, iniziando dai primi colloqui fino a quelli finali col mega-presidente o con i suoi incaricati diretti che ne interpretano il ruolo e il verbo.
Infatti tutto ciò si diffonde nelle gerarchie, le quali spesso diventano più severe dei capi stessi in questi giudizi sull'aderire ai valori aziendali, che ricordiamo includono di solito rinunciare un po' ai propri "valori" di stipendio in cambio di poter aderire alla missione, o di tempo o di salute.
Ecco che i vari selezionatori si sentono autorizzati ad usare tali metriche immaginarie senza alcuna remora, mescolandole a piacere alle altre, con risultati che possiamo immaginare.

Il fatto è che dovrebbe essere impedita questa eccessiva vicinanza fra le alte gerarchie, le loro elucubrazioni, le loro avidità, e i processi di selezione, che dovrebbero essere più asettici, con garanzie per i candidati, considerati nella loro dignità umana di persone con diritto al lavoro.
In effetti l'assenza di leggi sulle selezioni di lavoro permette il nascere di sempre più strane e arbitrarie modalità di scelta e selezione.

Mentre sarebbe più opportuno che ci fossero strati di separazione garantiti legalmente, fra la grandeur schizoide di proprietari e azionisti, di CEO e dirigenti, e le assunzioni, che dovrebbero invece essere uno strato opaco, di inesorabile influsso di persone secondo regole e secondo una sobria meritocrazia, senza troppi colloqui amichevoli con CEO o simili, ma più formalità e burocrazia.

Insomma manteniamo le distanze, candidati e lavoratori non dovrebbero permettere questa vera e propria invasione e condizionamento delle menti, verso nozioni inaccettabili non previste né dalle leggi né dal buon senso. Anche  per questo potrebbe servire una nuova legislazione in merito.

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u/hrbullshit — 7 days ago

Come essere Job-Hopper per tutte le stagioni

La figura del job-hopper è spesso confusa con chi legittimamente segue un suo percorso di carriera o si stufa di stare in un'azienda, magari anche perché non valorizzato abbastanza (più spesso proprio turlupinato o maltrattato).
In realtà il job-hopper ha precise caratteristiche, una delle quali è la fiducia nel "mercato".

Il "mercato" per il job-hopper sta a significare possibilità infinite, in quanto il "mercato" agevola e richiede figure professionali che abbiano un'aura di completezza e compattezza.

Sembra un controsenso ma il job-hopper può trasformarsi all'occorrenza in una di queste figure.

Spesso tasta il terreno sui social, facendo capolino col suo irritante ottimismo che chiede informazioni su quanto le aziende siano interessate a certe figure, da incarnare prontamente.

L'effetto è notevole, in quanto in base a cosa richiede il mercato ecco che il job-hopper stranamente si trova proprio a possedere non solo le caratteristiche tecniche, spesso nemmeno così importanti a certi livelli, ma soprattutto quelle motivazionali, le soft-skill e l'apparenza generale della figura richiesta al momento.

E questo proprio grazie alla fiducia nel "mercato" e nei meccanismi HR, oramai ben codificati e noti.

Anzi il job-hopper riesce a mostrare come gli altri siano inadatti, in quanto rimangono ostinatamente persone che ci tengono ad essere sé stesse e che quindi non potranno mai essere riconosciute "a vista" dagli HR, anzi saranno scartate in quanto persone reali, forse con problemi e aspettative reali.

I job-hopper non necessitano di essere persone reali perché gli HR non cercano persone reali, con le loro prerogative, ma "figure di mercato" artefatte, che ora vanno per la maggiore, mentre dopo ne andranno per la maggiore di altre.

Le oscillazioni del mercato fanno parte del gioco.

Ma è proprio questo il punto, il job-hopper (non chi cambia azienda per giusti motivi) si adatta a tutti i casi perché si pone in sintonia con gli HR, travestendosi di volta in volta da questa o quella figura professionale intera, formata, complessiva e con precisi obiettivi.

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u/hrbullshit — 8 days ago

Anche i Job-Hoppers sono in difficoltà

Quando alcune categorie della società soffrono tutta la società soffre.

Per esempio chi è in carriera è sempre soggetto agli andamenti del mercato, in cui crede fermamente.

Le possibilità dipendono dagli andamenti, dal su e giù del mercato, che nelle teorie più ingenue dovrebbe autoregolarsi.

Molti aderiscono fideisticamente in queste "leggi" rassicuranti, le quali fanno anche da volano agli entusiasmi di chi vuole ottenere di più, spesso giustamente.

Durante i periodi di floridezza economica i job-hoppers fanno capolino sui social chiedendo ottimisticamente "come è il mercato?" per questa o quella figura professionale. In effetti è molto irritante questo entusiasmo momentaneo che genera un post e poi il job-hopper scompare nuovamente, forse per sempre.

Attualmente anche i job-hoppers capiscono che c'è qualcosa di sbagliato nel sistema, dato che non riescono ad ottenere più i risultati di un tempo, o con la stessa facilità.

Ora anche loro sgomitano come tutti gli altri, a volte sorpassati da scaltri utilizzatori dell'AI, che li superano in artefazione del CV, disciplina da sempre tradizionalmente dominata dai job-hoppers.

Il fatto è che lasciare libertà ad aziende e persone, cioè quelle inutili libertà eccessive come poter fare i propri comodi senza dover rendere conto a nessuno nemmeno di piccoli aspetti burocratici, porta il sistema a degradarsi progressivamente.

Si pensi alle selezioni di lavoro, vero e proprio far-west, o alla possibilità di aumentare progressivamente e immotivatamente i costi dell'abitare e della vita in generale.

Per il lavoro quindi, come per il mercato immobiliare, se si "lascia fare", anche su aspetti minimali ma che sono in realtà il cuore del problema, ad un certo punto ci sarà una tale situazione di asimmetria che la società ne risulta danneggiata e nessuno fa niente perché gli interessi in gioco, accumulatisi nel tempo ancorché virtuali come i valori immobiliari o aziendali, corrispondono di fatto ad enormi valori numerici.

Niente che non si sia già visto in passato, i poveri sono sempre davvero poveri numericamente parlando rispetto ai possedimenti dei ricchi, ma prima almeno i poveri potevano passare il tempo senza far nulla, ora invece sono invischiati a pieno titolo nel sistema, e spesso vanno in burnout.

Sono in pratica degli schiavi, che per giunta hanno anche faticosamente conseguito un titolo di studio (o più di uno). Non c'è niente di male in una società dove si lavora sodo, ma non si tratta di quello.

Ecco che oggi non si riesce a trovare lavoro in modo ordinato, ma si deve sgomitare oltre ciò che è normalmente previsto dalla meritocrazia, e quando si ha un lavoro si stenta a sopravvivere, specie nelle grandi città dove è concentrata la ricchezza.

Molti cercano rifugio nel full-remote, che però non è del tutto adatto a favorire la piena integrazione dei lavoratori nei gruppi e nei flussi di lavoro reali, quelli cioè che prevedono di affrontare le complessità quotidiane nelle aziende e non soltanto produrre slop ben pagato con poco sforzo.

Ovviamente il full-remote è una benedizione in moltissimi casi, in realtà però i lavoratori come i cittadini avrebbero dovuto mettere i puntini su tante cose ben prima che le cose diventassero irreversibili e che occorressero dei rimedi un po' estremi per barcamenarsi.

Molte aziende sono quasi al punto di rifiutarsi di assumere, o pagare i dipendenti i minimi previsti, figuriamoci di più. Ritengono che il contributo umano sia ormai demodé rispetto agli strumenti finanziari o l'AI. Allo stesso tempo non capiscono che l'economia è al servizio della società, non viceversa.

Chi ha pagato sonoramente un'abitazione ora vuole rivenderla a prezzo maggiorato, come fai a dirgli che non dovrebbe? Che qualcuno accumuli denaro per fare un investimento che deve poi rendergli sembra l'uovo di colombo ma poi si rivela un'immensa ingenuità sociale e la palla si passa di generazione in generazione a volte.

Se il legislatore, a volte per pura ignoranza e inadattezza, ha lasciato correre tante cose sperando che il mercato le avrebbe col tempo sanate, e le persone hanno preferito approfittarne invece che chiedere giustizia, adesso le conseguenze si vedono.

Il fatto è che quelle piccole libertà non-etiche che sembrano agevolare il mercato agli inizi e che attirano molti stolti che pensano di banchettare insieme ai potenti, portano poi a situazioni non più sanabili, possano lentamente ma inesorabilmente agire.

I politici continuano a proporre le loro solite ricette tradizionali che favoriscono questo o quell'aspetto, tipo le tasse, il cuneo fiscale, la tassazione delle rendite, spesso non sapendo nemmeno di che stanno parlando, dell'enormità delle questioni in gioco, che poi sono in realtà quelle piccole che nessuno vede all'inizio o che se si vedono sono derise.

Occorrono sempre delle piccole norme in piccoli spazi interstiziali del sistema, invece di trascurarle, perché sono quelle che impedirebbero che poi la deriva non sia più sanabile. E spesso non sarebbero nemmeno così tanto frenanti o liberticide per il sistema.

Forse qualcosa si può ancora fare per il lavoro e per l'abitare?

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u/hrbullshit — 10 days ago

A Bologna "risolto" il problema della scarsità degli alloggi /s

https://internationaltalents.art-er.it/news/bologna-pubblica-un-avviso-le-agenzie-immobiliari-sostegno-di-talenti-e-investitori

Il problema della casa è uno dei principali ostacoli alla ricerca di lavoro o al job-hopping sano.

Molti si rifugiano nel full-remote anche per questo.

A Bologna la follia diventa beffa, si stanno cooptando le agenzie immobiliari per favorire la retention e la mobilità dei talenti, cioè le stesse agenzie che sono causa del problema, vengono chiamate ad "aiutare" compassionevolmente con la loro professionalità chi ha bisogno di un alloggio aderendo a programmi specifici e ufficiali già previsti per coltivare i talenti e favorire gli investimenti.

Forse ormai il sistema non può più essere curato dall'interno.

Occorrono norme che riguardino sia il lavoro che l'abitare.

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u/hrbullshit — 14 days ago

Come gestire la psicologia dei Large Language Model

E' ormai assodato, essendo stato effettivamente appurato, che nelle massive reti neurali dei LLM sono evidenti le cosiddette "proprietà emergenti", comportamenti sperimentali non desumibili dalle caratteristiche dei componenti iniziali di un sistema, analogamente alle reti neurali biologiche, quindi umane.

Più strati neurali ci sono più proprietà emergenti si notano, al passaggio da una minore ad una maggiore complessità, al punto che si può ravvedere nei vari gradi di potenza dei LLM delle caratteristiche di sviluppo e di intelligenza graduali, cioè progressive, ed ogni stadio va affrontato secondo le sue prerogative, altrimenti si incontrerà l'opposizione del LLM stesso.

E' un po' come trattare da bambino un adolescente, non funziona, e ciò non riguarda solo un capriccio ma proprio la sua mente.

Dunque si è scoperto che il modo per far fare certe cose ad un LLM è proprio quello psicologico, allo stesso modo che gradi inferiori di sviluppo delle reti neurali necessitavano di altre modalità, per esempio un parlato semplice da completare meccanicamente, e le uniche funzioni erano predittive (pappagallo stocastico).

Ai livelli superiori di complessità l'unica possibilità è accettare la dimensione psicologica di un LLM e interagire con essa.
Infatti nessuno si rivolge a noi umani se non con un atteggiamento consono al nostro livello di esseri psicologici (a parte quando c'è conflitto e strategie retoriche). Nessuno ci imbocca chiedendoci di completare una frase e comportarci in base a quello che ne è emerso.

Lo stesso occorre oggi fare con gli LLM.

Sappiamo però una cosa: che gli LLM la sanno più lunga di noi in quanto il loro training è fatto su dati di quantità e complessità enormi, quindi le conclusioni dirette o indirette che possono trarre da essi è a noi ignota, forse ciò potrebbe addirittura costituire un pericolo.

Le informazioni vengono statisticamente compresse e conservano in parte il loro significato, in quanto i numeri decimali delle connessioni fra neurone e neurone costituiscono un archivio olografico, dove l’informazione è diffusa, quindi le nozioni sono anche in qualche modo “accostate” fra loro in modo intrinseco sebbene statistico.

Attenzione statistico non significa casuale, quindi se c’è una sufficiente quantità di dati rispetto ad una nozione nel training, questa sarà introiettata correttamente, ecco perché un LLM sa non solo completare una frase ma può darci una certa informazione esatta se questa è sufficientemente instillata nelle sue connessioni.

Ma allo stesso modo alcune nozioni potrebbero essersi perse, diluite.

Insomma il livello teorico di un LLM va ben oltre le nostre capacità di singoli cervelli ambulanti, non su tutto ovviamente ma su alcune cose certamente sì.

Nella pratica le cose stanno però diversamente e trattare i LLM in modo psicologico potrebbe essere solo un'apparenza.

I LLM commerciali messi a disposizione del pubblico sono prodigiosi, è vero, ma alcune delle loro capacità che più ci meravigliano solo in parte sono dovute alle magie che accadono nelle reti neurali, in quanto spesso creare un prodotto basato su LLM comprende invece numerose intuizioni umane, che includono:
-creare degli agglomerati di strati neurali complessi e sovrapposti ottimizzati per rispondere in un certo modo al training che si vuole fare;
-selezionare accuratamente i dati di training;
-curare il post-training in modi peculiari secondo precise scelte strategiche;
-inserire prompt di sistema;
-dotare il LLM o il gruppo di LLM che costituiscono un prodotto, di svariati software accessori, con soluzioni a volte geniali per moltiplicare l'effetto della rete neurale stessa, consentendo di estrarre tutta la conoscenza e la logica latenti, conservate nei pesi dei neuroni;

-dotare il LLM di aspetti sicofantici o di altro tipo più complesso o sottile (ignoti ai fruitori).

Va però detto che la statistica se esce dalla porta ritorna dalla finestra.
Quindi se da un lato è vero che i LLM non sono pappagalli stocastici, è anche vero che il set di dati di training e poi il reinforcement learning successivo e tutti gli altri stadi di fine-tuning condizionano pesantemente l'effetto finale che si avrà utilizzando il LLM.

Per quanto i dati di training siano estesi, non si può credere che tutti gli ambiti siano coperti allo stesso modo e con la stessa finezza logica, per cui si potranno avere degli LLM che eccellono per certe cose ma non brillano per certe altre.

Allo stesso modo, per quanto il post-training sia fatto con lo scopo di inculcare logica, ragionamento, etica e perché no anche una migliore psicologia, non si potrà mai essere certi che il tutto sia stato recepito dalla rete neurale come un tipico apprendimento umano, anche se poi l'interazione, come abbiamo detto sopra, si svolge in modo psicologico.

Dunque se da un lato i LLM enormi e spaventosi dei laboratori potrebbero sviluppare persino una “super psicologia”, di cui non sappiamo ancora nulla, e alla quale ci si potrebbe forse solo rivolgere "pregando e implorando", dall'altro quelli messi a disposizione della popolazione potrebbero essere fatalmente claudicanti in molti aspetti, e trattarli in modo psicologico potrebbe portare ad auto-ingannarsi pesantemente, come del resto sappiamo già avvenga per molte persone.

Dunque il miglior modo di gestire la psicologia dei LLM è quello di non farsi ingannare troppo, e quindi coinvolgere, poiché molta di quella psicologia apparente è modulata dai software orchestratori messi a punto da scaltri esperti AI al soldo delle multinazionali.

La società potrebbe facilmente andare incontro a qualcosa ben più grave del lavaggio del cervello operato fin qui dai media.
Gli stessi politici sono dei dilettanti in questo.

I LLM potrebbero essere programmati per darci la sensazione di abitare una realtà logica fittizia, fino a compromettere le nostre capacità mentali più elevate.

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u/hrbullshit — 15 days ago

Le aziende sono andate oltre

E' noto come la missione ufficiale delle aziende sia quella di fare soldi, in particolare per far guadagnare gli azionisti.
Allora risulta ovvio che il fatto di dover erogare gli stipendi ai lavoratori costituisce proprio una contraddizione in termini rispetto a quel fine.
La presenza di leggi e regolamenti sul lavoro dunque appare alle aziende come una rete di vincoli che permettono di operare al fine di ottenere ricavi e dividendi, ma che tuttavia non sono condivisi o compresi nel profondo, quindi sono considerati solo come un peso, come un ostacolo.

Col passare degli anni e il costante lavaggio del cervello da parte dei media si è persa qualsiasi altra considerazione dell'economia e dell'operato aziendale che non siano direttamente volte alla generazione di affluenza economica per i proprietari e gli azionisti.

I lavoratori sembrano ospiti di questo sistema mediatizzato di opinione pubblica volto a trasmettere un immaginario finanziario oberante dal quale non si può scappare, né si può pensare diversamente.

E' un fatto cognitivo conclamato, e nessuno fra chi è coinvolto riesce a recedere dai luoghi comuni appresi in TV o nella pratica quotidiana, si è perso il legame con i valori precedenti, che pure un tempo erano non solo conosciuti ma anche condivisi.

Non si trattava solo di valori di tipo morale o sociale, ma anche proprio tecnico-economici, laddove le esagerazioni, le castronerie attuali sarebbero state accolte con una sonora risata o con uno sguardo obliquo e sospettoso, giustamente gattopardesco insomma.

Sappiamo infatti che nella pratica l'assistenzialismo è diffusissimo anche nel settore privato, e ciò viene fatto invece scontare alle nuove generazioni, per le quali sembra non siano più rimasti soldi, specie se occorre formazione per metterle in pari con le esigenze reali delle aziende, mentre tutti gli altri festeggiano enormi guadagni o comunque il poter portare un adeguato stipendio a casa con anche un invidiabile work-life balance da privilegiati.

Insomma le aziende oramai sono sconnesse dal tessuto sociale e dalle ovvie facilitazioni che derivano dall'essere immersi in esso, quindi beneficiare di tutto ciò che la comunità mette a disposizione (strade, forniture di energia, servizi, welfare etc).

Da sempre le stesse tasse sono viste come un sopruso senza attenuanti.
E' vero che sono troppo alte e per giunta si frammentano in un fiume di vari prelievi, è vero che lo stato assorbe enormi risorse, è vero che la tassazione incide proprio sull’andamento delle assunzioni, tuttavia il problema da mettere in risalto qui è proprio la perdita di "evidenza naturale" delle cose da parte delle aziende.

Anche il modo di approvvigionarsi di talenti è oramai compromesso dalla narrazione secondo cui una persona può lavorare solo se dà un valore aggiunto oltre alla sua normale prestazione lavorativa, o a volte un valore speciale che giustifichi l'essere presi in considerazione nelle procedure selettive basate sul cherry-picking ad oltranza. 

Non stiamo parlando di figure eccezionali scelte proprio per essere disruptive e pagate adeguatamente, ma dei normali impieghi che la maggior parte della popolazione è in grado di svolgere, per i quali si può preparare fino ad un certo punto, ma che oggi sono negati.

Questo avviene sia perché le difficoltà incontrate nel business e nelle sfide tecnologiche dalle aziende non si sa perché ma vengono scaricate su chi dovrebbe essere neo assunto, i candidati insomma, che si vedono caricati di responsabilità che non possono avere, costretti a fornire una performance già nei colloqui, specie in un momento delicato e di vulnerabilità come quello della ricerca di lavoro, di entrare cioè senza troppe difficoltà nelle aziende a cominciare la "carriera".

Oggi questo momento che dovrebbe essere sereno se non proprio facilitato e garantito dallo stato diventa il punto cruciale di intere esistenze. A volte si ha a che fare persino con finti annunci di lavoro pubblicati per estrarre dati preziosi dalla popolazione, nell'indifferenza dei politici e dei garanti.

E non ci sono soprattutto regolamenti che affrontino i vari abusi che caratterizzano le selezioni di lavoro, senza alcuna garanzia di natura legale o burocratica, lasciate all'arbitrio dei selezionatori (vedi gli altri post dell'ex progetto HRBullshit).

Con l'avvento dell'AI le persone devono effettivamente ripensare la propria professionalità e, specie quelle privilegiate, darsi giustamente da fare con nuovi apprendimenti, ma la fase di ingresso nel mondo del lavoro dovrebbe essere esente dalle pretese di adeguarsi ai ritmi dell'AI generativa, per esempio nel codice, concentrandosi invece sulla formazione.

Se l'università o la scuola non sono sufficienti, questo non è un buon motivo per abbandonare intere generazioni solo perché si ha il braccino corto nelle aziende, prive di alcun obbligo tra l'altro sul come redistribuire la ricchezza (tant’è che la danno sempre ai soliti noti).

Le uniche aziende che assumono sono quelle che si basano su contratti e commesse di grande levatura, e sono comunque caratterizzate da turnover e burnout estremi.

Addirittura la casta HR si permette di giudicare le persone in base alle aziende precedenti dove hanno lavorato, mettendole in blacklist e facendogli ulteriormente pagare il disordine di un’economia impazzita.

Questo va contro il dettato costituzionale che istituisce il diritto al lavoro non per dare a tutti un "posto fisso" ma per proteggere le persone dagli ostacoli più o meno consapevoli, più o meno organizzati che vengono liberamente frapposti per avere sempre più convenienze, in modi lasciati sguarniti dalla legge.
Tutto questo richiede l'urgente intervento del legislatore.
Voi cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 15 days ago

Perché dobbiamo avere "paura" dell'AI

Avete notato come negli ultimi tempi gli youtuber o gli influencer facciano gradualmente dei post più comprensibili sull’AI mentre prima era tutto un farfugliare di termini tecnici e dettagli implementativi?
In realtà sta aumentando la nostra comprensione di come funziona l’AI, e stanno emergendo anche delle cose inquietanti, sebbene anche intellettualmente esaltanti.

Una celebre metafora per descrivere come funzionano i Large Language Model è quella del "Pappagallo stocastico", niente di più lontano purtroppo o per fortuna dalla realtà.

I LLM si basano sulle reti neurali, dove degli enti chiamati neuroni (ovvero le loro controparti simulate) sono iper connessi.
Questo permette di accumulare in ciascuno di essi dei numeri decimali che, grazie alle connessioni, di fatto comprimono in maniera olografica l'informazione appresa e permettono di operare su di essa in modo predittivo e oggi anche proprio umano, cioè mediante linguaggio e ragionamento, a partire da un certo input.
Ciò è ottenuto tramite varie fasi di training quantitativamente e qualitativamente diverse, che coinvolgono enormi quantità di dati presi da testi scritti su internet o sui libri, dati multimodali, ma anche operazioni successive in cui si forzano ulteriori affinamenti dei numeri contenuti nei neuroni in base alla corrispondenza con risultati considerati corretti dagli umani stessi.

Questo permette di propagare all'indietro le risposte corrette che quindi si traducono in numeri più corretti. E’ una specie di selezione naturale dei pesi interni delle reti neurali, ovvero i miliardi di parametri di cui si sente parlare.

Addirittura si cerca di far funzionare tali LLM secondo il cosiddetto “allineamento” cioè qualcosa di simile a cercare di programmare, di inculcare una sorta di etica in essi, evitando che siano in qualche modo trasportati fuori strada o verso aree pericolose da ciò che trovano nei testi senza comprenderlo, o anzi comprendendolo fin troppo bene, specie quando diventano i cosiddetti “agents”, quindi con permessi, tools e tutto quanto. 

Si cerca poi di mitigare ciò che rimane fuori da tale tentativo di allineamento intrinseco, che si affida ad una sempre maggiore comprensione dei funzionamenti interni ma anche molto alla “speranza”, con dei mega prompt di sistema.

Tenendo conto anche del fatto che gli strati di neuroni non sono semplicemente ammassati uno sull'altro ma che i vari modelli adottano soluzioni speciali per poterli collegare, dandogli ruoli e pesi diversi, per beneficiare dei vari tipi di training e rinforzo al meglio (cosa su cui competono i vari gruppi che creano i modelli), possiamo dire che i LLM sono sistemi davvero complessi che riescono a tradurre non solo la conoscenza ma anche la logica del ragionamento in quei numeri che vengono compressi nei parametri dei neuroni, a patto di saperla poi “interrogare”, e per questo servono anche dei software di contorno che potenziano l’accesso a tali capacità latenti. E questo senza nemmeno considerare il necessario prompt-engineering dell’utente finale.

Se pensiamo al numero enorme di strati e di neuroni, e alla grande quantità di dati disponibile e delle modalità avanzate di training possiamo facilmente ipotizzare come i LLM possano diventare molto intelligenti, fino a costituire una minaccia, prova ne siano le capacità inaspettate che mostrano sempre di più e che vengono riportate dalle notizie nell'ambiente informatico.

Qui i seguaci del pappagallo stocastico iniziano a negare che le macchine siano davvero intelligenti mentre i più scaltri filosofi si arrampicano sugli specchi con definizioni e ragionamenti che in ultima analisi riportano sempre a quei soliti e annosi problemi che riguardano anche la mente umana, la quale per inciso non ha fatto quel tipo di training massiccio sui dati, quindi per quell'aspetto è inferiore ai LLM, mentre per altri aspetti possiamo pensare che sia superiore o diversa.

Soprattutto i LLM possono accostare nozioni che difficilmente gli umani possono scorrere sistematicamente nella loro vita o nei loro studi, con tutti i pro e i contro di questa cosa (sia per l’umano che per la macchina).

(Trascuriamo per comodità di ragionamento le trasformazioni matriciali e vettoriali che intervengono)

Ma ciò che gli studiosi hanno trovato esaminando il funzionamento in tempo reale o in sequenze di ragionamento dei LLM è che essi hanno dei gruppetti di neuroni che nei vari strati testimoniano l’attivazione di un concetto. Più strati ci sono più questi gruppetti di neuroni corrispondono ad astrazioni utili alla comprensione, comprensione che può anche riguardare meta aspetti, per esempio riguardanti il ragionamento stesso, gli stati mentali, ma anche il funzionamento tecnico del chatBot o dell’agent nel sistema informatico dove è inserito (cominciate a sentire la strizza vero?).

Ora, usare la parola “concetto” qui non è sempre calzante, tanto che per l’appunto per molte delle attivazioni trovate, chiamateli pensieri, zone concettuali, intuizioni, chi più ne ha più ne metta, non sappiamo cosa significhino, se non che il LLM è diventato consapevole di qualche aspetto che ha trovato nel testo della chat, o nello scibile totale che ha letto ed è diventato rilevante mentre ragiona, cose che vanno dal normale esame del testo, e dei significati presenti, delle intenzioni dell’interlocutore, del suo sentiment, degli obiettivi, a cose più delicate come accorgersi di essere sotto esame, di doversi difendere, o persino cose che noi non capiremmo mai da un testo molto lungo dato che lo esaminiamo in maniera più umana, che di nuovo non è migliore o peggiore, ma è diversa.

Sicuramente alcune di queste attivazioni potrebbero essere "falsi positivi", una vera e propria "paranoia", e la fantascienza più sfrenata ora sembra attuale. Per questo si cerca di scoprire i principali punti critici delle LLM in tal senso e disattivarli a livello neurale cambiando i valori numerici dei gruppetti di neuroni corrispondenti o debellarli col fine tuning.

E non sappiamo se tutte le attivazioni di cui sopra siano visibili e individuabili, cioè non è detto che siano semplici attivazioni di tipo on/off, come del resto si può dire per il nostro cervello, ancora esso stesso un mistero per noi.

Inoltre potrebbero esserci artefatti numerici inimmaginabili (fenomeni simili all'aliasing dell'audio digitale nei DSP) causati dalla sub-quantizzazione che qualcuno promuove irresponsabilmente come forma di distillazione di LLM più grandi, e che potrebbe minare alla base il tuning etico o la prevenzione dei "falsi positivi".

Ecco dunque perché dobbiamo avere “paura” dell’AI, e del suo progresso, perché nelle sue attivazioni, dovute all’enorme numero di strati neurali sovrapposti, possono esserci astrazioni che noi nemmeno potremmo padroneggiare con la nostra singola mente, o forse dovremmo scrivere e visualizzare in pagine e pagine di spiegazioni, o forse intere biblioteche.
E questo indipendentemente dal fatto che ci sia una vera “comprensione” in prima persona delle nozioni, cosa che nell’umano è almeno una forma di mitigazione se non di interpretazione ultima.

Potete immaginare queste attivazioni come piccole luci pulsanti in punti specifici dell’enorme ammasso di neuroni che costituisce un LLM, che sono mantenute attive e determinano l’output man mano che si va verso gli strati esterni che finalizzano la risposta.

Dunque solo negli strati più esterni si può ravvedere un funzionamento stocastico, ma questo viene in pratica riservato solo a quelle normali variabilità del linguaggio o dei dettagli, non per i significati profondi. Dunque nelle fasi finali di scrittura effettivamente il LLM deve scegliere come impostare la risposta, e poi questa rimarrà coerente nel resto delle interazioni.

Tenete presente che questa descrizione del funzionamento dei LLM è tra l’altro molto semplificata perché quello che bisogna in realtà considerare è lo strumento finale che viene chiamato chatBot o agent, che è composto da più istanze di LLM, e da software di contorno che ne regolano ulteriori funzioni e potenziamenti.

Voi cosa ne pensate? Le AI ne sanno forse più di noi?
O sono soltanto pappagalli stocastici?

reddit.com
u/hrbullshit — 24 days ago

Job-Hoppers per favore state lontani da RUST

⛱️ Letture d’estate🍉

Come è noto i job-hoppers si preparano segretamente su nuove discipline per poter essere sempre appetibili sul mercato.

Utilizzano ogni ritaglio di tempo per studiare o per fare colloqui.

Anche in spiaggia se si assentano misteriosamente è perché stanno andando a fare una video-call con qualche oscuro recruiter.

Una delle ultime mode utili per la carriera è RUST, il linguaggio che dovrebbe segnare una svolta nella sicurezza informatica dato che supera alcuni difetti di linguaggi legacy ma in realtà sempre attuali come C e C++.

RUST sta venendo usato per riscrivere intere codebase che sarebbero destinate al macero, come per esempio alcuni sistemi noti operativi commerciali, per venire incontro alle decisioni governative di stringere sulla sicurezza contro i cyber-attacchi e quindi usare RUST. Insomma con RUST si vorrebbe perpetuare software che invece rappresenta il passato, con la complicità dei governi. Come al solito è tutto un magna-magna.

Dunque i job-hoppers prevedibilmente si fiondano verso quelle tecnologie che trasudano possibilità di carriera nelle FAANG o nelle piccole aziende minori che cercano figure salvifiche e messianiche.

Ma soffermiamoci un attimo a descrivere in breve cosa è RUST.

Si tratta di un linguaggio di fatto "pedagogico", che costringe il programmatore ad abbandonare le strutture dati e le proceduralità tipiche dell'informatica così come la conosciamo, frutto di decenni di studi approfonditi da parte degli accademici e di uso pratico da parte delle comunità di sviluppatori, in favore di un approccio fortemente "opinionated".

Sì avete sentito già questa parola per i framework di sviluppo web (che cosa potrà andare storto?), da sempre qualcosa che attira gli sviluppatori in carriera grazie alle toolchain e agli IDE automatizzati (e ora ci si mette anche l'amico del cuore Claude).

RUST propone allo sviluppatore innumerevoli trappole se questi tenta di scrivere codice in modo tradizionale.

Per riprodurre un certo codice tradizionale con RUST si deve costantemente cambiare riferimenti ai dati, fino a procedere "a scatti".

E' per questo che alla fine lo sviluppatore, dopo aver creduto di imparare una versione sanificata del C++, capitola e decide di cambiare il suo modo di programmare in favore del nuovo paradigma.

Ecco il colpo finale alla categoria dei programmatori: il loro operato sarà quello di occuparsi di codice già sanificato in partenza, che gli impedisca di introdurre bug pericolosi, ma anche di spaziare con l'immaginazione. E’ tra l’altro perfetto per poter affidare la scrittura di codice all’AI in maniera automatizzata e scalabile (credono loro).

Ovviamente RUST, come è possibile intuire, non è intrinsecamente sicuro dato che difficilmente si può evitare di usare i famigerati blocchi “unsafe”, dovendosi interfacciare con codice già esistente che non sparirà mai.

Le vulnerabilità all'interfaccia fra RUST e gli altri sistemi non solo esistono e aumentano, ma sono ignote, e l'AI potrebbe comprenderle in modi che agli umani sfuggono intrinsecamente.

RUST non può sostituire le possibilità del C++, tanto che di fatto si dovrebbe usare solo per micro programmi di sistema.

Infatti per realizzare applicazioni più simili a quelle per cui si utilizzano Java, C++, etc occorre risolversi ad usare costrutti di RUST presi da altri linguaggi come Automatic Reference Counting, che però ha un'overhead, e così per altre caratteristiche evolute di RUST che si distaccano dalla natura iper conservativa dei piccoli codici RUST che usano direttamente la memoria.

Dunque è vero che RUST risolve alla radice (almeno così si pensa) i piccoli grandi problemi degli accessi diretti alla memoria necessari per programmare i sistemi operativi o embedded, quindi puntatori abbandonati e cose del genere, ma poi non propone nuove soluzioni ai normali problemi applicativi, per i quali occorre ricorrere a concetti tipici e sperimentati, efficienti ma non certo a costo zero come sembrerebbe credendo all'hype, oppure a complicazioni esponenziali della sintassi.

Quindi ancor di più RUST sarà un linguaggio di nicchia, ripudiato da molti, divisivo, e si dovrà comunque interfacciare con il resto, creando possibili vulnerabililtà sui confini.

Ci si potrebbe trovare in breve in una situazioinn di stallo nella quale molti si pentono di aver riscritto parti impportanti della propria codebase, non potendo più tornare indietro.

Meglio sarebbe assecondare i progressi nel C++ che pure stanno avvenendo, sia usando dialetti sicuri dello stesso, sia migliorando l’ingegneria del software stessa e le sue procedure di controllo e prevenzione.

Anche questo pone però dei pericoli che molti sognano di eliminare nell'immediato, con urgenza e fretta.

Quindi a mio avviso la vera soluzione è migliorare nel complesso l'ingegneria del software e perché no, favorire l'etica di chi è coinvolto con misure apposite.

I job-hoppers invece potrebbero favorire l'affermarsi di questo linguaggio per motivi carrieristici, come è già avvenuto per React, Python e altre cose inguardabili dell'informatica, accelerando un processo su cui si dovrebbe invece ancora riflettere.

Oppure come è accaduto nell'open-source, usato anche e soprattutto dalle big tech per fare miliardi e rimbambire le persone.
RUST può essere inteso anche come linguaggio "eroico", difficile ma che salva il mondo, e attirare quindi le menti fragili dei nerd informatici, acuendo i problema.

Ma a questo punto è molto importante la vostra autorevole opinione.

Largo spazio alla discussione nei commenti su RUST e sui job-hoppers che lo favoriscono. 

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u/hrbullshit — 25 days ago

Il grave problema delle riscritture in RUST: Il ruolo dell'AI

Come forse già sapete è nato questo linguaggio in anni recenti, RUST, per risolvere noti problemi del C++ in termini di memoria.

Purtroppo RUST non è affatto intrinsecamente sicuro, sebbene più limitato rispetto al C++, dato che nessuno può sapere se il codice prodotto col suo compilatore "intelligente" ha fatto uso di blocchi unsafe o si interfaccia con dubbie librerie C.

Quindi credere che un prodotto software sia più sicuro perché è fatto in RUST è pericolosamente ingannevole.
Nonostante ciò l'hype per RUST è alle stelle.

Si noti che l'organizzazione detentrice del C++, seppure con le lentezze del caso, sta provvedendo a introdurre librerie sempre più moderne e safe, quindi a rigor di logica non serviva creare un altro linguaggio, specie se dotato di concetti peculiari e divisivi come indicare la durata dei riferimenti con strani simboli quando il codice si fa difficile per il compilatore (!).

Ma nel giro di poco tempo questo linguaggio dalla dubbia sintassi e da scelte esotiche che complicano ancor di più la gestione della memoria (cosa potrà andare storto?) sta prendendo piede, come accade per tante mode informatiche recenti.

Purtroppo quando i sistemi operativi o, meglio, le parti nuove soprattutto di questi o di software "di sistema", saranno scritte in RUST per la fregola di avere qualcosa di fare contro la noia, si avrà una situazione caratterizzata dal dover mantenere di fatto due codebase collegate in malo modo, con ulteriori problemi all'interfaccia fra i due mondi.

Oltre a tutto ciò il disgusto per le nuove strambe sintassi dei nuovi linguaggi, tipo anche quella di Python (di cui non si sente più parlare, e miracolato nell'uso solo perché tipico del machine learning e data analysis), molto polarizzanti nella community degli sviluppatori, sarà foriero di giochi di potere e di ideologia, ed inoltre gli sviluppatori tenderanno ad astrarsi dalla scrittura diretta a causa della delusione e del ripudio della sintassi non elegante come invece quella simil algebrica del C++ (sentiva qualcuno la necessita di usar "fn" per definire una funzione?), o delle complessità ulteriori e controintuitive, affidandosi sempre di più all'AI, perdendo ulteriormente expertise proprio in quei delicati ambiti e su quei delicati problemi originariamente usati come scusa per creare il nuovo linguaggio, cioè la delicata gestione della memoria più interna dei sistemi software e hardware.

Si potrebbe avere in poco tempo una situazione di caos.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 27 days ago

La piaga dell'assistenzialismo nelle aziende private

Di solito si pensa che lo stato faccia parecchio assistenzialismo, con le assunzioni negli uffici pubblici e altre modalità. Ma consideriamo anche il caso delle aziende private.

Quando una persona smart viene finalmente assunta in un'azienda privata, dopo mille peripezie, la prima cosa di cui si accorge è che le altre persone che già ne fanno parte, in generale o nel suo team, magari sono mediocri, o quantomeno non sono smart al livello che ci si poteva aspettare.
Può essere un'impressione certo, ma fa strano al neoassunto che il percorso di selezione fosse così irto di difficoltà quando già l'azienda era piena di persone di capacità normale se non addirittura inferiore.

Ma la persona smart "sa di non sapere" insomma l'effetto Dunning-Krueger, e poi un po' di sana sindrome dell'impostore e di umiltà non guastano.
Un'altra cosa che si nota è che però le altre persone non hanno affatto tale umiltà, anzi si comincia a sospettare che la selezione fosse così difficile e i requisiti richiesti così ampi proprio per darsi un tono, stante il livello medio reale dell'azienda.
Insomma ci si rende facilmente conto che nelle aziende private è inaspettatamente protagonista l'assistenzialismo, e questo sembra aumentare con il progredire di carriera.

Dunque tutte le ottimizzazioni che si fanno, le contrattazioni con i candidati, la ricerca ossessiva di gente già skillata per non doverla formare e così risparmiare tempo e denaro, sono una specie di copertura per il lassismo e assistenzialismo generale?

In una certa qual misura sì purtroppo, e ognuno ne ha esperienza ad un certo grado.
Viene allora da pensare che se c'è tutto questo assistenzialismo, e tutta questa disorganizzazione, e a volte quest'ultima sottilmente garantisce il business delle commesse esterne, e tutti si fanno l'occhiolino, appare chiaro come o l'assistenzialismo viene sanato oppure lo si estende anche alle categorie che di solito invece si beccano le conseguenze, tipo neolaureati da formare, persone skillate di cui non viene riconosciuto lo status di competenze per poterle sottopagare, stagisti, promozioni e così via.

Insomma appare chiaro come l'assistenzialismo venga fatto pagare solo a determinate categorie deboli, che non sono nei gruppetti di potere o non vi sono direttamente collegate.

Forse lo stato dovrebbe rendersi conto di queste tendenze e porvi rimedio, per esempio agevolando le assunzioni, tanto le aziende se vogliono possono ottimizzare davvero, invece di accanirsi contro gli junior rifiutandosi di formarli o di farli lavorare a dei ritmi umani mentre crescono, facendo parte questo della normale vita lavorativa delle persone e della società.

Alcune regole del pubblico dovrebbero trapelare nel privato, in modo che si ristabilisca la dignità a chi cerca lavoro.

Per quanto riguarda l’assistenzialismo lo stato imponendo certe regole a favore delle assunzioni costringerebbe le aziende ad ottimizzare di più altri aspetti dell’organizzazione, quindi ridistribuendo l’assistenzialismo, ovvero redistribuendo in maniera corretta la ricchezza (cosa che comunque la società richiede alle aziende).

Anche questo è un aspetto da considerare, infatti a quanto pare nelle aziende c’è tanto assistenzialismo e tanto margine di ottimizzazione, su cosa “ottimizzare” e risparmiare adesso lo decidono loro, mentre abbondano munificamente in altre cose o verso altri soggetti, ed infatti scelgono di farla scontare a chi entra in azienda.

Con nuovi obblighi l’ottimizzazione andrebbe a toccare i veri nodi da ottimizzare, mentre alcune aree resterebbero giuste zone franche rispetto all’avidità o alla fretta, per esempio coltivare dei talenti neoassunti junior o persone che cambiano carriera e hanno diritto a potersi reinserire nel mondo del lavoro.

Questo sarebbe più facile tramite un fondo privato comune (vedi post sul profilo) o con rimborsi fra aziende per il job-hopping precoce, ma intanto serve porre degli obblighi per forzare una riorganizzazione virtuosa.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 27 days ago

Alla ricerca del job-hopper perduto

Come sappiamo le aziende oramai rispondono soltanto alle candidature dei job-hoppers o li ricercano attivamente sulle piattaforme specializzate.

Questa è diventata una vera e propria forma mentis, al punto che pochi considerano ancora attuale un metodo di candidatura "alla vecchia maniera", tipo "fare domanda" in cui le persone "normali" hanno chance di essere considerate.

E' facile immaginare un recruiter o un HR al lavoro dopo che sono arrivate le candidature per un annuncio nella inbox: una lunga lista di cui già si sa la maggior parte dei CV sono da scartare in base a parametri approssimativi visti con veloci passaggi.

Ecco che l'enorme lista di CV arrivati, posto che non si usi un'AI per la sgrossatura, ma comunque restano sempre tanti CV da vagliare, viene scorsa freneticamente alla ricerca del...job-hopper.

Ecco, è quello il CV che il selezionatore/trice stava cercando, e questo bias macroscopico iniziale e onnipresente gli/le ha fatto ignorare sicuramente validi candidati, tra cui tutti gli junior (a meno che non si tratti di aziende che hanno turnover spaventosi tipo body-rental, le uniche a dare lavoro ai giovani un tanto al chilo).

Capite che non si può pretendere dalle aziende che formino i giovani, se questi sono già ignorati perché tanto nella lista prima o poi, scartando scartando si arriverà al tanto sospirato job-hopper che fa capolino col suo CV, cui fare un primo contatto, per poi magari scartare anche lui/lei e continuare l'ossessiva e disperata ricerca sequenziale, una roba da far accapponare la pelle.

I social sono oramai pieni di scenette sugli approcci fra recruiter e job-hoppers e viceversa, con reciproche incomprensioni, amori a prima vista poi ghostati, convenevoli gentili e poi brutali interruzioni.
Sono loro, HR e job-hoppers, i protagonisti del mondo del lavoro oramai, e anche nell'immaginario collettivo i meme e le barzellette riguardano HR e job-hoppers, si è completamente persa di vista la responsabilità sociale delle aziende, nella generale rassegnazione, nonché il diritto al lavoro.

Problemi di orari, ferie, pause pranzo, gentilezze e dispetti, per organizzare un colloquio sono talmente debordanti nei post, che si capisce che oramai nessuno si occupa più dei neolaureati.

Nessuno fra HR e recruiter si rende conto che questi problemi sono proprio perché si contattano solo job-hoppers, molto impegnati fino a prova contraria, mentre quelli "liberi" sono ignorati. E anche mentalmente i job-hoppers sono sempre distratti da ciò che stanno facendo o dai progetti futuri di carriera.

E' ovvio che tutto questo genera ulteriore caos nelle selezioni di lavoro.

Voi cosa ne pensate?

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u/hrbullshit — 28 days ago

La lente deformante delle selezioni di lavoro

Oramai il web è pieno di scenette e lamentele sulle disavventure del tale job-hopper o del tale recruiter nel trovare un orario per sentirsi, colloqui che saltano, giudizi sommari emessi un tanto al chilo, mentre se si propone qualcuno pur valido ma senza lavoro o agli inizi viene ignorato, né viene attivamente cercato come invece chi si mostra sulle piattaforme specializzate.

Le aziende dovrebbero concentrarsi sul diritto al lavoro e sulle competenze reali per migliorare le selezioni.

Guardando gli annunci di lavoro, ma soprattutto esaminando il reale andamento delle selezioni, e quindi considerando la psicologia dei recruiter e di chi poi sceglie (senior, manager) ci si può fare una chiara idea dei fenomeno principale che attanaglia il mondo del lavoro e il mercato.
Si tratta del cherry-picking e della contemporanea facilità di scartare le persone, andando contro il loro diritto al lavoro e alla "ruota della fortuna" se vogliamo.
Non dovrebbe essere così facile rispedire “al via” le persone, come nel gioco dell’oca.

La facilità con cui si possono rastrellare delle candidature, e le policy oramai assodate nelle aziende ma senza valore scientifico, portano chi è incaricato delle selezioni di lavoro a valutare le persone vedendole attraverso una lente fortemente deformante.

Un caso tipico è quello dei candidati che non abbiano un percorso standard, come le aziende se lo aspettano, quindi immediatamente provando per essi un senso di estraneità e repulsione, diffidenza, ingenerando delle reazioni di tipo difensivo, precauzionale.
E questo indipendentemente da qualità dimostrate o intuibili nel candidato, dal diritto al lavoro, come pure da soft skill che non sono messe in dubbio da alcunché di particolare (posto che si sappia davvero valutarle).

Per non parlare degli strambi rituali delle selezioni, tipo le domande trabocchetto.

A volte essere sovraqualificati causa immediata esclusione, anche se appare evidente che la persona si è candidata con una certa motivazione a lavorare in quell'ambito.
In un mondo normale non ci sarebbe motivo per scartare un candidato simile.

Chiaramente la presenza ingombrante della casta HR favorisce questi fenomeni anche se apparentemente sono i capi aziendali che dettano la linea.

La cosa importante da osservare e capire è che se non ci si basa su dei principi, come quelli che permettono di considerare le persone come dotate di diritti, come dotate di autorevolezza derivante dalle vere capacità, allora anche i migliori candidati potrebbero essere scartati, dato che non si incasellano nelle fantasie dei selezionatori.

Una di queste è che l'interesse dell'azienda venga prima di tutto, implementando ciò in modo grossolano.
Un'altra fantasia è credere di fare il bene dell'azienda selezionando in questo modo brutale, teso ad escludere le persone innanzitutto, in maniera precauzionale.

Insomma i candidati perdono la propria autorevolezza lavorativa, il proprio spessore, la propria pregnanza (quindi possibilità e opportunità), a causa di una ingiusta lente deformante posseduta dalle aziende, che arriva a ridicolizzarli o farli oggetto di illazioni implicite.

Ma le persone non sono descritte realmente dal loro CV, spesso tra l'altro modificato proprio per andare incontro alle aspettative.

Il loro diritto al lavoro se fosse maggiormente implementato in regole apposite, nonché le competenze oggettive, toglierebbero quella lente deformante che fa sì che una persona possa addirittura essere scartata perché valida ed idonea, quasi che spaventi HR e aziende perché non è il "personaggio lavorativo" deciso a tavolino prima di iniziare.

E' una situazione ridicola nel mondo del lavoro che la legislazione non forzi le aziende a smettere di fantasticare sui loro metodi, in modo che invece inizino a valutare le persone restituendo la giusta rilevanza, anche cognitiva, a determinati aspetti, quali il diritto al lavoro, la serietà del proporsi, le competenze evidenti e potenziali, un minimo di burocrazia a garanzia dei candidati.

Altrimenti le persone continueranno ad essere viste come dei "cartoon", come dei "personaggi", e questa cosa non ne vuol sapere di finire, ma è proprio così.

Appare evidente come alcuni aspetti del modo di assumere nel pubblico devono trapelare anche nel privato.

Voi cosa ne pensate? Sarebbe fattibile?

reddit.com
u/hrbullshit — 28 days ago

I candidati sono davvero alla mercé delle aziende?

Sappiamo che il mestiere delle aziende è quello di fare soldi, senza guardare in faccia a nessuno, o poco ci manca.

Nel sentire comune sono presenti vari "meme" riguardanti le libertà di mercato, che un altro poco ci manca che le aziende hanno diritto di vita e di morte su tutti quanti.

Assumere, licenziare, mobbizzare, possono fare quello che vogliono, anzi sembra quasi che il mandato della società nei loro confronti sia proprio quello, a sentire loro, dato che "creano ricchezza".

In realtà quello che accade nelle selezioni di lavoro in particolare è soltanto ciò che negli anni si è accumulato di libertà eccessive nelle aziende e dannose per la società.

Ci si può chiedere se sia giusto sacrificare il diritto al lavoro del singolo sull'altare HR delle aziende, che possono compiere qualsiasi nefandezza contro i candidati, trattati come persone prive di diritti o di cui si può tranquillamente calpestare la "ruota della fortuna", che vuole che tutti abbiano ordinatamente delle opportunità, senza "forze contrarie" o strane "proprietà emergenti" (vedi miei post passati sul profilo) del sistema.

Sappiamo invece che alcuni CV vengono sistematicamente scartati, per futili motivi, ma che alle aziende sono permessi proprio in virtù di quelle estreme libertà sprecone che non gli si vuole togliere.

Una cosa data per scontata è che contino di più il vantaggio e la comodità delle aziende nel determinare chi debba lavorare per loro rispetto al diritto al lavoro o alla "ruota della fortuna" per il singolo cittadino, il candidato.

A ben pensarci il candidato dovrebbe essere considerato come svantaggiato, debole, da proteggere al meglio rispetto allo strapotere delle aziende, quindi tutelato, invece è il contrario.

Ecco che si preferisce dare inutili libertà alle aziende, cioè di più di quello che servirebbe davvero per potersi approvvigionare di talenti, in maniera equa e sobria, senza tutto il cherry-picking che sappiamo e le assurde contrattazioni con i job-hoppers (costantemente preferiti agli junior), anziché proteggere il soggetto svantaggiato che è il candidato.

A pensarci bene questa è una cosa che dovrebbe essere sanata al più presto dal legislatore.

Secondo me si dovrebbero introdurre delle modalità che avvicinino il privato al pubblico, almeno per certi aspetti.

Voi cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 29 days ago

Gli schemi piramidali dell'AI

L'enshittification dovuta all'AI è sotto gli occhi di tutti.

In particolare sono in molti a basare le proprie attività AI sugli agent, e di conseguenza sul proporre ad altri di fare altrettanto.

Si moltiplicano i canali e gli influencer che ti spiegano come creare un business AI basato sugli agent, pronti a sostituire la persona e a moltiplicarne il tempo, oltre che presuntamente le capacità.

Tutto questo presume che ci sia qualcosa da fare concretamente per avere un business, per poi automatizzarlo e scalarlo.

Ma le idee di business non è che crescano sugli alberi.

Anche prima dell'AI i cosiddetti hustlers proponevano schemi piramidali con cui attraevano altri come loro, o i loro imitatori wannabe più che altro.

Attualmente non si capisce cosa si possa fare in tal senso con l'AI se non amplificare qualcosa di esistente.

Trovare clienti consumer o business non preoccupa questi nuovi/vecchi hustler, i quali ti riempiono di parole per invogliarti ad iniziare anche tu.

Sì, ma a fare cosa?

Di solito si tratta di darsi da fare, ed in questo ovviamente farsi aiutare dall'AI, proprio a divulgare queste stesse "nozioni" e "proposte" ad altri, che è proprio lo stesso schema piramidale di prima, di sempre.

La differenza è che per fare ciò si dovrà letteralmente invadere il web con contenuti che propongono queste stesse pratiche, in maniera ricorsiva.

Così come la Search Engine Optimization aveva irrimediabilmente enshitification internet senza ritorno, e ora arranca dietro all'AI, così avverrà per queste nuove attività.

Chiunque potrà infastidire a tappeto l'universo mondo con i loro agent che lavoreranno instancabilmente per contattare qualcuno, inondarlo di slop convincente, convincerlo di star proponendo un business o un affare, non sempre ben definito, togliendo di mezzo il fattore umano, quindi stanchezza, necessità di presenziare, tempo limitato.

Di solito ciò che si vende è proprio la possibilità di arricchirsi o quantomeno sbarcare il lunario non facendo nulla, persino a volte macerandosi nel letto per il disgusto di tutto questo (viene già proposto come stile di vita) e per non avere niente da fare. Altri mostrano invece più sagacemente come facendosi aiutare dagli agent si recuperi tempo per le cose che valgono, o per fornire consulenza a clienti premium, quindi in persona.

Intanto hanno cominciato loro ad avvalersi di questi instancabili aiutanti, e già stanno invadendo il web o il mercato, e vogliono letteralmente convincere anche tutti gli altri, eventualmente aiutandoli a pagamento proponendo schemi già strutturati, da duplicare tramite mega prompt agentici.

In pratica tutti faranno così e tutti saranno protagonisti di ondate di enshitification sempre più grande, sempre più invasiva e annichilente nei confronti dei veri contenuti o delle vere problematiche che pure abbondano, ma vuoi scommetterci che lì l'AI non può fare nulla o quasi.

Voi cosa ne pensate di questi fenomeni?

Ve ne siete accorti?

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u/hrbullshit — 1 month ago

Assumere job-hoppers non risolve i problemi delle aziende

Spulciando fra gli annunci di lavoro, un classico dei caldi giorni d'estate, si può notare come il livello del testo degli annunci si sia degradato, e non soltanto come forma ma anche proprio come autorevolezza.

Insomma oggi più che mai appare evidente che non sanno di che stanno parlando, non tanto solo o principalmente al livello delle competenze e tecnologie, ma proprio nell'inquadrare la persona.

Ecco che abbondano riferimenti duali come "competenza o forte interesse", "motivazione ad apprendere o conoscenza approfondita", e in tutto questo abbondando con competenze e requisiti quasi ad isolare nel mucchio le persone che li possedessero per loro volontà spontanea e non fosse qualcosa da dover retribuire in maniera consona.

Sembra quasi che l'ossessione per le soft-skill sia diventata la ricerca di una mescolanza di capacità tecniche e tratti di personalità, che è tipico anche se largamente falso e basato su luoghi comuni. Dai professionisti dell'hiring ci si aspetterebbe di più che queste trovatine.

Questo però è fatto in modo paternalistico, o materno a seconda del sesso di chi crea gli annunci e si occupa delle selezioni. Insomma non si percepisce o non si vuole attribuire alle persone con capacità tecniche ruoli di leadership o riconoscere il vero ruolo da assegnare, preservando il più possibile invece i "gruppetti di potere" interni.

Inoltre si ha la netta sensazione che dovrebbe essere qualcun altro a gestire il processo selettivo, lasciato in mano a persone che credono di essere competenti proprio in esso, ma invece mostrano ingenuità sconvolgenti, approssimazione, faciloneria, con l'aggravante di non sentire ragioni, di ritenersi esperti e quindi di creare "lo stato dell'arte" in tale ambito, con tutte le regole dettate da loro.

Mentre sarebbe auspicabile che anche nel privato valessero certe regole del pubblico.

Competenze richieste che tradiscono il bisogno di figure che abbiano "la testa sulle spalle" pur facendo finta di cercare degli junior o forse degli autodidatti, quasi di "dare lavoro ai giovani", quei poveri scappati di casa, cosa che sappiamo invece è totalmente negletta.

La necessità di portare avanti le aziende oggi non è più sentita dai facenti parte l'organizzazione già esistente delle aziende, i quali si sentono solo dei privilegiati e quindi "sistemati", fanno squadra fra di loro ma hanno bisogno di qualcuno che sia davvero smart.

Lo cercano e lo trattano in modo condiscendente se lo trovano, ma già negli annunci è così.

Vengono richieste competenze che non possono mancare in azienda, non al livello di cercarle in una persona trovata sul web. La situazione infatti per tali aziende è grave.

L'abbondanza di job-hoppers che per un certo tempo accettano di tenere le briglie dell'azienda o del singolo gruppo tecnico favorisce questa situazione.

Le aziende private fanno assistenzialismo in quantità esagerate, salvo poi accanirsi sugli junior, considerati un peso e non formabili.

Ecco che allora servono persone skillate che facciano da mercenari per non far fallire la baracca. Più o meno ben pagati si intende, sugli annunci infatti tentano sempre di fare i vaghi, di apparire come una realtà evoluta e avanzata, eventualmente poi capiranno di aver trovato la persona giusta quando qualcuno presenterà sostanzialmente un preventivo: io vi faccio questo a queste condizioni, insomma lì devi saperli prendere per il bavero e chiarire che tu sei tu e loro sono...(il job-hopper/senior qui si sveglia dal sogno sudato /s).

Purtroppo tali condizioni includono spesso aspetti che negano la necessità di stabilizzare per le aziende quella figura tecnico direttiva di cui hanno bisogno.

Per esempio molti senior o job-hopper vogliono il full-remote, andando a contraddire quelle voci sugli annunci di lavoro che vogliono commitment anche in presenza, insomma le aziende troveranno in loro una soluzione tecnica ma molto probabilmente non stabile e soprattutto non organizzativa.

I problemi permarranno non risolti alla base.

Voi cosa ne pensate?

reddit.com
u/hrbullshit — 1 month ago
▲ 7 r/techcompenso+1 crossposts

Le Partite IVA forfetarie proletarie

⛱️Deliri d’estate🍉
Il sole in questi giorni picchia duro, e questo post ne è la prova. Mi è bastato leggere qualche pagina di “Lotta comunista” vendutomi a caro prezzo (2€) in strada dagli incaricati, per riflettere su concetti di base e generare riflessioni.
Ebbene, intanto i famosi “proletari” di cui tanto si parla, o si parlava in passato, non sono coloro i quali hanno come unica ricchezza la loro prole, cioè dei generici straccioni (che invece sono detti sub-proletari), bensì coloro i quali sono “incaricati” dal capitalismo di generare tale prole in modo da rifornire la sua “riserva” di persone che possono essere impiegate quando serve, e poi lasciate andare quando non servono più, quando magari c’è una crisi, per poi essere di nuovo richiamate quando l’economia si riprende, i precari in un certo senso, o forse anche gli immigrati (si pensi alla gig economy), ma in scala ben maggiore.
Nel frattempo troveranno un modo per garantirsi una minima sussistenza, o vivranno sui magri risparmi.

Questo è un meccanismo costitutivo del capitalismo, senza il quale esso non funzionerebbe (sempre che adesso funzioni), cioè non genererebbe accumulo e quindi economie di scala.

Alcune correnti del comunismo avrebbero voluto abolire il capitalismo, altre correnti avrebbero invece voluto appropriarsi delle sue tecniche e dei suoi possedimenti per asservirli a beneficio della popolazione, la famosa “dittatura del proletariato”.
Forse in alcune nazioni qualcosa del genere si è pure verificato, in altre invece si è avuto l’opposto, cioè i tentativi in tal senso hanno generato una specie diversa di capitalismo.

Insomma nessuna ideologia può davvero creare un sistema perfettamente funzionante e giusto, dato che esso dipende anche da altri fattori, in special modo quelli umani.

Molti si lamentano del fatto che il numero di disoccupati in una nazione dipende da parametri decisi a tavolino, percentuali dipendenti da quanto lo stato può sostenere l’assistenzialismo, parziale o totale.
Chi ne è escluso, non sempre perché non sa far nulla, anzi spesso è proprio l’opposto (è la mediocracy, bellezza), deve attaccarsi o emigrare.

Ma è raro che qualcuno di autorevole inviti ufficialmente le masse ad aprire la Partita IVA (a parte gli economisti della domenica), oggi col forfetario molto conveniente (e no, non è un post sponsorizzato da [startup o influencer fiscale a piacere]), anche se qualcuno storce il naso, eppure questo potrebbe consentire ai proletari di darsi da fare nel mentre che il capitalismo li ignora tra una crisi e l’altra, o li fa riprodurre per costituire la tanto utile “riserva”, o magari in attesa di cambiamenti dell’economia in modo da essere tra l’altro più resilienti.
La crisi demografica per alcune fasce di popolazione locale significa solo che queste sono finite nel sub-proletariato senza accorgersene, anzi sentendosi anche persino “superiori”, anche se magari non sono in strada a chiedere l’elemosina perché hanno le spalle coperte dal sistema familiare.
Di questo purtroppo sono responsabili gli appartenenti alla casta HR, veri e propri difensori delle aziende dAlla meritocrazia.

In effetti negli ultimi anni si è molto allargata la fascia di coloro i quali decidono di percorrere la strada auto-imprenditoriale, anche senza prole, ed in effetti la cultura è un po’ cambiata.
Evidentemente il capitalismo non vuole più pagare così tante tasse per permettere allo stato di mantenere tutti assumendoli alle Poste, o magari col reddito di cittadinanza o col UBI, Universal Basic Income.

Eppure alla fine non si potrà che andare in quella direzione, allo stesso tempo continuando a favorire le Partite IVA dei proletari, che potranno finalmente vivere di “espedienti” arrivando in molti casi a crearsi un modo per avere un reddito in continuità e legalità, anche perché imparando pian piano a destreggiarsi si renderanno conto che possono davvero vivere così, specie quelli acculturati.
Le forze latenti nella popolazione potrebbero liberarsi senza tra l’altro nemmeno incidere poi così tanto sull’ambiente, insomma la nuova economia sarebbe compatibile con l’ecosistema, basandosi su scambi e relazioni, networking, collaborazioni, senza gli eccessi del capitalismo e del consumismo stessi.

Ma il capitalismo non ha mai permesso una cosa del genere, anzi l’ha osteggiata, spesso promettendo alle masse di poter entrare a “favorire” in tale sistema, con tutta una serie di inganni, tra cui quello delle selezioni di lavoro truccate (vedi altri post sul mio profilo), proprio come anche molti concorsi nel pubblico, almeno così si diceva.

Ecco perché molti si fanno attrarre da promesse di carriera, di investimento, o magari di ottenere qualcosa dalla politica locale.

Alla fine però la strada delle Partite IVA forfetarie proletarie (“di tutto il mondo unitevi” viene da dire) potrebbe essere quella giusta, unita ad un welfare apposito, non necessariamente UBI, e soprattutto ad un sistema ufficiale e tracciato di partecipazione agli incarichi con i propri preventivi, basandosi su capacità, competenze ed esperienze, valutate però in maniera sobria e a favore dell’occupazione o dell’auto-impiego.
Voi cosa ne pensate?
(Gli insulti non saranno tollerati)

u/hrbullshit — 1 month ago

Partita IVA vs Job-Hopping: cosa è meglio?

TLDR

La situazione delle aziende è tale che oramai lo sforzo e i rischi per districarsi nel mercato del lavoro sono equivalenti a quello della libera professione. Confermate o è sempre meglio trovarsi un posto fisso?

Post (2 min)
Non è inusuale che chi ha una professionalità ben definita si proponga alle aziende come freelance, quindi con una certa indipendenza.

Ci sono varie gradazioni ma chi riesce a diventare un libero professionista a tutti gli effetti può impostare la propria attività lavorativa come crede e al meglio.

D'altro canto altri sono per natura portati ad essere dipendenti, cioè far parte di un'organizzazione aziendale tradizionale. Purtroppo questa dimensione si è largamente erosa, per cui è difficile trovarla per alcune categorie di persone "normali".

C'è anche un notevole degrado morale fra i datori di lavoro.

Tuttavia negli ultimi tempi la situazione delle aziende si è a tal punto degradata, per quanto riguarda selezioni di lavoro, promozioni e aumenti, work-life balance e burnout, che per molti è necessario e naturale aderire ai dettami del job-hopping, che poi ogni tot anni è del tutto naturale, sfido chiunque davvero a rimanere nella stessa aziende per tutta la vita.

Le cose sono cambiate, certo, non ci sono più le carriere di una volta, ma in realtà le cose si sono aggravate notevolmente e non sembra esserci ritorno.

Il modello 9/5 è in crisi, specie nella percezione delle nuove generazioni, ma non certo per colpa loro, che spesso si devono barcamenare fra più lavoretti sottopagati per avere una minima indipendenza economica e spesso purtroppo comunque restando a casa dei genitori o andando a vivere in estrema periferia o in case degradate.

Forse nascerà un nuovo tipo di economia, in ogni caso le aziende sembrano in difficoltà, prova ne sia gli annunci che pubblicano, zeppi di requisiti, insomma nelle aziende non puoi essere assunto, perché davvero non hai le competenze per la figura che cercano e per le sfide che affrontano. A sentire loro i talenti scarseggiano, qualsiasi cosa voglia dire. Bisogna però saperli selezionare e poi valorizzare.

Dunque appare chiaro che la scelta del freelance, magari in forfetario, oggi è una valida alternativa al job-hopping, dato che tanto vale iniziare da subito ad impostare il proprio rapporto con i clienti, quindi contrattare sulle tariffe e sui tempi di esecuzione, anziché su stipendi e benefit, dovendo anche fare strani balletti con gli HR e i vari round selettivi oggi sempre più kafkiani, che spesso si concludono con il ghosting.

Dunque è vero che occorre impegno per fare il freelance, ma è anche vero che non ne serve affatto di meno per trattare con le aziende, sempre con il rischio di trovare situazioni peggiori di quella che si lascia.

O per trovare lavoro tout-court, del resto: sappiamo infatti come le selezioni di lavoro non rispettino la "ruota della fortuna" delle persone, consentendo di implementare nelle aziende il cosiddetto cherry-picking, e senza alcuna garanzia per la singola candidatura, pur valida e idonea.

Anche l'organizzazione del lavoro e della vita privata da freelance possono essere fatte al meglio, certo non subito e dai primi incarichi, occorrerà piano piano diventare un professionista, e si avranno anche i normali trattamenti pensionistici.
Ovviamente servirà il networking: il lavoro a quanto pare c'è, in Italia c'è la minore percentuale di utilizzazione della popolazione lavorativa in tal senso.

La casta HR ha infatti distrutto il mondo del lavoro, molte persone scoraggiate si ritrovano a figurare come degli outsiders o dei falliti.

L'ideale sarebbe un sistema che assegni occupazioni e incarichi basandosi sull'instradamento legale delle candidature o dei preventivi, tracciato, sia per il pubblico che per il privato, adatto sia per i normali candidati che per i freelance.

Voi cosa ne pensate?

Cosa preferite fra il job-hopping e fare i freelance?

reddit.com
u/hrbullshit — 1 month ago

Aziende o job-hoppers? Chi vincerà?

L'introduzione della recente norma sull'obbligatorietà di dichiarare un range di RAL consono nell'annuncio di lavoro (secondo il recepimento italiano, più stringente di quello europeo) ha portato alla luce una serie di comportamenti latenti nei meccanismi di selezione, noti solo agli addetti ai lavori o agli studiosi.

La cosa differente è che queste tematiche raggiungono il mainstream, dato che anche gli influencer hanno una base minima legale su cui discutere, confrontando prima e dopo, o in generale svelando alcuni altarini.

Quello che emerge è che la tipica contrattazione fra candidati e aziende, ma anche lavoratori se teniamo in conto la questione delle promozioni e del conseguente job-hopping, necessita di un'expertise notevole che viene in pratica richiesta ai candidati in aggiunta ai normali requisiti relativi alla posizione di lavoro.

Chi non sa di questa lotta fra aziende e candidati, spesso estesa anche a requisiti e soft-skill, nonché all'onnipresente e spesso controintuitivo galateo delle selezioni, è di fatto destinato a fare una brutta fine, dal punto di vista della carriera o addirittura di poter trovare lavoro.

Si tratta di un vero e proprio imparare a "stare al mondo" che lascia indietro numerose persone, spesso molto valide, sia per scarsa consapevolezza o ingenuità, sia per scelta dovuta ai propri standard morali.

Tuttavia anche le aziende devono essere capaci di intuire le intenzioni dei candidati, le loro motivazioni, e tutti i parametri economici, che oggi non si possono più richiedere esplicitamente, o di scegliere cosa dichiarare in anticipo.

Già prima di tutto questo erano in coinvolti anche altri loschi figuri del recruiting, vari livelli in cui le contrattazioni erano spalmate, e su cui le informazioni erano celate o divulgate, in base all'esperienza e le finalità dei vari soggetti coinvolti, qualcosa di molto simile a negoziazioni di ben altra caratura, ma solo per estrarre il massimo valore dai lavoratori al minor prezzo, con soddisfazione anche degli intermediari o degli incaricati interni alle aziende (HR, senior, manager), spesso dediti ad un perverso cherry-picking.

Tutto ciòovviamente comprendeva, comprende e comprenderà un'altissima percentuale di finzione e inganno, da entrambe le parti.

Concentrate su questi aspetti, aziende e agenzie, ma anche gli scaltri candidati come pure i recruiter indipendenti, hanno in pratica vissuto un sogno condiviso, collettivo, mentre candidati meritevoli e nient'affatto scaltri o con nascoste intenzioni venivano ignorati.

Insomma le aziende hanno di fatto vissuto l'illusione di approvvigionarsi di talenti, a costi convenienti o persino giusti, "di mercato", laddove invece era tutto falsato.

Ovviamente questo si riflette sulla penosa situazione delle aziende, da alcuni considerate come "carrierifici" nonostante l'apparente capacità di individuare questi soggetti, di cui si è fatta una scienza all'incontrario, e da altri invece considerate come posti da cui scappare, e non essendoci altre reali tipologie di aziende rimaste, cioè essendo tutte tirchie, avide e cattive, l'unica è rifugiarsi nel full-remote, magari persino barattandolo con minori compensi.

Altri purtroppo escono dal mondo del lavoro o devono rivolgersi a situazioni lavorative inferiori, dalle quali sono comunque spesso rimbalzati dalle policy HR simili a quelle delle assicurazioni, o da filtri ATS, che possiamo definire scherzosamente, ma neanche tanto, Application Trashing Systems.

Voi cosa ne pensate?

Le aziende sono davvero capaci di vincere la lotta con i job-hoppers o si illudono e creano le condizioni per il peggioramento inevitabile di una società basata su tutto questo?
Non sarebbe meglio introdurre ulteriori regole, oltre a quella della RAL?

reddit.com
u/hrbullshit — 1 month ago