Come cazzo fanno a proporre 7€ a ora per pulire ?
Pensano che la gente pulisce per 7€ a ora ?
Pensano che la gente pulisce per 7€ a ora ?
Ciao a tutti, scrivo perché ho molta difficoltà nell’interfacciarmi con la realtà lavorativa e volevo capire se fosse normale.
Ho 25 anni e una laurea stem e 3 anni di esperienza in campo informatico (sistemi + sviluppo). Non sono un fenomeno, ci mancherebbe, anche perché nella mia azienda precedente mi hanno sempre frenato nel farmi crescere, per questo me ne sono andato.
Ora ho trovato un’altra opportunità, sempre campo informatico ma riguarda più lato industrial IT / PLC / automazione, che mi interessa molto ma di alcune cose sono limitato a fondamenti accademici.
L’offerta che mi è stata fatta è di apprendistato con RAL 21K. Praticamente identico allo scorso lavoro. Io capisco il fatto di dover imparare, capisco tutto, ma mi sento veramente stufo e bloccato e non riesco a negoziare per una RAL maggiore, ho paura che mi ridano in faccia e mi sento veramente un incapace.
Secondo voi è normale che le aziende offrano dei compensi del genere ad un laureato con esperienza?? Ho dei miei amici che lavorano come commessi / scaffalisti nei supermercati che arrivano a minimo 26/28k. Guadagnano più di me, con più benefit, e senza aver studiato nemmeno (non che sia un problema ma è per dire che mi sento valorizzato zero). Il fatto poi è che tu per l’azienda non costi nulla ma loro dal tuo lavoro hanno un ritorno enorme, mi fa vomitare questa cosa. Poi dicono i giovani non hanno voglia di lavorare.
Sono io il problema? Siate onesti. Scusate per lo sfogo
Sto ancora processando quello che è successo questa settimana.
Apro la email e trovo un messaggio anonimo. Soggetto vuoto. Mio primo istinto: spam. Lo apro comunque.
Il messaggio inizia così: "So che è strano ricevere una mail così da un tuo dipendente, ma dovevo dirtelo in modo sincero"
E poi... parla di me. Diretto. Come gestisco il team. E non è attacco, è osservazione pura.
Dice:
Ok, brutto.
Ma il punto è: è tutto vero.
E la parte che mi ha fatto male è questa: " Non ti parlerei mai così in una riunione, perché la dinamica capo–dipendente rende quasi impossibile essere onesti."
Non sa nemmeno di avere ragione su questo. Io SONO il capo. Se il team mi dice quetse cose in riunione, diventa un "confronto" e loro scappano. Se lo dicono in privato, si sentono esposti. Se lo dicono anonimamente? è feedback puro. Non c'è conseguenza. Non c'è guerra.
Da quando i feedback onesti hanno bisogno di una maschera?
Comunque. Ho cambiato il modo in cui lavoro questa settimana con piccoli accorgimenti. Ascolto veramente, non mando email di notte e aspetto che la gente finisca di parlare. E il team credo (o spero) lo abbia notato.
La mia domanda è: avete mai ricevuto feedback anonimo che vi ha fatto male perché era onesto? Ha cambiato qualcosa? E come vi sentite nei confronti di chi lo ha mandato, gratitudine o vigliaccheria?
Lavoro da remoto, contratto full-time, azienda medio-grande. Ho ottimizzato ogni processo al punto che quello che dovrebbe tenermi impegnato 8 ore al giorno lo finisco in 2-3, al massimo. Il resto del tempo leggo, cucino, vado a correre.
Rispondo sempre entro tempi ragionevoli, non manco una deadline, i miei colleghi mi considerano affidabile. Il mio capo mi ha fatto i complimenti due volte negli ultimi tre mesi. Non ho mai lavorato così poco e mai performato così bene, almeno secondo le metriche di cui si accorgono.
La parte strana è il senso di colpa...non verso l'azienda, ma verso me stesso. Come se stessi sprecando qualcosa.
Qualcuno è nella stessa situazione? Come ci state?
M23. Diplomato in un ITIS in informatica 3 anni fa. Ho iniziato subito a lavorare, 1 anno e mezzo fa cambio azienda passando da una di automazione industriale ad una di vendita di HW/SW. Ho fatto il tecnico Helpdesk(prendevo chiamate e facevo ticket tutto il santo giorno porca mad0nna) per 1 anno e qualche mese. Aggiungo che entrambe le aziende erano PMI, di cui la seconda pesantemente padronale e ottusa. Ora sto cercando altro ma sto iniziando ad odiare profondamente questo paese vecchio e retrogrado. Mi fa schifo quasi tutto.
In 1 un mese circa ho fatto 8/9 colloqui(un numero alto in quanto non mi candido a caso a tutto). Alcune volte vengo scartato perché non sono la figura perfetta che sa fare tutto(potrebbero anche formarmi su alcune cose, ma va be), altre volte, perfettamente in linea con la posizione, perché capiscono che non sono abbastanza "schiavizzabile" o perché cercano sempre il disperato, il mulo di turno che accetta senza fare domande. Mi hanno scartato persino per uno stage di merda in una società di consulenza del cazz0.
Adesso chiedo: ma come stracazz0 faccio a fare esperienza o trovare un lavoro dignitoso e costruirmi un cazz0 di futuro un minimo decente in sto paese di M?
Ho molto voglia di lavorare, ma a quanto pare conta solo stare zitti e accettare passivamente tutto. Cercano muli, non persone.
Proverò a cercare in Svizzera, visto che abito non lontano, per capire se almeno lì c'è speranza, altrimenti guarderò all'estero(sono tirchio e di quasi tutti gli stipendi ho speso molto poco, quindi ho molta disponibilità economica da parte).
Spero capiate il disagio. P.S: anche se trovassi un lavoro in Italia, non sarei comunque pienamente soddisfatto in quanto gli stipendi sono ridicoli rispetto al potere di acquisto attuale.
Il mio post è in realtà riferito a un po' tutti quelli che dicono di finire le task giornaliere in 2 ore e poi di grattarsi i pollici per le restanti 6.
Io avrei una sola semplice domanda: che caspita vuol dire "task giornaliero"?
Mi spiego: un ufficio non sulla china del fallimento, tendenzialmente, dovrebbe avere commesse che coprono mesi/anni. E le singole commesse in teoria sono progetti lunghi spesso e volentieri.
Quindi come fate a dire di aver finito le task giornaliere, quando queste tendenzialmente dovrebbero essere virtualmente infinite, o al più limitate al progetto a cui si lavora?
Il giorno che io in ufficio finisco le mie task, vuol dire che il progetto è bello che finito e che dal giorno seguente non ho lavoro.
Non capisco più se sono io a non farmi andare bene niente oppure se sono davvero sfigata con il lavoro.
Lavoro in modo continuativo da più di 15 anni, ma cambio spesso ambiente ogni 2-3/5 anni perché finisco sempre esasperata. Ogni esperienza sembra peggiore della precedente.
Attualmente lavoro in una PMI come segretaria, ma in pratica faccio la qualunque: apro la porta, rispondo a un citofono che suona in continuazione, faccio grafica, social media manager, assistenza, consulenza, problem solving per errori creati da altri. Mi occupo anche di bandi, quindi devo leggere documenti infiniti in burocratese e usare piattaforme assurde che se lasci il PC inattivo ti cancellano il lavoro.
La capa è una persona estremamente caotica: appunti incomprensibili, organizzazione inesistente, cambia idee e prezzi continuamente senza comunicarlo. Inoltre mette zizzania tra le dipendenti e parla male di tutti con tutti. Ambiente super tossico e prevalentemente femminile.
La mia collega di ufficio fa il minimo indispensabile, è poco professionale ed è stata praticamente “declassata” dalla capa, che ormai vuole che io faccia quasi tutto. Però allo stesso tempo devo subirmi tensioni passive aggressive continue tra loro due, che erano amiche e ora si detestano.
Aggiungiamo:
persone assunte per amicizia o perché la capa non sa valutare e che quindi non sanno lavorare;
compiti anche per l’altra azienda della capa;
marito della capa che ogni tanto arriva chiedendo favori personali;
messaggi e chiamate fuori orario;
organizzazione pessima;
tirocinanti e altre figure che richiedono continuamente supporto.
Faccio part time ma impiego da 1 ora a 1 ora e mezza per arrivare a lavoro (Roma, traffico infernale), quindi arrivo già distrutta mentalmente. Mi alzo prestissimo, torno a casa senza energie e da due anni sento di essere diventata la versione peggiore di me stessa.
Ho ottenuto anche un aumento di livello, ma economicamente cambia pochissimo.
La domanda è: chi lavora nelle piccole aziende vive situazioni simili oppure sono io che non riesco ad adattarmi? Perché anche nei miei lavori precedenti il livello era più o meno questo, magari con sfumature diverse.
Vedo gente laureata che fatica a trovare lavoro e mi chiedo se sono io che non apprezzo.
Il lavoro lo trovo sempre, ma sempre lavori del genere. I lavori “belli” — aziende strutturate, smart working, stipendi buoni — sembrano un universo parallelo.
Non sono laureata, ho un inglese basic, ma nel mio lavoro sono molto brava.
Vorrei solo capire se sono io che la faccio tragica o semplicemente il mondo del lavoro è questo.
Ciao, F22, sto per essere assunta come operaia di assemblaggio.
Ho palesemente mentito di avere un minimo di esperienza giusto per essere assunta. In realtà il mio obiettivo è ricoprire un ruolo impiegatizio. Ho sia il diploma, lingue, skills che esperienza.
Sul cv con cui mi assumono ho anche messo di avere 1-2 annetti da impiegata.
Azienda multinazionale grande. Come dovrei muovermi per chiedere uno spostamento? Aspetto che passino delle settimane prima o mi butto subito? Inoltre dovrebbero cambiarmi contratto o lo mantengono?
Purtroppo e per fortuna questo è l’unico modo per essere presi in considerazione per quei ruoli
nella mia zona.
Apprezzo consigli ed esperienze, grazie
Salve, la scorsa settimana avevo scritto per un blocco emotivo legato a un ambiente di lavoro tossico. La situazione si è chiusa con le mie dimissioni, dopo 7 anni, Il punto è che avevo dato le dimissioni per un’altra opportunità professionale (che aveva tempistiche di onboarding brevissime), che però non si è concretizzata. Pazienza, almeno mi sono tolto da una situazione che stava diventando pesante.
Adesso sto facendo altri colloqui e continuo a ricevere moltissime richieste in privato per ruoli che non sono in linea con quello che cerco.
Sto puntando a posizioni Sales con fisso + provvigione, NO Partita IVA.
Vorrei evitare PMI o realtà poco strutturate. Il mio obiettivo è fare un salto economico serio, passando da 22-24k a una RAL di almeno 35-40k, così da avere più serenità.
In questo momento sto sostenendo un colloquio per una posizione in un’azienda: 25k di fisso, più una componente variabile che mi è stata stimata dalla responsabile in circa 18-20k lordi annui, in modo prudenziale (e qui chiaramente chiedo il vostro aiuto), oltre ai rimborsi chilometrici. Il fisso però non è negoziabile. Da un lato è una red flag, dall’altro il variabile è interessante e si tratta di un player molto grande, quindi il ruolo darebbe anche più visibilità al CV rispetto alla mia esperienza attuale, che è tutta maturata in una PMI come uomo tuttofare. Al momento sto seguendo tutti gli step del processo, che sono parecchi, e vedremo come va.
Avete consigli su dove mandare il curriculum oltre ai soliti canali più noti? Ha senso buttarsi anche sulle agenzie?
Sarò disponibile da luglio, quindi teoricamente impiegabile da quel momento. Secondo voi sono tempistiche realistiche per trovare lavoro in circa un mese, nel caso questi colloqui non andassero a buon fine? Oppure rischio di restare fermo fino a settembre?
Mia madre ha 71 anni, mio padre 74. Sto bene dove sono, ho costruito una vita, un lavoro che mi soddisfa, una relazione stabile. Ma loro sono in Calabria e io a Milano, e ogni telefonata con un "non mi sento tanto bene" mi costa tre giorni di ansia.
Non me ne sono mai pentito o almeno me lo dico. Ma mi chiedo quante persone abbiano fatto la stessa scelta e come ci convivano. E quante invece siano tornate, o non siano mai partite e come stiano loro.
Non credo ci sia una risposta giusta, vorrei solo capire come vivete voi questa cosa (ah, sono figlio unico).
Vi capita mai di passare le giornate a fare o seguire call senza concludere nulla? Senza andare avanti, perché non avete tempo perché siete a innumerevoli call per organizzare cose che non avrete il tempo di fare, perché siete in un altra call per organizzare altre cose? Così all’infinito
Fra le varie stramberie della legislazione attuale c’è la possibilità per chiunque di pubblicare qualsiasi annuncio relativo ad offerte di lavoro reali o farlocche che siano.
E’ bene che le offerte di lavoro siano liberamente accessibili, e non è di per sé colpa delle piattaforme (la legge non ha normato questi aspetti), anche se quelle più famose e internazionali hanno dei filtri algoritmici e fanno da barriera con falsi pulsanti di candidatura, in ogni caso assecondando e/o istigando le bad practice delle aziende.
Per quanto ne sappiamo se qualcuno si sveglia e pubblica un annuncio, anche falso su quelle piattaforme, riceverà comunque centinaia di candidature già filtrate in poche ore.
Può farlo perché la legge glielo permette.
Ma non è tenuto a pubblicare informazioni veritiere in base ad una vera intenzione di assumere, né è tenuto ad assumere poi qualcuno davvero.
Ed in effetti è proprio ciò che accade in molti casi, e se l’annuncio non è falso si può stare sicuri che la sua veridicità è dubbia e in ogni caso parziale, tendenziosa.
Questo riguarda spesso gli annunci che sembrano più prestigiosi e professionali, quelli delle grandi aziende.
E’ una cosa che fa ridere (per non piangere) ma è proprio così purtroppo.
Ora ci si può chiedere come sia possibile un’assurdità di questo tipo.
Eppure internet dovrebbe essere un facilitatore dell’incontro fra domanda e offerta di lavoro, con i vari siti online.
Ebbene la società non immagina minimamente che delle aziende possano inserire degli annunci falsi o ingannevoli o fuorvianti per i più svariati motivi o, nel migliore dei casi, tirarsi indietro durante l’iter di selezione già avviato, del resto non immagina nemmeno che ciò sia possibile legalmente.
Infatti proprio qui sta l’equivoco: la società non sa che una enormità tale sia possibile e sia permessa dalla legge, anzi proprio favorita dalle sue lacune.
Essa si trastulla con un’immagine tradizionali dei processi di hiring che invece non controlla più, e che non sono più a suo vantaggio, anzi ne è sfruttata.
Per esempio pochi riflettono sul fatto che gli HR fanno uno spietato filtro ulteriore spesso basato sulle loro teorie psico-attitudinal-carrieristiche. Ma nessuno li ha autorizzati politicamente. Il diritto al lavoro stesso ne è minacciato.
Nel frattempo le aziende magari hanno tutti questi CV da studiare, e magari anche le informazioni provenienti dai colloqui degli iter di selezione farlocchi e inconcludenti.
Tutto questo è un’enorme perdita di tempo per le persone, spesso disperate, e fonte di ulteriore frustrazione.
A volte le persone vanno incontro a scoraggiamento esistenziale e rinunciano a cercare lavoro, uscendo dalle statistiche.
Vorrebbero un meccanismo ordinato, o comunque un approccio facile al lavoro, senza continui rifiuti, vorrebbero parlare direttamente con chi decide nelle aziende, cosa ora non più possibile.
Tutto sembra andare bene ed i numeri “ufficiali” lo confermano, quindi non c’è alcun allarme sociale.
I dati sono giostrati a piacimento, anzi sono di per sé basati su calcoli che sono destinati a dare sempre un risultato positivo.
Dunque la società non arriva nemmeno ad immaginare una tale situazione.
Si limita ad esortare i giovani a studiare e a trovare lavoro. Oppure chi lo perde a rimettersi in gioco.
Non può certo immaginare che da decenni sia possibile fare le cose suddette all’ombra della legge.
Ma come mai non lo sa? Come mai la legge lo permette?
In realtà nessuno immaginava dei comportamenti così esecrabili da parte di aziende e HR, o recruiter (intermediari del mondo del lavoro). Nessuno prevedeva che si sarebbe giunti a queste condotte, e ai danni da esse provocati. Sulle persone, sui loro destini, sull’efficienza delle aziende anche purtroppo.
Creando le leggi, le liberalizzazioni, non sono stati posti in essere quei paletti necessari ad evitare le derive che poi si sono avute. Perché davvero ci si fidava, ci si basava su come le cose erano state finora e nel sentire comune.
Se la società maturasse una sufficiente consapevolezza, prima rimarrebbe stupefatta, e poi prenderebbe dei provvedimenti, magari per tramite dell’interessamento dei politici.
Non l’ha fatto finora perché non sapeva di essere tradita dall’interno, dalle aziende e dai loro HR.
Nessuno immaginava che le aziende invece di pensare al business e ad assumere quante più persone valide possibile per espandersi si sarebbero messe a fare di questi giochi, sfruttando la legge permissiva, mettendo in difficoltà intere generazioni di persone e sottoponendole ad ingiustizie non meritocratiche.
Eppure si pensava che con l’impegno il mondo del lavoro privato avrebbe aperto le sue porte, mentre in realtà gli HR erano dei veri e propri guardiani delle aziende.
E la società insomma non se lo aspettava, immaginandosi invece una certa facilità di ingresso basata sulla meritocrazia, altro che cherry-picking capriccioso come è in realtà.
Speriamo che quindi si facciano delle nuove leggi sulle selezioni di lavoro, introducendo delle regole apposite e dei vincoli.
Non si capisce infatti perché non debbano essercene solo per le selezioni e per gli annunci di lavoro. La fase più delicata della vita delle persone, cioè cercare lavoro, è in pratica una terra di nessuno dove tutto è permesso.
Voi cosa ne pensate?
Uno stipendio da 75-100K in Italia come Senior Dev te lo sogni o quasi.
Una volta qualcuno prendeva in giro la Romania perché i dev costavano poco e niente. Ora la Romania siamo noi, solo che non conviene assumere italiani per tasse e burocrazia.
Proprio ieri leggevo il post di un ragazzo che chiedeva se ci fossero modi nel 2026 per guadagnare soldi online da casa.
Come esperienza personale diceva che anni fa faceva resell di scarpe ma che ora il mercato non funziona più e non sa più cosa fare.
Commentando sotto il post ho ricevuto un po' di visualizzazioni e interesse allora ho deciso di scrivere la mia esperienza.
Io ho 20 anni e da un anno a questa parte faccio dropshipping su eBay usando Amazon come fornitore e al momento sono arrivato a guadagnare in modo abbastanza stabile 500/800€ ogni mese.
(Ve lo dico subito, se pensate di guadagnare senza fare nulla potete pure smettere di leggere)
Ci dedico 1 ora, massimo 2 ore al giorno e mi ritengo molto soddisfatto per i risultati che sto ottenendo, anche perchè nel frattempo lavoro 8 ore al giorno.
Gli step base sono semplici:
- Cerco prodotti su Amazon: Generalmente io cerco una parola a caso su amazon come "legno" e scelgo gli articoli che hanno 200/300 vendite al mese
- Carico i prodotti su eBay: Copio i prodotti su Amazon e li metto in vendita su eBay. (titolo, immagini, descrizione, tutto insomma)
- Quando vendo, spedisco il prodotto al cliente: quando un cliente mi compra un articolo vado su amazon e lo spedisco direttamente al compratore
- Tengo la differenza: se vendo un articolo a 20 euro e l'ho comprato a 10, tolte le commissioni di eBay ci faccio circa 4/5 euro.
Ovviamente il metodo funziona nel momento in cui metti in vendita tanti articoli su eBay, quando le vendite iniziano ad essere 10/15 al giorno.
E questo sostanzialmente è quello che faccio tutti i giorni, cerco prodotti, li carico e gestisco gli ordini.
PS.
Se volete anche solo lontanamente provare a farlo diffidate da chi vi vende corsi a pagamento.
Vi assicuro che ho trovato tutto gratuitamente su internet. Chi vi vende corsi vuole solo spillarvi quei pochi euro di profitto che farete i primi 2/3 mesi.
piuttosto chiedetemi qui sotto che vi rispondo io.
L'unica cosa che probabilmente vi servirà per iniziare è un tool per gestire tutto il processo più velocemente.
o per esempio non riuscirei mai a fare il norcino o il macellaio. Rispetto chi lo fa tantissimo, ma proprio fisicamente non ce la farei. Voi?
(Ovviamente escluso roba ovviamente illegale o immorale: parliamo di lavori "normali")
CEO e CFO stanno iniziando a realizzare che l’AI costa più della gente che hanno licenziato per sostituirla con AI.
La produttività non è aumentata.
I costi dell’AI per l’utente finale / azienda utilizzatrice sono ancora bassissimi rispetto a quello che dovrebbe costare affinché chi la fornisce non vada in perdita. La stanno fornendo in perdita come gli spacciatori che regalano droga per creare tossicodipendenti.
Tutto l’hype verrà fortemente ridimensionato.
Probabilmente mi potrei già rispondere da solo, ma preferisco aprire un "dibattitino" nel merito.
TLDR della questione: A inizio anno ho mandato un cv per la Coop, ho scartavetrato le palle a randstad per farmi fare un incontro, ad aprile ce l'ho ma la settimana dopo scopro che mi hanno rifiutato con un "Sei sembrato un bravo ragazzo, ma non ti hanno visto adatto alla mansione" (non adatto a fare cassa e scaffali poi ma vabbè, è tanto che non li insulto per la millesima volta pure in questo post)
Allora qui sorge il "dilemma": Nella apl dove vado a fare gli incontri obbligatori da percettore naspi mi è stato detto l'ultima volta che la cosa va a momenti, delle volte mi possono dire di no e delle volte si, quindi mi suggerisce di riprovare da più parti e a più riprese perché non si sa mai...
Ora, a meno che io parlo una lingua e la tizia della apl ne parla un'altra... no vuol dire no, o sbaglio? ecco, quindi perché mi suggerisce di provare a rimandare ogni tanto? Se mi hanno rifiutato una volta, mi rifiuteranno una seconda.
Magari la situazione cambia se prima di riprovare faccio altri 2/3 lavori e quindi "faccio numero" sul cv, ma ora che sono 6 mesi ininterrotti che cerco lavoro senza successo, che senso ha sta cosa?
Buonasera ragazzi,
Volevo la vostra opinione relativa alla seguente offerta oggi ricevuta :
33k + ticket giornalieri da 8 euro per consulenza in settore railway.
Ho una laurea magistrale, 3 anni di esperienza lavorativa all'estero, settore differente, ma colloquio tecnico molto molto positivo. A me sembra leggermente bassa, e avevo chiesto infatti sui 36 nelle fasi preliminari.
In breve, io mi occupo di sviluppo AI e ML. In teoria sia per la mia formazione che per la mia esperienza sono abbastanza Deep e ferrato su ML e da poco sto comunque approfondendo cose meno interessanti quali temi di AI Engineer e roba di modelli di linguaggio.
Sono entrato da due mesi in una nuova azienda nominalmente come "AI Engineer", in generale mi hanno detto che mi sarei occupato di tutti gli aspetti di sviluppo AI e ML su vari progetti. Premetto che questa nuova azienda è specializzata prevalentemente in sistemistica, DevOps e sviluppo web: a quanto pare stanno iniziando una divisione aziendale su ai.
Fatto sta che da un po' noto alcune cose strane che provo a descrivere:
\- nel progetto A l'azienda ha in carico il setup e la cura del sistema openshift su cui lavoreranno altre due aziende per sviluppare modelli. Hanno messo me e un sistemista a lavorarci.
\- nel progetto B ho letto il documento che lo presentava: ci sono in totale 3 aziende e la mia è incaricata di sviluppo di piattaforme ed integrazione di sistemi e modelli. Le altre 2 si occupano dello sviluppo di modelli predittivi di varia natura.
\- progetto C analogo al progetto B
\- i progetti B e C sono in fase di start-up da un po', in realtà ancora non ci ho fatto niente da un po'.
\- non ho ancora scritto una riga di codice per ML e AI a meno che non sia per formazione che ho fatto nel tempo libero
Per quanto riguarda B e C ho chiesto ai miei superiori, mi hanno detto che "i ruoli sono solo formali per i documenti, in realtà sarai incluso negli sviluppi bla bla".
Per il progetto A è successa una cosa: c'è stata una riunione di setup di openshift con anche le altre aziende dove si è parlato di future possibilità di installare importare modelli, varie sorgenti di modelli, pacchetti e cose così. Dopo questa riunione vengo "richiamato" dal mio superiore che mi dice "si parlava di AI, cercate di essere più proattivi, tu che hai manualità con queste cose cerca di fare vedere di più che parli"
La conclusione è che sono sempre più convinto che qui si sia completamente frainteso il mio ruolo, cosa sia un AI e come ci si lavori. Inoltre capisco che qui non sanno la differenza fra integrazione di modelli AI e sviluppo di AI e ML.
Mi sento un po' avvilito e mi sento di aver fatto una cacata. Cosa mi consigliate? Mi sto impressionando io? Non saprei neanche quanto fidarmi del "i ruoli sono solo formali" e cose così. Non saprei, mi serve un confronto.
Spero di essere stato chiaro.
Non si tratta dei famigerati software ATS che pure agiscono spietatamente.
E' ormai ben noto come una tattica durante i processi di selezione del personale di certe aziende sia di far lavorare come in una catena di montaggio le persone che si candidano su compiti poi riutilizzabili, uno via l’altro, laddove spesso vengono inseriti annunci civetta con le migliori condizioni per attirare più candidati, sfruttando i tipici desideri o bisogni degli stessi.
Oltre all'utilità dei dati raccolti da CV e colloqui, le aziende, spesso capeggiate da gruppetti di potere alla frutta o particolarmente avidi e incapaci (le due cose vanno spesso a braccetto), cercano nuove idee, quelle idee che l'AI non può fornire o che richiede fatica per farle emergere con la sapiente e paziente interazione umana.
I lavoratori così sfruttati prima ancora di essere assunti, vengono poi abbandonati, ghostati come si dice, dato che l'iter selettivo era fittizio o si preferisce qualcun’altro.
Con le idee ottenute, però, utilizzando l'AI è poi facile implementare dei workflow che in azienda possono effettivamente risultare utili e produttivi, fonte di notevoli ricavi.
Le aziende sono ovviamente molto attente ad evitare che si possano inserire nei “lavoretti” richiesti ai candidati dei credits o dei watermark, per impossessarsi della proprietà intellettuale, con i loro avvocati pronti poi a difenderla.
La facilità con cui le aziende sfruttano il lavoro di persone che non sono nemmeno state assunte, anzi sono agli inizi di un iter di selezione, dimostra come il “problema della formazione” sia tutto una finta.
I candidati infatti sono sicuramente capaci e la predazione del loro lavoro gratuito ne è la prova.
A volte candidati molto validi sono addirittura scartati perché potrebbero essere dirompenti rispetto al gruppetto di potere o ai senior cronicizzati.
A volte il motivo del rifiuto di un candidato, dopo che il suo lavoro come “compito” per la selezione è stato comunque utile, può essere per motivi che nulla hanno a che fare con la competenza, vero e proprio cherry-picking permesso dalla legge attuale, che andrebbe cambiata.
In quei casi in cui era in atto una vera selezione questi selezionatori si permettono di schifare una persona nonostante ne abbiano appena apprezzato e usato le idee, o si accingano a farlo in una forma o nell’altra.
Sembrano quasi dire: perché buttare questo utile lavoretto o questa valida idea anche se proviene da un candidato scartato? Ovviamente non fanno niente per non trovarsi in queste “situazioni”, anzi è tutto accuratamente progettato.
A volte l’onboarding è colpevolmente così lacunoso da rivelarsi una tattica per far rinunciare la persona durante il periodo di prova, pur essendoci stato già un certo lavoro svolto.
Tanto altri candidati sono in fila.
Per non parlare del caso ancora più grave dell’interruzione del periodo di prova da parte dell’azienda stessa, vera e propria ammissione di colpevolezza.
Generalizzando, non sono nemmeno rari i casi in cui l’azienda dà il ben servito ad un lavoratore (con mezzi leciti ma subdoli) poco prima che maturi la promozione promessa con gli obiettivi fissati, adducendo motivazioni false o vaghe e fumose.
Per non parlare di quell’extra-effort richiesto ai lavoratori, che spesso accompagna questi veri e propri inganni programmati accuratamente dalle aziende.
Qualsiasi sia l’eredità lasciata dal lavoratore, dopo un periodo anche breve in azienda, può essere utilizzata dall’AI per finire il lavoro. Da qui in poi quel lavoratore non serve più.
Il job-hopping sembra una soluzione, ma in realtà è solo un sintomo, e può condurre a finire in questi scam, assecondando tale meccanismo, e magari dopo aver lasciato il lavoro precedente.
Come detto prima, quindi, l’AI sta aiutando queste aziende, che possono sfruttare il lavoratore nelle sue qualità insostituibili, per poi usarle con facilità per ottenere lavoro e prodotti finiti senza nemmeno assumerlo. C’è una specie di simulazione dell’attività lavorativa, una sorta di lavoro in nero non retribuito, prestazioni occasionali in sequenza di cui i candidati in fila non sono nemmeno informati.
Questo sembra anche più beffardo che perdere il lavoro a causa dell’AI o non riuscire a farsi assumere.
Quindi quelli che dicono che l’AI è una scusa devono stare ben attenti perché la questione è più sottile, e forse persino più grave.
L’AI di fatto può infatti aiutare le aziende nello sfruttare le persone, per cui occorre vigilare.
Infatti le aziende stanno contando molto sulle zone grigie della legislazione, che dovrebbe piuttosto affrontare i nodi fondamentali della questione, in primis la possibilità di pubblicare liberamente degli annunci di lavoro senza regole.
Le aziende stanno sfruttando proprio quelle qualità umane per le quali varrebbe la pena di assumere delle persone, e tenersele strette.
Invece si ricorre indiscriminatamente all’AI e al near/off-shoring, tanto che alcuni propongono di creare per ciascuna professionalità delle mini "caste", ovviamente senza i difetti di quelle attuali.
Insomma si vorrebbe introdurre un moat che ripari dalla balordaggine delle aziende tirchie ed impazienti di disfarsi delle persone.
Se fosse davvero un discorso di efficientazione potrebbe pure avere senso, ma allora non si capisce perché le aziende tengano alla larga o espellano i migliori e forniscano assistenzialismo ai peggiori.
Alcuni lavoratori in azienda si rendono complici di ciò, o dovrebbero stare più attenti a come le aziende chiedono di ottenere risultati, magari tramite improvvise “idee” geniali dei superiori, finora di tutt’altro livello, quindi probabilmente di dubbia provenienza.
E’ necessario avere solidarietà con chi viene coinvolto nelle situazioni sopra descritte e rifiutarsi di usare il lavoro che proviene dalle selezioni per darlo in pasto all’AI.
Voi sapevate che esistevano queste problematiche, spesso causate dall’assenza di leggi sulle selezioni di lavoro?
O avete avuto esperienze di tale tipo?