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Ho 29 anni, sono diventato milionario e vivo di rendita. Ma la verità è che mi sento un alieno e non posso dirlo a nessuno.

A 29 anni ho raggiunto quello che la società definisce "il sogno": un patrimonio a 7 cifre, niente debiti, zero sveglie la mattina, nessuna casella email del capo a cui rispondere. Sono finanziariamente indipendente e potrei non lavorare mai più per il resto della mia vita.

Ma c'è un rovescio della medaglia di cui nessuno ti parla.
La mia vita sociale è diventata una finzione continua.

A 29 anni, il 99% dei miei amici e coetanei è al picco dello stress lavorativo: precarietà, stipendi da 1.500€, affitti da capogiro, capi tossici e la costante ansia per il futuro. Quando ci vediamo la sera o nel weekend, di cosa si parla? Di quanto fa schifo il lavoro, di quanto sono stanchi, di come non arrivino a fine mese.

E io cosa dovrei fare? Inserirmi nella conversazione e dire: "Ah ti capisco, oggi io ho fatto fatica a scegliere tra andare in palestra o fare due ore di padel, poi sono andato al mare"?

Non posso. Devo fingere. Devo inventarmi che "lavoro da remoto" (la scusa standard che uso) per giustificare il fatto che sono sempre libero e che non ho mai problemi di budget. Se dicessi la verità, il rapporto cambierebbe all'istante: si creerebbe una voragine fatta di risentimento inconscio, invidia o semplicemente l'impossibilità di immedesimarsi l'uno nell'altro.

E poi c'è il fattore tempo: la gente lavora dalle 9 alle 18. Dal lunedì al venerdì io sono praticamente solo. Le prime settimane sembra di stare in vacanza, poi ti rendi conto che il mondo attorno a te va a un altro ritmo e tu sei fermo alla stazione a guardare i treni.

La gente pensa che fare i soldi da giovani e smettere di lavorare sia la soluzione a tutti i problemi. La realtà è che risolve solo i problemi economici, ma amplifica a dismisura quelli esistenziali. Ti toglie la "scusa" del lavoro per i tuoi fallimenti personali o la tua solitudine. Se sei insoddisfatto, la colpa è solo tua.

Non sto cercando pietà, so benissimo di essere in una posizione di privilegio assurdo rispetto al 99.9% della popolazione. Ma avevo bisogno di scriverlo da qualche parte senza dover indossare la solita maschera.

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u/Substantial-Stop3692 — 13 days ago
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Condividere il disagio di tempi difficili..

Ciao M59 single informatico, sono di Bologna ma trasferito a Torino dal 2020 per lavoro.

Negli ultimi anni ho visto un peggioramento delle condizioni della società, le persone "normali" son sempre più sballottate tra mille tensioni, economiche e sociali, anche nella vita di tutti i giorni, basta leggere un po' di post anche qui, il povero agricoltore, ad es.

Io stesso, con l'arrivo della AI, comincio a sentire "aria pesante" per certe professioni come la mia.

Sono l'unico a percepire che ci stiamo mettendo nel sacco da soli, anche solo "psicologicamente"?

Invece che arrendermi allo sconforto, vorrei trovare un posto dove non sentirsi troppo soli e poter parlare con qualcuno per sentirmi ascoltato e magari compreso ed aiutato. È veramente impossibile, online? È tutto"progettato" per farci diventare invisibili?

Credo che queste piattaforme generaliste, molto convenienti, siano adatte a tutto e niente, nel senso che se uno lancia il suo "messaggio nella bottiglia" in questo oceano di contenuti, rischia di finire affogato tra i flutti e non trovare la giusta attenzione.. no?

Ho pensato allora che si potrebbe realizzare un sito ed un forum ovviamente no-profit dedicati a questi temi, riprendendo il concetto di "mutuo soccorso".

Secondo voi potrebbe interessare ed attecchire, come iniziativa? Una "piazza" senza gente che si incontra, parla, si sfoga, discute, scherza e si conosce, ecco.. sarebbe inutile e triste.

Nel caso sappiate che ce ne sono già altri vivi e vivaci, indicateli, mi piacerebbe darci un'occhiata.

Grazie per l'attenzione

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u/andreaven — 12 days ago