Una serie di tornado si è abbattuta sul Sud Italia, dalla Sicilia al Salento. Quello più intenso ha colpito la zona a sud di Marsala (dove sono state osservate almeno 6 trombe marine), causando danni ingenti e dei feriti, due dei quali in codice rosso.

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Tornado estremamente intensi hanno colpito la zona a sud di Marsala, causando danni ingenti, tra cui una scuola, due feriti gravi e altri tra i bambini della stessa scuola.

Molti commenti sui social sottolineano come questi fenomeni non si sarebbero mai verificati prima o, comunque, non sarebbero mai stati avvistati dagli abitanti di quelle zone.

Ma è davvero così?

Le trombe d’aria, o tornado, non sono in realtà fenomeni nuovi per la Sicilia. Quello che ha colpito la zona di Marsala è probabilmente tra i più intensi mai vissuti dalla popolazione, ma non è, di per sé, un fenomeno totalmente nuovo da attribuire con sicurezza al cambiamento climatico, come alcune analisi “da social”, un po’ troppo premature, vorrebbero far pensare.

I tornado siciliani rappresentano più del 10% dei tornado italiani, ben 66 casi su quasi 600.

***È molto difficile stabilire se il cambiamento climatico abbia avuto un ruolo, a causa della forte variabilità e della ridotta scala spaziale e temporale associate a questi eventi. Le prime indicazioni suggeriscono che, con il cambiamento climatico, potrebbero svilupparsi condizioni atmosferiche più favorevoli ai tornado, ma la questione è ancora aperta.***

Va quindi tutto bene? Certo che no, perché parliamo comunque di fenomeni estremamente pericolosi e poi perché il fatto che ci sia molta incertezza riguardo al ruolo del cambiamento climatico per questi fenomeni specifici non significa che in futuro questi non possano davvero aumentare in frequenza o intensità a causa di esso.

@rob.ingrosso

Fonte video: Centro Meteorologico Siciliano e Matteo Tidili.

Mesh up post di https://www.instagram.com/chpdb

u/Gabboriele — 6 days ago

Ballottaggio in Brasile: l'impatto critico delle elezioni presidenziali sulla sopravvivenza della Foresta Amazzonica

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I risultati del primo turno in Brasile ci mettono di fronte a uno scenario critico, Flávio Bolsonaro è in vantaggio su Lula e la partita si deciderà al ballottaggio. Non si tratta solo di politica interna, ma del futuro della più grande foresta pluviale del pianeta.

I dati dell'INPE parlan chiaro, con Lula la deforestazione è scesa ai minimi storici, salvando oltre 20.000 km² di foresta negli ultimi anni. Al contrario, l'era Bolsonaro ha visto il picco degli abbattimenti, trainato dal taglio dei fondi alle agenzie di controllo e dal via libera a pascoli e miniere nelle aree protette. Sia chiaro, Lula non è il salvatore del pianeta e le sue politiche sull'estrazione petrolifera e sulle infrastrutture in Amazzonia sollevano forti critiche, ma tra il suo pragmatismo imperfetto e la devastazione sistemica promossa da Bolsonaro non c'è paragone.

Se Bolsonaro dovesse vincere il ballottaggio, il rischio è che l'Amazzonia si avvicini a un punto di non ritorno irreversibile, trasformandosi in una savana arida e liberando enormi quantità di CO₂. Con in più le inchieste sui finanziamenti americani alla destra brasiliana che aggiungono ulteriore tensione, questo ballottaggio è a tutti gli effetti uno snodo decisivo per la crisi climatica globale.

u/Gabboriele — 11 days ago

Ma chi l'ha detto che zeroplastic e plasticfree abbiano sempre senso? [RePost di Dario Bressanini]

TL:DR

Le campagne #plasticfree spesso ipersemplificano una realtà complessa, demonizzando la plastica a prescindere dal suo ruolo funzionale. Il problema principale risiede nella gestione scorretta dei rifiuti e nell'abbandono, non nel materiale in sé, il quale presenta criticità di fonte non rinnovabile analoghe a quelle di metalli come l'alluminio.

L'impiego della pellicola plastica per confezionare singoli ortaggi come i broccoli risponde a precise esigenze tecnologiche di conservazione per ridurne il rapido decadimento e la perdita di freschezza. I film plastici a permeabilità selettiva rallentano il metabolismo del vegetale e ne prolungano la durata commerciale da 5 a circa 20 giorni.

Evitare l'uso della plastica protettiva aumenta il rischio di deterioramento del prodotto e il conseguente spreco alimentare, il quale comporta la perdita di tutte le risorse impiegate lungo la filiera produttiva, tra cui acqua, energia, carburante e fertilizzanti. È necessario applicare il pensiero critico ed evitare slogan dogmatici per valutare l'utilità effettiva dei materiali nei singoli contesti ed evitare sprechi maggiori.

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Solo perché noi pensiamo che in un determinano prodotto quel pezzo di plastica sia inutile non vuol mica dire che lo sia veramente. Magari si, magari no. Potrebbe anche voler dire che non ne sappiamo abbastanza e quindi dovremmo quantomeno avere l’umiltà di fermarci un secondo, almeno uno, e pensare “io non capisco perché c’è questo pezzo di plastica ma magari, magari, qualcun altro ci ha pensato più a lungo di quello che ho fatto io e ha deciso che era meglio mettercelo”. D’accordo, è più di un secondo ma avete capito

Siamo nel pieno del movimento #plasticfree e non ne capisco il motivo. O meglio, lo so: la plastica è associata all’inquinamento: tartarughe e delfini soffocati dai sacchetti, isole enormi di bottiglie che galleggiano nell’oceano e così via. Ma il problema non è forse chi l’abbandona invece di riciclarla? Dice “ma non è biodegradabile!”. A parte che questo non sarebbe comunque un problema se non venisse abbandonata (per dire, neppure il vetro è biodegradabile, o gli ossidi metallici che vi spalmate addosso nelle creme solari). E che biodegradabile non è comunque sinonimo di “non inquinante”: ci sono pure bioplastiche biodegradabili.

Dice “ma deriva dal petrolio, una fonte non rinnovabile!”. Anche qui: a parte che ci sono plastiche che non derivano dal petrolio (derivano da biomasse e sono chiamate anche loro bioplastiche creando un po’ di confusione), ma anche i metalli che usiamo, dall’alluminio al ferro, sono da fonti non rinnovabili, e quindi? Si sono creati nel nucleo delle stelle qualche miliardo di anni fa e nonostante gli alchimisti ci abbiano provato a lungo a trasformare il piombo in oro, ora sappiamo che non si può creare l’alluminio a partire dal silicio della sabbia dei deserti. “Ah ma le lattine di alluminio le riciclo!”. Bravo, e ci mancherebbe! Ma non puoi farlo anche con la plastica? E se è del tipo non riciclabile comunque fai correttamente la raccolta differenziata?

“Si vabbè, ma non vedi quei broccoli avvolti uno ad uno nella plastica? Non sono uno spreco? A che serve? I broccoli si sono sempre venduti nella cassetta. Dai, è ovvio che sia uno spreco di risorse.”

Mi conoscete: non ho mai sopportato i discorsi ipersemplificati. No, mi correggo: li odio proprio. La realtà è complessa e di persone o associazioni che si comportano come i fisici nella famosa (tra i nerd) barzelletta del cavallo sferico non ne abbiamo bisogno nella vita reale. La complessità la si spiega, la si racconta, la si dipana, non la si nasconde sotto il tappeto perché “tanto non capirebbero”.

So benissimo – perché di comunicazione qualcosa ne capisco – che i messaggi delle campagne sono volutamente supersemplici e dogmatici. Sì a questo No a quello. #Stop a questo, #Free a quello. Nessuno aderisce e dà il 5 per mille a

#NoPlasticaInutileMaSoloSeDavveroInutileMaSeLaRicicloVaBeneEPoiSeèBioplasticaOkEComunqueSiDeveVedereCasoPerCaso.

Se si vuole l’adesione in massa, se si vogliono le decine di migliaia di foto su Instagram o di messaggi su Twitter con il tag della campagna, non si può chiedere di dover pensare di volta in volta cosa è bene e cosa è male. Cosa è giusto e cosa è sbagliato. “Troppo sbatti”, come dicono i giovani, “dammi un hashtag facile che non ho tempo di pensare, che devo andare al concerto sulla spiaggia”.

Se non mi piacciono le semplificazioni drastiche, adoro invece le provocazioni come strumento di creazione di una sorta di dissonanza cognitiva. Come lo è l’immagine che vedete sopra che ho creato alterando il meme originale dove il “cattivo” è il broccolo con l’odiata e “inutile” plastica. Ma è davvero inutile? È uno spreco di risorse? E *quali* risorse esattamente?

A che serve la pellicola che ricopre i broccoli? “Beh, facile dai, è solo una questione di igiene!”. Sicuramente l’igiene migliora con la pellicola, ma perché non lo fanno anche con le patate o le melanzane? E già che parliamo di plastica, tu che sei #noplastic li usi i guanti di plastica usa e getta? No perché ti ho visto scaccolarti prima di tastare, senza guanti, quelle pesche che poi hai lasciato nella cesta!

Dicevo che no, non è per una questione di igiene. I broccoli sono tra i vegetali che hanno una velocità di respirazione elevatissima. Ricordate che sono dei fiori immaturi, e una volta tagliati dalla pianta non hanno più l’apporto di acqua e sostanze nutritive, e cominciano a consumare quello che hanno dentro. Certo, dalla raccolta sino a quando sono stati messi sugli scaffali sono stati raffreddati per evitare che appassissero, ma ora sono lì nella cesta, a temperatura ambiente. Si sgonfiano, perdono di turgore, rammolliscono, si ingialliscono nel giro di pochi giorni e poi vengono buttati perché nessuno li vuole più comprare..

Dicevo che no, non è per una questione di igiene. I broccoli sono tra i vegetali che hanno una velocità di respirazione elevatissima. Ricordate che sono dei fiori immaturi, e una volta tagliati dalla pianta non hanno più l’apporto di acqua e sostanze nutritive, e cominciano a consumare quello che hanno dentro. Certo, dalla raccolta sino a quando sono stati messi sugli scaffali sono stati raffreddati per evitare che appassissero, ma ora sono lì nella cesta, a temperatura ambiente. Si sgonfiano, perdono di turgore, rammolliscono, si ingialliscono nel giro di pochi giorni e poi vengono buttati perché nessuno li vuole più comprare.

Tu li compreresti? “Beh, no, però insomma è uno spreco”. Certo, ma tu perché non li compri? “Beh, in realtà nel fine settimana pensavo proprio di fare una pasta con broccoli, aglio olio e peperoncino, ma a questo punto li compro tra tre giorni, e belli verdi. Questi stanno ingiallendo! Ma dico io, l’agricoltore non poteva aspettare a raccoglierli? Cioè, scusa, io stasera ho il concerto in spiaggia, non cucino, e se li compro ora poi tra tre giorni nel frigorifero sono da buttare.”

A qualcuno magari sembrerà strano ma c’è chi per mestiere studia il modo di conservare al meglio il cibo, compresi i broccoli. E se si va su Google Scholar e si scrive “allintitle: broccoli shelf life”, si trovano più di 80 articoli che hanno nel titolo quelle parole chiave. E alcuni di questi spiegano perché usare una pellicola di plastica su ogni singolo broccolo sia una buona idea. Dai test che hanno fatto, un broccolo dopo 5 giorni dalla raccolta tenuto a temperatura ambiente ha una riduzione della qualità talmente elevata che un panel di assaggiatori addestrato lo considera sotto il livello si accettabilità. Invece conservandolo in un film fatto apposta si è conservato fino a 20 giorni con quasi nessuna degradazione della qualità, e sugli scaffali rimane verde, turgido e buono da cucinare ancora per molti giorni.

Quella che per alcuni sembra solo “plasticaccia” è un materiale altamente tecnologico. Fatto apposta per regolare la quantità di ossigeno e di anidride carbonica all’interno. Perché se il problema dei broccoli – così come di vari altri vegetali – è quello di avere un metabolismo veloce, allora lo si può rallentare riducendo la concentrazione di ossigeno all’interno della confezione e aumentando quella di anidride carbonica.

Vedi? Qualcuno pensa ai problemi, li definisce bene, cerca delle soluzioni, e magari le trova anche. E la ricerca è molto attiva nel produrre sempre nuovi materiali: alcune di queste plastiche hanno delle microperforazioni per permettere il passaggio regolato di gas, altre contengono delle sostanze che assorbono, per esempio, l’etilene, che è un gas rilasciato dagli stessi vegetali per accelerare la maturazione e il decadimento. Riducendo l’etilene i vegetali durano di più.

“Si vabbè, ma alla fine è solo un broccolo, possiamo buttarlo nell’umido e non è un grosso spreco, no?”.

Col cavolo, ciccio! Quando butti quel broccolo perché insisti stupidamente nel non volere la plastica protettiva stai anche buttando tutta l’acqua di irrigazione che è servita per crescerlo. Stai buttando i fertilizzanti usati per concimarlo. L’energia necessaria per sintetizzare gli agrofarmaci per far sì che arrivi sano al supermercato. Stai buttando il carburante usato dalle macchine per lavorare il terreno, seminarlo, raccoglierlo, lavarlo, confezionarlo e trasportarlo fino al punto vendita. Stai buttando anche la plastica, eggià, servita per non far crescere le erbacce a fianco. Devo continuare? Quindi no, col cavolo che butti via “solo un broccolo”. (Anche se sempre di Brassica oleracea si tratta)

Quella poca plastica protettiva serve a evitare uno spreco potenzialmente maggiore, che non è solo uno spreco alimentare.

Morale della favola: sì, qualcuno ci aveva pensato, solo che tu non lo sapevi, e non ti sei fatto venire il minimo dubbio. Eri già pronto con il cellulare a fare la foto instagrammabile del broccolo con un bel #plasticfree e poi via di corsa al concerto sulla spiaggia. Demonizzare la plastica solo perché è plastica è stupido. Quindi ragiona la prossima volta prima di aderire senza pensarci a una campagna di questo tipo. Questi slogan sono subdoli perché ci fanno sentire buoni, e tutti vogliamo giustamente lasciare ai nostri figli un ambiente migliore di quello che abbiamo ricevuto. Ma la voglia di sentirci “dalla parte giusta” può farci abbassare le difese del pensiero critico e farci aderire acriticamente più per sentirci delle persone migliori che non per, effettivamente, dare il nostro contributo per un mondo migliore.

E mi raccomando, usa la testa: quello che ti ho detto non è l’autorizzazione, al tuo concerto sulla spiaggia, a buttare la tua bottiglietta d’acqua in bioplastica biodegradabile (no, bevande in lattine e bottiglie di vetro non sono ammesse). Però puoi portarti una borraccia. Di plastica, ovvio.

https://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/07/10/benedetta-plastica/index.html?callback=in&code=ZDRHZJDKN2ITMMM1YY0ZZWJJLWFIZTYTYTDLZWZLMZJIMDI0&state=dc04d226b5d1452e8543f1b300b8088c

u/Gabboriele — 15 days ago
▲ 137 r/veganita

Tutti che pensano alle proteine, nessuno però che si chieda mai le fibre come stanno

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Negli ultimi anni è stato documentato in diversi Paesi un aumento dell’incidenza del carcinoma colorettale prima dei 50 anni, particolarmente evidente nelle generazioni più recenti.

Le cause di questo aumento non sono ancora completamente comprese e sarebbe scorretto attribuirlo semplicemente al basso consumo di fibre.

Quello che sappiamo, però, è che mentre ci preoccupiamo tantissimo di assumere abbastanza proteine, in Italia la stragrande maggioranza degli adulti non raggiunge nemmeno la quota raccomandata di fibre.

Secondo i dati dell’ultimo IV SCAI, infatti, solo il 12% degli adulti italiani raggiunge un apporto adeguato di fibre. E come le evidenze ci mostrano ogni 10 g al giorno in più di fibre alimentari sono associati a un rischio relativo di carcinoma colorettale circa il 10% più basso. Questo non significa che mangiare più legumi “impedisca di avere un tumore”. Significa che abbiamo solide evidenze secondo cui un’alimentazione ricca di fibre è associata a un minor rischio di carcinoma colorettale.

Però no. Le proteine...NOBBILI. MANNAAGG’MANNAGG’!

post di https://www.instagram.com/theia\_ita

u/Gabboriele — 16 days ago

A proposito di micro plastiche, le peschiamo e rigettiamo in mare. Obbligati dalla legge a farlo.

🔴 Il Mediterraneo è pieno di plastica ma i pescatori non possono smaltirla: dopo quattro anni, la legge Salva Mare non ha ancora i decreti attuativi

Secondo uno studio commissionato dal WWF ogni settimana rischiamo di ingerire fino a 5 grammi di plastica, cioè l'equivalente di una carta di credito. Una parte consistente di questa plastica proviene dal mare.

La legge Salva Mare, approvata nel 2022, dovrebbe consentire ai pescatori di portare a terra i rifiuti accidentalmente pescati e conferirli gratuitamente negli impianti portuali di raccolta.

Il problema è che, a quattro anni dall'entrata in vigore, mancano ancora i decreti attuativi e il sistema non è pienamente operativo.

Così, in assenza di un sistema di raccolta effettivamente operativo, per il pescatore portare a terra la plastica pescata può significare entrare nel regime della gestione dei rifiuti e rischiare sanzioni, tra multe e conseguenze sulla licenza di pesca.

re

u/Gabboriele — 18 days ago
▲ 135 r/veganita

Cosa sappiamo dei bovini quando li osserviamo al di fuori degli allevamenti?

capraliberatutti.org/blog

u/Gabboriele — 22 days ago

Nucleare, via libera definitivo del Senato al Ddl delega. Pichetto: «Giornata storica per l’Italia»

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TL;DR L'Italia ha approvato definitivamente al Senato la legge delega che riapre la strada al nucleare sostenibile, affidando al Governo 12 mesi per emanare i decreti attuativi legati alla produzione energetica, alla sicurezza, alla gestione dei rifiuti e al quadro normativo per il futuro delle centrali.

Il Parlamento italiano ha completato l'iter legislativo del disegno di legge delega per l'introduzione del nucleare sostenibile, approvato al Senato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. La misura mira ad allinearsi agli obiettivi europei di decarbonizzazione entro il 2050, con la finalità di abbassare i costi energetici e rafforzare l'indipendenza nazionale.

L'approvazione del provvedimento non autorizza l'immediata costruzione di nuovi impianti, ma stabilisce una cornice regolatoria completa per gestire ogni fase del ciclo di vita del nucleare. Il testo copre la pianificazione, la scelta dei siti, l'installazione, l'esercizio, la sicurezza, la gestione del combustibile esaurito e delle scorie radioattive, fino allo smantellamento definitivo e al potenziamento della ricerca e della formazione.

L'approccio prescelto si basa sul principio della neutralità tecnologica, rinviando ai successivi decreti la selezione delle tecnologie idonee in base a maturità e sicurezza. Tra le soluzioni considerate rientrano i piccoli reattori modulari (SMR), i reattori modulari avanzati (AMR), i microreattori e la fusione nucleare. Infine, viene prevista la facoltà di istituire un’Autorità amministrativa indipendente per la vigilanza e la sicurezza nucleare, facendo perno sull'esperienza dell'Ispettorato nazionale ISIN.

u/Gabboriele — 22 days ago

Secondo Copernicus, ad agosto l'atmosfera ha trattenuto più vapore acqueo rispetto a qualsiasi altro mese da quando esistono queste rilevazioni

post di will_ita

u/Gabboriele — 27 days ago

Ma è vero che il nucleare impatta di più sulla biodiversità rispetto alle rinnovabili?

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https://www.instagram.com/fill\_pill

Fonti a sostegno: 1. Muhammad Sadiq, Fenghua Wen*, Abd Alwahed Dagestani Environmental footprint impacts of nuclear energy consumption: The role of environmental technology and globalization in ten largest ecological footprint countries, Nuclear Engineering and Technology 54 (2022) 3672e3681

  1. https://ourworldindata.org/land-use-per-energy-source?

  2. Lina Meng, Pengfei Liu, Yinggang Zhou, Yingdan Mei, Blaming the wind? The impact of wind turbine on bird biodiversity, Journal of Development Economics, Volume 172, 2025, 103402, ISSN 0304-3878,

https://doi.org/10.1016/j.jdeveco.2024.103402.

  1. Alban Kuriqi, António N. Pinheiro, Alvaro Sordo-Ward, María D. Bejarano, Luis Garrote,

Ecological impacts of run-of-river hydropower plants—Current status and future prospects on the brink of energy transition, Renewable and Sustainable Energy Reviews, Volume 142, 2021, 110833, ISSN 1364-0321,

https://doi.org/10.1016/j.rser.2021.110833.

  1. N.A. Beresford, E.M. Scott, D. Copplestone, Field effects studies in the Chernobyl Exclusion Zone: Lessons to be learnt, Journal of Environmental Radioactivity, Volume 211, 2020, 105893, ISSN 0265-931X, https://doi.org/10.1016/j.jenvrad.2019.01.005.

(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0265931X17309347)

6.https://www.unep.org/news-and-stories/story/how-chernobyl-has-become-unexpected-haven-wildlife

  1. https://www.researchgate.net/publication/315765490\_Studies\_on\_radiation\_effects\_from\_the\_Fukushima\_nuclear\_accident\_on\_wild\_organisms\_and\_ecosystems

8.https://www.birdscanada.org/conservation-gone-nuclear-the-power-of-considering-wildlife-habitat-in-decision-making; https://www.opg.com/stories/pickerings-innovative-bird-habitat-a-first-for-north-america/

9.https://www.cez.cz/nextcez/en/energy-generation/coal-fired-power-plants/nesting-programme-for-peregrine-falcons-at-power-plants ;

10.https://www.youtube.com/watch?v=EPeT3LMU\_BQ

u/Gabboriele — 1 month ago

Il Nepal è tra i Paesi al mondo più esposti a una crisi che non ha causato. Per questo, ha chiesto ai tre Stati che oggi emettono più gas serra - Cina, USA e India - un risarcimento

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L’alluvione del 26 agosto, innescata dal distaccamento di una porzione di ghiaccio e roccia da un ghiacciaio in alta quota, ha provocato danni pari a circa il 10% del PIL nepalese. Tra Tibet e Nepal, i morti sono circa 1.400 e i dispersi più di 5.000.⁠

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È la prima volta, si legge su Materia Rinnovabile, che uno Stato non reclama aiuti diretti dopo un evento estremo, bensì risarcimenti ai principali responsabili del riscaldamento globale. È il principio della giustizia climatica: le comunità più povere subiscono i danni peggiori di questo clima in tilt, pur avendo generato poche emissioni storiche. E, per questo, dovrebbero essere risarcite.⁠

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Il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal, secondo Asia News Network, ha detto che gli aiuti successivi a un disastro naturale non dovrebbero essere considerati “beneficenza”, ma una “responsabilità morale e legale”.⁠

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Stando al Climate Risk Index, il Nepal è il sesto Paese al mondo più colpito dalla crisi climatica. Al tempo stesso, secondo i dati del Global Carbon Budget, produce lo 0,05% delle emissioni globali. Insieme, Cina, India e USA sono responsabili di più della metà delle emissioni globali.⁠

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Il disastro tra Tibet e Nepal ha fatto riemergere con forza il concetto del “chi inquina paga”, di cui si parla soprattutto durante le Conferenze ONU sui cambiamenti climatici, le COP. Gli Stati più poveri sono generalmente anche quelli con meno risorse per l’adattamento e quindi finiscono per subire le conseguenze peggiori degli eventi meteorologici estremi.⁠

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Parallelamente al risarcimento chiesto a USA, Cina e India, il Nepal ha anche chiesto accesso al fondo “Loss and Damage”, approvato durante la COP28 di Dubai nel 2023. Si tratta di uno strumento finanziario, temporaneamente gestito dalla Banca Mondiale, sovvenzionato dai Paesi più ricchi per risarcire quelli più poveri. Ma non è ancora pienamente operativo e conta poche risorse rispetto ai bisogni reali.

post di Will_ita

u/Gabboriele — 1 month ago

Salve, sono Troy McLure, forse vi ricorderete di me per il documentario "Tanto va la Vacca al latte.."

u/Gabboriele — 1 month ago
▲ 583 r/AzioneClimatica+1 crossposts

I morti per inquinamento atmosferico in Europa

Se vivi in una città europea, c'è il 95% di probabilità che tu stia respirando aria pericolosa.

​Nel 2023, nell'UE 182.000 decessi sono stati collegati all'esposizione al particolato fine (PM2,5).

​Queste particelle microscopiche sono prodotte principalmente dai trasporti, dall'industria e dal riscaldamento domestico.

​La qualità dell'aria in Europa è migliorata notevolmente negli ultimi 30 anni grazie alle politiche dell'UE volte a ridurre l'inquinamento atmosferico.

​Tuttavia, l'inquinamento atmosferico rimane uno dei maggiori rischi ambientali per la salute, colpendo milioni di persone che vivono nelle città.

​L'European City Air Quality Viewer dell'Agenzia Europea dell'Ambiente classifica 761 città in tutta Europa in base ai rischi per la salute legati all'esposizione a lungo termine a tre principali inquinanti atmosferici: particolato, biossido di azoto e ozono.

​In occasione della Giornata internazionale dell'aria pulita per i cieli blu, scopri come si posiziona la tua città rispetto alle altre in Europa, qui 👇

Link Europa

u/Gabboriele — 1 month ago

Sei troppo insignificante per fare la differenza?

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Molte persone nei commenti scrivono "Smettila di dare la colpa alle scelte alimentari del pubblico e concentrati sui miliardari."

Sì, i miliardari e i jet privati ​​sono patetici.

Ma non voglio aspettare il giorno in cui i politici si decideranno a fare qualcosa, perché esistono anche importanti soluzioni per il clima in cui il cambiamento dei comportamenti gioca un ruolo cruciale (non l'unico, ma importante).

E queste sono soluzioni in cui possiamo agire *ora*.

Quindi non cerco di ridurre la mia impronta di carbonio a zero - vivo in Europa, è impossibile - ma cerco di fare cose per le quali il cambiamento collettivo dei comportamenti acquisisca slancio per cambiare il sistema.

Si tratta di dire no al consumismo eccessivo e alle aspirazioni materialistiche, e sì a una nuova versione della bella vita.

Un esempio brillante di questo viene dal film Wall-E. Consiglio vivamente di guardarlo 😉

https://www.instagram.com/forkranger?igsi=MWE2cWt3ajAzcnB2dA==

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Source:

Schöngart, S., Nicholls, Z., Hoffmann, R., Pelz, S., & Schleussner, C. F. (2025). High-income groups disproportionately contribute to climate extremes worldwide. Nature Climate Change, 1-7.

u/Gabboriele — 1 month ago