Dovrei cambiare psicologa?
M28. Da circa 2 anni sono in terapia con una bravissima psicologa a indirizzo cognitivo/comportamentale. Ho iniziato questo percorso in seguito ad una fine di una relazione che mi ha fatto tanto soffrire, ma sapevo che quella era solo l punta dell’iceberg e sotto c’era molto altro. Faccio questo post cercando di essere quanto più sintetico possibile, sia per avere un consiglio da voi, riguardo al mio percorso psicologico essendo questa la mia prima esperienza di terapia, ma anche per raccontarvi la mia vita in modo da potervi fare un’opinione e magari darmi qualche consiglio per migliorare.
I miei problemi nascono principalmente dalla figura materna (grande classico). Nasco un bambino molto sensibile e vivace, amavo la vita, i colori gli animali guardavo tutto con stupore. Purtroppo sono stato molto deluso dai miei genitori (mia madre molto di più) in quanto non hanno saputo cogliere e valorizzare questa sensibilità, propensione verso la creatività, la mia natura gentile. Al contrario, mia madre ha saputo solo inculcarmi che non valessi nulla, che fossi brutto, inadatto in generale. Da piccolo disegnavo molto, mi piaceva. Mai una volta in cui abbia valorizzato le mie capacità, al contrario, subito pronta nel dirmi di levare da mezzo queste stupidaggini (i disegni) e fare i compiti (che non mi ha mai aiutato a fare perché non sapeva spiegare nemmeno 2+2). L’adolescenza procede così e così. Non sono mai stato uno “sfigato” nel vero senso della parola, ma al contrario dell’infanzia in cui ero solare ed estroverso, qui inizio a chiudermi. Già debole di mio per il lavaggio di cervello che mi faceva mia madre, vengo preso spesso di mira quando si tratta di sfottò. Questo va ad avvalorare il senso di inadeguatezza inculcatomi da mia madre. Intanto in famiglia, da bambino amorevole nei loro confronti, mi vedono trasformare in un ragazzo sempre più scontroso, rispondo male, litighiamo di continuo. Quel lato sensibile tuttavia c’è ancora ed emerge nelle amicizie. Sento di aver vissuto in una bolla fino ai 18/19 anni, ricordo molto poco di tutto ciò che viene prima. La sensazione che tuttavia mi è rimasta è spiacevole. Dai 19/20 anni rinasco. Inizialmente sono ancora un po’ timido ma più sicuro di me, faccio tante amicizie, ricordo con felicità quel periodo fino ai 25/26. In tutto ciò la ricerca della mia strada è sempre stato un tarlo. Fin dalla primissima adolescenza è nata in me l’idea che dovessi fare qualcosa di grande, per dimostrare a tutti quanto in realtà valessi. Veniamo ad oggi.
Ovviamente quel qualcosa di grande non sono riuscito ad ottenerlo e forse è questo il mio più grande rimorso. Mi sveglio ogni mattina pensando che la vita che vivo non ha senso, che voglio cambiare lavoro, a volte mi è anche sfiorata l’idea del suicidio, anche se non l’ho mai presa seriamente in considerazione, però come un flash appare nella mia mente, e lo noto. Quel lato sensibile di cui vi ho parlato dall’inizio, è molto assopito. Faccio fatica a fidarmi delle persone, la psicoterapia mi ha dato molta più consapevolezza ed ora guardo con occhio analitico la maggior parte delle persone, e non c’è quasi mai nulla di genuino. Dopo aver tentato un avvicinamento con i miei genitori, mi sono stancato di provare perché non mi capiscono. Magari io mi apro con loro e dopo un paio di giorni devo tornare sugli stessi punti, quindi non ci parlo quasi più, solo informazioni. Ovviamente questa cosa mi fa stare male, ma io non riesco ad instaurare un rapporto con loro. Mi dispiace soprattutto per mio padre che penso davvero che sia la persona più buona di questo mondo, se ha sbagliato qualcosa nei miei confronti lo perdono perché so che può essere difficile comprendere un figlio. Mia madre non la perdono, perché mi ha mortificato ed umiliato. Adesso che avete una panoramica torniamo alla mia domanda. Con la mia psicologa mi trovo molto bene, mi ha dato un modo di ragionare funzionale ed anche se non sempre metto in pratica ciò che è la teoria, so che lei mi da tutti gli strumenti per migliorare la mia situazione. Se non migliora è perché sono io ad essere statico. Tuttavia negli ultimi periodi sento che anche la terapia è un po’ in stallo, perché si torna sempre sugli stessi punti. Lei mi dice che anche se non lo vedo sto crescendo ed io mi fido di lei perché è molto professionale, non credo mi stia tenendo lì solo per soldi (anche perché ormai ci vado 1 volta al mese). Però mi chiedevo se fosse il caso di valutare qualche altro indirizzo, perché io credo di avere proprio delle cicatrici nell’anima che non riesco a curare, anche facendo materialmente delle cose che mi fanno stare meglio. È come se sentissi un senso di insoddisfazione ben radicato in me, ho paura che qualsiasi cosa faccia, non sarà mai abbastanza. Ho sentito che ci sono degli indirizzi meno pragmatici del cognitivo comportamentale e mi chiedo se potessero fare al caso mio, però non ne so molto quindi se vi va ditemi la vostra. Scusate la lunghezza ma è anche un post di sfogo come avrete immaginato, grazie se sei arrivato/a fin qui.