Mi sento vuoto e solo
Ho quasi 30 anni e negli ultimi 6 mesi la mia vita è cambiata drasticamente.
Mi sono trasferito in una nuova città. Una metropoli dell’Italia settentrionale per intenderci.
Ho abbandonato la mia vecchia vita alle porte di un’altra metropoli dell’Italia centrale.
Il trasferimento mi ha permesso di prendere la mia carriera in mano.
Il mio lavoro è stimolante, mi offre ogni giorno nuove sfide e opportunità di crescita. L’atmosfera nella mia azienda è ottima. Ho conosciuto persone competenti, simpatiche e persino altruiste.
Adoro la città, le opportunità che offre, la vita culturale, quella notturna e i suoi servizi.
Non penso che la lascerei, se non per trasferirmi all’estero in un contesto altrettanto se non più internazionale e con retribuzioni più elevate.
Eppure mi sento solo, succube dell’anomia di cui parlava il sociologo Durkheim.
Qui ho degli amici di vecchia data e anche dei parenti stretti.
Ci vediamo spesso, condividiamo qualche uscita, pranzi, cene e colazioni.
A differenza mia, però, fanno per lo più vita di coppia. Hanno ritmi molto più tranquilli dei miei, vivono di giorno e non di notte.
Spesso nel weekend mi trovo ad uscire da solo, a girare per locali, vittima della FOMO.
La domenica è il giorno più triste.
Desidero più di ogni altra cosa la compagnia di una donna con cui condividere momenti, hobby, gite fuori porta. O, banalmente, condividere un divano e guardare un film o leggere un libro sentendo il suo calore sulle mie spalle.
Quando sono arrivato ho letteralmente consumato le app di dating.
Credo di essere uscito con 15 o 16 ragazze. Tanti primi appuntamenti, tanto ghosting, da parte mia e da parte loro. Di quello subito ne ho risentito in una sola occasione, a seguito di un appuntamento che sembrava essere andato molto bene.
Ho conosciuto una sola ragazza con cui avrei instaurato una relazione seria. Purtroppo, non ero ricambiato. Il colmo è che, da anaffettivo quale sono diventato -ci tornerò a breve- mi ha rimproverato di essere stato troppo pressante nei suoi confronti. Accolgo la critica, anche se con un briciolo di sorpresa.
Ora faccio anche molti meno match, ma non lo vedo nemmeno come un dramma.
Il punto è che non riesco a creare un rapporto di condivisione, empatia e di sana comunicazione con una donna.
Le ragioni sono molteplici.
Ve ne svelo una: la mia ultima relazione seria si è conclusa con la mia ex che sosteneva di non aver mai provato attrazione fisica nei miei confronti, negava di essere mai stata innamorata di me e mi lasciava intendere di aver confuso la gratitudine che mi doveva per esserle stato vicino in un momento particolarmente difficile per lei con l’amore e insisteva nel dire che il mio principale pregio sarebbe stata la “bontà”.
Oltre a questo si aggiungevano una serie di attacchi personali che danneggiavano irreparabilmente la mia autostima, innestandosi in un periodo in cui, per una serie di ragioni, stavo accusando sintomi di depressione ed ero spento.
Vorrei innamorarmi perdutamente e, soprattutto, incontrare una donna che si innamori perdutamente di me.
Ho sullo sfondo l’esperienza dei miei genitori, che stanno insieme da più di 40 anni, senza un solo tentennamento, una crisi o una difficoltà rilevante nel loro rapporto.
Mi angoscia non riuscire a vivere nulla di simile.
Non so come fare, come comportarmi, dove andare, come conoscere, come fidarmi, come non vivere nella paranoia del rifiuto.
Prima di chiudere, almeno per il momento, il ragionamento, condivido un’ultima immagine.
Una ed una sola volta nella mia vita mi sono innamorato perdutamente a prima vista. Non sono mai stato con questa ragazza, benché per un po’ di tempo siamo diventati ottimi amici. Ho amato più lei di qualunque ragazza con cui sia mai stato.
Le nostre strade si sono divise perché non riuscivo a reggere la situazione.
Temo inconsciamente di essere alla ricerca della stessa situazione che ho provato quando ho visto lei per la prima volta, anche se non è andata bene, e ho il terrore di non sentirmi mai più così in vita mia…