Ho bisogno di pareri e di aiuto nel comprendere una situazione.
Ciao a tutti, premetto che sono psicologa e anche il mio (ex) compagno lo è.
La storia è molto lunga ma, brevemente, voglio chiedere un parere su ciò che mi fa più male e che mi fa gettare ancora lacrime dopo un mese che mi ha lasciata.
Siamo stati insieme 3 anni, il primo anno e mezzo direi stupendo, io non avevo mai trovato niente così, mi sentivo bella, sicura, finalmente davvero equilibrata in un rapporto, era una persona estremamente sensibil, equilirbata, gentile, soprattutto costante (mai un muso lungo, un litigo lungo, mai un distacco). Una persona che provi pace quando ci sei accanto.
si è ammalato di tumore nei primi mesi e gli sono stata molto vicina. E’ guarito.
Ha comprato una casa per due, ancora in ristrutturazione, e già da quando l’ha presa ha avuto però una reazione di pianto come di ansia/ costrizione.
Dopo alcuni mesi, purtroppo, mi ammalo di una patologia strana per cui non ho avuto diagnosi per parecchi mesi. Questo mi ha portato ad appoggiarmi molto a lui emotivamente, dormire più notti da lui a casa sua (mentre continuava come suo solito a lavorare con 8 pazienti in media al giorno e finire in serata).
esternamente era compiacente, mi accompagnava ad ogni visita ed è stato un periodo schifoso.
mi svegliavo spesso piangendo non avendo appoggi medici ne diagnosi , avendo perso il lavoro.
- mi lascia la prima volta dopo 5 mesi di questo periodo, dicendo che la malattia non centrava , era solo la ciliegina, ma che dopo il tumore e con la casa appena comprata aveva avuto una sorta di crisi su cosa volesse dalla vita, un senso di rigetto e di voler uscire da una relazione che gli chiedeva impegno e dove i suoi gesti impattassero sull’altro emotivamente.
- non ci lasciamo davvero, ma rimane con me un altro anno, sempre aiutandomi e essendo sempre buono con me, solo chiedendomi più spazi, cosa che non sono riuscita a dare molto perché ero in un periodo di enorme fragilità e perché mi aveva fatto sorgere tante insicurezze (del tipo” sono ammalata, sono un peso, mi sta per lasciare”). anche perché non ha mai ritrattato quella rottura, ha continuato ad avere dubbi anche quando gradualmente mi sono”tirata su”, ricominciando a guidare e a preparare cene per noi, a uscire con amici, seppur con le mie ricadute.
- alla fine, per farla breve, mi lascia lo scorso mese dicendo che non è più innamorato che non riusciva assolutamente a guardarmi in faccia (per paura di ricaderci e per vergogna).
che ci vediamo presto (ma ancora non mi ha parlato dal vivo).
- io cado dalle nuvole perchè, nonostante la cosa stesse degenerando (non era in grado di dirmi ti amo), i gesti facevano sempre capire altro: c’era sempre. Mi sentivo amata. Sentivo un amore stanco, sentivo che razionalmente non mi sceglieva come donna futura ma che ci fosse sentimento ed emotività.
- sono sparita senza più contattarlo, vado in terapia emdr perchè questa dissonanza cognitiva ed emotiva mi fa malissimo
- mi sento perennemente in colpa ed un peso.
- mi sento che avrebbero lasciato tutti una donna che per mesi ha parlato della sua malattia e vista in una situazione di debolezza.
- ripenso a quando Mi amava , quando per lui ero una “luce” che migliorava la sua vita, e sento di aver deluso.
la cosa che mi fa male è che , più volte , in alcuni discorsi mi ha detto che stava con me “proprio per la malattia”. ossia, come se avesse eliminato la donna che ero stata prima, che lo aveva anche aiutato a guarire da un tumore, e che rimanesse solo per ”aiuto”.
La domanda è : si è allontanato per sovraccarico emotivo/ malattia / paura oppure invece non mi amava davvero ed è rimasto realmente solo perché ero malata (quindi per senso di colpa)?
davvero è stato per tanto tempo con me senza amarmi?
oppure ha confuso la pesantezza di tutto il periodo con un sentimento svanito?
la prima volta che ha chiuso, un anno fa, erano pochi mesi dopo aver comprato la casa. Quindi pochi mesi dopo avermi dimostrato un forte amore , solido.
una persona può perdere così un sentimento? E soprattutto, a Me sembra che lui mi amasse, fino all’ultimo , ma che abbia razionalmente deciso di uscirne, sentendosi più che altro appesantito e responsabile di qualcosa di grande.
so che sono stata anche io stessa inizialmente a mostrare me stessa come “la mia malattia”, ma ero davvero devastata.
questa storia non la riesco più a capire per via dei cambiamenti bruschi che ci sono stati.
resta il senso di colpa per aver rovinato tutto col mio modo di gestire la patologia , avrei voluto essere anche io d’appoggio a lui invece che farlo sentire sopraffatto.
grazie