Ernesto era ancora lì
Quel giovedì, Domenico aprì gli occhi per la prima volta verso le 11am. Mise a fuoco il soffitto emettendo un lungo sbadiglio.
La ragnatela era sempre al suo posto... Era da un po’, che gli sembrava non crescesse più. Forse il ragno era morto.
Dopo questa semplice deduzione richiuse gli occhi, e tornò nel suo sogno.
Ernesto era ancora lì, e batteva irritato i suoi due piedini destri, tenendo le zampette anteriori incrociate sul petto. Il suo esoscheletro luccicava, anche se apparentemente non c’era alcuna luce.
Sbuffò, e poi riprese a cantilenare con la sua voce gorgogliante e strozzata. Riprese il suo lungo e complicatissimo discorso, che sogno dopo sogno, chissà se vi fossero poi davvero stati, tutti quei sogni, o se non fosse piuttosto l’impostazione, di questo, di sogno. che ogni volta sembrava farsi sempre più intelligibile.
“Che ne sa la gente? Perché continui a darle retta? Così non vai né avanti né indietro, dai retta a me. Ingrana la prima ed arrampicati. Lo so, la strada è fangosa, ma non sarà un po’ di fango a fermare il tuo nuovo motoscafo! Ingrana la prima, ingrana la prima! Vuoi che ti faccia vedere come si fa?”
Lo scarafaggio fece un cenno, e partì un rullo di tamburo. Poi si molleggiò due tre volte sulle due coppie di zampette posteriori, slanciò in alto quelle anteriori ed oplà! Lo scarafaggio eseguì un perfetto salto mortale all’indietro, da fermo.
“Hai visto come si fa? E’ facilissimo... Più facile a dirsi che a farsi! Adesso ingrana la prima! Ingrana la prima!”
Si svegliò di nuovo - e questa volta definitivamente - verso le 13. Non fece nemmeno la mossa, di lavarsi i denti o il viso. Si infilò direttamente nei vestiti che raccolse da terra, e strascicando il passo si diresse al bar per fare colazione.
“Ingrana la prima?” Pensò appena per un momento, indugiando sulla porta.