r/scrittura

Consigli per esercizi di scrittura?

Salve a tutti,

Sto cercando di affinare il mio stile di scrittura e sviluppare nuove idee. Ho chiesto suggerimenti anche all’I.A. affinché potesse consigliarmi degli esercizi di scrittura validi ma vorrei anche ascoltare il parere di qualcuno che magari ha attraversato una situazione simile alla mia.

Conoscere degli esercizi di scrittura stimolanti? Di cosa trattano?

Ringrazio in anticipo chiunque avrà piacere nell’aiutarmi :)

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u/Present_Fee50 — 4 days ago

Club Delle Storie Brevi

Se anche a te piace scrivere storie brevi, e anche te non hai nessuno che te le legga... questo post potrebbe fare al caso tuo.

Chiaramente la nostra motivazione è intrinseca nell'atto di scrivere. Ma che noia essere da soli.

Uniamoci. Un club in cui possiamo mandare le nostre brevi storie, ispirarci a vicenda, motivarci a vicenda. Un piazzale in cui tutte le strade giungono, da cui tutte le strade cominciano.

Ci saranno delle regole. Per esempio, non si potranno inviare storie, senza prima revisionarne un paio e lasciare un feedback. Una sorta di Reddit, in cui il Karma è dato da quante storie hai revisionato, e in cui senza Karma non puoi postare nuove storie. Un Reddit fatto apposta per noi. Scrittori di storie brevi.

Se siamo in pochi possiamo iniziare con un gruppo Whatsapp. Come una storia breve.

Se no, in un paio di giorni posso costruire una piccola app per il nostro utilizzo.

Cosa ne pensate?

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u/Existing_Dog5489 — 4 days ago

Fare il Dungeon Master in Dungeons and Dragons aiuta con la scrittura?

Per chi non sa cos'è Dungeons and Dragons, è un gioco da tavolo di ruolo dove tu e tuoi amici affrontate avventure fantasy organizzate dal Dungeon Master, la persona che crea(cioè scrive) e fa progredire la storia della partita.

Per questo volevo avere dei chiarimenti per chi ha mai fatto il Dungeon Master e si dedica di scrittura.

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u/Complex_Sort_2437 — 4 days ago

[Cercasi parere] Meccanico di giorno, scrittore di notte: "L'ombra è un lusso dei vivi" (Cap. 28)

Il furgone si è schiantato contro le radici radioattive a due chilometri dal bunker. Nika si è svuotata del suo sangue sul pianale di ferro. Non c'è tempo per le lacrime, non c’è tempo per le fosse.

📌 ESTRATTO (Capitolo 28)

Rauco indicò il ferro delle taniche, il pianale lordo. «È la Regina! Merita un posto... merita l’ombra!»

Igor fece un passo avanti, invadendo lo spazio del ragazzo. Lo afferrò per il bavero, sollevandolo finché le punte degli stivali di Rauco raschiarono l’aria sopra il sangue sul pavimento.

«L’ombra è un lusso dei vivi, Rauco. Lei ha posato il suo peso. Ora prendi il tuo o ti lascio qui a farle compagnia.»

Lo sbatté contro il montante della portiera. Il metallo rintoccò contro l’osso del cranio del ragazzo. Igor saltò a terra, affondando gli stivali nella melma radioattiva. I suoi occhi si inchiodarono verso il nord, dove la ragnatela del Duga sventrava le nubi viola.

«Due chilometri,» disse Igor, e il respiro gli uscì come una vampa di vapore acido. «A piedi. Nel fango. Chi cade, resta indietro.»

Cosa ne pensate del ritmo e dell'impatto di questa scena di fuga? La tensione vi arriva abbastanza secca?

u/Ivano_R69 — 3 days ago

Ho bisogno di un parere sulla mia poesia

Essere innamorati è come trovarsi ad essere una foglia in preda al vento, la foglia non ha coscienza che in qualunque momento potrà essere distrutta ma è cosi tranquilla nello svolazzare nell'aria.

La foglia prima o poi verrà presa da un turbine di vento ma non proverà a fuggire sarà troppo distrutta dal reagire.

Ogni vento la potra scaraventare contro un palo della luce ma lei continuerà sempre a lottare volando essendo scaraventata ma finché non sarà distrutta continuerà.

Tu sei il mio vento.

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u/Traditional-Area5147 — 4 days ago
▲ 13 r/scrittura+1 crossposts

Colleghi ghostwriter, come ve la cavate in questo periodo?

È un periodaccio. Per trovare nuovi clienti, devi convincere le persone che non possono fare tutto da sole; che smanettare un po' con ChatGPT (e altri LLM più efficaci) non basta a scrivere un libro (cosa, questa, che in certi casi e in certe modalità potrebbe fare uno scrittore vero che conosce nozioni di prompting un po' più che elementari).
Insomma, in un momento storico in cui tutti credono di essere capaci di fare tutto perché qualcuno glielo ha velatamente suggerito (e si sa che l'homo sapiens è credulone)... voi, cari colleghi, come vi raccapezzate? Avete abbandonato questo nobile e affascinante mestiere o avete trovato strade alternative?

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u/tealopera — 6 days ago

Ho timore di non diventare un bravo scrittore

Come dice il titolo, ho timore di non saper scrivere. Mi spiego.

Ho sempre amato scrivere, ma non ho mai saputo di cosa.

Recentemente ho cominciato a scrivere una storia, e dopo aver superato le diecimila parole sto cominciando a prenderci gusto. Questo mondo vive, sia nelle pagine, sia nella mia testa, giorno e notte.

Il problema? Non riesco a pensare a niente se non mentre scrivo. E se avevo in mente qualcosa, non riesco a seguirlo. Nel momento della scrittura i personaggi prendono direzioni completamente inaspettate, come se fossero entità a sé che fanno quel che cavolo gli pare.

Non riesco a delineare una sorta di schema, come per esempio quando ho scritto la tesi all'università.

Ho timore di non avere la disciplina o il metodo per far evolvere questa cosa in un qualcosa di bello.

Mi piacerebbe ascoltare i vostri consigli. Mi farebbe davvero piacere.

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u/VagalumeCeg — 6 days ago

idea per romanzo isekai (è già stato scritto?)

Oggi mi è venuta l'idea per un romanzo isekai.

La mia speranza è che qualcuno avesse già avuto la mia idea e lo avesse scritto quindi ho provato a cercare ma è un po' impossibile,

Per caso qualcuno ha mai letto qualcosa del genere?

(P.S.: se l'idea vi stuzzica abbastanza, prendetela e fatela vostra. Fatemi solo sapere che l'avete scritta perché la leggerei volentieri)

Daisy si reincarna in Iris Vancourt, la cattiva del romanzo che adora. Mentre cerca di capire come sopravvivere alla morte che avverrà a un certo punto, scopre che il romanzo è tutto un enorme fraintendimento: Azalea, la protagonista bella e brava è in realtà una manipolatrice narcisista e bugiarda che è riuscita a far credere a tutti (persino a Daisy prima del passaggio) che la cattiva è Iris, mentre lei non è che una persona normale.

Daisy dovrà capire come riuscire a sopravvivere quando qualsiasi cosa fa sembra confermare il suo destino.

Nella mia idea Daisy scoprirà che non riesce a cambiare gli avvenimenti che ha letto, ma non per chissà quale forza del destino ma perché ogni cosa che fa era semplicemente prevista da Azalea. L'unica cosa su cui ha ancora il controllo sono però gli "avvenimenti sullo sfondo" quelli non direttamente narrati. Deve fingere di stare al gioco di Azalea per allenare la presa su di lei mentre si prepara a prevenire i danni peggiori.
Dovrà riuscire a fingere la sua morte per uscire di scena e solo a quel punto può ottenere la sua vendetta orchestrando da dietro le quinte la rivelazione di Azalea.

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u/Reiuky — 5 days ago

Primo approccio- cerco feedback

Sono da sempre un avido lettore di romanzi di genere, per lo piu fantasy , thriller , fantascienza.

Mi ha sempre stuzzicato l'idea di scrivere ma non mi ci sono mai messo veramente, ho iniziato da poco e vorrei avere dei feedback per capire se sono sulla buona strada almeno per le basi.

Vi propongo quindi un brevissimo racconto , che ho pensato come incipit per qualcosa di piu lungo a tema urban fantasy/ thriller ma in realtà è più un esercizio di scrittura , quindi qualsiasi consiglio è ben accetto. Grazie in anticipo

ECCO IL TESTO

Fabi strascicava i piedi lungo il lastricato sotto i portici, la testa guizzava da un ombra all'altra,

in cerca dell'indirizzo .

Il luogo era quello giusto, ne era sicura, rosicchiandosi il dito, controllò per l'ennesima volta il bigliettino spiegazzato, tra le macchie di unto riusciva ancora a leggere -34 rue des Lionnes-

Aveva le gambe e la schiena indolenzite.

Erano ormai sette notti che lo cercava, ma di Gil

nessuna traccia, almeno finora .

Un cigolio in fondo alla strada, poi un tonfo.

Schiacciandosi tra le ombre Fabi sbirciò oltre la

colonna.

Niente ,solo un vecchio che buttava la spazzatura.

Sospirò, stringendosi nella giacca lisa e tornò a fissare la strada deserta.

In lontananza il rombo di un motore potente cresceva rapidamente.

Non arriverà neanche stanotte .

In quel momento le ombre dall'altro lato del marciapiede parvero schiudersi.

Qualcuno ne venne espulso con un risucchio rumoroso.

Il solito node le strinse lo stomaco. Mentre il fumo nero si diradava, Gil la guardava boccheggiante .

Si reggeva ad un lampione con il braccio libero mentre teneva stretto un grosso tomo .

Dalla gamba dei pantaloni strappati sbucava una benda lorda di sangue rappreso, i capelli

scarmigliati sparsi sugli occhi non celavano la febbricitante follia che ardeva al loro interno.

Sembrava essere stato Oscurato per giorni.

Fabi sobbalzò allo stridire di ruote che slittavano sull'asfalto , il grosso veicolo nero tuonó nella

strada tra loro prima di scomparire nel buio .

Era bastato un attimo, ma Gil caracollava già via lungo la strada, mugugnando tra i denti.

Dopo una decina di metri, si fermò all'entrata di un vicolo laterale, come per riprendere fiato .

Mentre lo raggiungeva il ragazzo si volò, il volto ancora piú scavato dai cerchi neri attorno agli

occhi deformato in una smorfia di terrore , gettò il tomo verso di lei e le diede le spalle.

Stava chiudendo la distanza, si chinò a raccogliere il tomo , quando un brivido le corse lungo la

schiena.

Con la coda dell'occhio colse l'ombra muoversi .

Un grido strozzato.

Flash rosso, l'odore ferroso del sangue le invase le narici.

Un ruggito. lo schiocco delle ossa.

A carponi sgranó gli occhi, incapace di fare altro.

Corpo sottile ed allungato, pelle traslucida, artigli neri insanguinati.

Le fauci si chiudono sulla faccia.

Fu troppo, un terrore ancestrale si impossessò di lei , le gambe si mossero da sole, un grido

straziante la assordava mentre correva nel buio.

Si risveglió con la gola che le faceva male , in un sottopassaggio abbandonato e sudicio.

Non

riusciva a capire se fosse ferita o meno.

Non importava. Fissava il tomo insanguinato con gli

occhi sbarrati.

Le labbra disegnavano senza emettere più suoni, mormorando parole spezzate.

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u/Upset_Vermicelli9437 — 5 days ago

Parere su romanzo storico

Salve.

Ho visto che in molti postano prologhi o spezzoni di romanzo per ricevere pareri. Io ne ho tanto bisogno, non ho alcuna preparazione accademica, ma adoro i romanzi storici. Questa è solo una bozza al momento, il romanzo intero è ancora alla prima stesura.

Qualcuno saprebbe dirmi da come scrivo, su cosa dovrei lavorare di più?

Grazie a chiunque spenda del tempo per darmi un parere.

Mi scuso per la formattazione, il copia/incolla mi ha stravolto tutto.

PROLOGO

Monte d’Argento 908 A.D.

La vedetta della fortezza del Garigliano non credeva ai suoi occhi, l’ esercito che piano piano si avvicinava alla loro fortezza sembrava enorme. Dovevano essere in migliaia.

Non facevano caso neppure a non fare rumore, anzi sembravano farlo apposta. Forse per fare sembrare l’ esercito più corposo di quanto fosse, e tutto in pieno giorno.

Con il sole ancora alto nel cielo, la vedetta non si aspettava di certo di vedersi un esercito di quelle dimensioni piombargli addosso.

Tuttavia scese dalla sua torre di appostamento e cominciò a correre a perdifiato verso il ribat. la sua colonia militare. Arrivò madido di sudore, impolverato e senza fiato. Le guardie del corpo del Qa’id della fortezza, gli chiesero se avesse visto un Jinn o Shayṭān in persona, lui rispose solamente: «Peggio!»

Ma si rifiuto di elaborare, volendo riferire di persona quanto visto direttamente al comandante della fortezza. Sapeva bene che Alīku non ammetteva intransigenze quando si trattava di seguire ordini, fare rapporti o rispettare la catena di comando.

Lo portarono da lui, un uomo alto e robusto, aveva già compiuto i cinquant’anni d’età’, ma col suo fisico possente ne dimostrava dieci di meno. Era scuro di carnagione e anche di carattere, aveva una folta barba nera a coprirgli il viso, che manteneva sempre ben curata.

Alīku guardò il murabit, il soldato di frontiera, con disinteresse nonostante sembrasse ancora stravolto.

Ripose lo sguardo al riqq che stava leggendo e gli chiese:

«Parla soldato, cos’è che ti ha tanto turbato?»

«E tornato comandante, quel principe di Benevento, Atenolfo I, e stavolta ha un esercito enorme»

Alīku non credeva alle sue orecchie, fece un espressione cupa. Le guardie del corpo e la vedetta rimasero ammutoliti, aspettando quale fosse la sua reazione.

Scoppiò in una sonora risata, poi si rivolse alla vedetta: «Mi stai dicendo che a quel cane infedele non è bastata l’ultima volta?»

La vedetta cominciò ad abbozzare una risposta che Alīku gli diede una borraccia d’acqua e lo lasciò lì a bocca aperta.

Si incamminò verso il portone principale, salì sul torrione e scrutò l’ orizzonte. L’ esercito di Atenolfo I era già visibile. Dopo poco tempo due emissari a cavallo arrivarono vicino l’entrata.

Alīku pensò che erano furbi, si tenevano vicini abbastanza da poter essere uditi, ma lontani a sufficienza da non venire colpiti da qualche freccia scagliata dagli arcieri.

Il primo tra i due, quello che sembrava più anziano, cominciò a parlare in un arabo neanche troppo stentato: «Il principe di Capua, nonché di Benevento e delle gentis Langobardorum, Atenolfo I ...»

Alīku lo interruppe: «Cosa?! Vieni più vicino codardo, o ti stai urinando addosso dalla paura? Noi mussulmani non scagliamo frecce contro emissari inermi»

Si girò verso i suoi arcieri appostati a entrambi i lati e disse con tono più basso: «Almeno non sempre»

I due emissari si guardarono l’un l’altro, ma nessuno dei due si mosse per avvicinarsi. Alīku riprese a parlare con un tono alto, per marcare la distanza che ancora non veniva colmata dagli emissari

«Dite pure alla ‘principessa’ di Benevento che anche si portasse dietro tutti i suoi fidanzatini, finirà come cinque anni fa, e forse stavolta, anche si nascondesse dietro la gonna di sua madre, in shā’ Allāh lo uccido io stesso a mani nude!».

Gli emissari si guardarono tra loro un’ altra volta e senza replicare, si voltarono e tornarono alla volta del loro esercito.

Una volta giunti vicino

Atenolfo, che cavalcava a passo d’uomo alla testa del esercito, su un cavallo brigliato con un morso ad aste lunghe, lo salutarono chinando il capo, Atenolfo fece loro cenno di avvicinarsi e cavalcare di fianco a lui.

Ormai erano prossimi alla fortezza. Di nuovo il più anziano dei due prese a riferire: «Signore, abbiamo conferito con un comandante della fortezza».

«E cosa vi ha detto, sono pronti a una resa?» chiese Atenolfo.

«Beh, vedete signore, il saraceno ha preso a urlare ingiurie contro la vostra persona, non abbiamo avuto modo di dichiarare le nostre intenzioni o i patti per una resa. Si sa, questi cani mussulmani sono pronti all’insulto e non hanno l’acume per trattare come si dovrebbe fra nobiluomini.»

Atenolfo si diede una pacca sulla gamba. Il guanto di cuoio sopra la protezione a lamelle di ferro sulla coscia, produsse un rumore sordo che fece quasi sobbalzare gli emissari.

Poi replicò: «Già, questi saraceni sono bravi solo a compiere scorribande e terrorizzare contadini. Ma quanto è vero Iddìo li caccerò dalle nostre terre».

Congedò gli emissari, che tornarono nei ranghi col resto del esercito, entrambi sollevati per lo scampato pericolo, sia coi saraceni che con il loro signore.

Erano ormai prossimi alla fortezza. I musulmani, per lo più dalla Sicilia, vi si erano insediati decenni prima. Distrussero la città in quella collina per poi stabilirvi una loro colonia, costruendo una fortezza sul Monte d’Argento, nella piana del fiume Garigliano.

Da quel ribat, devastavano e depredavano il territorio circostante già da molti anni. Troppi per il principe Atenolfo, che provò a espugnarla nel 903 d. C. senza successo.

Questa volta però era riuscito ad adunare più truppe, non solo da Capua e Benevento ma anche da Amalfi e Napoli, aveva persino chiesto aiuto a Costantinopoli. Cosa che gli rodeva parecchio in quanto non vedeva di buon occhio i romani d’oriente, né la loro presenza, per quanto ormai ridotta, nella penisola italica.

Ma di certo non poteva tollerare i musulmani, che dal loro Emirato Siculo, erano già fin troppo vicini.

Cominciassero a prendere piede, proprio a un passo dalle sue terre, sarebbe un affronto.

Dovevano essere cacciati.

Se solo tutti loro principi longobardi e duchi sotto Costantinopoli, si decidessero a mettere da parte i loro screzi e si unissero per un bene comune.

Alīku adunò il suo piccolo esercito nel cortile principale della fortezza e diede disposizioni per prepararsi a un assedio.

Si rivolse agli uomini:

«Murabitun, ascoltate: Abbiamo il nemico alle porte, ma non e’ la prima volta che siamo in questa situazione. Lo stesso nemico ci ha già provato anni fa e penso che ancora zoppichi, per le pedate che gli abbiamo dato nel didietro.»

I suoi uomini si misero a ridere.

Li lasciò fare, poi continuò: «Stavolta sembrano in molti. Possibilmente il doppio della volta precedente, ma loro non hanno quello che abbiamo noi. Noi abbiamo il volere di Allah. Se lui lo vorrà e noi facciamo la nostra parte, vinceremo anche questa volta e non solo, col suo volere ci prenderemo altro territorio, altri campi, altre donne, ci prenderemo tutto!»

I soldati scoppiarono in un boato, poi scattarono ai loro posti assegnati.

Alīku prese da parte un messaggero e li diede disposizioni di lasciare la fortezza, scendere dal lato opposto della collina e giù per il fiume, salpare per la Sicilia e chiedere aiuti all’emiro a Balarm. Lo aspettavano giorni duri.

Passarono settimane, ma l’assedio non sembrava portare i frutti sperati, senza una flotta che bloccasse le imbarcazioni, che dalla Sicilia portavano scorte ai saraceni, Atenolfo aveva capito che non poteva prenderli per fame.

«Da dove passano le loro navi, le nostre pattugliano tutto il Tirreno, le vedette sono ovunque»

Sbatte una mano sulla mappa aperta davanti a lui e si pose l’altra sul capo, era esasperato. Sentiva il peso del fallimento di nuovo crollargli addosso.

Sapeva che i musulmani controllavano il fiume Garigliano e probabilmente le scorte passavano da lì, ma dalla Sicilia dovevano pure approdare da qualche parte. Aveva mandato vedette in tutti i punti di avvistamento, per cercare di capire da dove venissero i rifornimenti dei saraceni.

Il primo sospettato era ovviamente Gaeta, che sicuramente, come in passato, aiutava i saraceni che utilizzava come mercenari nelle sue guerre, cosi come del resto avevano fatto i signori napoletani.

E proprio uno dei generali di Napoli prese a dire: «E se partissero da un altra città. Contiamo sul fatto che le navi partano da Balarm, se partissero da qualche altra città della Sicilia?»

Atenolfo lo guardo incuriosito. Sembrava inverosimile ma probabile, se le navi con le loro scorte risalissero lo Ionio e poi l’Adriatico, del resto ormai i saraceni avevano in pugno tutta l’ isola. Pure Rometta, che aveva resistito per ultima, cedette anni addietro. Le incursioni dei romani d’oriente ormai non portavano alcun risultato. Ogni tentativo di riconquista era fallita.

Se le navi dei saraceni davvero partivano da città come Siracusa, Messina o magari Catania, come avrebbe fatto a fermarle, o anche solo a vederle salpare.

Non aveva certo una sua flotta e doveva per forza contare su quella dei napoletani.

Si voltò verso il generale e disse: «E se partissero proprio da Napoli. Non sarebbe la prima volta che gli aiutate, e non siete estranei neanche a doppi giochismi voi napoletani»

Il generale divento rosso di rabbia, poi replicò: «Voi avete perso il lume della ragione principe. Siete stato voi a trascinarci in questa impresa senza senso, e adesso ci accusate di averla tradita?!»

Landolfo, il figlio di Atenolfo, cerco di rispondere prima che lo facesse lui. Conosceva il carattere irascibile del padre e pensò di provare a mettere pace prima che la situazione degenerasse.

«Generale, siamo tutti uomini d’onore qui, tutti accomunati dalla stessa fede e dagli stessi ideali. Mio padre faceva solo una constatazione, non voleva certo mancarle di rispetto»

Il generale rispose: «Ho sentito abbastanza per oggi, riferirò al Duca di tali constatazioni»

Si voltò e uscì dalla tenda dove si teneva lo stato maggiore.

Atenolfo non lo guardò nemmeno. Fece un lungo sospiro, e si voltò di nuovo verso la mappa aperta sopra il tavolo davanti a lui. Aveva gli occhi fissi sulla Sicilia che sembrava schernirlo. Quel piccolo triangolo di terra abitato dai saraceni gli stava causando problemi ormai da anni.

Erano settimane che tentavano di espugnare la fortezza. Gli unici scontri coi mussulmani erano avvenuti solo di notte, quando i saraceni facevano schermaglie mordi e fuggi, più per infastidire i longobardi che per altro, riuscendoci però bene.

Atenolfo era allo stremo, i soldati demoralizzati, i napoletani e gli amalfitani parlavano di tornarsene indietro. Avevano perso già troppe risorse in quella che sembrava ormai più una sua guerra personale che un atto per il bene dei cristiani.

Pareva che fosse giunta l’ ora di arrendersi… per l’ennesima volta.

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u/NecothaHound — 4 days ago

Ho ricominciato a scrivere dopo dieci anni, sono migliorato ma c'è un tipo di errore che faccio sempre: i tempi verbali.

Come da titolo, non riesco assolutamente a capire che sto sbagliando mentre sto scrivendo. Ho iniziato a scrivere una "what if" su Fallout facendo una sorta di 'remake' di quella che feci anni fa. Ma alcuni errori sono sempre gli stessi. Scrivo sempre al passato e mi incasino con le varie forme. Puntualmente le persone me lo fanno presente ma poi non dicono esattamente dove sbaglio. C'è qualcuno che ha avuto difficoltà simili e l'ha superata? Come? Se avete anche un testo da consigliare per imparare melgio a gestire i tempi verbali ve ne sarei grato!

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u/Best-Refrigerator834 — 6 days ago

Ciao! Cerco co-scrittore, qualcuno con cui scrivere.

Visto che vorrei sviluppare un'idea vorrei qualcuno con cui scrivere insieme e o ci diamo feedbacks paperi a vicenda, mi piacerebbe trovare qualcuno con il quale sviluppare e scrivere una storia.

Genere: fantasy.

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u/xerakan — 5 days ago

Romanzo "a episodi" piace alle case editrici italiane?

Premetto che non sono uno né uno scrittore professionista, né un lettore con chissà quale cultura letteraria, e anzi questa è la mia prima vera esperienza di scrittura seria. Quindi perdonate la domanda che potrebbe essere un po' da neofita.

Da qualche giorno ho finito di scrivere la prima stesura della mia storia. Quando iniziai, era solo un progetto quasi fine a se stesso, solo per divertimento, ma continuando a scrivere, ho aggiunto sempre più contenuti al racconto. Alla fine, sono arrivato al punto che ho così tanto materiale da scrivere un intero libro, per cui sto valutando l'idea di proporre il manoscritto a qualche casa editrice (ovviamente dopo le mille correzioni e sistemazioni del caso).

La mia domanda deriva dal fatto che la storia non è scritta mediante la solita formula a capitoli della lunghezza di svariate pagine, quanto invece ad "episodi". Fondamentalmente, l'intero racconto è composto da una collezione di piccoli "episodi" della lunghezza di 3-4 pagine ciascuno. In ogni "episodio" racconto una singola cosa, o descrivo un piccolo - per l'appunto - episodio a sé stante. Ci sono ovviamente degli archi narrativi più lunghi composti da più "episodi" consecutivi, ma in ogni caso la formula è sempre quella.

La mia domanda è: questa struttura del racconto è troppo strana per un libro che a una casa editrice potrebbe interessare? Dovrei in qualche modo riorganizzare il testo in capitoli classici come è fatta la maggior parte degli altri libri là fuori? Oppure è una formula interessante? Immagino esistano già altre opere fatte così.

Non so se può influire, ma la storia parla di una spadaccina in un cyber wild-west post apocalittico. È un mondo dove il confine tra giusto e sbagliato è molto sottile e ci sono alcuni episodi che pongono domande dove non esiste una risposta corretta.

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u/Delvix000 — 6 days ago

Non so che fare

Mi è arrivato questo messaggio su tiktok e non so che fare. Non voglio dire che non mi fido, ma già vedere questo messaggio (che si vede che è copiato e incollato) mi fa dubitare. Cosa fareste nel mio caso?

Non è che ho paura che mi rubino la storia (anche perché me la possono rubare leggendola su wattpad), ma non mi è mai capitata una cosa del genere

u/skylynbishop — 7 days ago

Parere idea trama

È da un po' che desidero scrivere un libro, non per pubblicare o altro, ma per me stessa. Il punto è che sento il bisogno che qualcuno mi dia un parere sulla trama che ho ideato. In caso fallisse passerei alla prossima senza rischiare di impazzire basandomi su una trama che non regge. L'idea generale è questa PERDONATEMI SE SARÀ LUNGA DA LEGGERE🙏🙏

Clara, una diciannovenne di una non specificata periferia italiana, vive con i suoi genitori praticamente alcolizzati e accumulatori seriali: tutta casa sua è un inferno di cibo ammuffito, feci, scarafaggi e bottiglie di superalcolici vuote. Il suo unico punto fisso è la sua camera da letto, che pulisce in modo ossessivo ogni singolo giorno.

A scuola eccelle e, date le sue condizioni di povertà e domestiche, sta tentando di vincere una borsa di studio per raggiungere sua sorella Elisabetta in america e fuggire dalla sua vita.

La sera, per necessità, lavora in un pub vicino casa fino anche alle 4: spesso dorme solo 3 ore a notte. Ma lei ,oltre allo studio e alla pulizia ha un' altra ossessione: la scrittura (sia del suo diario personale che di libri), per la quale non ha mai tempo.

Andando molto sul generale una sera ha una paralisi del sonno in cui una sorta di demone le propone un patto: avrebbe dovuto gettare via il suo diario vecchio e avrebbe avuto tempo di scrivere. Il diario viene gettato ma da dei "bulli" a scuola e la sera dopo si addormenta sul letto davanti al suo nuovo quaderno (su cui vorrebbe scrivere il suo fantasy) e poi si sveglia, ma non nella sua camera, bensì in una stanza priva di porte ma solo con una finestra che si trova al di sotto di un lago verde e di stile barocco.

Si trova sostanzialmente nel suo sogno, davanti a lei penna e fogli: iniza a scrivere e scrive per ore. La mattina si sveglia con il corpo riposato ma come se tutte e tre le ore che il suo corpo ha dormito le avesse passate nella stanza a scrivere e, sul quaderno trova in una grafia a malapena leggibile tutto quello che ha scritto del suo libro. Preferisce il sogno alla sua stanza normale perché i genitori sono invadenti e a tratti violenti e se dorme nulla può toccarla

Ora non starò a spiegare tutto lo svolgimento ma voglio che nella storia succeda che il demone (dovrei rendere bene il fatto che non si sa se è vero o solo un frutto della sua nevrosi e il fatto che ritrova tutto scritto sia dovuto al fatto che sia pseudo sonnambula, lo so non troppo credibile) le toglie le uniche cose che ha:

-lo studio e la possibilità di andare all' estero, perché per dormire inizia a togliere sempre più tempo allo studio

-la pulizia in camera sua, unica ancora di salvezza, perché inizia a trascurare anche questa

-il suo forte senso di dignità e salf respect perché quando non riuscirà più a dormire in modo naturale e ha bisogno di farmaci del sonno pesanti non ottenibili senza ricetta, per ottenerli, dunque, si "donerà" a un nuovo cliente del pub, un dottore inglese che ovviamente introdurrei nei primi capitoli. Vorrei dargli spessore psicologico facendogli spiegare sostanzialmente che lei assomigliava tanto alla moglie morta e che, alla fine del libro, si sente in colpa per ciò che ha fatto.

Alla fine Clara, dopo aver scoperto di aver perso la borsa si studio a causa della scrittura, è sconfortata e vorrebbe solo continuare a seguire il suo sogno di completare il libro (c'era quasi) e prende una dose massiccia del farmaco. In breve, va in overdose, riesce però a scrivere le ultimissime parole del suo romanzo. La sorella, che aveva notato durante le chiamate dei cambiamenti nella vitalità di Clara, torna a casa per le vacanze estive ma proprio quando entra nella stanza con i genitori la trovano morta. Troverà il libro della sorella, decifrerà la grafia delle ultime pagine e pubblicherà il libro che avrà un grande successo. Alla fine, nell' epilogo, vediamo Clara intrappolata per l'eternità nella stanza: ha dato la sua anima per la scrittura.

Boh scusate sono le tre e ho scritto un'enciclopedia, perdonatemi, e grazie in anticipo per qualsiasi tipo di consiglio o feedback, negativo o positivo che sia.

PS mi sono scordata di dire una cosa importante che ho pensato io stessa durante l'ideazione della trama: Clara non è totalmente una vittima, sarà lei a scegliere il suo cammino, molti le proveranno a dare aiuto, molti tenteranno di capirla ma lei sceglierà sempre le sue ossessioni. Giusto per precisare che non intendo scrivere un personaggio di cui si può dire solo: ma tutte a lei oh!

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u/Silentlenia — 7 days ago

Tra mille decaloghi... adesso lapidatemi 🙈

​

  1. Segui solo le regole dichiarate da scrittori che ammiri e vorresti imitare.

  2. Ricorda che, qualsiasi regola ti diano, devi decidere tu se è adatta alla tua scrittura e alla persona che sei.

  3. Non ridurre mai la narrativa scritta secondo regole che appartengono ad altre forme di arte o narrativa.

  4. Leggi, scrivi, correggi, riscrivi e in tutto questo mi raccomando divertiti.

  5. Non usare il titolo di scrittore come sostituto del lavoro dello scrivere. Prima o poi deve esistere un'opera compiuta che lo giustifichi.

  6. Se mentre scrivi un paragrafo ti senti nudo sei su una buonissima strada.

  7. Se a un certo punto non hai voglia di scrivere smetti, se ti accorgi che non scrivi per mesi forse sei entrato in una fase della tua vita in cui la scrittura non ha parte, va comunque bene anche così. La scrittura è una parte della vita, non è la vita.

  8. Se infrangi qualche regola, che sia di grammatica, che sia di sintassi, che sia di narratologia, prima di cancellare tutto chiediti per quale motivo l'hai fatto perché magari c'è un motivo ed è bene che sia così.

  9. Ogni scelta narrativa dovrebbe avere una ragione, anche se il lettore non la scoprirà mai.

  10. Non ingannare mai il lettore. Puoi sorprenderlo, depistarlo o lasciarlo nel dubbio ma non tradire mai il patto che hai stretto con lui.

  11. Leggi i grandi del passato, non per copiarli, ma per capire la conversazione nella quale stai entrando.

  12. Ti consiglio fortemente di usare un sottomano, il foglietto volante è il nemico naturale dello scrittore.

  13. Le regole che contano sono solo quelle che ti fanno scrivere meglio, non quelle che fanno sembrare più intelligente parlare di scrittura.

(p.s. ricordati che dietro ogni teoria della letteratura c'è sempre una persona vera seduta davanti ad un computer, ad una macchina da scrivere o a un pezzo di carta. Non esistono dei, non esistono idoli)

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u/Lu_AspiringWriter — 6 days ago

[Cercasi parere] Meccanico di giorno, scrittore di notte: "Nessuno verrà a salvarvi". Vi presento il Dottor Volkov, nuovo estratto da "Il Cielo ha Fame"

Ciao a tutti!

Sono Ivano, meccanico di giorno e scrittore di notte. Dopo avervi fatto leggere il prologo ambientato a 408 km d'altezza sulla ISS, oggi come promesso scendiamo a terra per mostrare cosa accade sul pianeta nel momento esatto in cui l'anomalia globale spegne la nostra civiltà.

Per chi si fosse perso il post precedente, ecco il link:

https://www.reddit.com/r/scrittura/comments/1uxa4o1/cercasi_parere_su_ritmo_e_tensione_meccanico_di/

# La trama in breve:

Cosa fareste se il cielo non fosse più il posto dove guardare, ma quello da cui nascondersi? Il 17 marzo 2030, il mondo si spegne in un secondo.

Un'anomalia elettromagnetica globale, il "Boato", colpisce la Terra azzerando la civiltà digitale. Le batterie esplodono, i circuiti si fondono e l'atmosfera si satura di ozono, trasformandosi in un immenso conduttore elettrico.

Mentre l'umanità piomba istantaneamente nel caos e nel gelo di un nuovo medioevo analogico, l'unico segnale di vita arriva dallo spazio: a bordo di una ISS ormai isolata e alla deriva, il Colonnello Viktor Pavlov lancia un disperato messaggio di emergenza.

In questo nuovo estratto vi presento un personaggio del romanzo: il Dottor Volkov. Ci troviamo all'interno del Reparto Psichiatrico dell'Ospedale di Vyazma, dove la fame e l'assenza di farmaci hanno liberato qualcosa di mostruoso.

# NOTA: Il testo contiene elementi di Cannibalismo, Body Horror e descrizioni grafiche esplicite. Lettura consigliata a un pubblico adulto (18+).

Buona lettura!

# Estratto - Il Dottor Volkov -

>Giorno 4

 

Le scorte della guardiola erano esaurite. Le tubature erano cave. L’ospedale si era trasformato in un monolito di ghiaccio. Nelle stanze, i pazienti abbandonati erano mutati in statue rigide sotto lenzuola incrostate.

Ilya vagava per il secondo piano; il bisturi era un’estensione fredda della mano. La fame aveva smesso di essere un crampo; era un filtro percettivo che deformava le ombre in materia organica. Un singhiozzo strozzato increspò il silenzio. Proveniva dalla guardiola. Qualcuno rovistava tra i cassetti vuoti.

Si avvicinò, un’ombra silenziosa in scarpe di tela. Una figura restava rannicchiata sotto la scrivania. La divisa da infermiera era uno straccio sporco. Il corpo sussultava sotto scariche di brividi.

«Tatiana?» La sua voce era un sussurro di seta.

La donna picchiò la testa contro il tavolo. Si girò; le orbite erano pozzi neri scavati nel pallore. Era sopravvissuta nel buio dei ripostigli, ma la fame l’aveva stanata.

«Ilya?» gracchiò. La gola arida ridusse il nome a un soffio di polvere.

Lui sorrise, aggiustandosi gli occhiali. «Sei tornata per il tuo turno? Sei in ritardo.»

Tatiana provò ad alzarsi; le ginocchia cedettero. Era uno scheletro rivestito di pelle grigia. «Aiutami... ti prego... c’è dell’acqua?»

«Shh. Calma.» Le offrì il palmo.

Lei esitò, poi afferrò la mano. La pelle della donna era una membrana gelida.

«Vieni nel mio ufficio. Ho delle scorte. Mi prenderò cura di te.»

La speranza dilatò le pupille di lei. «Davvero?»

«Certo. Sono il dottore, ora.»

La sostenne mentre zoppicava verso l’ufficio del caposala. Tatiana si abbandonò al camice bianco. Cercava la salvezza nella fibra del cotone inamidato. La fece sedere sulla poltrona.

«Sei pallida, Tatiana,» mormorò Ilya. Le accarezzò la guancia; la giugulare batteva furiosa contro i suoi polpastrelli. «Dobbiamo rimetterti in forze.»

«Acqua...» implorò lei.

«Sì. Ma prima... la medicina.»

Ilya impugnò il fermacarte di marmo. Si posizionò alle spalle della poltrona. Tatiana fissava il vuoto, i polmoni che raschiavano l’aria.

«Fai la brava, Tatiana,» le alitò sull’orecchio.

I muscoli della donna si tesero; riconobbe la propria frequenza. «Cosa...»

Il marmo colpì la tempia. L’osso temporale cedette con uno schiocco secco. Tatiana crollò sulla scrivania, travolgendo le cartelle cliniche. Il sangue sgorgò tra i capelli biondi, allargandosi sul metallo. Rosso. Caldo. Denso. La Cosa ruggì di trionfo. Ilya aggirò la scrivania. Le sollevò il capo per i capelli. Il calore del fluido gli bagnò le dita; lo portò alla bocca, assaggiando il sale e il ferro.

«Ora,» sussurrò, estraendo il bisturi dal vassoio. «Apri la bocca… niente pillole, stavolta.»

La lama incise la base della lingua; il muscolo oppose una resistenza elastica prima di cedere. L’addentò.

«Sublime…»

La pelle della guancia si aprì come seta sotto la punta d’acciaio. Sotto, la fibra muscolare era rosso scuro.

«Il paziente è pronto,» sussurrò. «Iniziamo l’operazione.»

Ilya si sfilò il camice con una lentezza cerimoniale. Lo adagiò su una sedia lontana dalla scrivania, ne appianò le rughe con il bordo della mano e lo piegò in un rettangolo perfetto, mettendolo al sicuro. Sbottonò i polsini della camicia di popeline. Arrotolò le maniche con precisione maniacale fin sopra i gomiti, scoprendo gli avambracci pallidi dove le vene pulsavano sotto la pelle diafana.

Solo allora impugnò il bisturi.

La lama scivolò tra le fibre con la fluidità di una carezza. Ilya lavorava con calma assoluta; spruzzi caldi e scarlatti gli punteggiarono la camicia azzurra e la pelle nuda delle braccia. Respirò il vapore ferroso che saliva dalla ferita aperta, riempiendosi i polmoni di quel calore vitale.

Non provò disgusto. Provò... estasi. Un impulso elettrico esplose alla base del cranio, saturando i recettori finalmente liberi dal miele chimico. Il mondo smise di vibrare. La Cosa si placò, nutrita da una perfezione scarlatta che colmava ogni crepa dei nervi. Ilya si ripulì gli occhiali con un fazzoletto, osservando il proprio lavoro con la soddisfazione di un maestro. Il “Dottore” aveva finalmente preso possesso del suo regno.

 

Giorno 4

Ore 18:00

 

Ilya Volkov terminò di lucidare il cucchiaio d’argento con un lembo del camice. Si specchiò nella curvatura del metallo: le pupille erano fisse, un’eclissi totale che risucchiava ogni riflesso: fredde, nitide, chirurgiche. Il “caso Tatiana” era risolto. Le sue ossa, bianche e scorticate come avorio, giacevano nel secchio di plastica rossa nell’angolo. Zero scarti. Efficienza assoluta. Ma il metabolismo della Cosa bruciava in fretta. Un tremito acido risalì dalle pareti dello stomaco: la fame reclamava nuovi tessuti.

Un rombo sordo frantumò il silenzio. Ilya scivolò verso la finestra, una sagoma bianca tra i lembi della tenda lacera. Nel cortile buio, tra le carcasse congelate delle ambulanze, un furgone grigio esalò l’ultimo fumo di scarico. Un vecchio Bukhanka.

Due figure scesero nel gelo. Un uomo, spalle larghe, movimenti rigidi sotto il peso di un’arma. Una donna, curva, il respiro che formava nuvole bianche e convulse. Mentre l’uomo chiudeva la portiera, un arco voltaico scoccò tra il metallo e la mano: una scintilla blu, secca, visibile oltre il vetro.

Ilya inforcò gli occhiali. Analizzò la postura, il passo che affondava incerto nella neve. Erano esausti. Volkov percepì il sapore della carne satura di cortisolo: le fibre muscolari cariche di stress avevano una nota acida, intensa. Sembravano fragili. Sembravano... teneri.

Un sorriso gli stirò i lineamenti. Abbottonò il colletto fino alla gola; i muscoli del viso si irrigidirono in una maschera clinica, priva di crepe.

«Nuovi pazienti,» sussurrò al vetro freddo. «L’ambulatorio è aperto.»

#Nota per il feedback: Per rispondere alle domande qui sotto vi basta leggere l'estratto di Volkov presente nel post. Se poi lo stile vi piace e siete curiosi di scoprire come inizia questa apocalisse globale, sul mio Drive trovate i primi 4 capitoli (e il prologo sulla ISS) da scaricare gratis e senza barriere.

👇 [LINK GOOGLE DRIVE]

 https://drive.google.com/file/d/1QK44wsFw9Y9GIXu9XAdmo3tpxnR1ZB2y/view?usp=sharing

#CHE TIPO DI FEEDBACK CERCO:

  • L'ingresso del dottor Volkov: Il personaggio vi incuriosisce o risulta stereotipato?
  • Lo stile e il contrasto (la cura per il camice e l'idea di zero scarti): Rende la scena più disturbante o rischia di raffreddarla troppo? Funziona questo contrasto con la brutalità dell'atto?
  • Il ritmo e il gancio: Lo stacco finale con l'arrivo del furgone Bukhanka nel cortile dell'ospedale funziona come cliffhanger?

Grazie mille a chiunque dedicherà anche solo cinque minuti alla lettura! 

Ci vediamo nei commenti!

Ivano. R

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u/Ivano_R69 — 7 days ago

Inizio a temere che il modo in cui scriva sia simile a quello di chatgpt o altre AI e potrei star andando in ansia

In breve, scrivo praticamente light novel.

Per chi non sapesse cosa fossero, anche se ne dubito: immaginate una via di mezzo fra anime e novelle. Praticamente libri incentrati molto di più sui dialoghi.

Punto al divertirmi, passare il tempo e cose così, tuttavia vorrei evitare di sembrare un'AI possibilmente.

Probabilmente faccio schifo, probabilmente non farò carriera, ma al diavolo. Però questa cosa mi mette una leggera ansia.

Piccolo estratto qua, fatemi sapere se da' quell'impressione.

Vorrei anche chiarire che sono molto più abituato all'inglese che all'italiano quindi si potrebbero sentire rimasugli della lingua

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Le campane della chiesa iniziarono a suonare.

Un rintocco profondo, seguito da un altro, si diffuse sopra i tetti del paese.

Io e Iris alzammo istintivamente lo sguardo.

Il sole alto in cielo indicava che fosse mezzogiorno.

Pochi istanti dopo, le grandi porte della chiesa si aprirono e alcuni fedeli iniziarono a riversarsi lungo la scalinata.

Attesi in silenzio che il passaggio si sgombrasse.

Nel frattempo lasciai vagare lo sguardo sul panorama.

Perfino da quell'altezza la spiaggia appariva gremita di persone.

Gli ombrelloni coloravano la costa come un mosaico.

Mi domandai cosa stessero facendo le altre e i ragazzi.

Speravo almeno che fossero riusciti a riposarsi un po'.

Dopo qualche minuto, il viavai cessò.

La scalinata tornò silenziosa.

Rimanemmo soltanto io e Iris.

<Perché tua madre dovrebbe odiarti?>

Voltandomi, vidi la ragazza con la testa rivolta verso l'alto.

Continuò a guardare verso la chiesa, evitando accuratamente il mio sguardo.

Lentamente la abbassò, fino a fissare il pavimento roccioso e sporco.

C'era qualcosa, nel modo in cui teneva il capo leggermente abbassato, che sapeva di vergogna.

Alla fine annuì appena.

<Me lo chiedo anch'io…>

Il suo tono divenne più fragile.

<Mi urla contro, mi picchia quando sbaglio qualcosa ed è così ossessionata dal rendermi "più forte"…>

Accompagnò quelle ultime parole con le dita, mimando le virgolette.

Poi voltò lentamente il capo verso di me.

Sulle sue labbra comparve un sorriso, ma era vuoto.

Così tirato da sembrare sul punto di rompersi.

<Quella stronza… Dal nulla mi afferra per il polso, mi trascina in culo al mondo e mi costringe ad allenarmi…>

<Lei ti allena? Come?>

Senza dire altro, Iris sollevò lentamente una manica.

Il tessuto scivolò lungo l'avambraccio.

Una grossa benda, ancora chiazzata di sangue ormai rappreso, le avvolgeva il braccio.

Mi si mozzò il respiro.

Gli occhi si spalancarono da soli.

La bocca rimase socchiusa, incapace perfino di lasciar uscire un'esclamazione.

<Nel peggiore dei modi possibili>

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u/Reasonable-Use-9294 — 8 days ago