Preventivo per 4 porte interne: sono normali queste condizioni contrattuali?
Sto valutando la sostituzione di quattro porte interne del mio appartamento e ho ricevuto un preventivo da un rivenditore di un noto marchio italiano.
Si tratta di tre porte a battente e una rototraslante, tutte laccate bianche, con cerniere a scomparsa, serrature magnetiche e maniglie comprese.
Il preventivo è di circa 4.400 euro IVA inclusa, comprensivi di rilievo misure, trasporto, smontaggio e smaltimento delle vecchie porte e montaggio delle nuove.
Il prezzo mi sembra abbastanza alto, ma le porte sono di buona qualità e sto valutando anche altri rivenditori.
Quello che mi ha lasciato perplesso, però, sono alcune condizioni contrattuali che ho trovato leggendo le sei pagine allegate al preventivo.
In particolare:
- Pagamento: 40% di acconto all'ordine e restante 60% quando le porte arrivano nel magazzino del rivenditore, quindi saldo completo prima ancora del montaggio.
- Tempi di consegna: nessuna data indicata e una clausola che esclude responsabilità del venditore per eventuali ritardi, precisando che questi non danno diritto ad annullare l'ordine o chiedere indennizzi.
- Rilievo misure: il prezzo può essere modificato dopo il sopralluogo tecnico. Se le modifiche risultano troppo onerose, il cliente può rinunciare, ma deve comunque corrispondere il 10% del valore dell'ordine (nel mio caso circa 440 euro), con un minimo di 150 euro.
- Penale per annullamento: 30% del valore della merce ordinata.
- Difetti: eventuali vizi o difformità devono essere contestati tramite raccomandata entro otto giorni dalla consegna, trascorsi i quali il contratto esclude ulteriori contestazioni.
- Assistenza: diritto di chiamata di 75 euro, con esenzione soltanto per i primi sei mesi dopo il montaggio. Non è chiarissimo come si concili con la garanzia legale di due anni.
- Mancata accettazione del preventivo: se non viene confermato entro 30 giorni, è previsto un addebito di 50 euro per la sua elaborazione. Di questo costo non mi era stato detto assolutamente nulla.
Quest'ultimo punto mi ha colpito particolarmente. Lavoro in una società che svolge anche sopralluoghi tecnici e chiediamo 100 euro, che poi scaliamo dal prezzo finale se il cliente accetta il preventivo. Ma lo comunichiamo sempre prima, lasciando al cliente la possibilità di scegliere.
Naturalmente capisco che un rivenditore debba tutelarsi quando ordina prodotti realizzati su misura, e non pretendo condizioni irragionevoli a favore del cliente.
Mi chiedo però se un contratto del genere sia normale nel settore oppure particolarmente sbilanciato.
Ho già chiesto alcuni chiarimenti al rivenditore e sto pensando di farmi preparare un preventivo per gli stessi identici prodotti da un'altra azienda, proprio per confrontare anche le condizioni di vendita.
Chi ha acquistato recentemente porte interne o lavora nel settore, che esperienza ha avuto? Soprattutto, è normale pagare tutto prima del montaggio e trovare clausole così restrittive sui difetti e sui ritardi?
Mi interessano sia esperienze dirette sia pareri di chi conosce questo mercato.
(sì ho chiesto aiuto a chatgpt anche per questo messaggio che ha letto il contratto riga riga e mi ha aperto gli occhi su aspetti che magari mi sarebbero sfuggiti...)
EDIT – Aggiornamento dopo la risposta del rivenditore
Ho scritto al rivenditore chiedendo chiarimenti sulle clausole contrattuali che mi avevano lasciato perplesso.
La risposta è stata piuttosto sorprendente. Mi ha scritto testualmente:
>«In realtà le scriviamo ma non vengono mai applicate».
Ha poi precisato che i sopralluoghi sono da sempre gratuiti e che la firma definitiva dell'ordine avviene soltanto dopo il rilievo delle misure da parte del tecnico. Chiedono però un impegno da parte del cliente a procedere con l'acquisto qualora i costi preventivati vengano confermati.
Per quanto riguarda la garanzia, mi hanno confermato per iscritto che sia le porte sia la posa sono coperte per 24 mesi, naturalmente escludendo danni provocati da un utilizzo scorretto. Hanno anche precisato che, a montaggio ultimato, la merce viene visionata insieme al cliente e viene compilato un documento di fine lavori.
Quindi, almeno nelle intenzioni dichiarate, le condizioni effettivamente applicate sembrano decisamente più ragionevoli di quelle riportate nel contratto.
Rimane però un dubbio: se le clausole restrittive non vengono mai applicate, perché continuare a inserirle nelle condizioni generali? E soprattutto, se un domani sorgesse una controversia, prevarrebbe quanto scritto nel contratto firmato oppure le rassicurazioni ricevute via email?
Per il momento non ho firmato nulla e non ho versato alcun acconto. Il rivenditore si è comunque dimostrato disponibile a rispondere, e questo lo considero positivo.
Resta la mia intenzione di chiedere un secondo preventivo per le stesse identiche porte, così da confrontare non soltanto i prezzi, ma anche le condizioni di vendita.